Molte startup passano anni a per­fe­zio­na­re l'idea di un prodotto, ela­bo­ran­do un concetto di marketing e in­ve­sten­do molto denaro nella pro­du­zio­ne, per poi pre­sen­ta­re il prodotto finito ai po­ten­zia­li clienti. Se però il target reagisce con di­sin­te­res­se, la giovane azienda scompare ra­pi­da­men­te nel­l'o­blio, perché senza fatturato il denaro investito non può essere re­cu­pe­ra­to. Chi ha investito il suo pa­tri­mo­nio a questo punto avrà perso tutto. I fondatori in­tel­li­gen­ti seguono quindi una strada diversa: iniziano con un prodotto minimo fun­zio­nan­te, il co­sid­det­to Minimum Viable Product (MVP).

Che cos'è l'MVP? Si tratta di un prodotto fun­zio­nan­te, né più né meno. A primo impatto sembra ele­men­ta­re, ma in realtà nasconde un concetto ben elaborato. Frank Robinson, CEO di SyncDev In­cor­po­ra­ted, ha coniato il termine "Minimum Viable Product" per la prima volta al­l'i­ni­zio degli anni 2000. Nella cerchia dei fondatori il concetto si è diffuso at­tra­ver­so libri come "The Lean Startup" di Eric Ries. Il Minimum Viable Product è un metodo centrale della filosofia Lean Startup. In questo articolo vi spie­ghia­mo come l'MVP può aiutarvi a ottenere il massimo dalla vostra idea di prodotto con il minimo rischio.

L'MVP e la sua im­por­tan­za per lo sviluppo di un prodotto

Un Minimum Viable Product, spesso definito anche prodotto minimo o prodotto iniziale, aiuta a capire se c'è un interesse di base per il prodotto e quali sono le relative aspet­ta­ti­ve del target, prima ancora di investire somme ingenti nello sviluppo. Il principio guida è non investire troppo tempo e fatica in un prodotto se non si sa come rea­gi­ran­no i clienti. Equi­pag­gia­te invece il vostro prodotto solo con le funzioni più im­por­tan­ti, che devono fun­zio­na­re alla per­fe­zio­ne. Non sono ne­ces­sa­rie ca­rat­te­ri­sti­che o elementi di design ag­giun­ti­vi. La prima fase di sviluppo del prodotto non è tanto in­cen­tra­ta sul volume delle vendite, dovete piuttosto imparare a conoscere l'o­pi­nio­ne dei vostri clienti con l'aiuto dell'MVP e dovreste ideal­men­te essere poi in grado di ri­spon­de­re alle seguenti domande:

  • Quali sono le esigenze di base del vostro target?
  • L'idea di prodotto colma una lacuna del mercato o è poco in­te­res­san­te per il target?
  • Di quali funzioni ag­giun­ti­ve sentono la mancanza i po­ten­zia­li clienti?
  • L'idea di base esistente può essere svi­lup­pa­ta o deve essere mo­di­fi­ca­ta per avere successo?

Ini­zial­men­te l'MVP è stato uti­liz­za­to pre­va­len­te­men­te nei team di svi­lup­pa­to­ri di software. Nello sviluppo agile di software con Kanban o Scrum viene adottata la co­sid­det­ta procedura Build-Measure-Learn-Feedback-Loop: un ciclo di feedback co­sti­tui­to dalle fasi costruire-misurare-imparare, in cui le esigenze del cliente vengono prese in con­si­de­ra­zio­ne fin dalle prime fasi di sviluppo del prodotto.

Al­l'i­ni­zio di questa catena c'è proprio l'MVP, che i co­sid­det­ti early adopter (ovvero i pionieri nell’utilizzo di un nuovo servizio o prodotto) andranno appunto a uti­liz­za­re per primi. In qualità di svi­lup­pa­to­re è ne­ces­sa­rio sot­to­li­nea­re in anticipo che si tratta di un prodotto ru­di­men­ta­le ma fun­zio­nan­te. Non di­men­ti­ca­te di chiedere un feedback: le risposte possono fornire in­for­ma­zio­ni preziose. Puntate su modifiche piccole e graduali. Se la vostra idea ha valore aggiunto e svi­lup­pa­te il prodotto insieme ai vostri tester, la vostra base di clienti po­ten­zia­li cresce con ogni in­ve­sti­men­to ag­giun­ti­vo. Già prima del lancio ufficiale, sapete cosa vogliono veramente i vostri clienti grazie alla col­la­bo­ra­zio­ne con loro.

De­fi­ni­zio­ne: Minimum Viable Product (MVP)

Il Minimum Viable Product, in breve MVP, è il prodotto che viene creato con il minor sforzo possibile ma che soddisfa le funzioni e i requisiti più im­por­tan­ti. Nel­l'am­bi­to del principio di Lean Startup, gli svi­lup­pa­to­ri uti­liz­za­no il Minimum Viable Product per testare e mi­glio­ra­re con­ti­nua­men­te il loro prodotto con l'aiuto dei clienti.

Eric Ries, ideatore del principio “Lean Startup”, descrive le startup come or­ga­niz­za­zio­ni che vogliono creare qualcosa di nuovo in con­di­zio­ni molto incerte. A suo avviso, il fondatore deve quindi svi­lup­pa­re un concetto di gestione che si adatti co­stan­te­men­te alle nuove cir­co­stan­ze. Questo richiede crea­ti­vi­tà e di­spo­ni­bi­li­tà al­l'ap­pren­di­men­to.

Il concetto di Lean Start è fondato su diversi principi di base. Uno di questi è il "Build-Measure-Learn" (costruire, misurare, imparare). In questo contesto, il Minimum Viable Product è un elemento estre­ma­men­te im­por­tan­te. I cicli di feedback vengono uti­liz­za­ti per scoprire se un'idea può essere portata a termine o se è ne­ces­sa­rio cambiare strada. In in­ter­val­li di tempo molto brevi costruite il vostro prodotto, misurate le reazioni dei clienti e sfrut­ta­te­le per imparare e agire di con­se­guen­za. Da un lato in questo modo potete scoprire cosa piace ai clienti. Dal­l'al­tro imparate a ri­nun­cia­re alle idee quando non si rivelano vincenti. Questa è l'idea alla base del Minimum Viable Product.

Che cos'è il Minimum Viable Product

Il prodotto minimo è l'inizio dello sviluppo del prodotto e tiene conto del feedback dei clienti. È più di un prototipo, dato che le ca­rat­te­ri­sti­che più im­por­tan­ti devono essere fun­zio­nan­ti, ed è anche più di una semplice fase del processo, perché è il risultato della corretta ap­pli­ca­zio­ne del metodo del ciclo di feedback.

In uno schizzo rapido, Hendrik Kniberg ha il­lu­stra­to fino a che punto questo approccio viene spesso in­ter­pre­ta­to o usato er­ro­nea­men­te. Lo schizzo seguente mostra un processo di sviluppo in cui l'ap­proc­cio MVP è stato attuato in modo scorretto. Ogni simbolo rap­pre­sen­ta, da sinistra a destra, un ulteriore sviluppo del prodotto in arrivo sul mercato. Gli smiley sot­to­stan­ti rap­pre­sen­ta­no la reazione del cliente. Il prodotto finito è un'au­to­mo­bi­le. Il veicolo deve con­sen­ti­re allo svi­lup­pa­to­re di sod­di­sfa­re un'e­si­gen­za specifica del cliente.

Secondo Kniberg il desiderio è il seguente: "Voglio andare dal punto A al punto B in modo rapido e sicuro".

Errori frequenti

L'im­ma­gi­ne sopra illustra come l'MVP venga spesso frainteso. Invece di usare il metodo di “costruire-misurare-imparare”, gli svi­lup­pa­to­ri seguono un percorso pre­scrit­to che deve con­clu­der­si con un'au­to­mo­bi­le ap­prez­za­ta dal cliente. Fon­da­men­tal­men­te seguono l'approccio tipico del lancio di un prodotto. A poco a poco ag­giun­go­no nuove funzioni al prodotto fino a quando non è com­ple­ta­men­te fun­zio­nan­te. Il prodotto viene testato solo in­ter­na­men­te e le modifiche vengono apportate raramente e, in quel caso, sempre su larga scala. Puntano tutte le loro risorse su un'unica carta.

Il grafico del lancio del prodotto senza MVP ricorda molto il processo di sviluppo del primo esempio. Solo alla fine della catena emerge un prodotto uti­liz­za­bi­le. Le pre­ce­den­ti campagne pub­bli­ci­ta­rie do­vreb­be­ro suscitare l'in­te­res­se dei clienti e con l'av­vi­ci­nar­si della data del lancio, il team di marketing cerca di generare un'at­ten­zio­ne sempre maggiore. La speranza del team di prodotto è che i clienti ne siano sod­di­sfat­ti. Tuttavia, se il prodotto non soddisfa le aspet­ta­ti­ve suscitate dalla pub­bli­ci­tà, la reazione dei clienti sarà pro­ba­bil­men­te negativa.

Il Minimum Viable Product, in­ter­pre­ta­to er­ro­nea­men­te, si dif­fe­ren­zia dal lancio di un prodotto senza MVP in quanto gli svi­lup­pa­to­ri vogliono già vendere al cliente la prima ruota. Questo, tuttavia, non soddisfa le esigenze dei clienti, che invece si aspettano un mezzo di trasporto. Anche i due lanci suc­ces­si­vi non risolvono il problema, dato che non offrono ancora un veicolo uti­liz­za­bi­le. Appare evidente che non è stato tenuto conto del feedback dei clienti, al­tri­men­ti il secondo prodotto (il semplice sot­to­te­la­io di un'auto) avrebbe pro­ba­bil­men­te avuto almeno un sedile o un motore.

Alla fine si arriva comunque a un prodotto finito, ma lo smiley allegro sot­to­stan­te pro­ba­bil­men­te rap­pre­sen­ta più le aspet­ta­ti­ve ot­ti­mi­sti­che degli svi­lup­pa­to­ri piuttosto che la realtà. Come startup senza clienti abituali gli svi­lup­pa­to­ri ai primi lanci non sarebbero mai riusciti a fornire al target un prodotto che fosse anche lon­ta­na­men­te sod­di­sfa­cen­te. In genere i con­su­ma­to­ri non aspettano il quarto tentativo per vedere se un'a­zien­da sarà in grado di lanciare sul mercato un prodotto uti­liz­za­bi­le, piuttosto si al­lon­ta­na­no.

La procedura corretta

Durante lo sviluppo di un Minimum Viable Product è im­por­tan­te fo­ca­liz­zar­si sull'idea di base del prodotto e sulle esigenze del cliente: chi vuole spostarsi ha bisogno di un veicolo. Per i fondatori di startup è rischioso investire molto denaro e tempo in un prodotto a cui i clienti po­treb­be­ro non essere in­te­res­sa­ti. Quindi dovete testare la vostra idea di prodotto di un mezzo di trasporto con una soluzione più economica possibile. Lo ska­te­board nel­l'im­ma­gi­ne, ad esempio, è un veicolo fun­zio­nan­te che offre la funzione di base di un mezzo di trasporto.

In questo scenario avete un'idea di prodotto che potete im­ple­men­ta­re con un prodotto che abbia costi di sviluppo o di pro­du­zio­ne re­la­ti­va­men­te bassi. Alcuni degli early adopter e dei clienti di prova se­le­zio­na­ti vi for­ni­ran­no un feedback di cui dovrete tenere conto durante l'a­dat­ta­men­to/l'ul­te­rio­re sviluppo del prodotto. Nel­l'im­ma­gi­ne vediamo un mo­no­pat­ti­no. Cosa ap­pren­dia­mo dal feedback su questa modifica al prodotto?

  • I clienti hanno accettato l'idea di base (mezzo di trasporto con ruote).
  • Alcuni si sentivano insicuri sullo ska­te­board.
  • Alcune persone trovano difficile sterzare e frenare.
  • Montando un semplice manubrio con freno a mano si migliora la sicurezza, il comfort e la stabilità del prodotto.

Durante le prossime fasi di sviluppo mi­glio­re­re­te la vostra idea di prodotto: i clienti viaggiano più ve­lo­ce­men­te e con meno sforzo in bi­ci­clet­ta che con uno ska­te­board, perché pedalando, tra­sfe­ri­sco­no la loro potenza alle ruote tramite un cambio delle marce. La mo­to­ci­clet­ta è ancora più veloce e con­for­te­vo­le, poiché i con­du­cen­ti stessi non devono più usare la forza per ac­ce­le­ra­re. Per il comfort c'è inoltre una nuova ca­rat­te­ri­sti­ca: il sedile.

Il ciclo di feedback rafforza l'idea di base "I clienti vogliono muoversi ra­pi­da­men­te e in sicurezza"; ecco perché la pro­pul­sio­ne viene mi­glio­ra­ta di volta in volta. Per la velocità non è im­por­tan­te quante ruote abbia il veicolo. La mo­to­ci­clet­ta realizza l'idea di base: è veloce e con­for­te­vo­le. Lo smiley sot­to­stan­te indica utenti sod­di­sfat­ti. Grazie ai vostri clienti di prova avete iden­ti­fi­ca­to ulteriori unique selling pro­po­si­tion (USP), perché qualunque azienda che voglia af­fer­mar­si sul mercato deve fornire più di un semplice prodotto fun­zio­nan­te.

Nel­l'im­ma­gi­ne vedete un'auto come ultimo simbolo. L'auto verde (immagine del­l'ap­proc­cio sbagliato) soddisfa i requisiti di sicurezza e velocità del cliente e offre spazio per più persone. L'auto rosa (immagine del­l'ap­proc­cio corretto) soddisfa gli stessi criteri.

Le dif­fe­ren­ze non sono così evidenti nel grafico. I vostri clienti volevano più velocità. Per questo avete prestato at­ten­zio­ne alla pro­get­ta­zio­ne ae­ro­di­na­mi­ca e avete in­stal­la­to un motore turbo. In base al feedback, i vostri clienti vogliono più spazio e sicurezza, ma non vogliono perdere la sen­sa­zio­ne di libertà della mo­to­ci­clet­ta. Quindi decidete di sta­bi­liz­za­re il veicolo dotandolo di quattro ruote. Inoltre, rispetto a una mo­to­ci­clet­ta, un'au­to­mo­bi­le offre più spazio per i pas­seg­ge­ri o eventuali bagagli e, con il tettuccio aperto, gli ac­qui­ren­ti possono godersi il clima estivo. Poiché per i vostri clienti abituali è im­por­tan­te anche un design ac­cat­ti­van­te e in­di­vi­dua­le, rea­liz­za­te un prodotto per­so­na­liz­za­bi­le, di­spo­ni­bi­le in diversi colori e con finiture di alta qualità. Il risultato:

  • i clienti di prova hanno in­stau­ra­to un rapporto con il marchio.
  • Il feedback dei clienti fornisce dati sulla base dei quali potete svi­lup­pa­re nuove idee per il prodotto.
  • I risultati di questi dati indicano se l'idea di base deve essere mantenuta o scartata.
  • Le persone cercano novità, che però non devono di­sco­star­si dal co­no­sciu­to a tal punto da dare una sen­sa­zio­ne di stranezza.
  • In altre parole apportare numerose piccole modifiche durante lo sviluppo aumenta la pro­ba­bi­li­tà che i clienti ac­cet­te­ran­no le future in­no­va­zio­ni.
  • Il Minimum Viable Product richiede meno risorse e piccole modifiche com­por­ta­no minori rischi fi­nan­zia­ri. I clienti accettano aumenti graduali dei prezzi piuttosto che grandi rincari.

Sviluppo agile del prodotto con l'MVP

Il Minimum Viable Product fa parte dello sviluppo agile del prodotto. Durante il processo di sviluppo il prodotto è soggetto a va­lu­ta­zio­ne costante. Lo sviluppo agile di un prodotto è quindi ca­rat­te­riz­za­to da un processo mutevole. Questo significa che il team di sviluppo può cambiare rotta in qualsiasi momento, il più delle volte per piccoli adat­ta­men­ti. Il concetto di sviluppo agile del prodotto è ca­rat­te­riz­za­to dalle seguenti ca­rat­te­ri­sti­che:

  • è iterativo, quindi si ripete sempre.
  • è in­cre­men­ta­le, quindi cambia gra­dual­men­te.
  • consente di ri­spar­mia­re tempo e risorse grazie a brevi fasi di sviluppo.
  • permette reazioni immediate.

Il Minimum Viable Product: una questione di de­fi­ni­zio­ne

Il principio costruire-misurare-imparare con ciclo di feedback non viene uti­liz­za­to soltanto dalle start-up. Anche le grandi aziende riducono i rischi di progetti ad alta intensità di risorse at­tra­ver­so la gestione agile. Fon­da­men­tal­men­te l'unica dif­fe­ren­za sta nel fatto che le grandi aziende possono di solito contare su una clientela esistente e un marchio co­no­sciu­to. A dif­fe­ren­za delle startup, godono quindi di un vantaggio in termini di risorse e di fiducia. Per le startup è inoltre im­por­tan­te svi­lup­pa­re un Minimum Viable Product che rispetti gli standard attuali, perché i con­su­ma­to­ri si aspettano che un prodotto svolga bene almeno la sua funzione di base.

Il si­gni­fi­ca­to e l'uso del termine "Minimum Viable Product" è cambiato nel tempo. Con­si­de­ran­do che si tratta prin­ci­pal­men­te di creare con risorse minime un prodotto che piaccia al cliente, il termine in realtà non ri­spec­chia tutti i casi (perché in un clima di forte con­cor­ren­za, il cliente potrebbe non ac­con­ten­tar­si delle semplici funzioni di base). Alcuni esperti di gestione parlano quindi già del Minimum Awesome Product (prodotto minimo fan­ta­sti­co) o del Minimum Lovable Product (prodotto minimo adorabile).

Le piramidi dei bisogni mostrano quali requisiti deve sod­di­sfa­re un Minimum Viable Product. Affinché un cliente acquisti un prodotto esso deve sod­di­sfa­re un bisogno. Il cliente deve quindi avvertire prima di tutto la sen­sa­zio­ne che manchi qualcosa. Quando i bisogni primari come ali­men­ta­zio­ne, sonno e sicurezza sono sod­di­sfat­ti, la maggior parte delle persone de­si­de­ra­no di più, per esempio, il ri­co­no­sci­men­to o il lusso. Anche le richieste di prodotti o servizi possono essere rap­pre­sen­ta­te nelle piramidi dei bisogni.

La piramide dei bisogni nello sviluppo del prodotto

Un prodotto deve sod­di­sfa­re le esigenze dei clienti e per farlo deve essere fun­zio­nan­te. Chi ha sete acquista una bottiglia d'acqua. Questo è un bisogno primario che può essere sod­di­sfat­to fa­cil­men­te. Si potrebbe quindi presumere che un unico prodotto possa coprire l'intero mercato. Fon­da­men­tal­men­te non ci sarebbe nemmeno bisogno di un mercato, perché in Italia si può tran­quil­la­men­te bere l'acqua del rubinetto.

Eppure esiste un vasto mercato con diversi tipi di acqua (liscia o gassata, con frutta o tè), bottiglie (vetro, plastica, di varie di­men­sio­ni) e chiusure (tappi a corona, tappi a vite o tappi sportivi). Nel su­per­mer­ca­to lo scaffale delle bottiglie d'acqua può fa­cil­men­te occupare un'intera parete. Ogni singolo fornitore cerca di trovare la sua USP e di sod­di­sfa­re, allo stesso tempo, le esigenze dei clienti. A questo scopo valuta una piramide dei bisogni che rifletta le aspet­ta­ti­ve dei clienti per un prodotto specifico.

Secondo la vecchia de­fi­ni­zio­ne era suf­fi­cien­te che un Minimum Viable Product sod­di­sfa­ces­se le esigenze di base dei clienti, in modo che si potesse ve­ri­fi­ca­re la propria idea di prodotto con il feedback ricevuto. I so­ste­ni­to­ri di questo approccio citano vo­len­tie­ri come esempio il servizio di streaming Spotify.

La società svedese è stata fondata nel 2006 per con­tra­sta­re la pirateria musicale. All'epoca, molti utenti sca­ri­ca­va­no musica il­le­gal­men­te, spesso da siti web infettati da virus. I lunghi tempi di ca­ri­ca­men­to ri­du­ce­va­no ul­te­rior­men­te il piacere musicale. Spotify ha trovato un modo per offrire la musica sotto forma di streaming, riducendo i tempi di ca­ri­ca­men­to. L'idea si basa sul principio che le persone non devono ne­ces­sa­ria­men­te possedere fi­si­ca­men­te i brani musicali, purché possano ascol­tar­li su Internet. Il sito web di Spotify appariva ancora molto spoglio nel 2008. Sulla pagina iniziale appariva solamente un link per il download della versione beta di Spotify e una spie­ga­zio­ne del servizio. Nel corso del tempo, l'offerta e le funzioni sono aumentate.

I difensori del concetto di prodotto minimo fun­zio­nan­te spesso non men­zio­na­no in questo contesto che

  • nel 2006 sia i servizi Internet sia le velocità di tra­smis­sio­ne non erano così avanzati come oggi. Anche il download di grafiche semplici ri­chie­de­va spesso diversi minuti.
  • Spotify è stato un pioniere con la sua idea di streaming, di con­se­guen­za non c'era pra­ti­ca­men­te alcuna con­cor­ren­za.
  • Inoltre, per molti con­su­ma­to­ri lo streaming era più con­ve­nien­te dei download illegali, che a volte ri­chie­de­va­no diverse ore di tempo. Spotify era anche più economico rispetto alle piat­ta­for­me ufficiali di download musicale, che chie­de­va­no da 1 a 2 euro per una singola canzone.
  • Spotify ha ampliato au­to­no­ma­men­te la sua libreria e ha mi­glio­ra­to l'al­go­rit­mo di selezione musicale.
  • Gli operatori (un team di sei persone) hanno reagito ra­pi­da­men­te ed ef­fi­ca­ce­men­te ai messaggi di errore e alle domande.

Prima l'analisi di mercato, poi l'MVP

Questo esempio mostra che un Minimum Viable Product non è ne­ces­sa­ria­men­te il prodotto che può essere rea­liz­za­to e com­mer­cia­liz­za­to con il minimo sforzo possibile. Prima di im­ple­men­ta­re la vostra idea di prodotto, dovete ana­liz­za­re la si­tua­zio­ne del mercato:

  • Si tratta di un settore nuovo o il mercato è saturo?
  • Quali tattiche usano i leader di mercato del settore per rimanere al­l'a­van­guar­dia? I nuovi arrivati vengono esclusi con offerte simili, as­si­mi­la­ti o ef­fet­ti­va­men­te superati dai con­cor­ren­ti con le in­no­va­zio­ni?
  • L'idea del prodotto soddisfa un'e­si­gen­za di nicchia o un'e­si­gen­za generale?
  • Quali sono i prodotti più popolari nel segmento di mercato target e perché (estetica, prezzo, comfort e funzioni)?
  • Quali sono le funzioni di base che i clienti si aspettano (ad esempio, facile accesso a servizi esistenti come Google e Facebook dai siti di gaming o ABS e aria con­di­zio­na­ta su un'au­to­mo­bi­le)?

In un mercato con­so­li­da­to si applicano de­ter­mi­na­te regole e chi desidera entrarvi sta­bil­men­te deve com­pren­der­le. Anche i modelli di business di­rom­pen­ti si basano es­sen­zial­men­te su queste regole.

Fatto

Di­srup­tion è il termine per indicare uno sviluppo im­prov­vi­so del mercato, come ad esempio un modello di business in­no­va­ti­vo che entra nel mercato e distrugge le strutture esistenti. I servizi di streaming di video hanno, per esempio, reso obsolete le vi­deo­te­che fi­si­ca­men­te esistenti.

Il Minimum Viable Product dovrebbe sempre essere visto come parte di un processo di sviluppo agile. Per prima cosa dovete pia­ni­fi­ca­re esat­ta­men­te come pro­get­ta­re il vostro prodotto in modo da poter ri­spon­de­re in seguito a eventuali domande sulla vostra idea di prodotto. Inoltre dovreste offrire ai clienti qualcosa che prometta una soluzione in­no­va­ti­va a un problema. Il semplice sito web di Spotify era ac­cet­ta­bi­le nel 2006 per i primi utenti ap­pas­sio­na­ti di musica. In tempi di servizi di streaming con­trol­la­ti dall'IA, invece, con siti web dinamici e download per di­spo­si­ti­vi mobili, sarebbe pro­ba­bil­men­te scomparso nel nulla, perché le aspet­ta­ti­ve sono aumentate. Come en­tu­sia­sma­re gli early adopters:

  • Suscitate il desiderio at­tra­ver­so post (di in­fluen­cer) sui social media.
  • Grazie a un design di facile utilizzo, il vostro MVP riceve va­lu­ta­zio­ni positive sui siti dei con­su­ma­to­ri, che attirano l'in­te­res­se di nuovi clienti.
  • Mettete l'idea del prodotto in primo piano.
  • Un buon design aumenta l'ap­pe­ti­bi­li­tà.

Come nella classica piramide dei bisogni, anche le esigenze relative a un prodotto seguono una gerarchia. Dovreste quindi dedicare la maggior parte dei vostri sforzi a questi aspetti:

  • Fun­zio­na­li­tà
  • Af­fi­da­bi­li­tà
  • Facilità di utilizzo

Se pub­bli­ciz­za­te il vostro prodotto come for­mi­da­bi­le e in­no­va­ti­vo, anche se offre solo le funzioni di base richieste (come nella piramide a sinistra nel­l'im­ma­gi­ne sopra), è probabile che i primi tester o clienti re­ste­ran­no delusi.

La piramide dei bisogni a destra mostra in viola come an­dreb­be­ro ponderate le diverse esigenze legate al Minimum Viable Product. Se tutte le aspet­ta­ti­ve e le esigenze sono sod­di­sfat­te (ma non superate), si parla di un Minimum Awesome Product. Nel processo di costruire-misurare-imparare, l'area viola cresce al­l'in­ter­no della piramide dei bisogni ideal­men­te con ogni ite­ra­zio­ne.

In sintesi

Il Minimum Viable Product è più di un semplice prodotto fun­zio­nan­te. In com­bi­na­zio­ne con il metodo di costruire-misurare-imparare, questo concetto riduce al minimo il rischio per le startup ed è anche la pietra angolare per uno sviluppo agile. Prima del­l'i­te­ra­zio­ne iniziale, dovete elaborare un'idea di base che possa essere uti­liz­za­ta per sod­di­sfa­re un'e­si­gen­za del cliente. Per sod­di­sfa­re esigenze più im­por­tan­ti, dovete lavorare anche sui fattori af­fi­da­bi­li­tà, facilità d'uso e ap­pe­ti­bi­li­tà, tenendo conto dei feedback.

Vi preghiamo di osservare la nota legale relativa a questo articolo.

Vai al menu prin­ci­pa­le