Il moderno mondo del lavoro pone molte sfide ai di­pen­den­ti. Mentre alcune carriere con­sen­to­no un'in­te­ra­zio­ne rilassata tra lavoro e vita privata, molte altre ri­chie­do­no con­si­de­re­vo­li rinunce nell’ambito del tempo libero e della vita familiare. Anche se è vero che gli italiani lavorano in media meno ore set­ti­ma­na­li rispetto ai la­vo­ra­to­ri di altri Stati del­l'U­nio­ne Europea, il desiderio di un sano equi­li­brio tra lavoro e vita privata, il co­sid­det­to work life balance, sta crescendo sempre più ed è un fenomeno che interessa in­di­stin­ta­men­te tutta l’Europa.

Secondo uno studio OECD che ha misurato il work life balance in molti paesi nel mondo, gli italiani si trovano nella media quando si tratta di di­stri­bui­re equamente il tempo e le energie vitali tra pro­fes­sio­ne e famiglia. Ma non sono solo i di­pen­den­ti a occuparsi sempre più del concetto di con­ci­lia­zio­ne tra lavoro e vita privata: un numero sempre maggiore di aziende ha iniziato a mettere in atto misure mirate per pro­muo­ve­re il work life balance dei propri di­pen­den­ti. L'o­biet­ti­vo è quello di rendere i di­pen­den­ti non solo più pro­dut­ti­vi, ma anche più felici ed equi­li­bra­ti.

Cos’è il work life balance?

Il work life balance è diventato molto più che un lontano desiderio: sempre più aziende, infatti, ripongono im­por­tan­za nel fatto che i propri di­pen­den­ti abbiano un proprio "equi­li­brio" mentale, e questo perché i di­pen­den­ti equi­li­bra­ti e felici sono più motivati e più pro­dut­ti­vi. Se un'a­zien­da – con­sa­pe­vol­men­te o in­con­sa­pe­vol­men­te – stritola troppo la vita dei propri di­pen­den­ti nella morsa del lavoro, ad esempio at­tra­ver­so troppi straor­di­na­ri o pressioni disumane, sarà ine­vi­ta­bil­men­te causa di in­sod­di­sfa­zio­ne e stress, che a loro volta si ma­ni­fe­sta­no in malattie, scarsa pro­dut­ti­vi­tà e alie­na­zio­ne.

De­fi­ni­zio­ne: work life balance

Il work life balance è l'e­qui­li­brio ideale tra vita la­vo­ra­ti­va e vita privata di una persona. Si tratta di un vero e proprio concetto esi­sten­zia­le che vede nella massima felicità del di­pen­den­te un com­bu­sti­bi­le per un lavoro pro­dut­ti­vo e sod­di­sfa­cen­te e che mette datore di lavoro e di­pen­den­te sullo stesso piano di re­spon­sa­bi­li­tà.

L'in­sod­di­sfa­zio­ne generale dei la­vo­ra­to­ri italiani dà un'idea di quanto l'e­qui­li­brio vita-lavoro sia ancora un'il­lu­sio­ne nel nostro paese. Tuttavia nel mondo del lavoro si sta notando un lento cam­bia­men­to: sempre più aziende sono di­spo­ni­bi­li ad adottare un sano work life balance e lo pro­muo­vo­no mi­ra­ta­men­te.

Ciò che oggi è certo è che tutte le parti in causa possono be­ne­fi­cia­re di un buon equi­li­brio tra lavoro e vita privata. Tuttavia la nostra società orientata alla per­for­man­ce troppo spesso ignora l'im­por­tan­za del principio del "di­pen­den­te felice", che è tuttora motivo di con­fu­sio­ne e scet­ti­ci­smo tra alcuni livelli ma­na­ge­ria­li. Questa reazione è dovuta alla filosofia della con­cor­ren­za, in cui ogni ruota del mec­ca­ni­smo aziendale deve fun­zio­na­re per garantire un’elevata com­pe­ti­ti­vi­tà, so­prat­tut­to in con­si­de­ra­zio­ne della carenza di la­vo­ra­to­ri qua­li­fi­ca­ti e dello sviluppo de­mo­gra­fi­co.

Ciò che però spesso non si comprende è che i di­pen­den­ti non sono macchine che lavorano inin­ter­rot­ta­men­te durante il giorno e che ri­ca­ri­ca­no le batterie di sera a casa. Nella maggior parte dei casi le persone lavorano per poter vivere, e non viceversa.

Un sano at­teg­gia­men­to verso il work life balance parte in­nan­zi­tut­to dal datore di lavoro, che non deve ritenersi la massima autorità nella vita dei propri di­pen­den­ti, bensì un compagno af­fi­da­bi­le che rende possibile una vita dignitosa. Ten­den­zial­men­te le aziende a questo proposito camminano sul filo del rasoio: i livelli di­ri­gen­zia­li hanno ancora dif­fi­col­tà a trovare il giusto equi­li­brio tra le misure di mi­glio­ra­men­to della vita e il rigore sul posto di lavoro.

Le domande che spesso si pongono i datori di lavoro sono: quanta libertà posso dare ai miei di­pen­den­ti? Quanta di­sci­pli­na devo esigere? Secondo la con­vin­zio­ne che troppa libertà porti al­l'in­di­sci­pli­na e alla ne­gli­gen­za, le aziende con un’atmosfera troppo rilassata cor­re­reb­be­ro il rischio che i di­pen­den­ti sfruttino troppo la ge­ne­ro­si­tà del proprio datore di lavoro.

In ultima analisi anche il di­pen­den­te è re­spon­sa­bi­le in ugual misura di un buon equi­li­brio tra lavoro e vita privata. Del resto si parla di un equi­li­brio e non di una minore im­por­tan­za del lavoro a favore di uno stile di vita più rilassato.

Dal­l'al­tro lato si trovano aziende le cui dinamiche di lavoro hanno un impatto troppo negativo sulla vita privata e familiare dei propri di­pen­den­ti esigendo straor­di­na­ri, ovvero lasciando meno tempo libero ai di­pen­den­ti, ed eser­ci­tan­do pressione sul posto di lavoro, ossia pro­vo­can­do stati d'animo de­pres­si­vi anche fuori dal­l'uf­fi­cio. In questi casi il lavoro diventa talmente on­ni­pre­sen­te da aleggiare come uno spettro persino nella vita privata.

So­vrac­ca­ri­co di lavoro, de­pres­sio­ne e sindrome da burnout sono le con­se­guen­ze frequenti di un sistema economico in cui la crescita è ancora la massima comune di base mentre la felicità personale è una questione del tutto in­di­vi­dua­le. In questo senso entra in gioco il concetto di work life balance con l’in­ten­zio­ne di in­ter­ve­ni­re in modo decisivo per sov­ver­ti­re questo sistema.

Un forte peso in questo equi­li­brio è occupato anche dalla famiglia, che nelle cir­co­stan­ze del mondo del lavoro moderno rischia di diventare un semplice fenomeno col­la­te­ra­le di una carriera di successo. Le aziende hanno la re­spon­sa­bi­li­tà di rendere possibile una vita familiare sana. Dopotutto per molti di­pen­den­ti la famiglia è il supporto più im­por­tan­te per una vita felice. Se però viene tra­scu­ra­to a favore della vita pro­fes­sio­na­le, l'intero work life balance rischia di crollare.

Che cosa fa parte di un sano work life balance?

Una vita pro­fes­sio­na­le e privata sana richiede molti fattori in­ter­di­pen­den­ti: il work life balance è l'arte di im­ple­men­ta­re il maggior numero possibile di questi fattori in entrambe le aree senza causare danni altrove. È im­por­tan­te sapere cosa ap­par­tie­ne a una buona vita la­vo­ra­ti­va e cosa a una buona vita privata, e come i vari fattori sono in­ter­con­nes­si.

Molti dei fattori elencati di seguito possono anche in­te­ra­gi­re tra categorie (ad esempio, i fattori "ambiente sociale di lavoro" nella vita la­vo­ra­ti­va e "amici" nella vita privata spesso si fondono). Inoltre è im­por­tan­te chiarire che le necessità nei ri­spet­ti­vi settori della vita sono in­di­vi­dua­li. Mentre un di­pen­den­te at­tri­bui­sce grande im­por­tan­za agli hobby e agli interessi personali, ma non è (ancora) in­te­res­sa­to alla propria pia­ni­fi­ca­zio­ne familiare, l'altro si ac­con­ten­ta di passare ab­ba­stan­za tempo con la propria famiglia per avere una vita privata sana.

N.B.

In questa sede non è nostra in­ten­zio­ne dare espli­ci­ta­men­te istru­zio­ni per un work life balance generale. Una proposta tale non può esistere perché le persone sono troppo diverse e hanno esigenze e valori troppo diversi. Il nostro modello di ri­fe­ri­men­to è rap­pre­sen­ta­to da un di­pen­den­te che abbia un interesse fon­da­men­ta­le a condurre una vita privata e pro­fes­sio­na­le sana ed equi­li­bra­ta.

Fattori fon­da­men­ta­li per una sana vita pro­fes­sio­na­le

Per un sano equi­li­brio tra lavoro e vita privata, non solo è decisivo il rapporto tra le due aree, ma anche la qualità in­di­vi­dua­le di ciascuna. Se un la­vo­ra­to­re porta i problemi della sua vita la­vo­ra­ti­va in una sfera privata già di per sé stres­san­te, l'intera struttura ne soffrirà e anche viceversa le pre­oc­cu­pa­zio­ni private possono avere un impatto negativo sulla vita la­vo­ra­ti­va. Na­tu­ral­men­te un buon equi­li­brio tra lavoro e vita privata può essere raggiunto solo se de­ter­mi­na­te con­di­zio­ni di partenza tra­sfor­ma­no la pro­fes­sio­ne in un luogo di lavoro che non ostacola la felicità personale del di­pen­den­te. Ideal­men­te questa felicità è la base e l'o­biet­ti­vo di un rapporto di lavoro pro­dut­ti­vo e sano.

Essere pro­dut­ti­vi

Per molti di­pen­den­ti una vita la­vo­ra­ti­va sana è rap­pre­sen­ta­ta da un lavoro che porta risultati visibili e preziosi. In questo senso "lavorare in modo pro­dut­ti­vo" non significa ottenere il massimo ren­di­men­to a scapito di altri fattori, bensì la quantità di lavoro prezioso ottimale per il ri­spet­ti­vo di­pen­den­te. Ad esempio un insieme in­sod­di­sfa­cen­te di compiti porta un di­pen­den­te a non iden­ti­fi­car­si con il suo lavoro e lo sottopone a un processo di alie­na­zio­ne che può avere un impatto negativo su molti settori della sua vita pro­fes­sio­na­le.

Un lavoro è pro­dut­ti­vo quando c’è la giusta quantità di lavoro sod­di­sfa­cen­te e appagante. Il datore di lavoro può be­ne­fi­cia­re di un alto grado di mo­ti­va­zio­ne da parte del di­pen­den­te se crea le giuste con­di­zio­ni per un lavoro pro­dut­ti­vo. Al­tri­men­ti un lavoro in­sod­di­sfa­cen­te può avere con­se­guen­ze negative sulla vita privata del di­pen­den­te se si porta a casa questa in­sod­di­sfa­zio­ne. Il work life balance dipende quindi in modo decisivo dalla qualità in­di­vi­dua­le del lavoro e dalla sod­di­sfa­zio­ne del di­pen­den­te nei confronti del proprio lavoro.

Dare valore al lavoro

Per quanto riguarda questo punto è par­ti­co­lar­men­te richiesta la col­la­bo­ra­zio­ne del datore di lavoro. La maggior parte dei di­pen­den­ti ha bisogno di un senso di ap­prez­za­men­to della propria persona e delle proprie mansioni al fine di iden­ti­fi­car­si po­si­ti­va­men­te con la propria pro­fes­sio­ne. Nello specifico si fa ri­fe­ri­men­to a ri­com­pen­se ideali ad esempio sotto forma di elogi, ma anche a veri e propri sistemi di ri­com­pen­sa come op­por­tu­ni­tà di carriera tra­spa­ren­ti, salari equi, pagamenti di bonus e così via.

Ten­den­zial­men­te i la­vo­ra­to­ri vogliono sentirsi percepiti e trattati con dignità secondo le persone che sono e che de­si­de­ra­no essere. Un'a­zien­da che non tiene conto di ciò finisce per trattare i la­vo­ra­to­ri sem­pli­ce­men­te come macchine che hanno il compito di fornire lo stesso prodotto più e più volte. L’“ap­prez­za­men­to del lavoro” significa sem­pli­ce­men­te ri­co­no­sce­re e premiare le pre­sta­zio­ni del di­pen­den­te.

Un elemento par­ti­co­lar­men­te pe­ri­co­lo­so che mette se­ria­men­te in pericolo la sod­di­sfa­zio­ne del di­pen­den­te è la critica non co­strut­ti­va della sua per­for­man­ce. Le pre­oc­cu­pa­zio­ni e le in­si­cu­rez­ze che ne derivano finiscono per in­fluen­za­re tutti gli aspetti della vita del di­pen­den­te, che avrà dif­fi­col­tà a com­pen­sa­re la fru­stra­zio­ne della sua vita pro­fes­sio­na­le con una solida vita privata. Il work life balance rimane intatto solo se il di­pen­den­te si sente trattato con dignità e ap­prez­za­men­to, al­tri­men­ti viene ca­ta­pul­ta­to in una spirale di stress, fru­stra­zio­ne e pre­oc­cu­pa­zio­ni che mi­nac­cia­no di scuotere l'intero equi­li­brio.

So­cia­liz­za­re nell’ambiente di lavoro

Per alcuni i colleghi di lavoro arrivano a ricoprire una tale im­por­tan­za da essere con­si­de­ra­ti la "seconda famiglia", perché passano molto tempo con loro. Ciò rende ancora più im­por­tan­te la struttura sociale del­l'am­bien­te di lavoro. Le relazioni tra le persone sono molto complesse e difficili da in­fluen­za­re a causa di molti fattori in­di­vi­dua­li. Tuttavia con i giusti pre­sup­po­sti i datori di lavoro possono garantire che il luogo di lavoro diventi un terreno fertile per le relazioni in­ter­per­so­na­li. Ciò include una sana in­te­ra­zio­ne di chiare gerarchie e/o strutture e libertà sociali, regole chiare contro fattori an­ti­so­cia­li come il mobbing e l'in­tol­le­ran­za, misure di team building, un open office e molto altro ancora.

Le giuste strutture aziendali, una filosofia aziendale in­ter­pre­ta­ta po­si­ti­va­men­te e una re­spon­sa­bi­li­tà aziendale attiva nei confronti dei di­pen­den­ti creano una buona base per con­sen­ti­re ai di­pen­den­ti di lavorare non solo sem­pli­ce­men­te con dei “colleghi”, ma anche con delle persone con cui si sentono a proprio agio. Se un la­vo­ra­to­re è scar­sa­men­te integrato nel tessuto sociale del luogo di lavoro o ad­di­rit­tu­ra subisce molestie o bullismo, può avere con­se­guen­ze de­va­stan­ti sulla sua vita pro­fes­sio­na­le e privata. In tal caso i campi si mescolano in­ten­sa­men­te: se l'am­bien­te di lavoro sociale ne soffre, anche il di­pen­den­te soffre ed estende le sue pre­oc­cu­pa­zio­ni e i suoi problemi a quasi tutti gli altri settori della vita pro­fes­sio­na­le e privata.

Orari e strutture di lavoro fles­si­bi­li

Il termine work life balance è spesso inteso come pura gestione del tempo, ma ciò include solo una parte del sano equi­li­brio tra lavoro e vita privata. Tuttavia una corretta sud­di­vi­sio­ne del tempo è es­sen­zia­le per l'e­qui­li­brio e fornisce la base per molti altri fattori. Affinché, oltre al lavoro, ci sia ab­ba­stan­za tempo per la vita privata e/o familiare, il datore di lavoro ha una serie di opzioni. Da un lato sta di­ven­tan­do sempre più popolare la pratica dell'home office, so­prat­tut­to per i co­sid­det­ti lavori d’ufficio. Il datore di lavoro offre al di­pen­den­te di rimanere a casa durante l'orario di lavoro e di lavorare da lì. Ge­ne­ral­men­te per fare ciò si richiede solamente un computer e una con­nes­sio­ne a Internet fun­zio­nan­ti.

Alcuni vantaggi dell’home office sono:

  • Il di­pen­den­te ha più tempo libero perché si risparmia il percorso per recarsi sul posto di lavoro.
  • Il di­pen­den­te può lavorare in maniera più rilassata perché a casa non sus­si­sto­no de­ter­mi­na­te con­di­zio­ni tipiche del posto di lavoro (dress code, orari fissi per le pause, pressione sociale, rumori e via dicendo).
  • I genitori hanno la pos­si­bi­li­tà di passare più tempo con il partner e/o i figli, fintanto che adempiono cor­ret­ta­men­te ai propri compiti la­vo­ra­ti­vi.

L’home office ha però anche dei lati negativi: in­nan­zi­tut­to proprio per via del fatto che il di­pen­den­te non è soggetto al controllo sociale può ap­pro­fit­tar­se­ne e usare il tempo che dovrebbe dedicare al lavoro per scopi personali. Inoltre per molti è difficile con­cen­trar­si sul lavoro quando sono a casa, per cui questa misura non è da con­si­de­ra­re un mezzo uni­ver­sa­le per rag­giun­ge­re un buon work life balance.

Il discorso cambia quando si tratta di orari di lavoro fles­si­bi­li. Maggiore è la libertà di cui gode il di­pen­den­te per quanto riguarda l'inizio e la fine della giornata la­vo­ra­ti­va, gli orari di pausa e l'as­se­gna­zio­ne delle ore set­ti­ma­na­li, migliore è la pos­si­bi­li­tà di adattare la sua vita la­vo­ra­ti­va alla vita privata. Questo è già il caso in molti luoghi di lavoro attuali: ad esempio non è raro che il di­pen­den­te abbia la libertà di decidere quando pre­sen­tar­si al lavoro e quando andarsene, a con­di­zio­ne che lavori nel­l'o­ra­rio di lavoro con­cor­da­to con­trat­tual­men­te.

È possibile definire un quadro di ri­fe­ri­men­to (ad esempio "8 ore di lavoro tra le 7:00 e le 20:00"): più il quadro orario si allarga, maggiore è la fles­si­bi­li­tà offerta al di­pen­den­te per sud­di­vi­de­re au­to­no­ma­men­te il proprio orario di lavoro. Molti datori di lavoro offrono un orario ancora più fles­si­bi­le il venerdì di modo che il di­pen­den­te possa iniziare prima il fine settimana, a patto che abbia lavorato il suo numero fisso di ore.

Questa (e la seguente) area comprende anche il tema del riposo at­tra­ver­so il sonno (maggiori dettagli qui di seguito). Poiché un riposo adeguato favorisce la con­cen­tra­zio­ne e le pre­sta­zio­ni, i modelli di orario di lavoro fles­si­bi­li con­sen­to­no ai datori di lavoro di sup­por­ta­re la salute dei propri di­pen­den­ti nonché la qualità dei risultati di lavoro.

Misure per la salute, l’ali­men­ta­zio­ne e l’attività fisica

Molte attività hanno un impatto negativo sulla salute e sul benessere dei la­vo­ra­to­ri. Il datore di lavoro può reagire a questa si­tua­zio­ne con de­ter­mi­na­te misure. Per i lavori d’ufficio oltre a un ar­re­da­men­to adatto alla schiena (buone sedie, scrivanie re­go­la­bi­li in altezza, tavoli alti, ecc.), si consiglia di proporre corsi sportivi e di edu­ca­zio­ne alla salute (esercizi per la schiena, corsi di yoga e pilates, ecc.).

Seguire un regime ali­men­ta­re sano è prin­ci­pal­men­te re­spon­sa­bi­li­tà in­di­vi­dua­le di ogni di­pen­den­te. Tuttavia il datore di lavoro ha diverse pos­si­bi­li­tà per creare delle buone premesse perché i di­pen­den­ti siano in­vo­glia­ti a seguirlo. Se un posto di lavoro ha una mensa, ideal­men­te dovrebbe anche offrire un’ampia gamma di diete (ve­ge­ta­ria­na, vegana, senza glutine, ecc.) e garantire la massima tra­spa­ren­za per quanto riguarda gli in­gre­dien­ti e gli additivi. Altre misure popolari per la salute dei la­vo­ra­to­ri sono inoltre la consegna regolare di frutta e i di­stri­bu­to­ri di acqua potabile (“water cooler”).

Asilo nido e scuola materna aziendali

I la­vo­ra­to­ri hanno spesso dif­fi­col­tà a tra­scor­re­re ab­ba­stan­za tempo con i propri figli. Inoltre la ricerca di un asilo nido rap­pre­sen­ta un’ulteriore sfida per i genitori che lavorano. Il risultato è che avere figli può alterare si­gni­fi­ca­ti­va­men­te il work life balance. Da un lato ci sono quei genitori che tra­scor­ro­no troppo poco tempo con i figli perché il lavoro richiede troppo tempo e at­ten­zio­ne, dal­l'al­tro ci sono di­pen­den­ti che a causa del loro obbligo di genitori rendono male sul lavoro e ac­cu­mu­la­no assenze su assenze.

Un asilo aziendale è una misura adeguata per con­ci­lia­re la vita pro­fes­sio­na­le e privata dei di­pen­den­ti con quella familiare: genitori e figli sono così più vicini. Se il datore di lavoro fornisce il personale e i locali ap­pro­pria­ti, l'atmosfera familiare che si crea sul posto di lavoro può essere sti­mo­lan­te. In generale offrire la pos­si­bi­li­tà di un asilo aziendale è un modo efficace per i di­pen­den­ti di gestire ef­fi­ca­ce­men­te l'e­qui­li­brio tra lavoro e vita privata.

Altri benefit

Anche le pre­sta­zio­ni ag­giun­ti­ve fornite dal datore di lavoro hanno un effetto positivo sul work life balance del di­pen­den­te. Ad esempio un regime pen­sio­ni­sti­co aziendale risolve in parte la questione di come dovrebbe essere fi­nan­zia­ta la vita in età avanzata.

I datori di lavoro non devono inoltre sot­to­va­lu­ta­re l'effetto positivo della re­spon­sa­bi­li­tà sociale. Se un'a­zien­da prende sul serio la sua re­spon­sa­bi­li­tà nei confronti della società, del­l'am­bien­te e dei suoi di­pen­den­ti, porta i la­vo­ra­to­ri a iden­ti­fi­car­si mag­gior­men­te con il datore di lavoro. Sapendo di lavorare per una "buona azienda" il di­pen­den­te è anche più disposto a svolgere le sue mansioni. In questo contesto sono popolari anche i giorni di congedo.

Fattori fon­da­men­ta­li per una sana vita privata

Gli elementi di una sana vita privata variano molto da persona a persona. Dopotutto ogni persona intende la felicità personale in modo diverso. Cio­no­no­stan­te è possibile definire alcuni fattori che giocano un ruolo im­por­tan­te nella vita privata della maggior parte delle persone. Se una parte della propria vita privata è sgra­de­vo­le, avrà con­se­guen­ze dirette sulla vita la­vo­ra­ti­va. Se è vero che alcuni la­vo­ra­to­ri hanno la capacità di com­pen­sa­re una vita privata in­sod­di­sfat­ta con una vita pro­fes­sio­na­le di successo, per la maggior parte delle persone un buon work life balance inizia nel tempo libero.

Famiglia e vita di coppia

Per molte persone la famiglia è il pilastro più im­por­tan­te di una vita felice. Per molti di­pen­den­ti la fine della giornata la­vo­ra­ti­va viene definita dal tempo passato con la famiglia o il partner. Se questo momento è stres­san­te, il di­pen­den­te non ottiene il riposo o la di­stra­zio­ne che desidera e si crea un circolo vizioso di lavoro e "lavoro dopo lavoro", che può finire per scon­vol­ge­re l'intero work life balance. In casi estremi i di­pen­den­ti fanno straor­di­na­ri per tornare a casa più tardi. Na­tu­ral­men­te succede anche il contrario, quando il di­pen­den­te si prende troppa libertà per la famiglia mettendo quindi a rischio il lavoro.

Cosa si­gni­fi­chi una buona vita familiare e una buona relazione non può essere trattato in questa sede. Tuttavia è sicuro che la felicità personale di molti di­pen­den­ti si basa sul forte sostegno della famiglia. Sia i di­pen­den­ti sia i datori di lavoro hanno molte op­por­tu­ni­tà per creare pre­sup­po­sti validi per una vita familiare serena e sod­di­sfa­cen­te.

Amicizie

Molti di­pen­den­ti trovano difficile (so­prat­tut­to con l'a­van­za­re dell'età) coltivare amicizie al di fuori del proprio lavoro. Ci sono molte ragioni per cui in­con­tra­re gli amici diventa sempre più difficile. Da un lato molti la­vo­ra­to­ri sono sem­pli­ce­men­te troppo esausti dopo il lavoro per le attività sociali, quindi le amicizie possono soffrire in con­di­zio­ni di lavoro difficili, dal­l'al­tro un lavoro a tempo pieno porta spesso a problemi di or­ga­niz­za­zio­ne, so­prat­tut­to se ci sono da ag­giun­ge­re anche gli impegni familiari.

Pertanto è facile che si tenda a fare dei propri colleghi i nuovi punti di an­co­rag­gio sociale pre­ce­den­te­men­te rap­pre­sen­ta­ti da amici esterni al lavoro. Anche se in generale ciò porta a un ambiente di lavoro più piacevole, le amicizie tra colleghi corrono il rischio di essere troppo definite dal lavoro e di cessare una volta che non si lavora più insieme. In tal caso, se il di­pen­den­te non ha coltivato a suf­fi­cien­za le sue amicizie esterne, rischia di rimanere isolato so­cial­men­te.

La felicità personale, che bilancia l'e­qui­li­brio tra lavoro e vita privata, è spesso il risultato di amici di vecchia data che formano punti di an­co­rag­gio fuori dal lavoro. In questo modo le persone non si sentono di avere una vita ridotta al mero posto di lavoro. Gli amici esterni sono im­por­tan­ti per il proprio benessere perché con­sen­to­no l'accesso al mondo al di fuori del luogo di lavoro. Questa è una parte es­sen­zia­le del concetto di work life balance, perciò le amicizie non devono mai essere sot­to­va­lu­ta­te.

Vita amorosa e ricerca di un partner

Tale fattore si riferisce ai di­pen­den­ti che sono single. Un lavoro stres­san­te che può ri­chie­de­re molti straor­di­na­ri ed è este­nuan­te può avere un impatto negativo sulla ricerca di un partner. Ciò a sua volta è dannoso per la vita privata: quando i di­pen­den­ti non riescono ad af­fron­ta­re la so­li­tu­di­ne e la fru­stra­zio­ne (sessuale) ti­pi­ca­men­te associata alla ricerca non riuscita di un partner si altera si­gni­fi­ca­ti­va­men­te l'e­qui­li­brio tra lavoro e vita privata.

Il fattore amoroso as­so­mi­glia ai fattori famiglia e amicizie in quanto a con­se­guen­ze. Se la vita la­vo­ra­ti­va occupa un posto troppo grande nella vita del di­pen­den­te, mettendo quindi in pericolo la ricerca di un partner e la pia­ni­fi­ca­zio­ne familiare, può avere con­se­guen­ze sul benessere psi­co­lo­gi­co del di­pen­den­te. In casi estremi può portare a stati d'animo de­pres­si­vi fino a malattie più gravi. Può essere che la fru­stra­zio­ne ac­cu­mu­la­ta venga scaricata sul posto di lavoro, ad esempio quando il di­pen­den­te cerca un partner (a volte ine­vi­ta­bil­men­te) sul posto di lavoro stesso. In tal caso potrebbe essere a rischio l’equi­li­brio sociale del­l'a­zien­da.

Un datore di lavoro non può impedire che i contatti sociali tra colleghi conducano a relazioni intime. Qui è es­sen­zial­men­te re­spon­sa­bi­li­tà dei di­pen­den­ti in­te­res­sa­ti di­stin­gue­re e con­ci­lia­re i propri rapporti di lavoro con quelli privati. In generale per una questione di tra­spa­ren­za è con­si­glia­bi­le informare il datore di lavoro in merito al rapporto, anche se non è ob­bli­ga­to­rio.

Hobby e interessi

Molti di­pen­den­ti hanno hobby e interessi che vor­reb­be­ro per­se­gui­re in aggiunta al proprio lavoro, tuttavia molte pro­fes­sio­ni lo rendono molto difficile. Hobby a orari fissi possono diventare im­pos­si­bi­li da seguire se l’orario di lavoro è rigido. Allo stesso modo una pro­fes­sio­ne stres­san­te porta via molta energia al di­pen­den­te che dopo la giornata la­vo­ra­ti­va non ha più le forze di seguire i suoi interessi o hobby. In gioco c’è l’au­to­rea­liz­za­zio­ne in­di­vi­dua­le nel tempo libero: la vita privata lascia spazio alla vita la­vo­ra­ti­va im­pe­gna­ti­va. Il work life balance ne risente no­te­vol­men­te.

Oltre a un orario di lavoro più fles­si­bi­le, il datore di lavoro ha diverse opzioni per va­lo­riz­za­re gli interessi in­di­vi­dua­li dei propri di­pen­den­ti. I social network interni sono piat­ta­for­me popolari per lo scambio di interessi. In questo modo i di­pen­den­ti possono creare una rete di contatti e or­ga­niz­za­re attività comuni. Con­di­vi­de­re hobby e interessi con i colleghi ha due vantaggi cruciali: in primo luogo ten­den­zial­men­te la pia­ni­fi­ca­zio­ne del tempo libero è molto simile, di con­se­guen­za il rischio che gli impegni si so­vrap­pon­ga­no è minore. In secondo luogo rafforza il tessuto sociale sul luogo di lavoro, perché gli interessi comuni sono buoni punti di an­co­rag­gio per le relazioni umane. Tuttavia è anche im­por­tan­te notare quanto scritto sopra circa le amicizie.

Sport e salute

Il tema della salute riguarda tutti i settori della vita di una persona ed è quindi di fon­da­men­ta­le im­por­tan­za per l'e­qui­li­brio tra vita pro­fes­sio­na­le e vita privata. In sostanza quasi tutti i fattori – siano essi sociali, personali, familiari, psi­co­lo­gi­ci o fisici – hanno a che fare con questo. Lo sport ha di­mo­stra­to di svolgere un ruolo es­sen­zia­le nella salute fisica e mentale.

Molti la­vo­ra­to­ri hanno bisogno di com­pen­sa­re at­tra­ver­so l'e­ser­ci­zio fisico, so­prat­tut­to quando tra­scor­ro­no la maggior parte della loro vita la­vo­ra­ti­va seduti. In par­ti­co­lar modo per gli impiegati è im­por­tan­te fare esercizio fisico per almeno mezz'ora più volte a settimana. Ma è anche con­si­glia­bi­le stare in piedi per almeno cinque minuti per ogni ora trascorsa seduti. L’attività fisica è im­por­tan­te per molti ed è per questo che lo sport nel tempo libero è molto im­por­tan­te.

Oltre a con­di­zio­ni di lavoro più salubri (vedi sopra), le aziende possono anche occuparsi delle attività sportive dei propri di­pen­den­ti. Le offerte possibili includono eventi per il tempo libero come corse aziendali o tornei di calcio o sconti presso gli studi di fitness. In ultima analisi, tuttavia, è re­spon­sa­bi­li­tà personale di ogni di­pen­den­te decidere se e in che misura vuole ap­pro­fit­ta­re di tali offerte.

Dopotutto è estre­ma­men­te im­por­tan­te che sia i di­pen­den­ti sia i datori di lavoro af­fron­ti­no re­spon­sa­bil­men­te la questione della salute. Ciò comporta, da un lato, che i di­pen­den­ti prestino at­ten­zio­ne anche alla propria salute nel tempo libero e, dal­l'al­tro, che il datore di lavoro mostri com­pren­sio­ne per i di­pen­den­ti malati e sia ac­co­mo­dan­te, in una certa misura, quando si tratta di giorni di malattia e di visite mediche durante l'orario di lavoro. Così si può evitare che il di­pen­den­te malato cada in una pe­ri­co­lo­sa spirale di­scen­den­te.

Sonno

Un fattore spesso sot­to­va­lu­ta­to per il benessere generale è un sonno sano. Non dormire a suf­fi­cien­za porta a pre­sta­zio­ni peggiori, sbalzi d'umore, maggiore vul­ne­ra­bi­li­tà fisica e molti altri rischi. Il sonno di una persona può spesso essere uti­liz­za­to per valutare quanto sia equi­li­bra­to il suo work life balance. Non sorprende quindi che molti psicologi e medici con­si­de­ri­no dormire in modo sano un fattore chiave per una vita felice.

Il sonno è una risorsa preziosa che i la­vo­ra­to­ri troppo spesso (devono) ri­spar­mia­re. Coloro che hanno pro­gram­ma­to attività ri­crea­ti­ve dopo una lunga giornata di lavoro spesso si ritrovano a dover ri­nun­cia­re a qualche ora di sonno. La possibile con­se­guen­za: l'e­qui­li­brio vita-lavoro si de­sta­bi­liz­za.

Il Prof. James Gangwisch della Columbia Uni­ver­si­ty risponde alla domanda di quanto sia im­por­tan­te il sonno sano per la pro­dut­ti­vi­tà sul posto di lavoro. Nel suo studio sul tema del sonno in relazione al work life balance Gangwisch afferma che spe­cial­men­te un orario di lavoro fles­si­bi­le rap­pre­sen­ta una soluzione adeguata per sup­por­ta­re l’orologio biologico dei di­pen­den­ti. In par­ti­co­la­re scegliere di seguire re­go­la­men­ta­zio­ni generose per quanto riguarda l'orario di inizio del lavoro al mattino con­sen­ti­reb­be al di­pen­den­te di adattare il tempo da dedicare al sonno secondo le proprie esigenze personali. L'aumento di­mo­stra­bi­le delle pre­sta­zio­ni è quindi un vantaggio anche per il datore di lavoro.

Allo stesso tempo, però, Gangwisch mette in guardia contro un'ec­ces­si­va libertà di orari, perché il di­pen­den­te sfor­ze­reb­be troppo la fles­si­bi­li­tà e non avrebbe più un ritmo regolare nel suo ciclo giorno-notte. È quindi ne­ces­sa­rio stabilire un sistema di orario di lavoro che sia al contempo suf­fi­cien­te­men­te fles­si­bi­le e vin­co­lan­te per tutti.

Comunque sia dormire bene è un argomento estre­ma­men­te complesso e non può essere risolto solo con un sistema di orario di lavoro adeguato. Del resto quasi tutti i fattori della vita pro­fes­sio­na­le e privata possono avere effetti positivi o negativi sul sonno. Si può faticare ad ad­dor­men­tar­si a causa di pre­oc­cu­pa­zio­ni esistenti oppure non si è in grado di fare sonni tran­quil­li a causa di una vita privata stres­san­te. Oltre a fattori fisici e mentali in­di­vi­dua­li come l'a­li­men­ta­zio­ne, l'e­ser­ci­zio fisico e la salute mentale, influenze come il luogo di residenza, il rumore e il meteo giocano un ruolo da non sot­to­va­lu­ta­re nel tipo e nella durata dei periodi di riposo.

Relax e au­to­ri­fles­sio­ne

Questo fattore dipende for­te­men­te da ciò che l'in­di­vi­duo intende come relax e da quanto ne ha bisogno. Molte persone conducono vite pro­fes­sio­na­li e private sane, cio­no­no­stan­te non si riposano mai o non ab­ba­stan­za. La loro vita segue spesso la stessa sequenza: lavorare la mattina, pranzare con i colleghi a mez­zo­gior­no, tornare a casa dopo il lavoro, passare del tempo con il partner e/o i figli o fare sport, andare a letto. Ciò che a prima vista sembra essere un buon work life balance alla lunga diventa una routine noiosa e su­per­fi­cia­le. Dove ri­mar­reb­be il tempo per se stessi?

La capacità di au­to­ri­fles­sio­ne di una persona deve essere ali­men­ta­ta e rin­fre­sca­ta di continuo. In sostanza si tratta di mantenere attiva e salda la propria bussola interiore con cui af­fron­ta­re la vita. A tal proposito giocano un ruolo diverse domande relative al­l'au­to­rea­liz­za­zio­ne e ai propri desideri: mi trovo davvero dove voglio essere? Quali sono i miei sogni e obiettivi? Che cosa ho già raggiunto? Di cosa ho paura? Che cosa mi aiuta a diventare più felice?

Molte persone riescono a ri­ta­glia­re il tempo da dedicare a se stessi per hobby e interessi, at­tra­ver­so i quali si de­fi­ni­sco­no. Alcuni possono "entrare in se stessi" facendo sport, mentre altri pre­fe­ri­sco­no recarsi in luoghi specifici dove poter staccare la spina. In questo contesto sta di­ven­tan­do sempre più popolare la me­di­ta­zio­ne, una pratica spi­ri­tua­le che aiuta a fare chiarezza nella propria mente e a ri­flet­te­re su questioni im­por­tan­ti della vita.

Il work life balance non significa quindi solo trovare il giusto equi­li­brio tra vita pro­fes­sio­na­le e vita privata, ma anche ri­flet­ter­ci e metterlo in di­scus­sio­ne in con­ti­nua­zio­ne. Ma anche qui è im­por­tan­te la giusta misura: chiunque cerchi di rag­giun­ge­re ad ogni costo un buon equi­li­brio tra lavoro e vita privata senza viverlo, non riesce veramente a cogliere il punto che sta dietro al concetto.

Come pro­muo­ve­re un sano work life balance

Il concetto di work life balance vede il successo di un'a­zien­da in larga misura nella sod­di­sfa­zio­ne e nella pro­dut­ti­vi­tà dei di­pen­den­ti. Sempre più datori di lavoro stanno quindi studiando strategie adeguate per pro­muo­ve­re questi fattori. La pia­ni­fi­ca­zio­ne e l'at­tua­zio­ne di tali strategie è di re­spon­sa­bi­li­tà del di­par­ti­men­to delle risorse umane. Il senso di re­spon­sa­bi­li­tà e l'im­ma­gi­ne di sé di un'a­zien­da può stabilire la direzione da seguire.

Il termine moderno Corporate Social Re­spon­si­bi­li­ty (CSR) copre una vasta gamma di fattori, dalle ope­ra­zio­ni in ambito di so­ste­ni­bi­li­tà am­bien­ta­le alla re­spon­sa­bi­li­tà verso la società e la con­cor­ren­za e gli obblighi sociali nei confronti di ogni singolo di­pen­den­te. La CSR può quindi essere definita come la "bussola morale" di un'a­zien­da. Se non è allineata, ne soffrono gli elementi più deboli, non ultimo il work life balance.

Nella seguente tabella troverete le misure popolari con cui i datori di lavoro per­met­to­no ai propri di­pen­den­ti di rag­giun­ge­re un sano equi­li­brio tra vita pro­fes­sio­na­le e vita privata.

Misura Spie­ga­zio­ne
Orari di lavoro fles­si­bi­li I di­pen­den­ti sono in grado di adattare il proprio ritmo gior­na­lie­ro in base alle proprie esigenze in­di­vi­dua­li, di con­se­guen­za hanno maggiore libertà per quanto riguarda il tempo libero, la famiglia, il riposo notturno, e così via.
Home office Molte pro­fes­sio­ni possono essere fatte anche a casa o lontano dal luogo di lavoro. L'home office consente ai di­pen­den­ti di tra­scor­re­re più tempo con la famiglia e di riposarsi anche durante la settimana. Inoltre rimane più tempo libero perché non c'è bisogno di viaggiare per recarsi al lavoro. L’home office rallenta il ritmo di lavoro nella settimana di cinque giorni e porta più varietà nella vita pro­fes­sio­na­le. Inoltre il datore di lavoro risparmia denaro quando il posto di lavoro rimane inu­ti­liz­za­to per un giorno.
Proposte ali­men­ta­ri sane Ideal­men­te le mense do­vreb­be­ro offrire un pasto adatto a ogni di­pen­den­te ed essere il più tra­spa­ren­te possibile per quanto riguarda gli in­gre­dien­ti e la com­po­si­zio­ne del cibo. Inoltre ri­cor­ren­do alla consegna gratuita di frutta e bevande si ottiene un impatto positivo sulla salute dei di­pen­den­ti, fattore es­sen­zia­le per un sano work life balance.
Luogo di lavoro sano Avere cura del proprio corpo è im­por­tan­te, anche per ottenere un buon equi­li­brio tra lavoro e vita privata. So­prat­tut­to nel caso di lavori d'ufficio spetta al datore di lavoro creare buone con­di­zio­ni affinché i di­pen­den­ti rimangano in buona salute. Queste includono sedie er­go­no­mi­che per l’ufficio, scrivanie re­go­la­bi­li in altezza, po­sta­zio­ni di lavoro in piedi e processi di lavoro che in­co­rag­gia­no il movimento. Altri fattori sono un'il­lu­mi­na­zio­ne adeguata, la pro­te­zio­ne dal rumore e una buona tem­pe­ra­tu­ra degli ambienti. Inoltre lo spazio di lavoro non dovrebbe mai dare ai di­pen­den­ti la sen­sa­zio­ne di non potersi alzare ad esempio per fare una breve pausa con esercizi di stret­ching. Un'altra misura di supporto è l'ad­de­stra­men­to interno, ad esempio sulla corretta posizione di seduta.
Asilo interno L’asilo aziendale supporta i di­pen­den­ti che hanno figli, da un lato rendendo superflua (che per alcuni è difficile da trovare) l'as­si­sten­za al­l'in­fan­zia negli asili nido esterni e dal­l'al­tro favorendo la con­ci­lia­zio­ne della vita pro­fes­sio­na­le con quella familiare. I di­pen­den­ti possono tra­scor­re­re più tempo con i propri figli e ri­nun­cia­no quindi ad allungare la maternità/paternità o a passare al part-time, di­mi­nuen­do sia il rischio di in­ter­ru­zio­ni di carriera sia il turnover del personale.
Offerte fitness Corsi di esercizi per la schiena, sessioni di yoga, eventi sportivi e molte altre misure che pro­muo­vo­no at­ti­va­men­te la salute dei di­pen­den­ti. Allo stesso tempo molte di queste offerte creano un'at­mo­sfe­ra di lavoro migliore perché con­sen­to­no ai di­pen­den­ti di fare attività sportiva insieme.
Gestione dello stress Nella società odierna orientata alla per­for­man­ce la capacità di af­fron­ta­re lo stress è estre­ma­men­te im­por­tan­te. A tal proposito il datore di lavoro deve con­trad­di­stin­guer­si offrendo corsi di me­di­ta­zio­ne e di training autogeno, di gestione del tempo, e via dicendo. Nel complesso, tuttavia, è im­por­tan­te mantenere il livello di stress dei di­pen­den­ti il più basso possibile cercando di adottare tutte le misure proposte in questa tabella.
Pre­vi­den­za aziendale Un programma pen­sio­ni­sti­co aziendale può dare un grande supporto ai di­pen­den­ti, in quanto elimina almeno in parte la pre­oc­cu­pa­zio­ne per il futuro. La paura del futuro può essere un’ini­bi­zio­ne, per cui meno persone ne sentono il peso, meglio riescono a con­cen­trar­si sul presente e a ottenere ciò che vogliono grazie alle proprie skills.
Periodi sabbatici La pos­si­bi­li­tà di prendere periodi sabbatici non re­tri­bui­ti fa miracoli per alcuni di­pen­den­ti. Se il reparto delle risorse umane consente di ri­nun­cia­re a un di­pen­den­te per un certo periodo di tempo, i periodi sabbatici sono un modo efficace per sfuggire alla vita pro­fes­sio­na­le e con­cen­trar­si sulla propria vita privata. In questo modo si può com­pen­sa­re a uno squi­li­brio che si è pre­sen­ta­to e quando si ritorna a lavoro si è rin­vi­go­ri­ti e motivati. Inoltre le con­di­zio­ni di vita stres­san­ti come i lutti possono essere gestite meglio grazie a un periodo sabbatico. Il metodo è popolare anche per dare una pausa ai di­pen­den­ti a rischio burnout.
Feedback co­strut­ti­vi No­no­stan­te succeda raramente, ricevere ap­prez­za­men­ti sul posto di lavoro ha una grande influenza positiva sul benessere e sulla mo­ti­va­zio­ne del di­pen­den­te. Il buon lavoro va ap­prez­za­to, mentre gli errori vanno con­tra­sta­ti con critiche co­strut­ti­ve co­mu­ni­ca­te in maniera ri­spet­to­sa. Misure come le riunioni di feedback a in­ter­val­li regolari sono un buon modo per va­lo­riz­za­re re­go­lar­men­te i di­pen­den­ti. Inoltre si può dare la pos­si­bi­li­tà ai di­pen­den­ti di formulare i propri obiettivi che vengono poi elaborati insieme al re­spon­sa­bi­le. In questo modo il di­pen­den­te sa esat­ta­men­te cosa ci si aspetta da lui.
Op­por­tu­ni­tà di carriera tra­spa­ren­ti Per molti può diventare fru­stran­te fare un lavoro a "vicolo cieco" che non consente op­por­tu­ni­tà di carriera. Il concetto di work life balance non significa solo con­cen­trar­si su una vita privata felice parallela al proprio lavoro, ma anche con­cen­trar­si su una carriera sod­di­sfa­cen­te parallela alla propria vita privata. Se un di­pen­den­te è con­sa­pe­vo­le delle proprie pos­si­bi­li­tà di fare carriera e ne riceve l'op­por­tu­ni­tà, avrà migliori pre­sta­zio­ni e si iden­ti­fi­che­rà mag­gior­men­te con il datore di lavoro.
Op­por­tu­ni­tà di for­ma­zio­ne La maggior parte delle persone ricerca maggiori co­no­scen­ze e com­pe­ten­ze per tutto il corso dell’esistenza. Una vita pro­fes­sio­na­le di successo è definita anche dal costante am­plia­men­to delle proprie com­pe­ten­ze, che a loro volta con­sen­to­no il progresso pro­fes­sio­na­le. Il datore di lavoro può sostenere at­ti­va­men­te la for­ma­zio­ne dei propri di­pen­den­ti con appositi corsi, qua­li­fi­che ag­giun­ti­ve e pos­si­bi­li­tà di corsi di studio abbinati alla pro­fes­sio­ne.

Critica al modello del work life balance

Sebbene il modello del work life balance sia ge­ne­ral­men­te accettato e un numero sempre maggiore di aziende stia adottando misure adeguate per pro­muo­ver­lo, vi sono anche voci critiche che ritengono il concetto pro­ble­ma­ti­co.

Una critica frequente ritiene che l'e­qui­li­brio vita-lavoro sia un mito: si trat­te­reb­be infatti di uno stato ideale che è pra­ti­ca­men­te im­pos­si­bi­le da rag­giun­ge­re perché la vita non può essere pia­ni­fi­ca­ta. L'idea di avere un buon work life balance non terrebbe quindi conto della natura caotica della vita, che sem­pli­ce­men­te non può essere con­trol­la­ta at­tra­ver­so un'at­ten­ta pia­ni­fi­ca­zio­ne. Il modello igno­re­reb­be anche abilità im­por­tan­ti come l'a­dat­ta­bi­li­tà e l'im­prov­vi­sa­zio­ne, mentre allo stesso tempo cer­che­reb­be di pre­scri­ve­re una "gestione della vita" per le persone che è im­pos­si­bi­le in questa forma. Ironia della sorte, un'eccessiva pia­ni­fi­ca­zio­ne della propria vita non farebbe che aumentare lo stress.

Un ulteriore punto di critica si riferisce al termine stesso "work life balance”, che sug­ge­ri­reb­be che il lavoro e la vita sono due aree opposte. I critici del modello so­sten­go­no che questa se­pa­ra­zio­ne non è corretta perché si vive anche quando si lavora. Per molte persone, inoltre, il lavoro è suf­fi­cien­te come vita, pertanto il concetto di work life balance trac­ce­reb­be una linea di de­mar­ca­zio­ne che in questo contesto non esiste.

In questo senso il modello de­ni­gre­reb­be la vita pro­fes­sio­na­le come av­ver­sa­ria di quella privata, anche se in realtà sarebbe più corretto fare a meno di separarle. L'in­sod­di­sfa­zio­ne per il lavoro in sé non può essere risolta cercando di trovare un equi­li­brio tra lavoro e vita privata, piuttosto sarebbe più sensato prendere in con­si­de­ra­zio­ne l’idea di cambiare lavoro. In al­ter­na­ti­va al work life balance ora si parla di work life in­te­gra­tion, che prevede una fusione ideale tra vita pro­fes­sio­na­le e privata invece di separarle in due aree. Il concetto di work life ef­fec­ti­ve­ness persegue un approccio simile.

Altre critiche del modello si rivolgono in par­ti­co­lar modo alla priorità conferita al concetto di equi­li­brio”. L'essere umano è in­trin­se­ca­men­te squi­li­bra­to, ma ciò non porta ne­ces­sa­ria­men­te alla sua rovina. Per molte persone è suf­fi­cien­te avere una carriera di successo per essere felici e pro­dut­ti­ve; c’è anche chi trae più forza dalla propria in­quie­tu­di­ne interiore, la quale funge da spinta a ottenere pre­sta­zio­ni sempre migliori. Inoltre è abituale nella propria esistenza alternare periodi in cui ci si concentra mag­gior­men­te sulla vita pro­fes­sio­na­le o su quella privata. Il work life balance, invece, prevede una con­di­zio­ne generale ideale che non può e non deve essere applicata in modo uni­ver­sa­le a tutte le persone.

Ulteriori critiche sono rivolte alle misure in­di­vi­dua­li per l'e­qui­li­brio tra lavoro e vita privata. Un orario di lavoro fles­si­bi­le non sarebbe adatto a tutti i di­pen­den­ti; una giornata di lavoro ri­go­ro­sa­men­te pia­ni­fi­ca­ta presenta infatti anche una serie di vantaggi, dalla sicurezza della pia­ni­fi­ca­zio­ne a un sonno più sano (anche se ci sono molte in­cer­tez­ze scien­ti­fi­che intorno al dormire sano). In aggiunta le strutture come gli asili aziendali possono tra­mu­tar­si in un ulteriore elemento di stress sul posto di lavoro; del resto molti di­pen­den­ti staccano la spina dalle proprie famiglie proprio sul posto di lavoro.

Molte misure sono persino viste come ipocrite: non ba­ste­reb­be offrire frutta fresca e un orario di lavoro fles­si­bi­li per arrivare a un sano work life balance. I critici di questo modello pre­fe­ri­sco­no fare appello a una re­spon­sa­bi­li­tà sociale positiva delle aziende in grado di creare delle buone con­di­zio­ni per un buon lavoro. Il concetto come l'e­qui­li­brio tra lavoro e vita privata sarebbe quindi superfluo e tuttalpiù una parola d'ordine senza senso.

In sintesi: i vantaggi di un sano work life balance

Il concetto di work life balance prevede che i di­pen­den­ti e i datori di lavoro be­ne­fi­ci­no in egual misura di un equi­li­brio vita privata-lavoro. Il modello deve essere con­si­de­ra­to in­di­vi­dual­men­te per ogni persona. Tuttavia è possibile iden­ti­fi­ca­re alcuni vantaggi generali validi per entrambe le parti, che si sono di­mo­stra­ti tali sotto molti aspetti. Nella seguente pa­no­ra­mi­ca pre­sen­tia­mo l'in­te­ra­zio­ne reciproca di un sano equi­li­brio tra lavoro e vita privata.

Vantaggi per il di­pen­den­te Vantaggi per il datore di lavoro
Si dà maggiore im­por­tan­za alla vita privata e alla felicità personale … … facendo sì che il di­pen­den­te sia più rilassato, rea­liz­za­to e in pace con sé stesso.
Orari di lavoro più fles­si­bi­li per­met­to­no di or­ga­niz­za­re meglio la vita privata … … rendendo più ef­fi­cien­te il lavoro di ogni singolo di­pen­den­te.
Il work life balance permette di condurre uno stile di vita più sano … … e un di­pen­den­te sano è più pro­dut­ti­vo, più motivato e più sod­di­sfat­to del proprio lavoro.
L’home office ha un’influenza positiva so­prat­tut­to sulla vita familiare … … e fa ri­spar­mia­re soldi e altre risorse al datore di lavoro, perché il di­pen­den­te non sta uti­liz­zan­do la propria po­sta­zio­ne.
Eventi sociali fa­vo­ri­sco­no la com­bi­na­zio­ne di vita pro­fes­sio­na­le e privata … … e sotto forma di misura per il team building hanno una doppia valenza.
Le offerte fitness e i corsi di for­ma­zio­ne stimolano il di­pen­den­te come persona … … portando a una maggiore pro­dut­ti­vi­tà e mo­ti­va­zio­ne sul posto di lavoro.
L’as­si­sten­za all’infanzia interna all’azienda favorisce l’armonia tra vita pro­fes­sio­na­le e familiare … … offrendo la pos­si­bi­li­tà ai genitori di tornare prima e senza pre­oc­cu­pa­zio­ni a lavorare dopo la nascita del figlio.
Un posto di lavoro attento alla salute dei di­pen­den­ti che offre diversi benefit aumenta la qualità del lavoro … … e quando i di­pen­den­ti lavorano vo­len­tie­ri ripagano il datore di lavoro con delle per­for­man­ce migliori.
Feedback co­strut­ti­vi e op­por­tu­ni­tà di carriera tra­spa­ren­ti re­go­la­men­ta­no la vita pro­fes­sio­na­le e tolgono pre­oc­cu­pa­zio­ni alla vita privata … … in questo modo il datore di lavoro riesce a stimare meglio il lavoro dei suoi di­pen­den­ti e a co­mu­ni­ca­re meglio sia ap­prez­za­men­ti che critiche.
I periodi sabbatici per­met­to­no al di­pen­den­te di ri­pri­sti­na­re il work life balance senza rischiare un’in­ter­ru­zio­ne della carriera … … e lo legano a lungo termine all’azienda di­mi­nuen­do il rischio di burnout e raf­for­zan­do l’iden­ti­fi­ca­zio­ne con il datore di lavoro.
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