Una fattura è un documento ufficiale che serve a cer­ti­fi­ca­re l’ero­ga­zio­ne di un bene e/o un servizio da parte del venditore a un ac­qui­ren­te per un prezzo stabilito. Sono obbligati a emettere una fattura tutti coloro che risultano essere degli im­pren­di­to­ri (sia in qualità di ditta in­di­vi­dua­le che come società), dei liberi pro­fes­sio­ni­sti o coloro che eser­ci­ta­no delle pro­fes­sio­ni nell’ambito artistico. In questo documento viene riportata l’IVA, ovvero l’imposta sul valore aggiunto da pagare allo Stato, e che rende ogni singola fattura un documento in­di­spen­sa­bi­le ai fini fiscali.

Uno schema vin­co­lan­te per compilare una fattura non esiste, è ne­ces­sa­rio solo attenersi alla normativa e inserire quindi gli elementi ob­bli­ga­to­ri previsti dalla legge italiana. Ma quali sono i dati ob­bli­ga­to­ri in una fattura? Ve lo spie­ghia­mo nel dettaglio nel prossimo paragrafo.

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Emettere una fattura: i dati in­di­spen­sa­bi­li

Dopo aver svolto una pre­sta­zio­ne o fornito un servizio al proprio cliente, è ne­ces­sa­rio emettere una fattura, dove devono essere contenuti i dati del fornitore, i dati del cliente e i dettagli sulla pre­sta­zio­ne svolta.

Secondo la legge, le in­for­ma­zio­ni contenute in una fattura devono essere le seguenti:

  • data di emissione;
  • numero pro­gres­si­vo di emissione (in genere, per anno solare);
  • dati del fornitore, quali nome della ditta, ragione sociale, indirizzo, numero di partita IVA e, in alcuni casi, anche il codice fiscale (che per le aziende ge­ne­ral­men­te cor­ri­spon­de alla partita IVA);
  • dati del cliente, quali l’indirizzo;
  • de­scri­zio­ne della qualità, della quantità e del prezzo delle merci o dei servizi offerti;
  • eventuali sconti, spese ac­ces­so­rie e spese previste;
  • il’importo dell’IVA ap­pli­ca­bi­le per la categoria di servizi trattati;
  • il totale della fattura.

Inoltre ogni fattura si compone di due parti: la parte de­scrit­ti­va si occupa degli aspetti relativi al fornitore, al cliente e alle in­for­ma­zio­ni generiche sulla fattura, mentre nella parte tabellare viene riportata nel dettaglio la merce ac­qui­sta­ta con i relativi prezzi, calcolati con l’IVA e infine la somma totale della fattura.

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Data di emissione

La data di emissione coincide con la data di consegna. Qualora la vostra merce debba essere con­se­gna­ta o c’è un giorno preciso in cui il vostro servizio verrà messo a di­spo­si­zio­ne, nella fattura va indicato il giorno in cui avverrà la consegna o il giorno in cui la pre­sta­zio­ne è stata conclusa. Il giorno di consegna coincide con quello indicato nel Documento di Trasporto; se non lo sapete ancora con pre­ci­sio­ne, inserite una data in­di­ca­ti­va (ad esempio consegna prevista: 30.05.2017).

Numero della fattura

Per emettere fatture, la normativa di ri­fe­ri­men­to è quella del DPR 633/1972. È im­por­tan­te numerare le fatture in ordine cro­no­lo­gi­co e so­prat­tut­to in modo chiaro. Ogni fattura deve pre­sen­ta­re un numero unico e pro­gres­si­vo, ma rimangono comunque permesse com­bi­na­zio­ni di cifre e lettere, che indicano ad esempio il numero e il luogo della filiale di un’azienda.

Consiglio

Si può decidere se ordinare le fatture per anno solare o se numerarle in base alla durata di vita dell’azienda. Se si opta per il primo metodo più comune, ogni anno a gennaio si deve ri­co­min­cia­re da 1: es. fattura n. 01/2017 e l’anno suc­ces­si­vo fattura n. 01/2018. Al­tri­men­ti si potrà con­ti­nua­re pro­gres­si­va­men­te facendo ri­fe­ri­men­to all’anno di nascita dell’azienda. Quindi se, ad esempio, l’azienda è stata fondata a gennaio del 2017, nel 2018 non verrà azzerato il conteggio e si con­ti­nue­rà con la fattura n. 2000/2018, se fino ad allora sono state emesse 1999 fatture.

De­scri­zio­ne delle merci o dei servizi offerti

Dopo i dati relativi alla vostra azienda e a quelli del cliente, è ne­ces­sa­rio compilare ac­cu­ra­ta­men­te la parte tabellare della fattura, dove viene indicata la merce o la pre­sta­zio­ne fornita con ri­fe­ri­men­to alla quantità e al prezzo. Per men­zio­na­re gli articoli venduti, ad esempio, basterà inserire il nome presente nel vostro catalogo e accanto il prezzo senza e con IVA. In caso di sconti, anche questi vanno op­por­tu­na­men­te segnalati.

Imposta sul valore aggiunto (IVA)

L’imposta sul valore aggiunto, co­mu­ne­men­te nota con il nome di IVA, è una tassa in vigore in tutti i paesi dell’UE che si applica in caso di cessione di beni e pre­sta­zio­ni di servizi erogati dai titolari di partita IVA. Per l’ap­pli­ca­zio­ne dell’IVA devono ve­ri­fi­car­si le seguenti con­di­zio­ni:

  • Pre­sup­po­sto oggettivo, cioè tutte le ope­ra­zio­ni prevedono una cessione di beni o una pre­sta­zio­ne di servizi;
  • Pre­sup­po­sto sog­get­ti­vo, cioè l’ope­ra­zio­ne viene compiuta da un soggetto sot­to­po­sto ad IVA, quali piccoli im­pren­di­to­ri, società, pro­fes­sio­ni­sti, e quindi non da privati;
  • Pre­sup­po­sto ter­ri­to­ria­le, cioè le ope­ra­zio­ni sono compiute nel ter­ri­to­rio dove lo Stato esercita la sovranità.

Nel concreto e ri­por­tan­do il discorso alla fattura, l’IVA è una per­cen­tua­le che si ottiene mol­ti­pli­can­do il totale im­po­ni­bi­le con l’aliquota IVA diviso 100. Ci sono tre diverse aliquote IVA in vigore e quella da applicare varia a seconda della tipologia della merce:

  • IVA ul­tra­ri­dot­ta del 4% ap­pli­ca­bi­le sui beni di prima necessità, come pasta, latte, ecc.;
  • IVA ridotta del 10% ap­pli­ca­bi­le sui beni e i servizi di largo consumo, come miele, salumi, ecc.;
  • IVA ordinaria del 22% ap­pli­ca­bi­le su tutti gli altri beni, come capi di ab­bi­glia­men­to, elet­tro­ni­ca, ecc.

In ogni fattura va quindi indicata l’IVA applicata, il relativo importo e poi il prezzo totale com­pren­si­vo di IVA.

N.B.

Non tutte le ope­ra­zio­ni sono soggette ad IVA, quindi sarà bene ri­vol­ger­si al proprio com­mer­cia­li­sta per sapere se l’IVA è sempre ap­pli­ca­bi­le nel vostro caso

Regime for­fet­ta­rio per i con­tri­buen­ti minimi

Nel 2015 è stato in­tro­dot­to dalla Legge di Stabilità un regime fiscale agevolato rivolto alle persone fisiche, im­pren­di­to­ri o pro­fes­sio­ni­sti che ge­sti­sco­no un’attività di di­men­sio­ni ridotte. Per poter accedere a questo regime e con­ti­nua­re a usu­fruir­vi negli anni suc­ces­si­vi, bisogna sod­di­sfa­re dei requisiti precisi:

  • Limiti dei ricavi e dei compensi percepiti: a seconda dell’attività non bisogna superare dei limiti specifici, che vanno da 25.000 a 50.000 EUR al lordo;
  • Spese per lavoro di­pen­den­te e as­si­mi­la­ti: la soglia da non superare è quella dei 5.000 EUR lordi;
  • Beni stru­men­ta­li: il costo com­ples­si­vo al lordo non deve andare oltre i 20.000 EUR all’anno.

Sono previsti anche altri limiti per quanto riguarda lo svol­gi­men­to di ope­ra­zio­ni con l’estero, che qualora vengano superati, com­por­te­ran­no un’uscita dal regime. Tuttavia, chi rientra in questa categoria avrà il vantaggio di dover seguire meno adem­pi­men­ti fiscali e contabili, si è ad esempio esonerati dalla re­gi­stra­zio­ne e tenuta dei registri contabili e fiscali, e sarà perciò suf­fi­cien­te con­ser­va­re i documenti emessi e ricevuti, pre­sen­tan­do solo la di­chia­ra­zio­ne dei redditi ogni anno.

Obbligo di emissione delle fatture e durata di con­ser­va­zio­ne

Ogni volta che avviene uno scambio economico è ne­ces­sa­rio emettere una fattura, in duplice copia. Ci sono due tipi di fatture: la fattura immediata emessa il giorno della consegna e la fattura differita emessa entro il 15 del mese suc­ces­si­vo a quello della consegna. Invece, la durata di con­ser­va­zio­ne dei documenti varia a seconda dei servizi presi in con­si­de­ra­zio­ne, anche se si consiglia di tenere tutto almeno per 10 anni, onde evitare problemi di sorta.  Inoltre, si ricorda che ai fini fiscali tutte le fatture e le relative spese de­trai­bi­li vanno con­ser­va­te fino alla de­fi­ni­zio­ne degli ac­cer­ta­men­ti relativi al periodo d’imposta cor­ri­spon­den­te.

Casi par­ti­co­la­ri nell’emissione di fatture

Non sempre durante la prassi la­vo­ra­ti­va ci si limita solo a compilare fatture. Vi esponiamo qui alcune altre si­tua­zio­ni che po­treb­be­ro capitarvi.

Fattura sem­pli­fi­ca­ta

È possibile emettere una fattura in modalità sem­pli­fi­ca­ta, qualora l’ammontare com­ples­si­vo della pre­sta­zio­ne, IVA compresa, sia di 100 EUR. Rispetto ad una normale fattura, sono presenti delle sem­pli­fi­ca­zio­ni, ovvero:

  • si specifica solo la partita IVA o il codice fiscale del cliente residente in Italia o in un paese dell’UE, senza indicare i dati ana­gra­fi­ci e re­si­den­zia­li;
  • si specifica il totale dell’ammontare com­ples­si­vo (IVA già integrata);
  • si specifica il dettaglio dei servizi, invece che la loro quantità e qualità.

Non è possibile, però, ricorrere a questo tipo di fattura nel caso di cessioni in­tra­co­mu­ni­ta­rie, vendite a distanza o pre­sta­zio­ni di servizi/cessioni di beni verso un soggetto passivo residente in uno Stato co­mu­ni­ta­rio dove l’imposta è dovuta. Com­pi­lan­do una fattura di questo tipo, si ha quindi una sem­pli­fi­ca­zio­ne massima rispetto alla normale procedura e si agevola il processo di emissione nei casi in cui è ap­pli­ca­bi­le.

Nota di credito

Può succedere che, a volte, sia ne­ces­sa­rio emettere una nota di credito per re­sti­tui­re al cliente una parte del valore o l’importo com­ples­si­vo di una fattura. In genere si emette una nota di credito, quando:

  • una pre­sta­zio­ne non è stata svolta com­ple­ta­men­te o cor­ret­ta­men­te;
  • sono presenti errori nel calcolo dell’imposta, dell’im­po­ni­bi­le o di entrambi;
  • avviene un reso di materiali difettosi e non so­sti­tui­bi­li;
  • si è in presenza di resi per i casi in cui si ve­ri­fi­ca­no le con­di­zio­ni;
  • non sono stati concessi gli sconti previsti nella fattura.

Se sussiste uno di questi requisiti, è possibile emettere la relativa nota di credito e decidere se re­sti­tui­re l’importo al cliente oppure saldarlo per com­pen­sa­zio­ne, vale a dire che l’importo andrà a coprire fatture ancora da pagare o che verranno emesse in seguito.

Fatto

Il metodo per com­pen­sa­zio­ne è pre­fe­ri­bi­le perché risulta più chiaro quanto successo, ovvero che il cliente ha pagato un importo inferiore per via del credito a suo favore che è andato a com­pen­sa­re un suo debito. Nella pratica: se un cliente ha una fattura da saldare con un importo pari a 50 EUR ed è stata emessa una nota di credito pari a 20 EUR, questo importo coprirà in parte quello della fattura, così che il cliente si ritroverà a dover pagare solo 30 EUR.

Come compilare una fattura: spese di trasporto

Come ci si comporta con le spese di trasporto da inserire in una fattura e il relativo calcolo dell’IVA? Se è l’ac­qui­ren­te a pagare per il costo del trasporto, allora questa voce non inciderà sul calcolo dell’IVA in fattura. Nel caso in cui sia, invece, il venditore a farsi carico del trasporto, anche questo servizio è soggetto ad im­po­si­zio­ne IVA. La pre­sta­zio­ne può essere comunque svolta gra­tui­ta­men­te e in tal caso il trasporto sarà im­po­ni­bi­le se il valore sarà superiore a 25,82 EUR.

Ma vi sono anche si­tua­zio­ni in cui è il cliente a pagare per questo servizio. L’IVA che verrà applicata sarà quella prevista per la merce venduta, in quanto il trasporto viene con­si­de­ra­to come una pre­sta­zio­ne ac­ces­so­ria e non è quindi soggetto ad un’imposta in modo autonomo.

Infine, si può anche decidere di affidare il trasporto ad un terzo e in questo caso, sarà l’azienda in­ca­ri­ca­ta a dover pre­sen­ta­re la fattura all’ac­qui­ren­te o al venditore. È anche possibile che il venditore si faccia carico delle spese di trasporto, an­ti­ci­pan­do la somma per il com­pra­to­re e re­gi­stran­do­la tra le spese do­cu­men­ta­te; suc­ces­si­va­men­te il venditore ne terrà conto nella fattura emessa al cliente e così facendo il costo non sarà soggetto ad IVA.

Errori da evitare durante l’emissione di una fattura

Se durante l’emissione di una fattura si incorre in errori c’è il rischio di dover pagare delle multe, più o meno onerose. È quindi opportuno fare sempre at­ten­zio­ne e compilare le fatture cor­ret­ta­men­te. Gli errori, però, possono sempre accadere, l’im­por­tan­te è porvi rimedio. Ov­via­men­te si riscontra il solo se la fattura è stata già inviata al cliente, al­tri­men­ti basterà compilare nuo­va­men­te la fattura con i dati corretti. Vediamo meglio il tipo di errori e una loro possibile soluzione.

Errori ri­guar­dan­ti importi e IVA

Se in una fattura è stato inserito un importo sbagliato, si dovrà cor­reg­ger­lo emettendo una nota di va­ria­zio­ne. Se si è fatturato un importo inferiore, si emetterà una nota di va­ria­zio­ne in aumento, anche chiamata nota di debito, così verrà pre­sen­ta­to al cliente l’importo mancante e il residuo IVA non ancora calcolato.

Qualora si sia fatturato più del dovuto, dovrà essere emessa una nota di va­ria­zio­ne in di­mi­nu­zio­ne, cioè la nota di credito, grazie alla quale si storna l’importo in eccesso e la relativa IVA.

Errori ri­guar­dan­ti altri dati

La questione risulta più facile, se sono stati commessi errori nell’in­te­sta­zio­ne o in altre parti della fattura estranee all’importo della stessa. In questo caso basterà rinviare la fattura corretta al cliente, se­gna­lan­do il problema. Se però la fattura è stata già re­gi­stra­ta, anche in questo caso sarà ne­ces­sa­rio fare una va­ria­zio­ne per stornare to­tal­men­te la fattura errata ed emettere una nuova fattura corretta.

N.B.

È im­por­tan­te ri­co­no­sce­re tem­pe­sti­va­men­te gli errori, prima di fare la di­chia­ra­zio­ne dei redditi. Una cor­re­zio­ne delle fatture permette di evitare di incorrere in sanzioni ben più salate.

Vi preghiamo di osservare la Nota legale relativa a questo articolo.

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