Imposte dirette e indirette

Le tasse esistono fin dall’antichità. Oggi servono a finanziare lo stato con tutte le sue strutture e funzioni pubbliche, ad esempio per finanziare opere e servizi pubblici di cui gode tutta la collettività e per aiutare le persone economicamente più deboli attraverso benefici sociali. Prima di addentrarsi nell’analisi delle differenze tra imposte dirette e indirette occorre però innanzitutto far luce sulla differenza tra due concetti fondamentali: quello di tasse e quello di imposte. Spesso, infatti, i due termini vengono utilizzati come sinonimi, portando confusione, mentre in realtà hanno un significato radicalmente diverso.

Introduzione: qual è la differenza tra tasse e imposte?

La tassa, a differenza dell’imposta, si riferisce a un prezzo da pagare allo Stato (prezzo che è fisso) per una prestazione offerta dallo Stato stesso. Quindi la tassa è legata a una controprestazione che rientra nelle funzioni istituzionali di un’amministrazione pubblica ed è un compenso per un servizio corrisposto dallo Stato.

Se quindi la tassa non è esigibile da tutti, ma solo da coloro che usano i servizi soggetti a tassazione, oltre a non dipendere né dal reddito né dal costo del servizio, le imposte invece consistono in un prelievo coattivo nei confronti del contribuente per finanziare i servizi pubblici. La tassa può essere diretta, quando consiste nel versamento dell’importo nelle casse pubbliche, oppure indiretta tramite carta bollata.

Anche le imposte si differenziano in dirette e indirette: per dirette si intendono le imposte che fanno riferimento in modo più evidente alla capacità contributiva, come il reddito o il patrimonio. Le imposteindirette invece vanno a colpire consumi, trasferimenti, scambi, ovvero agiscono non direttamente o sono collegate in modo meno evidente alla capacità contributiva del contribuente.

Soggettività tributaria attiva e passiva

Nell’ambito del concetto di imposta, è utile distinguere tra:

  • Soggettività tributaria attiva: fa capo all’ente che impone l’imposta e che esercita la cosiddetta funzione tributaria. La funzione tributaria è l’esercizio della potestà impositiva amministrativa, che comprende il potere di accertare e riscuotere tributi.
     
  • Soggettività tributaria passiva: si riferisce invece al contribuente. Possono essere contribuenti, ovvero soggettività tributarie passive, sia le persone fisiche che quelle giuridiche come pure le organizzazioni in possesso di soggettività tributaria (anche se non hanno capacità giuridica. Ci si riferisce ad esempio a consorzi, associazioni non riconosciute).

Le imposte dirette si distinguono da quelle indirette in base al rapporto tra il soggetto tributario passivo:

  • nelle imposte dirette, infatti, il contribuente coincide con colui che ha l’obbligo di pagare le imposte stesse (debitore fiscale), cioè sono difficilmente traslabili. La stessa persona (fisica o giuridica) che deve pagare l’imposta è la stessa che effettivamente la paga.
     
  • ciò invece non accade nelle imposte indirette, dove il contribuente non coincide con chi ha l’obbligo di pagare l’imposta. Il contribuente paga l’imposta al debitore fiscale, che poi la inoltra allo Stato.

Imposte dirette

Nel caso delle imposte dirette lo Stato si trova di fronte direttamente al debitore fiscale. Per questo motivo si possono prendere in considerazione in diversi modi le circostanze personali al fine di determinare l’importo di questo tipo di imposte. Le imposte dirette sono in relazione con i possedimenti o con il reddito di una persona (che può appunto essere fisica o giuridica). Un esempio di imposta diretta è l’IRPEF, che incide sui redditi prodotti in Italia.

Imposta sul reddito e sulle società

Il tipo di imposta diretta più importante è l’imposta sul reddito delle persone fisiche in Italia, che accede direttamente al reddito delle persone fisiche anche sotto forma di imposta sul reddito, rivendicandone una parte per lo Stato. Allo stesso tempo le persone giuridiche, in particolare le società, sono obbligate a pagare delle imposte sul reddito delle persone giuridiche sottraendole quindi ai propri guadagni. Le imposte sul reddito e le imposte sulle società dipendono dalla quantità di reddito o profitto e sono tra le più importanti fonti di reddito per lo stato. Come supplemento all’imposta sul reddito e a quella sulle società, si può stanziare anche una quota da devolvere ad associazioni benefiche, Onlus e simili.

Imposta di circolazione

Con alcune eccezioni, una volta che un veicolo è registrato, occorre pagare un’imposta, il bollo, indipendentemente dal fatto che la macchina circoli in strada o meno.

Imposta fondiaria

L’imposta fondiaria è la più antica tra le imposte dirette e deve la propria origine alla concezione che al sovrano spettasse un diritto originario su tutti i terreni del territorio in suo possesso. Questa imposta, chiamata anche imposta sui terreni, aveva come soggetto tributario passivo il proprietario del fondo, o i proprietari in caso fossero più di uno. Essa si applicava ai terreni di coltivazione che avrebbero potuto produrre un reddito, indipendentemente dal fatto che questo reddito venisse effettivamente prodotto o meno.

L’IMU agricola, ovvero l’imposta sui terreni agricoli, ha subito diverse variazioni nell’ultimo periodo. Nel 2016, con la legge di stabilità, si è specificato in modo un po’ più dettagliato chi debba pagare questa tassa e chi ne è invece esente: basta prendere visione dei comuni esenti per capire se il proprio terreno lo sia o meno. Inoltre vi è un’esenzione per l’IMU agricola nel caso in cui i terreni siano coltivati da imprenditori agricoli professionisti.

Imposta di successione e imposta sulle donazioni

Con l’imposta di successione lo Stato risponde al fatto che i beni di una persona deceduta vengano trasferiti a uno o più eredi. Invece l’imposta di donazione va a colpire, come dice la parola stessa, l’istituto del dono. Dato che le persone giuridiche non muoiono, non possono ereditare nulla, quindi ci si riferisce in questi casi sempre a persone fisiche.

Donazione e testamento possono apparire simili ma non lo sono e con la donazione non si possono ovviamente aggirare le norme che regolano la successione. Vediamo le loro differenze.

Innanzitutto la donazione richiede un notaio, il che comporta costi considerevoli. Non si deve pensare ovviamente a donazioni di modesta entità, quali i comuni regali. L’imposta sule donazioni si rivolge a quel tipo di donazione che influisce in modo significativo sulla ricchezza di colui che dona. In tali casi la donazione è un atto formale pubblico e per questo necessita del notaio ed è soggetto a imposte che variano a seconda del rapporto di parentela o meno che lega il donante e il ricevente.

Per il testamento, al contrario, il notaio non è necessario, basta redigere il testo di proprio pugno e a differenza della donazione, che non può essere revocata (salvo sopravvenienza di figli o reati gravi da parte del donatario nei confronti del donante e/o dei suoi congiunti), può essere modificato in qualunque momento.

Nel momento in cui l’eredità comprenda dei beni immobili o diritti immobiliari reali, l’attivo ereditario abbia un valore superiore a 100.000 e l’eredità venga devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto, allora non si deve pagare l’imposta di successione. Ma ricordate che queste tre condizioni devono verificarsi contemporaneamente. In tutti gli altri casi, si è tenuto a pagare l’imposta di successione.

Imposte indirette

Nel caso delle imposte indirette, il contribuente non paga direttamente allo Stato, ma, come suggerisce il nome, indirettamente tramite i debitori delle imposte. A differenza delle imposte dirette, che colpiscono il reddito, cioè la ricchezza nel momento in cui viene prodotta, quelle indirette vanno a colpire la ricchezza nel momento in cui viene spesa. Esempi di imposte indirette sono:

  • l’imposta sul valore aggiunto (IVA)
  • l’imposta sui consumi.

L’imposta sul valore aggiunto (IVA)

L’IVA è stata istituita nel 1973 con decreto del Presidente della Repubblica e si applica a cessioni di beni e servizi, riferendosi però soltanto al valore aggiunto (di qui il nome di IVA) o nelle fasi del processo produttivo e distributivo. È suddivisa in diverse aliquote: secondo le direttive dell’Unione Europea, l’IVA deve avere un valore compreso tra il 15 e il 25 percento. In Italia l’aliquota ordinaria è del 22%, mentre l’aliquota minima è del 4% (vendite di beni di prima necessità) e quella ridotta è del 10% (servizi turistici, bar, ristoranti ecc.). Questa imposta indiretta comporta la documentazione delle operazioni che rientrano nel campo di applicazione dell’IVA da parte di chi esercita un’attività imprenditoriale. Per approfondimenti, vi consigliamo il nostro articolo sull’IVA.

Imposta sul consumo e di fabbricazione

L’imposta sul consumo e di fabbricazione viene applicata al consumo di determinati beni o servizi che sono dovute allo Stato dal rispettivo produttore, il quale cede l’onere sul prezzo del prodotto al proprio cliente. Alla fine della catena di approvvigionamento, è il consumatore a pagare di fatto questa imposta indiretta, ed è proprio questa l’intenzione. Si applicano imposte sui consumi ad esempio per la vendita del tabacco.

Vi preghiamo di osservare la nota legale relativa a questo articolo.


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