# Object storage: la soluzione di archiviazione moderna

L’object storage (archiviazione basata su oggetti) è un’architettura di archiviazione dati in cui le informazioni vengono memorizzate come oggetti anziché come file o blocchi. Questo sistema è utilizzato in molti ambienti professionali e molti fornitori di servizi cloud offrono questa moderna tipologia di archiviazione tra i loro servizi.

## Cos’è l’object storage?

Mentre il [file storage](https://www.ionos.it/digitalguide/server/know-how/che-cose-il-file-storage/) (archiviazione di file) punta su file completi per l’archiviazione dei dati e il [block storage](https://www.ionos.it/digitalguide/server/know-how/che-cose-il-block-storage/) (archiviazione a blocchi) suddivide i file in blocchi grandi delle stesse dimensioni, nell’object storage i dati vengono salvati come oggetti. Si può pensare a un oggetto come a un pacchetto. Al suo interno si trovano i dati, ma anche molti altri metadati e un ID univoco, ed è proprio questo ID che consente di avere una **struttura piatta**. Anziché essere in una complessa struttura a cartelle, nell’archiviazione basata su oggetti i dati sono gli uni accanto agli altri. L’effettiva posizione di memorizzazione (locale o remota) è quindi marginale.

A differenza di una classica archiviazione di file, nell’archiviazione basata su oggetti i **metadati** sono liberamente selezionabili. Quindi, anziché limitarsi ad archiviare informazioni relative a nome, data di creazione, tipo di file e così via, per ogni file è possibile indicare singoli metadati. Si possono così integrare, per esempio, informazioni sulla corrispondente applicazione oppure aggiungere dati sugli utenti.

L’accesso ai dati, vale a dire la comunicazione con la memoria, avviene mediante [HTTP](https://www.ionos.it/digitalguide/hosting/tecniche-hosting/protocollo-http/) o [HTTPS](https://www.ionos.it/digitalguide/hosting/tecniche-hosting/cose-https/) e attraverso un’API [REST](https://www.ionos.it/digitalguide/server/know-how/rest-la-soluzione-http-per-servizi-web/) o S3. In questo modo si semplifica molto la connessione di client e object storage. Bastano quindi pochi semplici comandi per interagire con la memoria:

- `PUT`: crea un oggetto
- `GET`: legge un oggetto
- `DELETE`: cancella un oggetto
- `LIST`: elenca tutti gli oggetti

L’object storage è ormai lo **standard per le applicazioni cloud native** e particolarmente richiesto nei carichi di lavoro di IA, nel [data mining](https://www.ionos.it/digitalguide/online-marketing/analisi-web/data-mining-metodi-di-analisi-per-i-big-data/) (analisi dei Big Data), nelle soluzioni per [backup](https://www.ionos.it/digitalguide/server/sicurezza/che-cose-un-backup/) e archiviazione, così come nelle [Content Delivery Network (CDN)](https://www.ionos.it/digitalguide/hosting/tecniche-hosting/cose-una-cdn-content-delivery-network/). Tra i servizi noti che fanno uso di object storage rientrano Amazon S3, Google Cloud Storage e Azure Blob Storage.

## Vantaggi e svantaggi dell’object storage

Nell’object storage sono diversi i vantaggi che saltano subito all’occhio: da una parte, la struttura piatta consente un **accesso rapido**. Anziché provvedere a definire lo spazio di archiviazione, è il sistema a eseguire questo passaggio. Per gli utenti non è chiaro dove si trova effettivamente un oggetto. Un dettaglio non così importante, dal momento che con l’ID univoco è possibile richiamare e attivare direttamente l’oggetto. Pertanto, l’archiviazione basata su oggetti è particolarmente adatta a un [cloud pubblico](https://www.ionos.it/digitalguide/server/know-how/cloud-pubblico/). Si può così sfruttare appieno lo spazio di archiviazione.

La struttura piatta fa sì che l’object storage risulti **facilmente scalabile**. Nel caso in cui servissero più risorse, si possono aggiungere facilmente nuove capacità sotto forma di nodo. Un altro vantaggio è dato dai numerosi metadati che possono essere definiti individualmente. Con questi si possono analizzare i dati in maniera decisamente più efficiente rispetto ad altri metodi di archiviazione. Per le analisi supportate dall’IA, questo aspetto è essenziale. I moderni sistemi di object storage offrono spesso anche un’**estrazione automatizzata dei metadati** e una **ricerca supportata dall’IA**. Quest’ultima permette di riconoscere automaticamente i contenuti e arricchirli con metadati intelligenti.

Al contrario, l’archiviazione basata su oggetti non se la cava altrettanto bene quando si parla di **performance**. Se trovare i dati è abbastanza facile e veloce, la modifica degli oggetti risulta piuttosto laboriosa. Anziché modificare direttamente i dati, ogni volta è necessario creare un oggetto completamente nuovo. Per questo motivo l’object storage è una soluzione valida per grandi quantità di dati, ma in particolar modo quando questi sono statici. Quando vanno apportate spesso delle modifiche, questo metodo di archiviazione non riesce a esprimere le proprie potenzialità, perché è ottimizzato per la scrittura sequenziale e accessi sporadici.

<table>
  <thead>
    <tr>
      <th>Vantaggi</th>
      <th>Svantaggi</th>
    </tr>
  </thead>
  <tbody>
    <tr>
      <td>Facilmente scalabile</td>
      <td>Le modifiche vengono apportate lentamente</td>
    </tr>
    <tr>
      <td>Struttura piatta</td>
      <td></td>
    </tr>
    <tr>
      <td>Ricco di metadati</td>
      <td></td>
    </tr>
  </tbody>
</table>

## Confronto diretto tra object storage, file storage e block storage

Qual è il metodo di archiviazione perfetto? La risposta dipende molto dalla sua destinazione d’utilizzo. Sistema a blocchi, a oggetti o a file, ogni metodo ha le sue peculiarità ed è quindi indicato per determinate attività.

<table>
  <thead>
    <tr>
      <th></th>
      <th>Object storage</th>
      <th>Block storage</th>
      <th>File storage</th>
    </tr>
  </thead>
  <tbody>
    <tr>
      <td><strong>Unità</strong></td>
      <td>Oggetto</td>
      <td>Blocco</td>
      <td>File</td>
    </tr>
    <tr>
      <td><strong>Scalabilità</strong></td>
      <td>Molto alta</td>
      <td>Alta</td>
      <td>Limitata</td>
    </tr>
    <tr>
      <td><strong>Performance</strong></td>
      <td>Alte in caso di accessi di lettura su grandi dati statici</td>
      <td>Molto alte nei carichi di lavoro transazionali</td>
      <td>Medie</td>
    </tr>
    <tr>
      <td><strong>Aggiornamenti diretti delle unità</strong></td>
      <td>No</td>
      <td>Sì</td>
      <td>Sì</td>
    </tr>
    <tr>
      <td><strong>Prezzo</strong></td>
      <td>Da medio a basso</td>
      <td>Alto</td>
      <td>Basso</td>
    </tr>
    <tr>
      <td><strong>Metadati</strong></td>
      <td>Ampliabili a piacere, supporto IA</td>
      <td>Nessuno</td>
      <td>Metadati di base (ad esempio nome del file, marca temporale)</td>
    </tr>
    <tr>
      <td><strong>Protocolli</strong></td>
      <td>HTTPS(S), compatibile con S3</td>
      <td>FC/iSCSI</td>
      <td>SMB, NFS</td>
    </tr>
    <tr>
      <td><strong>Ambito d’impiego</strong></td>
      <td>Archiviazione, backup, app cloud native, carichi di lavoro supportati dall’IA</td>
      <td>Database transazionali, macchine virtuali</td>
      <td>Unità di rete, directory utente</td>
    </tr>
  </tbody>
</table>


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