Il colloquio di lavoro è motivo di grande tensione per la maggior parte delle persone. E a ragione: dopo tutto si tratta del momento decisivo in cui viene stabilito se otterrete o meno il posto di lavoro a cui vi siete candidati. Avete solo questa occasione per con­vin­ce­re in un tempo re­la­ti­va­men­te breve il vostro po­ten­zia­le datore di lavoro che siete la persona giusta per la posizione vacante.

In genere i se­le­zio­na­to­ri del personale decidono in meno di un'ora se un candidato sia adatto o meno al ruolo da ricoprire. Di norma, so­prat­tut­to per i giovani pro­fes­sio­ni­sti, i criteri di selezione rimangono un mistero. Ma sebbene non si possano in­di­vi­dua­re con pre­ci­sio­ne i parametri secondo cui i re­clu­ta­to­ri scelgano un candidato piuttosto che un altro, esistono alcune regole d’oro uni­ver­sa­li da seguire se volete fare una buona im­pres­sio­ne al vostro colloquio di lavoro.

Na­tu­ral­men­te alcuni fattori dif­fe­ri­sco­no da azienda a azienda oppure sono specifici di un de­ter­mi­na­to settore. In certi settori in­du­stria­li è più im­por­tan­te un fare eloquente, in altri, invece, una presenza calma e oggettiva.

Inoltre non di rado fattori come l'umore attuale del­l'in­ter­vi­sta­to­re possono in­fluen­za­re il corso della con­ver­sa­zio­ne. Non si può fare molto per cambiare questo genere di cose, ma il punto in cui c’è un discreto margine di lavoro è si­cu­ra­men­te la vostra per­for­man­ce al colloquio. Il trucco è quello di reagire con sicurezza ai fattori im­pos­si­bi­li da con­trol­la­re. Scoprite come riuscirci al meglio nel nostro articolo.

La pre­pa­ra­zio­ne al colloquio di lavoro

Una buona pre­pa­ra­zio­ne è fon­da­men­ta­le per riuscire a fare una buona im­pres­sio­ne al colloquio. Con qualche ac­cor­gi­men­to si possono prendere più piccioni con una fava: in primo luogo facendo una ricerca ap­pro­fon­di­ta per as­si­cu­rar­si che la posizione soddisfi realmente le proprie aspet­ta­ti­ve. Ideal­men­te lo avete già fatto prima di aver inviato la vostra can­di­da­tu­ra, ma un'ul­te­rio­re revisione più det­ta­glia­ta prima del colloquio non nuoce. Se alla luce delle vostre analisi la posizione non dovesse in­te­res­sar­vi, potete rifiutare l'invito del­l'a­zien­da e con­cen­tra­re il vostro tempo e le vostre energie su offerte di lavoro per voi più adeguate e van­tag­gio­se.

Se invece accettate l'invito a un colloquio, sarete molto più sicuri di voi se vi preparate bene. Fon­da­men­tal­men­te qui si applica lo stesso principio degli esami im­por­tan­ti: una buona pre­pa­ra­zio­ne aiuta anche a non perdere la calma nei momenti di stress.

D’altronde pre­pa­rar­si bene a un colloquio di lavoro porta con sé il vantaggio che è anche associato a un notevole ap­pren­di­men­to: vi fate una cultura sul ri­spet­ti­vo settore, sulle aziende che vi lavorano e sulle attuali esigenze di lavoro.

I seguenti sug­ge­ri­men­ti vi aiu­te­ran­no a pre­pa­rar­vi bene in modo da poter andare al colloquio di lavoro sicuri di voi. Per molti candidati una buona pre­pa­ra­zio­ne è già metà del lavoro.

Ricercare in­for­ma­zio­ni sul settore e sull’azienda

Se vi trovate in piena fase di can­di­da­tu­ra e state inviando sfilze di cur­ri­cu­lum, non vi sof­fer­me­re­te su tutti i dettagli che hanno a che fare con la posizione pub­bli­ciz­za­ta e l'azienda. Quando si invia un gran numero di domande non rimane molto tempo per fare ore di ricerca sulle singole posizioni vacanti. Al più tardi quando si riceve un feedback positivo da un'a­zien­da, compreso l'invito a un colloquio, tuttavia, sarebbe l’ora di sapere di più sulla posizione offerta e la relativa azienda. Ri­spon­de­te alle seguenti domande prima del colloquio:

  • Di cosa si occupa l’azienda? Perché mi interessa? Ricopre una posizione di spicco nel suo settore?
  • Come funziona il settore in cui opera l’azienda? Ho già espe­rien­za o punti di ri­fe­ri­men­to con le aree di lavoro del­l'a­zien­da?
  • Quali sono i compiti ca­rat­te­ri­sti­ci della posizione la­vo­ra­ti­va per cui mi candido? In che misura sono adatta/o al profilo pro­fes­sio­na­le? Quali delle mie pre­ce­den­ti espe­rien­ze e co­no­scen­ze mi qua­li­fi­ca­no per il lavoro?
Consiglio

Su portali di re­cen­sio­ni delle aziende come BeProved e Job Reference si possono trovare in­te­res­san­ti in­for­ma­zio­ni nonché le va­lu­ta­zio­ni degli ex candidati o di­pen­den­ti fornite secondo vari criteri. Prestate sempre at­ten­zio­ne alla data dei commenti pub­bli­ca­ti: se la re­cen­sio­ne è stata fatta anni fa, nel frattempo la si­tua­zio­ne nell’azienda potrebbe essere cambiata.

De­ter­mi­na­re le qua­li­fi­che chiave e i punti di forza

Nel marketing dei prodotti, con "unique selling points" (USP) si intendono le ca­rat­te­ri­sti­che uniche di uno specifico prodotto che hanno lo scopo di con­vin­ce­re i clienti a scegliere esat­ta­men­te quel prodotto. E ciò che funziona in un settore può in un certo modo anche essere tra­sfe­ri­to a un altro. Inviare una can­di­da­tu­ra è in tutto e per tutto un’azione di self-marketing: pensate dunque a quali sono le vostre qua­li­fi­che chiave es­sen­zia­li che vi di­stin­guo­no po­si­ti­va­men­te dagli altri candidati, dopodiché trovate un modo per pre­sen­ta­re in modo breve e conciso questi punti di forza, in modo da non doverci pensare a lungo durante il colloquio.

Per un colloquio di lavoro di successo si potrebbe, ad esempio, con­vin­ce­re nell’ambito delle soft skills con le seguenti ca­rat­te­ri­sti­che:

  • “Lavoro molto bene in gruppo.”
  • “Apprendo in fretta nuove abilità.”
  • “Ho una lunga espe­rien­za nel settore.”
  • “Sono una persona aperta e socievole.”

In molti settori, tuttavia, sono le co­sid­det­te "hard skills" (le qua­li­fi­che pro­fes­sio­na­li) a essere decisive per i re­spon­sa­bi­li del personale. Ma poiché queste dif­fe­ri­sco­no da un'in­du­stria all'altra, non possiamo fornire esempi generali in merito. In ogni caso prima di un colloquio as­si­cu­ra­te­vi di con­si­de­ra­re quali sono le hard skills che vi qua­li­fi­ca­no per il lavoro.

Oltre a ciò è sempre utile avere alla mano uno o due esempi sul cur­ri­cu­lum che av­va­lo­ri­no i vostri punti di forza. Ad esempio potete di­mo­stra­re che siete in grado di ap­pren­de­re ra­pi­da­men­te indicando il breve tempo di cui avete ne­ces­si­ta­to per imparare una lingua straniera. O ancora: il fatto di essere un giocatore di squadra ha un effetto più credibile sui partner di di­scus­sio­ne se si può anche fare ri­fe­ri­men­to a progetti di squadra di successo. So­stan­zial­men­te, quindi, è im­por­tan­te che le vostre os­ser­va­zio­ni non sembrino semplici af­fer­ma­zio­ni, ma che possiate fare im­me­dia­ta­men­te ri­fe­ri­men­to a delle spe­ci­fi­che si­tua­zio­ni in cui avete già di­mo­stra­to la vostra qualità.

Quando scegliete e vi­sua­liz­za­te i vostri unique selling points dovreste sempre as­si­cu­rar­vi che coin­ci­da­no con il profilo pro­fes­sio­na­le a cui vi siete candidati. Per esempio non serve a molto sot­to­li­nea­re le vostre com­pe­ten­ze lin­gui­sti­che se la co­mu­ni­ca­zio­ne in­ter­na­zio­na­le non ha alcun ruolo nel­l'a­zien­da.

Consiglio

Pre­pa­ra­te­vi un piccolo bi­gliet­ti­no con i vostri USP da ripassare prima del colloquio. In questo modo non solo è più facile trovare le for­mu­la­zio­ni ap­pro­pria­te durante la con­ver­sa­zio­ne, ma sarete anche più sicuri di voi avendo ben presente i vostri propri punti di forza.

Ricordare il motivo dell’interesse per la posizione di lavoro

Per ri­spon­de­re alla domanda ri­cor­ren­te: "Perché ti interessa questo lavoro?" di un colloquio di lavoro è bene sapere cosa dire. La risposta dovrebbe rivelare qualcosa di più di un semplice interesse fi­nan­zia­rio e ideal­men­te segnalare il vostro interesse per il lavoro e per l'azienda stessa. La domanda sull’interesse del candidato non serve soltanto a capirne la mo­ti­va­zio­ne, ma anche a ve­ri­fi­ca­re le aspet­ta­ti­ve del candidato sulla posizione in questione. Dopotutto il lavoro deve essere adatto a voi.

Per as­si­cu­rar­vi di essere veramente in­te­res­sa­ti alla posizione a cui vi siete candidati e onde evitare di perdere tempo e di farlo perdere anche a chi vi farà il colloquio di lavoro vi conviene prima ri­spon­de­re a una serie di domande. In questo modo delineate i motivi che vi spingono a de­si­de­ra­re il lavoro in questione. Chie­de­te­vi:

  • Cosa mi interessa di questo lavoro?
  • Cosa mi ha spinto a can­di­dar­mi per questa posizione?
  • Cosa mi aspetto dall’ambiente di lavoro?
  • Cosa mi aspetto dal datore di lavoro?
  • Perché credo di poter apportare un valore aggiunto all’azienda con le mie capacità?

I re­spon­sa­bi­li della decisione finale si servono di simili domande per de­ter­mi­na­re se i candidati vogliano veramente il lavoro e se siano in­te­res­sa­ti alle mansioni o solo a gua­da­gna­re. Ciò vale in par­ti­co­la­re per i candidati per i quali è pre­ve­di­bi­le che siano venuti a co­no­scen­za del lavoro at­tra­ver­so co­no­scen­ze. Nella maggior parte dei casi limitarsi a di­mo­stra­re solo un debole interesse verso la posizione vacante è già garanzia di esclu­sio­ne dalla rosa dei candidati.

Al contempo è però im­por­tan­te essere onesti e mostrare interesse solo per un lavoro che si desidera davvero fare, al­tri­men­ti il rischio è di stabilire un rapporto pro­fes­sio­na­le malsano fin dal principio. Non sprecate tempo e con­cen­tra­te­vi solo sulle aziende che vi in­te­res­sa­no veramente.

Iden­ti­fi­ca­re i punti deboli

Nella maggior parte dei casi ci sono più candidati che posti vacanti. I se­le­zio­na­to­ri e i re­spon­sa­bi­li del personale devono quindi con­si­de­ra­re procedure che scartino i candidati non idonei il più presto possibile, in modo da non rendere il processo di re­clu­ta­men­to lungo ed este­nuan­te. Per questo motivo è ne­ces­sa­rio chiedersi perché il datore di lavoro potrebbe rifiutare un candidato e se il vostro profilo contiene tali punti. Tenete però a mente che se fossero davvero così palesi, non sareste stati invitati al colloquio.

Se ci sono singoli punti che sembrano com­pro­met­te­re una vostra eventuale as­sun­zio­ne, allora potete aumentare le vostre pro­ba­bi­li­tà iden­ti­fi­can­do queste "debolezze" e ac­cor­ren­do a un sistema di difesa adeguato. In realità il termine "difesa" non sempre risulta ap­pro­pria­to: ideal­men­te è infatti bene evitare di reagire troppo sulla difensiva perché vi fa apparire come troppo insicuri.

Piuttosto di­mo­stra­te di essere con­sa­pe­vo­li delle debolezze men­zio­na­te e affermate di stare lavorando per mi­glio­ra­re voi stessi nell'area in questione. A seconda del ri­spet­ti­vo punto debole e del­l'ac­cu­mu­lo delle vostre debolezze, può essere un at­teg­gia­men­to più o meno con­vin­cen­te. Si­cu­ra­men­te è una strategia più efficace di ammettere le debolezze esistenti senza mostrare l'in­ten­zio­ne di un mi­glio­ra­men­to. Di seguito sono riportati due esempi di come ri­spon­de­re bene alle domande su spe­ci­fi­che debolezze:

Debolezza Difesa
Vi manca un’abilità presente sul profilo della posizione vacante Garantite di voler acquisire al più presto questa com­pe­ten­za. Fornite un esempio di come vi sia già capitato nel lavoro pre­ce­den­te. Se possibile, rimandate a qua­li­fi­che o com­pe­ten­ze simili in vostro possesso in grado di diminuire il tempo di ap­pren­di­men­to. In caso fosse richiesta la co­no­scen­za di un par­ti­co­la­re programma può essere van­tag­gio­so conoscere già un programma simile.
Non disponete dell’espe­rien­za la­vo­ra­ti­va ef­fet­ti­va­men­te richiesta Tentate di rimandare a espe­rien­ze simili in altri settori: ad esempio un lavoro da studente, un tirocinio o oc­cu­pa­zio­ni simili ma in altri campi pro­fes­sio­na­li. Cercate di tra­smet­te­re l’idea che siete in grado di portare una ventata di aria fresca in azienda grazie alle vostre espe­rien­ze ac­cu­mu­la­te in altri ambiti di lavoro, invece di in­ter­pre­ta­re la mancata espe­rien­za set­to­ria­le come una debolezza.

L'in­ter­vi­sta­to­re può aver scoperto molte delle vostre possibili debolezze leggendo il vostro cur­ri­cu­lum o profilo. Ma dal momento che vi ha comunque invitato a un colloquio, significa che avete trasmesso un'im­pres­sio­ne positiva con la vostra can­di­da­tu­ra. Evitate quindi di rovinarla durante il colloquio sof­fer­man­do­vi troppo a lungo sulle vostre debolezze. Con­cen­tra­te­vi piuttosto sugli aspetti positivi del vostro percorso e cercate di ri­con­ver­ti­re quelli negativi ponendoli sotto una buona luce.

Molti se­le­zio­na­to­ri chiedono spe­ci­fi­ca­men­te di il­lu­stra­re i punti deboli per capire quanto il candidato si mostri sicuro di sé nella sua giu­sti­fi­ca­zio­ne: se riesce a con­vin­ce­re con una risposta strut­tu­ra­ta e ben motivata, di­mo­stre­rà anche la sua capacità di co­mu­ni­ca­re. Se invece appare troppo esitante, i re­clu­ta­to­ri pen­se­ran­no che la debolezza è talmente pro­nun­cia­ta da mettere lo stesso candidato in dif­fi­col­tà.

Pre­pa­rar­si alle domande standard comuni

Ogni colloquio di lavoro è diverso, eppure ci sono domande e problemi che svolgono un ruolo centrale nella maggior parte delle in­ter­vi­ste. Vi potrebbe capitare, infatti, di im­bat­ter­vi in domande simili in diversi colloqui di lavoro. Per questo motivo ha senso occuparsi delle categorie e delle domande che si ve­ri­fi­ca­no fre­quen­te­men­te. Tuttavia, è bene evitare di me­mo­riz­za­re delle risposte standard da recitare uguali a ogni in­ter­vi­sta. È rac­co­man­da­bi­le variare le risposte a seconda del settore, del­l'a­zien­da e del­l'in­ter­vi­sta­to­re.

Nella tabella seguente troverete alcune domande che potranno esservi poste a un colloquio di lavoro:

Categoria Esempio di domanda
Qualifica tecnica Perché siete il miglior candidato per questo lavoro?Quali com­pe­ten­ze portate con voi?Quali procedure/software/programmi conoscete già?A quale livello pa­dro­neg­gia­te la com­pe­ten­za x/il programma y? (specifico del settore)Quali im­por­tan­ti com­pe­ten­ze avete acquisito durante le vostre espe­rien­ze di studio/tirocinio/lavoro passate?
Mo­ti­va­zio­ne Perché avete inviato la vostra can­di­da­tu­ra a noi?Cosa vi aspettate dalla posizione offerta?Cosa vi aspettate dalla nostra azienda?Cosa sapete della nostra azienda?Quali sono i vostri traguardi pro­fes­sio­na­li?Perché il vostro ultimo impiego è terminato?Cosa non vi è piaciuto dell’ultimo lavoro che ha fatto?Sareste disposti a tra­sfe­rir­vi per questo lavoro?
Qua­li­fi­che personali Siete ben or­ga­niz­za­ti?Quante re­spon­sa­bi­li­tà avevate nel vostro ultimo lavoro?Quali com­pe­ten­ze e qualità ritenete che siano par­ti­co­lar­men­te im­por­tan­ti per questo lavoro?Quali sono i vostri punti di forza?Quali sono i vostri maggiori punti deboli?Come vi de­scri­vo­no i vostri amici?
Per­so­na­li­tà/carattere Domande riguardo a pro­ve­nien­za, istru­zio­ne, for­ma­zio­ne, carriera:Dove vi vedete tra x anni?Quali sono i vostri interessi e hobby?Quanto è im­por­tan­te per voi la famiglia?Chi sono i vostri modelli di vita?
Domande sensibili/test di stress Perché ci avete messo tanto a terminare gli studi?Perché non avete fatto tirocini? Perché avete fatto così tanti tirocini senza mai essere stati assunti?Cosa vi spinge a re­scin­de­re il vostro attuale contratto di lavoro (già dopo x mesi)?Perché avete fatto domanda quando non pa­dro­neg­gia­te x/non avete la com­pe­ten­za y/siete prin­ci­pian­ti?Pensate che questo colloquio stia andando bene?
Domande gioco/brain­tea­ser N.B.: a queste domande non sempre cor­ri­spon­de una risposta corretta, piuttosto po­nen­do­ve­le il re­clu­ta­to­re intende scoprire se riuscite a gestite sfide nuove e im­pre­vi­ste in maniera fles­si­bi­le. Og­gi­gior­no, tuttavia, questo genere di domande viene posto solo di rado.Quanto pesa la città di Roma?Siete in grado di risolvere il seguente in­do­vi­nel­lo: “Vi trovate su una barca. Salpate l’ancora. Il livello dell’acqua a) di­mi­nui­sce, b) aumenta o c) rimane uguale?”?Perché i tombini sono rotondi?

Pre­pa­rar­si alcune domande

Gli in­ter­vi­sta­to­ri at­tri­bui­sco­no grande im­por­tan­za al fatto che il colloquio non sia esclu­si­va­men­te uni­di­re­zio­na­le. Nel migliore dei casi, quindi, anche voi vi siete preparati delle domande per sapere di più sul­l'a­zien­da e per segnalare interesse da parte vostra. Anche le domande tecniche indicano un certo livello di com­pe­ten­za da parte vostra.

Se l'in­ter­vi­sta­to­re vuole sapere se avete domande, negando date un cattivo segnale poiché indica mancanza di interesse o im­ma­gi­na­zio­ne. In ogni caso è quindi con­si­glia­bi­le preparare un que­stio­na­rio. Ecco alcune domande esem­pli­fi­ca­ti­ve che potete porre durante o alla fine del colloquio di lavoro:

  • Com'è fatto il vostro candidato ideale?
  • Cosa vi ha spinto a invitarmi al colloquio?
  • Qual è la prossima fase del processo di can­di­da­tu­ra?
  • Come de­scri­ve­re­ste l'at­mo­sfe­ra di lavoro nella vostra azienda?
  • Quali sono le op­por­tu­ni­tà di for­ma­zio­ne offerte?
  • Uti­liz­za­te il programma x/la procedura y?
  • La co­no­scen­za di x è un vantaggio?

Va da sé che durante il colloquio possano sorgere nuove domande da porre. Potete farlo anche durante la con­ver­sa­zio­ne, tuttavia vi rac­co­man­dia­mo di non in­ter­rom­pe­re troppo spesso l'in­ter­vi­sta­to­re.

A seconda della persona che vi trovate di fronte, potete formulare queste domande anche in via più o meno formale se avete la sen­sa­zio­ne di trovarvi bene. Evitate però di essere troppo sfacciati o di mettere l'in­ter­vi­sta­to­re in una si­tua­zio­ne scomoda. Domande come "Ti piace andare a lavorare qui?" o "Sei pagato bene qui?" sono uni­ver­sal­men­te da con­si­de­ra­re tabù. Se non siete in grado di di­mo­stra­re del tatto già durante il colloquio, non vi verrà cer­ta­men­te offerta una seconda pos­si­bi­li­tà di di­mo­stra­re il contrario lavorando.

Provare il colloquio

Pro­get­ta­te la pre­pa­ra­zio­ne del vostro colloquio come un gioco. Per esempio chiedete a uno dei vostri amici di im­per­so­na­re l'in­ter­vi­sta­to­re e simulate con lui un colloquio. In questo modo potete allenarvi a reagire con fiducia e sicurezza come se foste veramente al colloquio di lavoro ri­spon­den­do alle domande senza dover ri­flet­te­re troppo a lungo sulle risposte da dare.

Da esercizi simili potete anche capire se la vostra pre­pa­ra­zio­ne è suf­fi­cien­te o se è ne­ces­sa­rio investire un po' più tempo ed energia. Un colloquio simulato vi aiuta so­prat­tut­to se la vostra con­tro­par­te è in grado di irradiare una certa autorità. Nel migliore dei casi questa persona ha già condotto con successo un colloquio e può attingere al­l'e­spe­rien­za.

Chiedete alla vostra cerchia di co­no­scen­ti chi si sen­ti­reb­be di ricoprire tale ruolo. È ancora meglio se è presente una terza persona che esamina la con­ver­sa­zio­ne da un punto di vista neutrale e condivide con voi le sue os­ser­va­zio­ni. Infine anche un'in­ver­sio­ne di ruolo può essere utile per cercare di im­me­de­si­mar­si nella parte del­l'in­ter­vi­sta­to­re e capirla meglio.

Durante il colloquio

Con una buona pre­pa­ra­zio­ne sarete più sicuri di voi ai colloqui di lavoro. Inoltre ci sono alcuni sug­ge­ri­men­ti che possono aumentare le vostre pro­ba­bi­li­tà di ottenere la posizione vacante.

Con­vin­ce­re già nei primi cinque minuti

Gli studi hanno di­mo­stra­to che entro i primi cinque minuti di una con­ver­sa­zio­ne le persone decidono se trovano o meno la propria con­tro­par­te simpatica. Na­tu­ral­men­te questo gioca un ruolo si­gni­fi­ca­ti­vo in un colloquio di lavoro. Se risultate simpatici già durante i primi cinque minuti, riuscite anche ad alleviare la tensione. As­si­cu­ra­te­vi pertanto di avere un primo contatto e inizio di con­ver­sa­zio­ne di successo:

  • Entrate in azienda con energia positiva e mo­ti­va­zio­ne. Un sorriso sincero fa miracoli, così come un passo sicuro e fiducioso.
  • Esprimete la vostra gra­ti­tu­di­ne per l'op­por­tu­ni­tà che vi viene pre­sen­ta­ta. Stringete la mano di ogni in­ter­vi­sta­to­re con decisione ma non con eccessiva pressione!
  • Una piccola af­fer­ma­zio­ne positiva al­l'i­ni­zio non può far male: "Avete un ufficio fan­ta­sti­co", "Sono molto felice di essere qui" e così via. Ma non esagerate, al­tri­men­ti le vostre af­fer­ma­zio­ni po­treb­be­ro presto apparire esagerate e ipocrite.

Inviare i giusti segnali non verbali

In una con­ver­sa­zio­ne tra persone non è im­por­tan­te solo la for­mu­la­zio­ne, ma anche la co­mu­ni­ca­zio­ne non verbale. In un certo senso il corpo si esprime sempre e le persone possono in­ter­pre­ta­re certi segnali fisici sia in modo positivo sia negativo. È im­por­tan­te sapere come com­por­tar­si a un colloquio di lavoro: i seguenti sug­ge­ri­men­ti vi aiu­te­ran­no a dare un’im­pres­sio­ne positiva anche at­tra­ver­so il lin­guag­gio del corpo.

  • Mantenete il contatto visivo! È molto im­por­tan­te per segnalare il vostro interesse per la con­ver­sa­zio­ne e i suoi par­te­ci­pan­ti. Evitate di guardare troppo spesso e troppo a lungo il tavolo di fronte a voi. Non lasciate che il vostro sguardo vaghi intorno al­l'in­ter­vi­sta­to­re, al­tri­men­ti sem­bre­re­te annoiati o letargici.
Consiglio

Se faticate a guardare le persone negli occhi, c'è un piccolo trucco: fissate un punto im­ma­gi­na­rio dietro alla fronte del­l'in­ter­lo­cu­to­re. Se avete più in­ter­vi­sta­to­ri seduti di fronte a voi, dovreste coin­vol­ge­re re­go­lar­men­te ogni persona con il vostro contatto visivo. In ogni caso è bene sempre guardare la persona che vi sta parlando.

  • Sedete dritti e composti, ma non troppo rigidi. Se al contrario vi rilassate sulla sedia, sem­bre­re­te de­mo­ti­va­ti o ir­ri­spet­to­si. La vostra posizione seduta trasmette sempre una certa idea di voi. Sia la mancanza di tensione corporea sia l'ir­re­quie­tez­za nervosa (ad esempio la costante so­vrap­po­si­zio­ne delle gambe) tendono ad avere un effetto negativo su chi vi sta di fronte. Optate per un giusto com­pro­mes­so e cercate di tra­smet­te­re sicurezza e calma al contempo.
  • Braccia e mani devono sempre rimanere visibili al di sopra del tavolo. Evitata as­so­lu­ta­men­te di ap­pog­gia­re la testa alla mano, al­tri­men­ti espri­me­re­te presto di­sin­te­res­se. Usate le mani quando parlate per sostenere il contenuto di ciò che dite senza tuttavia agitarle troppo fre­ne­ti­ca­men­te, perché ri­sul­te­re­ste nervosi o invadenti. Anche qui dovete prestare at­ten­zio­ne al giusto equi­li­brio.
  • È inoltre bene sapere come pre­sen­tar­si ad un colloquio di lavoro pia­ni­fi­can­do in anticipo l’outfit che de­si­de­ra­te indossare al colloquio. As­si­cu­ra­te­vi di con­trol­la­re per tempo se dovete ri­spet­ta­re un dress code specifico. In genere, salvo eccezioni, viene ap­prez­za­to un look formale, per cui si rac­co­man­da di non indossare gioielli o altri accessori ec­ces­si­va­men­te ap­pa­ri­scen­ti.
  • Evitate di usate un profumo o un deo­do­ran­te troppo forte o rischiate che il ricordo di un profumo troppo intenso finisca per coprire tutto quello che avete detto durante il colloquio.

Rimanere sullo stesso livello dell’in­ter­lo­cu­to­re

Molti candidati assumono au­to­ma­ti­ca­men­te una sorta di ruolo di vittima in cui si giu­sti­fi­ca­no per la propria can­di­da­tu­ra. Si tratta però di una strategia sbagliata, perché si dà presto l'im­pres­sio­ne di non essere convinti delle proprie com­pe­ten­ze. Ricordate quindi che non solo il vostro po­ten­zia­le datore di lavoro vi offre un lavoro, ma siete anche voi a offrire la vostra preziosa forza lavoro!

Spac­cia­te­vi sempre per quello che siete. Mettete subito in chiaro con l'in­ter­vi­sta­to­re che si tratta di una can­di­da­tu­ra reciproca: voi state cercando di pre­sen­tar­vi al­l'a­zien­da come candidato idoneo, mentre da parte sua l'azienda deve cercare di essere con­vin­cen­te come datore di lavoro. In questo modo non passate per candidati disperati che tentano in ogni modo di ele­mo­si­na­re il posto offerto. D’altronde un sano rapporto di lavoro può essere creato solo se entrambe le parti traggono beneficio l'una dal­l'al­tra. Tenetelo bene a mente prima e durante il colloquio.

Il colloquio è un dialogo non un in­ter­ro­ga­to­rio

La tendenza di molti candidati è di essere troppo passivi durante il colloquio. In genere lo fanno perché pensano che sia educato aspettare ciò che l'in­ter­vi­sta­to­re fa e dice e ri­spon­de­re di con­se­guen­za. Nel peggiore dei casi simili candidati stanno solamente reagendo e tra­smet­to­no così passività. Ri­cor­da­te­vi che la co­mu­ni­ca­zio­ne deve avvenire in senso bi­la­te­ra­le: dopo tutto si tratta di un colloquio di lavoro.

I vostri prin­ci­pa­li argomenti e unique selling points do­vreb­be­ro entrare a fare parte della con­ver­sa­zio­ne. Cercate quindi di non farvi sfuggire nessuna pos­si­bi­li­tà che vi si presenta per in­te­grar­li. Allo stesso modo la vostra lista di domande preparate vi aiuterà a impostare il ritmo della vostra parte di dialogo. In questo modo potrete condurre con successo una parte del colloquio e di­mo­stra­re ini­zia­ti­va e au­to­de­ter­mi­na­zio­ne.

Ri­spon­de­re con sicurezza a domande personali

Anche gli stessi in­ter­vi­sta­to­ri possono com­met­te­re errori, con­scia­men­te o in­con­scia­men­te. Ad esempio, alcune domande nei colloqui di lavoro in realtà sono con­si­de­ra­te inop­por­tu­ne, eppure capita di im­bat­ter­ci­si in molti colloqui di lavoro. Ciò non significa però che siate tenuti a ri­spon­de­re. Facciamo ri­fer­men­to in par­ti­co­la­re a domande relative alla pro­ve­nien­za, allo stato civile, al­l'o­rien­ta­men­to sessuale e al desiderio di avere figli.

Le donne, in par­ti­co­la­re, do­vreb­be­ro prestare at­ten­zio­ne nel ri­spon­de­re a im­prov­vi­se domande sul desiderio di avere figli e sulla gra­vi­dan­za. Siccome queste domande sono da con­si­de­ra­re del tutto inam­mis­si­bi­li, in realtà non è nemmeno ne­ces­sa­rio ri­spon­de­re con la verità. Se volete un lavoro in un'a­zien­da che pone domande così inop­por­tu­ne, siete le­git­ti­ma­te a dare una risposta che l'in­ter­vi­sta­to­re pro­ba­bil­men­te vuole sentire: "Al momento mi sto con­cen­tran­do com­ple­ta­men­te sulla mia carriera" o "I bambini non sono un argomento che prendo in con­si­de­ra­zio­ne nella mia attuale fase di vita".

Infine le domande relative al­l'as­sen­tei­smo per malattia non solo sono inap­pro­pria­te, ma in molti casi anche vietate dalla legge. Quindi anche in questo caso non è ne­ces­sa­rio ri­spon­de­re one­sta­men­te: non dovrete nemmeno temere con­se­guen­ze legali se rac­con­ta­te il falso.

Con­clu­de­re il colloquio con una nota positiva

In genere l'ultima im­pres­sio­ne è quella che rimane mag­gior­men­te. Dopo aver risposto a tutte le domande l’en­tu­sia­smo e l’adre­na­li­na iniziale sono scemati, per cui si inizia a de­si­de­ra­re di volgere fi­nal­men­te al termine della con­ver­sa­zio­ne. Esprimete ancora una volta la vostra gra­ti­tu­di­ne per l'op­por­tu­ni­tà ricevuta ed evi­den­zia­te il vostro desiderio di ottenere il lavoro. Con tale af­fer­ma­zio­ne indicate che molto pro­ba­bil­men­te ac­cet­te­re­te il lavoro se vi verrà offerto. È im­por­tan­te ribadirlo perché di norma le aziende hanno un grande interesse a occupare i posti vacanti il più ra­pi­da­men­te possibile. Di­chia­ra­te perciò che non vedete l'ora di ricevere notizie dal­l'a­zien­da.

Anche alla fine del colloquio è im­por­tan­te lasciare una buona im­pres­sio­ne di sé, poiché potrebbe essere de­ter­mi­nan­te e fare la dif­fe­ren­za rispetto a un con­cor­ren­te ugual­men­te qua­li­fi­ca­to.

Follow-up: dopo il colloquio è prima del colloquio

Quando uscite dalla porta del­l'a­zien­da potete già gioire di un piccolo successo. I vostri sforzi non do­vreb­be­ro però finire qui. In par­ti­co­la­re se avete più can­di­da­tu­re ancora aperte o se ne avete una la cui procedura si svolge in più fasi, è im­por­tan­te che ela­bo­ria­te cor­ret­ta­men­te il colloquio appena svolto.

Valutare il colloquio in modo critico

Se traete le giuste con­clu­sio­ni dal colloquio, potete pre­pa­rar­vi ancora meglio al prossimo. Ri­spon­de­te alle seguenti domande:

  • Nel complesso quanto sono sod­di­sfat­to del colloquio? Lo considero un successo o un fal­li­men­to?
  • In quali punti della con­ver­sa­zio­ne ero incerto, mentre quali sono riuscito a pa­dro­neg­gia­re con fiducia?
  • Ho ottenuto tutte le in­for­ma­zio­ni che volevo?
  • Ho messo in evidenza i miei argomenti prin­ci­pa­li e i miei unique selling points?
  • Come valuto la sintonia tra me e l’in­ter­vi­sta­to­re?
  • Quale immagine ho ottenuto del lavoro e dell’azienda? Voglio davvero lavorare lì?

La cosa migliore è annotarsi i risultati più im­por­tan­ti in modo da poterli tenere in con­si­de­ra­zio­ne durante la pre­pa­ra­zio­ne al prossimo colloquio di lavoro.

Ri­pren­de­re in fretta la procedura di can­di­da­tu­ra dopo aver fatto un colloquio

Anche se ritenete che il colloquio sia andato molto bene, non avete ancora alcuna garanzia di lavoro finché non vi arriva la conferma dell’azienda. Il datore di lavoro può infatti scegliere un altro candidato sulla base di fattori a voi sco­no­sciu­ti e che non possono essere cambiati.

Se vi trovate in piena fase di can­di­da­tu­ra, potrete si­cu­ra­men­te con­ce­der­vi una pausa di un giorno dalla ricerca. Tuttavia, dovreste ri­pren­de­re a inviare can­di­da­tu­re al più presto per non perdere il ritmo da un lato e dal­l'al­tro per sfruttare lo slancio dato dal colloquio che avete appena concluso per il suc­ces­si­vo. Se dopo un colloquio di lavoro date per scontato di aver ottenuto il lavoro, avrete perso molto tempo prezioso nel caso poi riceveste una risposta negativa.

La speranza è l’ultima a morire

Le fasi di can­di­da­tu­ra possono minare l’autostima, so­prat­tut­to se si ac­cu­mu­la­no ri­pe­tu­ta­men­te solo risposte negative. Tuttavia ciò non significa ne­ces­sa­ria­men­te che non siete ab­ba­stan­za qua­li­fi­ca­ti, so­prat­tut­to nel caso di posizioni molto ambite alle quali si candidano numerose altre parti in­te­res­sa­te.

Se avete fatto un colloquio poco con­vin­cen­te ma volete as­so­lu­ta­men­te avere quel lavoro, non c’è nulla di sbagliato a con­tat­ta­re di nuovo il po­ten­zia­le datore di lavoro. Potrebbe infatti risultare utile chiedere per­so­nal­men­te un feedback al vostro in­ter­vi­sta­to­re e scoprire così su cosa è ancora ne­ces­sa­rio lavorare. È risaputo che fare domande non costa nulla, e alcuni in­ter­vi­sta­to­ri sono ben disposti a de­scri­ve­re la loro im­pres­sio­ne del processo di can­di­da­tu­ra.

In linea di massima ri­cor­da­te­vi sempre: chi non prova ha già perso. Con tale premessa non ar­ren­de­te­vi e cercate di mi­glio­ra­re con­ti­nua­men­te: la per­se­ve­ran­za non aiuta solo nel lavoro, ma anche nel trovare il lavoro giusto.

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