La corporate go­ver­nan­ce è un concetto centrale della gestione aziendale che racchiude una serie di normative e requisiti legali che un’azienda si impegna a ri­spet­ta­re per operare sul mercato con successo e in con­for­mi­tà con le leggi.

In questo articolo forniamo una pa­no­ra­mi­ca dei principi e degli obiettivi legati alla corporate go­ver­nan­ce, di come questi principi si ri­flet­to­no nella prassi aziendale e delle norme di legge ap­pli­ca­bi­li a livello nazionale e in­ter­na­zio­na­le.

Qual è il si­gni­fi­ca­to di corporate go­ver­nan­ce?

Per corporate go­ver­nan­ce si intende l’insieme di regole, leggi e procedure che de­ter­mi­na­no e con­trol­la­no la gestione aziendale. Questo quadro normativo e fattuale della corporate go­ver­nan­ce copre non solo le norme interne di una società (come lo statuto), ma anche i requisiti relativi alle relazioni esterne della società con il mercato dei capitali. La corporate go­ver­nan­ce di un’azienda è dunque definita sia dalla direzione aziendale che dal le­gi­sla­to­re.

N.B.

Il termine inglese “corporate go­ver­nan­ce” si è ormai affermato nella lingua italiana, ma può essere tradotto anche come “governo d’impresa” o “governo so­cie­ta­rio”. Spesso viene reso anche come “ma­na­ge­ment” o “gestione aziendale”, ma questi non colgono a pieno il si­gni­fi­ca­to ori­gi­na­rio perché non si riferisce a una forma di gestione qualunque, ma a una gestione e a un controllo dell’impresa re­spon­sa­bi­le.

La corporate go­ver­nan­ce svolge un ruolo par­ti­co­lar­men­te im­por­tan­te nelle grandi società quotate, dove le relative strutture servono a coor­di­na­re i diversi interessi degli azionisti e del ma­na­ge­ment e a evitare conflitti tra le due parti o all’interno dei ri­spet­ti­vi gruppi. Ormai la corporate go­ver­nan­ce interessa anche altre forme so­cie­ta­rie, come le imprese di media di­men­sio­ne.

Gli obiettivi delle strutture di corporate go­ver­nan­ce variano da società a società. Tutte le strutture inseguono comunque un obiettivo comune, ovvero quello di fornire alla gestione aziendale un quadro di ri­fe­ri­men­to per con­tri­bui­re alla creazione di un mercato più stabile, influendo po­si­ti­va­men­te sul successo dell’azienda e creando op­por­tu­ni­tà eco­no­mi­che e più posti di lavoro.

Im­por­tan­ti obiettivi della corporate go­ver­nan­ce:

  • Controllo
  • Tra­spa­ren­za
  • Ef­fi­cien­za
  • Adeguata gestione del rischio
  • Mi­glio­ra­men­ti dei processi
  • Parità di trat­ta­men­to e tutela di interessi diversi

Corporate Go­ver­nan­ce vs. Com­plian­ce

I termini “corporate go­ver­nan­ce” e “com­plian­ce” vengono spesso uti­liz­za­ti nello stesso contesto senza una vera di­stin­zio­ne. Alcune fonti usano i due termini persino come sinonimi. Entrambi sono comunque legati a precise norme e leggi che un’azienda deve ri­spet­ta­re.

La dif­fe­ren­za tra i termini sta nella loro pro­spet­ti­va: la corporate go­ver­nan­ce si concentra sulle relazioni, mira a creare tra­spa­ren­za e fiducia tra azionisti e ma­na­ge­ment, oltre che per gli in­ve­sti­to­ri e il mercato dei capitali. La com­plian­ce, d’altro canto, si concentra, da un punto di vista dell’azienda, sulle misure ne­ces­sa­rie per con­for­mar­si ai requisiti specifici per una gestione aziendale corretta e di successo.

La corporate go­ver­nan­ce e la com­plian­ce, insieme alla gestione del rischio, sono con­si­de­ra­ti come un insieme di “go­ver­nan­ce, rischio e com­plian­ce”.

Strutture di corporate go­ver­nan­ce nella pratica

Per garantire il rispetto di tutti i requisiti giu­ri­di­ca­men­te vin­co­lan­ti o volontari, le imprese devono istituire strutture di corporate go­ver­nan­ce fun­zio­nan­ti. La con­fi­gu­ra­zio­ne di tali strutture varia a seconda del paese in cui si trova l’azienda. Esistono dif­fe­ren­ze fon­da­men­ta­li tra gli Stati Uniti e l’Europa con­ti­nen­ta­le.

Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna si adotta un approccio orientato agli azionisti che si concentra prin­ci­pal­men­te sul rapporto con gli operatori del mercato. Il Consiglio di Am­mi­ni­stra­zio­ne è quindi composto da am­mi­ni­stra­to­ri non esecutivi eletti dagli azionisti.

In Europa, invece, l’at­ten­zio­ne è fo­ca­liz­za­ta sugli sta­ke­hol­der, un approccio che coinvolge tutti i gruppi in­te­res­sa­ti dalle attività im­pren­di­to­ria­li. Qui è di cruciale im­por­tan­za il consiglio di sor­ve­glian­za, in cui i rap­pre­sen­tan­ti dei la­vo­ra­to­ri e di altre parti in­te­res­sa­te, come i clienti o i fornitori, con­trol­la­no la gestione dell’azienda.

I processi e gli organismi di controllo variano a seconda dell’approccio applicato. In­di­pen­den­te­men­te dal sistema scelto è tuttavia ne­ces­sa­rio, nella stra­gran­de mag­gio­ran­za dei casi, istituire un di­par­ti­men­to di corporate go­ver­nan­ce, dal momento che il rispetto di tutti i requisiti di go­ver­nan­ce comporta una notevole mole di lavoro.

Storia della corporate go­ver­nan­ce

Il concetto di corporate go­ver­nan­ce ha origini an­glo­sas­so­ni. I primi principi furono pub­bli­ca­ti negli anni ‘30 del secolo scorso dopo il crollo della borsa del 1929 da scien­zia­ti americani che os­ser­va­ro­no un divario tra gli interessi degli azionisti e quelli del ma­na­ge­ment.

Con la nascita delle società in­ter­na­zio­na­li dopo la seconda guerra mondiale, le idee di corporate go­ver­nan­ce si sono diffuse sempre più negli Stati Uniti e il numero di pub­bli­ca­zio­ni è aumentato. A partire dagli anni ’70 le direzioni aziendali si im­pe­gna­ro­no sempre più a ri­spet­ta­re tali principi, anche al di là delle norme giu­ri­di­ca­men­te vin­co­lan­ti. Il termine si è diffuso a livello in­ter­na­zio­na­le solo negli anni ’90, quando fu uti­liz­za­to nei report delle imprese per de­scri­ve­re l’at­tua­zio­ne pratica di una buona gestione aziendale.

In Italia, invece, il concetto di corporate go­ver­nan­ce ha acquisito im­por­tan­za formale solo nel 1999 con la co­sti­tu­zio­ne del “Comitato per la Corporate Go­ver­nan­ce delle società quotate” da parte di Borsa italiana S.p.A. Questo ritardo nell’adozione e nella for­ma­liz­za­zio­ne del concetto nel nostro paese è dovuto prin­ci­pal­men­te alla dif­fe­ren­za tra il modello am­mi­ni­stra­ti­vo an­glo­sas­so­ne e quello italiano, il quale nasce e si diffonde come un ca­pi­ta­li­smo di stampo familiare e dà prin­ci­pal­men­te origine a imprese di piccole e medie di­men­sio­ni lontane dalle realtà im­pren­di­to­ria­li d’ol­treo­cea­no.

Corporate go­ver­nan­ce: quadro normativo italiano

In Italia è stato istituito nel 1999 il Comitato per la Corporate Go­ver­nan­ce delle società quotate che ha redatto, nello stesso anno, la prima versione del Codice di Au­to­di­sci­pli­na, chiamato anche Codice Preda. Tale Codice è un insieme di regole di com­por­ta­men­to che vanno ad ag­giun­ger­si alle norme, agli obblighi e alle sanzioni sancite dalle di­spo­si­zio­ni normative, come il Codice Civile, il TUF e i re­go­la­men­ti della CONSOB.

Il Codice di Au­to­di­sci­pli­na è suddiviso in 10 sezioni:

  1. Ruolo del consiglio di am­mi­ni­stra­zio­ne
  2. Com­po­si­zio­ne del consiglio di am­mi­ni­stra­zio­ne
  3. Am­mi­ni­stra­to­ri in­di­pen­den­ti
  4. Isti­tu­zio­ne e fon­da­men­to dei comitati interni al consiglio di am­mi­ni­stra­zio­ne
  5. Nomina degli am­mi­ni­stra­to­ri
  6. Re­mu­ne­ra­zio­ne degli am­mi­ni­stra­to­ri
  7. Sistema di controllo interno e gestione dei rischi
  8. Sindaci
  9. Rapporti con gli azionisti
  10. Sistemi di am­mi­ni­stra­zio­ne e controllo dua­li­sti­co e monistico

L’adesione al Codice di Au­to­di­sci­pli­na è fa­col­ta­ti­va e comporta soltanto l’obbligo di spiegare il motivo di eventuali sco­sta­men­ti. Esso codifica una serie di principi di best practice che do­vreb­be­ro aiutare a rendere le regole di corporate go­ver­nan­ce italiane più com­pa­ra­bi­li con quelle in­ter­na­zio­na­li, svi­lup­pan­do un sistema che ispiri maggiore fiducia nei soggetti stranieri.

Oltre ai codici e alle normative nazionali esiste anche un quadro le­gi­sla­ti­vo in­ter­na­zio­na­le. Nell’Unione europea vigono, ad esempio, diverse direttive e normative. Il diritto so­cie­ta­rio europeo definisce un codice di corporate go­ver­nan­ce per le banche e le imprese di in­ve­sti­men­to.

Anche l’Or­ga­niz­za­zio­ne per la coo­pe­ra­zio­ne e lo sviluppo economico (OCSE) ha stabilito una serie di principi di governo so­cie­ta­rio. I principi dell’OCSE sono stati pub­bli­ca­ti per la prima volta nel 1999 e ag­gior­na­ti nel 2015. I principi mirano a sostenere l’ef­fi­cien­za economica, la crescita so­ste­ni­bi­le e la stabilità fi­nan­zia­ria, nonché il trat­ta­men­to equo degli azionisti e delle parti in­te­res­sa­te.

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