Quali tasse deve pagare un libero pro­fes­sio­ni­sta e quali spese sono de­trai­bi­li? Ci sono age­vo­la­zio­ni fiscali per i freelance? Ti diamo alcuni consigli e ti spie­ghia­mo quali sono le tasse per i liberi pro­fes­sio­ni­sti.

Le in­for­ma­zio­ni sono state ag­gior­na­te ad aprile 2025.

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10 consigli per pagare meno tasse

Se sei un libero pro­fes­sio­ni­sta devi sapere quali tasse pagare, ma anche seguire alcuni ac­cor­gi­men­ti per ot­ti­miz­za­re il tuo carico fiscale in maniera legale. Di seguito ti pre­sen­tia­mo alcune strategie che puoi adottare:

  1. Scegli il regime fiscale più adatto alle tue esigenze
  2. Deduci tutte le spese am­mis­si­bi­li
  3. Sfrutta i con­tri­bu­ti pre­vi­den­zia­li dedotti dal reddito
  4. Apri una partita IVA con il giusto codice ATECO
  5. Ricorri al leasing o al noleggio operativo
  6. Se hai un fatturato alto considera di co­sti­tui­re una società
  7. Investi nella for­ma­zio­ne e in corsi di spe­cia­liz­za­zio­ne
  8. Apri una polizza as­si­cu­ra­ti­va
  9. Gestisci l’IVA cor­ret­ta­men­te
  10. Pianifica il tuo reddito e le tasse in anticipo

Consiglio 1: scegli il regime fiscale più adatto alle tue esigenze

La scelta del regime fiscale è fon­da­men­ta­le per ot­ti­miz­za­re la tas­sa­zio­ne dei liberi pro­fes­sio­ni­sti. In Italia si può scegliere tra due regimi fiscali: il regime for­fet­ta­rio e il regime ordinario.

Il regime for­fet­ta­rio, con un’aliquota agevolata del 15% (ridotta al 5% per i primi cinque anni), è van­tag­gio­so per chi ha costi di gestione ridotti, poiché il reddito im­po­ni­bi­le si calcola ap­pli­can­do un coef­fi­cien­te di red­di­ti­vi­tà al fatturato senza con­si­de­ra­re le spese reali. Tuttavia, prevede un limite di fatturato di 85.000 euro e non consente il recupero dell’IVA.

Il regime ordinario, invece, impone una tas­sa­zio­ne IRPEF pro­gres­si­va (dal 23 al 43%), ma permette di dedurre tutte le spese effettive e di re­cu­pe­ra­re l’IVA sugli acquisti, ri­sul­tan­do più adatto a chi ha alti costi di gestione o supera la soglia del for­fet­ta­rio. La scelta dipende quindi dalla struttura dei costi e dal volume d’affari.

Consiglio 2: deduci tutte le spese am­mis­si­bi­li

Uno dei modi più efficaci per ridurre il carico fiscale da libero pro­fes­sio­ni­sta è sfruttare la deduzione delle spese aziendali. Detraendo i costi legati all’attività, si abbassa il reddito im­po­ni­bi­le e, di con­se­guen­za, l’ammontare delle imposte da pagare. Tuttavia, non tutte le spese sono de­du­ci­bi­li allo stesso modo: alcune possono essere scalate com­ple­ta­men­te, altre solo in parte.

Tra le spese com­ple­ta­men­te de­du­ci­bi­li rientrano tutte le spese ne­ces­sa­rie e inerenti all’attività pro­fes­sio­na­le, come:

  • Strumenti e at­trez­za­tu­re di lavoro, quali computer, stampanti, software e altri di­spo­si­ti­vi tec­no­lo­gi­ci necessari per svolgere l’attività.
  • Canoni di affitto e utenze dell’ufficio, inclusi spazi di coworking e studi pro­fes­sio­na­li.
  • Con­su­len­ze e servizi pro­fes­sio­na­li, come com­mer­cia­li­sta, avvocato o altri esperti.
  • Spese di for­ma­zio­ne, tra cui corsi di ag­gior­na­men­to, master, webinar e libri pro­fes­sio­na­li.
  • As­si­cu­ra­zio­ni pro­fes­sio­na­li ob­bli­ga­to­rie, come la RC pro­fes­sio­na­le.
  • Software e ab­bo­na­men­ti digitali legati all’attività, come servizi cloud, strumenti per l’online marketing, ecc.

Oltre a queste, ci sono alcune spese che vengono con­si­de­ra­te anche a uso personale e quindi sono de­du­ci­bi­li solo par­zial­men­te, come:

  • Auto e trasporti: se il veicolo è intestato alla partita IVA, la deduzione è ge­ne­ral­men­te del 20% (o del 40% per agenti di commercio).
  • Spese di rap­pre­sen­tan­za, come pranzi di lavoro con clienti e regali aziendali, de­du­ci­bi­li fino al 75% con limiti specifici.
  • Telefonia e internet, per cui è possibile dedurre il 50% del costo dell’ab­bo­na­men­to se uti­liz­za­to sia per lavoro che per uso privato.

Inoltre, chi opera in regime ordinario, può anche re­cu­pe­ra­re l’IVA sugli acquisti ef­fet­tua­ti per l’attività, ab­bat­ten­do ul­te­rior­men­te i costi effettivi.

Consiglio 3: sfrutta i con­tri­bu­ti pre­vi­den­zia­li dedotti dal reddito

Molti liberi pro­fes­sio­ni­sti non sanno che i con­tri­bu­ti pre­vi­den­zia­li ob­bli­ga­to­ri non sono sem­pli­ce­men­te un costo da sostenere, ma con­tri­bui­sco­no anche a ridurre le imposte.

Tutti i con­tri­bu­ti versati alla propria gestione pre­vi­den­zia­le (come l’INPS Gestione Separata, l’INPS artigiani e com­mer­cian­ti, ecc.) sono in­te­gral­men­te de­du­ci­bi­li dal reddito im­po­ni­bi­le. Pertanto vanno sottratti dal reddito lordo prima del calcolo delle imposte, ab­bas­san­do la base su cui si applicano le aliquote fiscali (IRPEF, ad­di­zio­na­li, ecc.). Ad esempio, se un pro­fes­sio­ni­sta ha un reddito lordo annuo di 40.000 euro e versa 8.000 euro di con­tri­bu­ti pre­vi­den­zia­li, il reddito im­po­ni­bi­le su cui calcolare le imposte sarà di 32.000 euro.

Inoltre, i con­tri­bu­ti versati vo­lon­ta­ria­men­te o a fondi pensione com­ple­men­ta­ri (come i PIP o i fondi di pre­vi­den­za in­te­gra­ti­va) possono anch’essi essere dedotti entro certi limiti, offrendo un ulteriore vantaggio fiscale e la pos­si­bi­li­tà di costruire una pensione in­te­gra­ti­va.

Anche chi aderisce al regime for­fet­ta­rio può dedurre i con­tri­bu­ti pre­vi­den­zia­li, ma con una dif­fe­ren­za im­por­tan­te: la deduzione avviene dopo l’ap­pli­ca­zio­ne del coef­fi­cien­te di red­di­ti­vi­tà.

Ad esempio, se un libero pro­fes­sio­ni­sta che ha aderito al regime for­fet­ta­rio fattura 50.000 euro e il coef­fi­cien­te di red­di­ti­vi­tà per il suo codice ATECO è del 78%, il reddito im­po­ni­bi­le sarà 39.000 euro. Da questo importo si potranno poi dedurre i con­tri­bu­ti pre­vi­den­zia­li ef­fet­ti­va­men­te versati, ab­bas­san­do l’im­po­ni­bi­le su cui si applica l’aliquota so­sti­tu­ti­va del 15% o 5%.

Consiglio

Versare in anticipo eventuali con­tri­bu­ti (ad esempio, saldare prima la seconda rata di saldo/con­gua­glio) entro la fine dell’anno fiscale può aumentare l’importo de­du­ci­bi­le e ridurre le imposte dovute nella di­chia­ra­zio­ne dei redditi.

Consiglio 4: apri una partita IVA con il giusto codice ATECO

La scelta del codice ATECO al momento dell’apertura della partita IVA è un dettaglio spesso sot­to­va­lu­ta­to, ma ha un impatto diretto sul carico fiscale, so­prat­tut­to se si opera nel regime for­fet­ta­rio. Questo codice serve a iden­ti­fi­ca­re l’attività economica svolta e viene uti­liz­za­to dall’Agenzia delle Entrate per de­ter­mi­na­re il coef­fi­cien­te di red­di­ti­vi­tà, ovvero la per­cen­tua­le di fatturato che viene con­si­de­ra­ta “utile tassabile”.

Nel regime for­fet­ta­rio, le spese reali non vengono con­si­de­ra­te: il reddito im­po­ni­bi­le si calcola ap­pli­can­do al fatturato un coef­fi­cien­te di red­di­ti­vi­tà, che varia in base al codice ATECO. Più è basso questo coef­fi­cien­te, minore sarà la base im­po­ni­bi­le su cui calcolare le imposte. Il codice ATECO deve in ogni caso essere coerente con l’attività svolta, al­tri­men­ti si va incontro a sanzioni e problemi in caso di verifiche fiscali.

Se svolgi più attività, puoi associare più codici ATECO alla tua partita IVA, indicando quello pre­va­len­te. Per non incorrere in errori, rivolgiti sempre al tuo com­mer­cia­li­sta che saprà aiutarti nell’ot­ti­miz­za­zio­ne del tuo carico fiscale.

Consiglio 5: ricorri al leasing o al noleggio operativo

Il leasing e il noleggio operativo sono due strumenti utili per i liberi pro­fes­sio­ni­sti che ne­ces­si­ta­no di beni stru­men­ta­li come auto, computer o at­trez­za­tu­re, senza af­fron­ta­re subito l’intero costo d’acquisto. Il leasing consente di dedurre fi­scal­men­te i canoni periodici in modo più van­tag­gio­so rispetto all’am­mor­ta­men­to di un acquisto diretto, con la pos­si­bi­li­tà di ri­scat­ta­re il bene al termine del contratto. Il noleggio operativo, invece, offre una soluzione ancora più fles­si­bi­le: non prevede la proprietà del bene e consente la deduzione integrale e immediata dei canoni come spesa d’esercizio, una misura adatta per strumenti tec­no­lo­gi­ci soggetti a rapida ob­so­le­scen­za.

Queste due formule sono par­ti­co­lar­men­te van­tag­gio­se per chi opera in regime ordinario, perché per­met­to­no di abbattere ra­pi­da­men­te il reddito im­po­ni­bi­le e di gestire meglio il flusso di cassa. Chi è in regime for­fet­ta­rio, invece, non può dedurre le spese effettive e quindi non trae benefici fiscali diretti da leasing o noleggio, anche se può comunque uti­liz­zar­li per motivi di gestione e praticità.

Consiglio 6: se hai un fatturato alto considera di co­sti­tui­re una società

Quando un libero pro­fes­sio­ni­sta raggiunge un fatturato elevato, co­sti­tui­re una società di capitali, come una SRL o SRLS, può diventare una scelta van­tag­gio­sa. Rispetto alla partita IVA in­di­vi­dua­le, la società consente una tas­sa­zio­ne più bassa e pia­ni­fi­ca­bi­le, una pro­te­zio­ne del pa­tri­mo­nio personale grazie alla re­spon­sa­bi­li­tà limitata e una maggiore cre­di­bi­li­tà pro­fes­sio­na­le, utile nei rapporti con clienti e partner.

Sebbene comporti costi di gestione più alti e obblighi am­mi­ni­stra­ti­vi maggiori, la SRL permette di ot­ti­miz­za­re la di­stri­bu­zio­ne degli utili, sfruttare il welfare aziendale e gestire in modo più strut­tu­ra­to col­la­bo­ra­to­ri o soci.

Consiglio 7: investi nella for­ma­zio­ne e in corsi di spe­cia­liz­za­zio­ne

Investire nella for­ma­zio­ne pro­fes­sio­na­le è fon­da­men­ta­le: in questo modo hai l’op­por­tu­ni­tà di mi­glio­ra­re le tue com­pe­ten­ze e restare com­pe­ti­ti­vo sul mercato, ma ottieni anche vantaggi fiscali. Nel regime ordinario, le spese per corsi, master, workshop, libri e ab­bo­na­men­ti educativi sono in­te­ra­men­te de­du­ci­bi­li, riducendo il reddito im­po­ni­bi­le e quindi le tasse da pagare.

Anche se nel regime for­fet­ta­rio tali spese non sono de­du­ci­bi­li, la for­ma­zio­ne resta una leva stra­te­gi­ca per aumentare il valore dei propri servizi, attrarre clienti migliori e in­cre­men­ta­re il fatturato. Formarsi, quindi, è un in­ve­sti­men­to che ripaga sia in termini di crescita pro­fes­sio­na­le che di ritorno economico.

Consiglio 8: apri una polizza as­si­cu­ra­ti­va

Una polizza as­si­cu­ra­ti­va serve a pro­teg­ge­re te e la tua attività, oltre a tra­sfor­mar­si in un’op­por­tu­ni­tà di risparmio per chi rientra nel regime ordinario. Le polizze come la RC pro­fes­sio­na­le, quelle contro infortuni, malattie o i piani di pre­vi­den­za com­ple­men­ta­re possono essere dedotte dal reddito im­po­ni­bi­le, riducendo così le tasse da pagare.

Consiglio 9: gestisci l’IVA cor­ret­ta­men­te

Gestire cor­ret­ta­men­te l’IVA significa evitare errori e ot­ti­miz­za­re la fiscalità, so­prat­tut­to nel regime ordinario. L’IVA è un’imposta che si incassa per conto dello Stato: si addebita ai clienti (IVA a debito) e si versa pe­rio­di­ca­men­te all’erario, al netto di quella pagata sui propri acquisti (IVA a credito). La dif­fe­ren­za tra IVA a debito e IVA a credito determina l’importo da versare allo Stato. Se si acquista molto e si vende poco in un de­ter­mi­na­to periodo, si può ad­di­rit­tu­ra generare un credito IVA da com­pen­sa­re nei periodi suc­ces­si­vi o da chiedere a rimborso. Per questo motivo, è fon­da­men­ta­le re­gi­stra­re cor­ret­ta­men­te tutte le fatture di acquisto e valutare le tem­pi­sti­che degli in­ve­sti­men­ti in beni o servizi per ot­ti­miz­za­re il saldo IVA.

Consiglio 10: pianifica il tuo reddito e le tasse in anticipo

Nel regime ordinario, pia­ni­fi­ca­re in anticipo il reddito e le imposte è fon­da­men­ta­le per evitare errori nei ver­sa­men­ti di acconti e saldi IRPEF, che possono com­por­ta­re sanzioni o blocchi di liquidità. Stimare cor­ret­ta­men­te il reddito annuo consente di calcolare con pre­ci­sio­ne gli acconti fiscali e di decidere se conviene ra­teiz­za­re i pagamenti per al­leg­ge­ri­re il carico sul flusso di cassa. Una buona pia­ni­fi­ca­zio­ne permette anche di scegliere il momento migliore per sostenere spese de­du­ci­bi­li, come corsi di for­ma­zio­ne, in­ve­sti­men­ti o con­su­len­ze, riducendo l’im­po­ni­bi­le proprio quando il reddito è più alto.

Oltre a una gestione fiscale più ef­fi­cien­te, la pia­ni­fi­ca­zio­ne consente di prendere decisioni stra­te­gi­che con con­sa­pe­vo­lez­za, come versare con­tri­bu­ti pre­vi­den­zia­li volontari, attivare strumenti di pre­vi­den­za in­te­gra­ti­va o valutare cam­bia­men­ti strut­tu­ra­li dell’attività (come la co­sti­tu­zio­ne di una società).

Per chi opera nel regime for­fet­ta­rio, la pia­ni­fi­ca­zio­ne è al­tret­tan­to utile, so­prat­tut­to in vista del su­pe­ra­men­to della soglia degli 85.000 euro, che implica il passaggio al regime ordinario. Se ti avvicini a quel limite, mo­ni­to­ra­re at­ten­ta­men­te il fatturato può aiutarti a po­sti­ci­pa­re o an­ti­ci­pa­re fatture, evitando di cambiare regime fiscale in un momento sfa­vo­re­vo­le.

Quali sono le tasse per il libero pro­fes­sio­ni­sta?

A seconda del regime fiscale adottato e della natura dell’attività variano le tasse che un libero pro­fes­sio­ni­sta deve pagare. Di seguito trovi un riepilogo delle prin­ci­pa­li tasse e con­tri­bu­ti da tenere in con­si­de­ra­zio­ne.

IRPEF: imposta sul reddito delle persone fisiche

Nel regime ordinario, il libero pro­fes­sio­ni­sta paga l’IRPEF secondo scaglioni pro­gres­si­vi:

  • 23% fino a 28.000 €
  • 35% da 28.001 a 50.000 €
  • 43% oltre 50.000 €

Nel regime for­fet­ta­rio, l’IRPEF è so­sti­tui­ta da un’imposta so­sti­tu­ti­va:

  • 15% sul reddito for­fet­ta­rio
  • 5% per i primi 5 anni di attività se si ri­spet­ta­no alcuni requisiti agevolati

Ad­di­zio­na­li regionali e comunali

Solo nel regime ordinario, il pro­fes­sio­ni­sta paga anche:

  • Ad­di­zio­na­le regionale IRPEF (circa 1%–2%, varia in base alla regione)
  • Ad­di­zio­na­le comunale IRPEF (fino allo 0,8%, varia in base al comune)

INPS: con­tri­bu­ti pre­vi­den­zia­li

I liberi pro­fes­sio­ni­sti devono versare i con­tri­bu­ti ob­bli­ga­to­ri alla pre­vi­den­za, che variano in base alla categoria:

  • Se senza cassa pro­fes­sio­na­le (ad esempio, freelance e con­su­len­ti): si versa all’INPS Gestione Separata, at­tual­men­te al 26,07% del reddito im­po­ni­bi­le
  • Se iscritti a casse pro­fes­sio­na­li di categoria (ad esempio, avvocati, medici, ar­chi­tet­ti): si seguono le regole e aliquote previste dalla singola cassa

I con­tri­bu­ti sono in­te­ra­men­te de­du­ci­bi­li dal reddito, riducendo così l’im­po­ni­bi­le su cui si calcolano le imposte.

IVA: imposta sul valore aggiunto

Nel regime ordinario, si applica l’IVA sulle fatture emesse (22% o aliquota specifica) e si detrae l’IVA sugli acquisti. Si versano pe­rio­di­ca­men­te i saldi all’erario.

Nel regime for­fet­ta­rio, l’IVA non si applica: le fatture sono emesse senza IVA (con apposita dicitura), pertanto non si può detrarre l’IVA sugli acquisti.

IRAP: imposta regionale sulle attività pro­dut­ti­ve

L’IRAP è un tributo gestito dalle Regioni che si applica sul valore della pro­du­zio­ne netta e, in alcuni casi, può ri­guar­da­re anche i liberi pro­fes­sio­ni­sti. Tuttavia, non tutti sono soggetti a IRAP. Di norma, i liberi pro­fes­sio­ni­sti che lavorano in modo autonomo, senza di­pen­den­ti né una struttura or­ga­niz­za­ta, non sono tenuti a pagare l’IRAP. In pratica, se svolgi la tua attività da solo, magari da casa o in coworking, senza col­la­bo­ra­to­ri fissi e senza beni stru­men­ta­li rilevanti, l’IRAP non si applica.

Al contrario, se hai una struttura or­ga­niz­za­ta (come un ufficio proprio, di­pen­den­ti, col­la­bo­ra­to­ri con­ti­nua­ti­vi, strumenti pro­fes­sio­na­li im­por­tan­ti), l’Agenzia delle Entrate può con­si­de­ra­re la tua attività equi­pa­ra­bi­le a un’attività d’impresa e quindi soggetta a IRAP. In tal caso, l’imposta si calcola su una base im­po­ni­bi­le simile al reddito operativo, ap­pli­can­do un’aliquota regionale ge­ne­ral­men­te intorno al 3,9%, ma che può variare in base alla Regione.

Altre imposte e oneri

Oltre alle imposte prin­ci­pa­li, un libero pro­fes­sio­ni­sta può essere soggetto ad altri oneri fiscali come il diritto annuale alla Camera di Commercio (se svolge attività com­mer­cia­le), quote e con­tri­bu­ti agli ordini pro­fes­sio­na­li o casse di categoria, imposte di bollo sulle fatture e, in casi specifici, canoni SIAE, diritti d’autore o tasse per le licenze. Anche eventuali attività se­con­da­rie (come e-commerce o af­fi­lia­zio­ni) possono generare ulteriori obblighi fiscali o con­tri­bu­ti­vi. Sebbene spesso di importo contenuto, è fon­da­men­ta­le con­si­de­rar­li nella pia­ni­fi­ca­zio­ne fiscale per evitare sanzioni e garantire una gestione corretta dell’attività.

Ti preghiamo di osservare la nota legale relativa a questo articolo.

Chi sceglie di lavorare come libero pro­fes­sio­ni­sta, deve in­for­mar­si a fondo sulla corretta bu­ro­cra­zia da seguire. Con le mosse giuste il libero pro­fes­sio­ni­sta riuscirà sia a ri­spar­mia­re sulle proprie spese, che a capire come fare per ottenere qualche piccola age­vo­la­zio­ne. In primo luogo è bene capire se la propria pro­fes­sio­ne rientra nella categoria del libero pro­fes­sio­ni­sta o in quella del la­vo­ra­to­re autonomo; è ne­ces­sa­rio com­pren­de­re come aprire una partita IVA, se e quando conviene, e quali age­vo­la­zio­ni fiscali è possibile ottenere.

Nel nostro articolo chia­ri­re­mo i dubbi riguardo le tasse per il libero pro­fes­sio­ni­sta.

Dif­fe­ren­ze tra libero pro­fes­sio­ni­sta e la­vo­ra­to­re autonomo

Libero pro­fes­sio­ni­sta o la­vo­ra­to­re autonomo? Esistono delle dif­fe­ren­ze tra queste due categorie? Prima di tutto è bene chiarire che tra le con­di­zio­ni la­vo­ra­ti­ve dei liberi pro­fes­sio­ni­sti e quelle dei la­vo­ra­to­ri autonomi non esistono dif­fe­ren­ze abissali e inoltre, che i due termini vengono spesso uti­liz­za­ti come sinonimi. Ad ogni modo la di­stin­zio­ne tra le due parti è piuttosto di tipo con­cet­tua­le:

  • il libero pro­fes­sio­ni­sta svolge, in linea di massima, pre­sta­zio­ni ad alto contenuto in­tel­let­tua­le ed è so­li­ta­men­te iscritto a un albo o a un ordine. In questa categoria rientrano, ad esempio, i medici, gli avvocati, gli psicologi, i ve­te­ri­na­ri, gli ar­chi­tet­ti e i gior­na­li­sti;

  • il la­vo­ra­to­re autonomo di contro, non ap­par­tie­ne a un albo o a un ordine specifico e svolge un lavoro in­di­pen­den­te, senza su­bor­di­na­zio­ne. In questa categoria rientrano, fra gli altri, i meccanici, i par­ruc­chie­ri e gli elet­tri­ci­sti.

Il codice civile parla della re­go­la­men­ta­zio­ne del lavoro autonomo nel Libro V, Titolo III.

Qual è la forma giuridica giusta per la propria attività? Ditta in­di­vi­dua­le o libero pro­fes­sio­ni­sta?

Prima di definire cosa si intende per ditta o impresa in­di­vi­dua­le, è im­por­tan­te chiarire che, rispetto a una ditta in­di­vi­dua­le o a un’impresa, i la­vo­ra­to­ri autonomi possono offrire servizi e non beni. Inoltre l’unico re­spon­sa­bi­le della gestione di una ditta in­di­vi­dua­le è l’im­pren­di­to­re che sceglie di avviarla.

Quali sono, dunque, le dif­fe­ren­ze tra una ditta in­di­vi­dua­le e un libero pro­fes­sio­ni­sta?

La ditta in­di­vi­dua­le è un’attività di impresa che consiste nell’esercizio pro­fes­sio­na­le di un’attività economica fi­na­liz­za­ta alla pro­du­zio­ne o allo scambio di servizi. Sebbene il titolare di una ditta in­di­vi­dua­le resti il primo re­spon­sa­bi­le della sua attività, può scegliere di avvalersi di col­la­bo­ra­to­ri o di­pen­den­ti. L’attività di impresa in­di­vi­dua­le deve essere svolta abi­tual­men­te o pe­rio­di­ca­men­te e non sal­tua­ria­men­te o oc­ca­sio­nal­men­te. Dal punto di vista pratico i la­vo­ra­to­ri autonomi come gli artigiani o i com­mer­cian­ti co­sti­tui­sco­no già di per sé una ditta in­di­vi­dua­le; invece poiché il libero pro­fes­sio­ni­sta che offre dei beni al pubblico non esercita un’attività economica con finalità di pro­du­zio­ne, non può assumere la forma giuridica della ditta in­di­vi­dua­le.

La scelta tra le diverse forme giu­ri­di­che ha molta rilevanza dal punto di vista am­mi­ni­stra­ti­vo, fiscale e pre­vi­den­zia­le. In primo luogo per avviare la propria attività, le ditte in­di­vi­dua­li sono tenute, oltre ad aprire la partita IVA, anche a iscri­ver­si al Registro delle Imprese tramite la pre­sen­ta­zio­ne della Co­mu­ni­ca­zio­ne Unica e alla camera di commercio. Inoltre la con­ta­bi­li­tà delle ditte in­di­vi­dua­li segue il principio di com­pe­ten­za e non il principio di cassa, attuabile invece ai liberi pro­fes­sio­ni­sti.

Altra dif­fe­ren­za che sussiste tra i due tipi di forma giuridica è la seguente: le ditte in­di­vi­dua­li sono tenute a iscri­ver­si alla Gestione IVS per Artigiani e Com­mer­cian­ti dell’INPS; i liberi pro­fes­sio­ni­sti sono invece tenuti a iscri­ver­si alla propria cassa di ap­par­te­nen­za oppure alla Gestione Separata INPS.

La prassi per avviare una ditta in­di­vi­dua­le in quanto la­vo­ra­to­re autonomo o un’attività da libero pro­fes­sio­ni­sta non è com­pli­ca­ta, ma bisogna seguire e ri­spet­ta­re alcune regole. Per questo è sempre bene con­sul­ta­re un com­mer­cia­li­sta al fine di non com­met­te­re errori.

Tasse e partita IVA per il libero pro­fes­sio­ni­sta

Come an­ti­ci­pa­to poco sopra, il primo passo da compiere nel mondo del lavoro autonomo è capire il tipo di in­qua­dra­men­to con­tri­bu­ti­vo della propria attività, ossia se questa si può clas­si­fi­ca­re come ditta in­di­vi­dua­le o come libero pro­fes­sio­ni­sta e in secondo luogo, in­di­vi­dua­re a quale settore questa ap­par­tie­ne. Qui di seguito, verranno trattate in breve le procedure che dovrà seguire un libero pro­fes­sio­ni­sta che si appresta ad eser­ci­ta­re la sua pro­fes­sio­ne nel 2018.

Il primo dubbio che ge­ne­ral­men­te assale il libero pro­fes­sio­ni­sta riguarda l’apertura della partita IVA: spesso, infatti, viene con­si­de­ra­to più comodo l’utilizzo della ritenuta d’acconto. Tuttavia viene fre­quen­te­men­te tra­la­scia­to il fatto che si può ricorrere alla ritenuta d’acconto soltanto nel caso di pre­sta­zio­ne oc­ca­sio­na­le, ossia solamente nel momento in cui il libero pro­fes­sio­ni­sta non svolge in modo con­ti­nua­to la propria attività.

Per questo motivo, al fine di non limitare la propria pro­fes­sio­ne, è con­si­glia­bi­le aprire una partita IVA. No­no­stan­te la procedura di apertura della partita IVA per un libero pro­fes­sio­ni­sta non sia par­ti­co­lar­men­te difficile, con­si­glia­mo di ri­vol­ger­si a un com­mer­cia­li­sta fin dal primo momento poiché sarà in grado di capire quale regime fiscale sia più adatto all’attività del libero pro­fes­sio­ni­sta, se converrà aderire o meno al regime for­fet­ta­rio e, non da meno, in futuro sarà in grado di gestire la con­ta­bi­li­tà e di aiutare durante la di­chia­ra­zio­ne dei redditi.

Modello AA9/12 e codice ATECO

Così come valeva per gli anni pre­ce­den­ti, l’apertura della partita IVA è gratuita anche per il 2018: per aprirla basta recarsi in un ufficio dell’Agenzia delle Entrate e compilare il modello AA9/12 o in al­ter­na­ti­va, è possibile ef­fet­tua­re la procedura online. Il numero di partita IVA verrà ri­la­scia­to im­me­dia­ta­men­te. Il modello AA9\12 è composto da 4 pagine e deve essere compilato con la massima scru­po­lo­si­tà dato che persino un piccolo errore potrebbe causare l’an­nul­la­men­to della pratica o un calcolo spro­po­si­ta­to delle tasse da pagare. È bene ricordare che in sede di com­pi­la­zio­ne del modello AA9\12 per l'a­per­tu­ra della partita IVA è ne­ces­sa­rio spuntare l'opzione regime for­fet­ta­rio, se si intende aderirvi. La com­pi­la­zio­ne del modello AA9\12 prevede la scelta del codice ATECO, il quale de­ter­mi­ne­rà il campo di attività della nuova partita IVA. Questo codice, in uso dal 2008, è una tipologia di clas­si­fi­ca­zio­ne delle attività eco­no­mi­che adottata dall’ISTAT, su base di quella già esistente creata dall’Eurostat. Scegliere il giusto codice attività è di im­por­tan­za fon­da­men­ta­le a causa delle sue con­se­guen­ze sul calcolo delle tasse che il libero pro­fes­sio­ni­sta dovrà versare. Dunque il codice ATECO ha un im­por­tan­te ruolo per fini fiscali: dalla scelta e dall’accesso a de­ter­mi­na­ti regimi speciali per singole attività, all’ap­pli­ca­zio­ne degli studi di settore, dalla con­tri­bu­zio­ne INPS e INAIL, agli adem­pi­men­ti fiscali e così via.

N.B.

Qualora si pos­sie­da­no tutti i requisiti, esiste la pos­si­bi­li­tà di accedere al nuovo regime for­fet­ta­rio 2018.

Di seguito, a scopo esem­pli­fi­ca­ti­vo, la clas­si­fi­ca­zio­ne dei codici attività:

  • sezione C: attività ma­ni­fat­tu­rie­re;
  • divisione 14: con­fe­zio­ni di articoli di ab­bi­glia­men­to;
  • gruppo 14.1: con­fe­zio­ni di articoli di ab­bi­glia­men­to esclusi gli articoli in pelliccia;
  • classe 14.19: con­fe­zio­ni di articoli ed accessori diversi da ab­bi­glia­men­to in pelle, indumenti da lavoro, altro ab­bi­glia­men­to esterno e bian­che­ria intima;
  • categoria 14.19.2: ab­bi­glia­men­to sportivo e indumenti par­ti­co­la­ri;
  • sot­to­ca­te­go­ria 14.19.29: pro­du­zio­ne di indumenti per neonati, tute sportive, completi da sci, costumi da bagno e simili.

All’atto di apertura della partita IVA sarà ne­ces­sa­rio scegliere anche il regime contabile e fiscale a cui sot­to­por­si. La scelta è ormai limitata a due modalità: o si sceglie il regime for­fet­ta­rio o un regime fiscale tra­di­zio­na­le.

Procedure suc­ces­si­ve all’apertura della partita IVA

Dopo aver aperto una partita IVA si necessita dell’iscri­zio­ne alla cassa prov­vi­den­zia­le o alla Gestione Separata INPS, dopodiché è possibile iniziare a svolgere la propria attività da libero pro­fes­sio­ni­sta, na­tu­ral­men­te senza di­men­ti­ca­re i costi di gestione e di tenuta annuali. I costi di una partita IVA si dividono in costi fissi e costi variabili: fa parte dei primi il diritto camerale, i con­tri­bu­ti INPS e INAIL, le spese per il com­mer­cia­li­sta, quelle per la tenuta contabile e le com­pe­ten­ze bolli; con i secondi si intendono i costi che dipendono dalle aliquote fissate per legge in base al regime fiscale di ap­par­te­nen­za.

Durante lo svol­gi­men­to della propria pro­fes­sio­ne non bisogna mai di­men­ti­ca­re di con­ser­va­re tutte le fatture emesse e ricevute poiché in base a queste verranno calcolate le imposte e i con­tri­bu­ti da pagare.

Consigli sulle tasse per il libero pro­fes­sio­ni­sta: come ri­spar­mia­re

Per un libero pro­fes­sio­ni­sta è fon­da­men­ta­le riuscire a tenere una gestione oculata delle proprie spese, tenendo sempre sotto controllo i costi e i ricavi. Per fare sì che il libero pro­fes­sio­ni­sta possa ri­spar­mia­re sulle spese, e dunque sulle tasse da pagare, abbiamo qualche sug­ge­ri­men­to da proporre:

  • conoscere quali spese sono de­trai­bi­li o de­du­ci­bi­li: le spese mediche, alcuni contratti di as­si­cu­ra­zio­ne, le spese per i corsi di istru­zio­ne o di ag­gior­na­men­to e simili sono spese de­trai­bi­li per il libero pro­fes­sio­ni­sta;

  • scegliere una forma giuridica adeguata: come già accennato, questo è un aspetto fon­da­men­ta­le. Di fatto la forma so­cie­ta­ria adeguata può far ri­spar­mia­re sulle tasse che il libro pro­fes­sio­ni­sta deve versare an­nual­men­te e ve­lo­ciz­za­re così le pratiche bu­ro­cra­ti­che;

  • auto aziendale e spese te­le­fo­ni­che: è possibile dedurre i costi di acquisto e di utilizzo dell’auto aziendale fino al 100%. Se, invece, si tratta di veicoli uti­liz­za­ti dagli agenti di commercio o dai rap­pre­sen­ta­ti è possibile detrarre le spese per l’80%. Anche le spese te­le­fo­ni­che per il cellulare ad esclusivo uso aziendale possono essere detratte fino al 100%;

  • sfruttare la pia­ni­fi­ca­zio­ne fiscale: in questo caso si tratta di in­for­mar­si bene su tutte le regole e le normative fiscali che con­sen­to­no di ottenere risparmi in termini di tasse per il libero pro­fes­sio­ni­sta, a partire dalla forma giuridica della propria attività, fino a con­si­de­ra­re la partita IVA for­fet­ta­ria, il tipo di regime fiscale e così via;

  • beni immobili: se il libero pro­fes­sio­ni­sta usu­frui­sce di un locale in affitto per svolgere la propria attività, tale costo sarà de­du­ci­bi­le al 100%;

  • scegliere un buon com­mer­cia­li­sta: la scelta del com­mer­cia­li­sta, infine, è fon­da­men­ta­le poiché potrà aiutare a gestire la propria attività nel migliore dei modi, senza tra­la­scia­re alcun dettaglio bu­ro­cra­ti­co.

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