Quali tasse deve pagare un libero professionista e quali spese sono detraibili? Ci sono agevolazioni fiscali per i freelance? Ti diamo alcuni consigli e ti spieghiamo quali sono le tasse per i liberi professionisti.

Le informazioni sono state aggiornate ad aprile 2025.

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10 consigli per pagare meno tasse

Se sei un libero professionista devi sapere quali tasse pagare, ma anche seguire alcuni accorgimenti per ottimizzare il tuo carico fiscale in maniera legale. Di seguito ti presentiamo alcune strategie che puoi adottare:

  1. Scegli il regime fiscale più adatto alle tue esigenze
  2. Deduci tutte le spese ammissibili
  3. Sfrutta i contributi previdenziali dedotti dal reddito
  4. Apri una partita IVA con il giusto codice ATECO
  5. Ricorri al leasing o al noleggio operativo
  6. Se hai un fatturato alto considera di costituire una società
  7. Investi nella formazione e in corsi di specializzazione
  8. Apri una polizza assicurativa
  9. Gestisci l’IVA correttamente
  10. Pianifica il tuo reddito e le tasse in anticipo

Consiglio 1: scegli il regime fiscale più adatto alle tue esigenze

La scelta del regime fiscale è fondamentale per ottimizzare la tassazione dei liberi professionisti. In Italia si può scegliere tra due regimi fiscali: il regime forfettario e il regime ordinario.

Il regime forfettario, con un’aliquota agevolata del 15% (ridotta al 5% per i primi cinque anni), è vantaggioso per chi ha costi di gestione ridotti, poiché il reddito imponibile si calcola applicando un coefficiente di redditività al fatturato senza considerare le spese reali. Tuttavia, prevede un limite di fatturato di 85.000 euro e non consente il recupero dell’IVA.

Il regime ordinario, invece, impone una tassazione IRPEF progressiva (dal 23 al 43%), ma permette di dedurre tutte le spese effettive e di recuperare l’IVA sugli acquisti, risultando più adatto a chi ha alti costi di gestione o supera la soglia del forfettario. La scelta dipende quindi dalla struttura dei costi e dal volume d’affari.

Consiglio 2: deduci tutte le spese ammissibili

Uno dei modi più efficaci per ridurre il carico fiscale da libero professionista è sfruttare la deduzione delle spese aziendali. Detraendo i costi legati all’attività, si abbassa il reddito imponibile e, di conseguenza, l’ammontare delle imposte da pagare. Tuttavia, non tutte le spese sono deducibili allo stesso modo: alcune possono essere scalate completamente, altre solo in parte.

Tra le spese completamente deducibili rientrano tutte le spese necessarie e inerenti all’attività professionale, come:

  • Strumenti e attrezzature di lavoro, quali computer, stampanti, software e altri dispositivi tecnologici necessari per svolgere l’attività.
  • Canoni di affitto e utenze dell’ufficio, inclusi spazi di coworking e studi professionali.
  • Consulenze e servizi professionali, come commercialista, avvocato o altri esperti.
  • Spese di formazione, tra cui corsi di aggiornamento, master, webinar e libri professionali.
  • Assicurazioni professionali obbligatorie, come la RC professionale.
  • Software e abbonamenti digitali legati all’attività, come servizi cloud, strumenti per l’online marketing, ecc.

Oltre a queste, ci sono alcune spese che vengono considerate anche a uso personale e quindi sono deducibili solo parzialmente, come:

  • Auto e trasporti: se il veicolo è intestato alla partita IVA, la deduzione è generalmente del 20% (o del 40% per agenti di commercio).
  • Spese di rappresentanza, come pranzi di lavoro con clienti e regali aziendali, deducibili fino al 75% con limiti specifici.
  • Telefonia e internet, per cui è possibile dedurre il 50% del costo dell’abbonamento se utilizzato sia per lavoro che per uso privato.

Inoltre, chi opera in regime ordinario, può anche recuperare l’IVA sugli acquisti effettuati per l’attività, abbattendo ulteriormente i costi effettivi.

Consiglio 3: sfrutta i contributi previdenziali dedotti dal reddito

Molti liberi professionisti non sanno che i contributi previdenziali obbligatori non sono semplicemente un costo da sostenere, ma contribuiscono anche a ridurre le imposte.

Tutti i contributi versati alla propria gestione previdenziale (come l’INPS Gestione Separata, l’INPS artigiani e commercianti, ecc.) sono integralmente deducibili dal reddito imponibile. Pertanto vanno sottratti dal reddito lordo prima del calcolo delle imposte, abbassando la base su cui si applicano le aliquote fiscali (IRPEF, addizionali, ecc.). Ad esempio, se un professionista ha un reddito lordo annuo di 40.000 euro e versa 8.000 euro di contributi previdenziali, il reddito imponibile su cui calcolare le imposte sarà di 32.000 euro.

Inoltre, i contributi versati volontariamente o a fondi pensione complementari (come i PIP o i fondi di previdenza integrativa) possono anch’essi essere dedotti entro certi limiti, offrendo un ulteriore vantaggio fiscale e la possibilità di costruire una pensione integrativa.

Anche chi aderisce al regime forfettario può dedurre i contributi previdenziali, ma con una differenza importante: la deduzione avviene dopo l’applicazione del coefficiente di redditività.

Ad esempio, se un libero professionista che ha aderito al regime forfettario fattura 50.000 euro e il coefficiente di redditività per il suo codice ATECO è del 78%, il reddito imponibile sarà 39.000 euro. Da questo importo si potranno poi dedurre i contributi previdenziali effettivamente versati, abbassando l’imponibile su cui si applica l’aliquota sostitutiva del 15% o 5%.

Consiglio

Versare in anticipo eventuali contributi (ad esempio, saldare prima la seconda rata di saldo/conguaglio) entro la fine dell’anno fiscale può aumentare l’importo deducibile e ridurre le imposte dovute nella dichiarazione dei redditi.

Consiglio 4: apri una partita IVA con il giusto codice ATECO

La scelta del codice ATECO al momento dell’apertura della partita IVA è un dettaglio spesso sottovalutato, ma ha un impatto diretto sul carico fiscale, soprattutto se si opera nel regime forfettario. Questo codice serve a identificare l’attività economica svolta e viene utilizzato dall’Agenzia delle Entrate per determinare il coefficiente di redditività, ovvero la percentuale di fatturato che viene considerata “utile tassabile”.

Nel regime forfettario, le spese reali non vengono considerate: il reddito imponibile si calcola applicando al fatturato un coefficiente di redditività, che varia in base al codice ATECO. Più è basso questo coefficiente, minore sarà la base imponibile su cui calcolare le imposte. Il codice ATECO deve in ogni caso essere coerente con l’attività svolta, altrimenti si va incontro a sanzioni e problemi in caso di verifiche fiscali.

Se svolgi più attività, puoi associare più codici ATECO alla tua partita IVA, indicando quello prevalente. Per non incorrere in errori, rivolgiti sempre al tuo commercialista che saprà aiutarti nell’ottimizzazione del tuo carico fiscale.

Consiglio 5: ricorri al leasing o al noleggio operativo

Il leasing e il noleggio operativo sono due strumenti utili per i liberi professionisti che necessitano di beni strumentali come auto, computer o attrezzature, senza affrontare subito l’intero costo d’acquisto. Il leasing consente di dedurre fiscalmente i canoni periodici in modo più vantaggioso rispetto all’ammortamento di un acquisto diretto, con la possibilità di riscattare il bene al termine del contratto. Il noleggio operativo, invece, offre una soluzione ancora più flessibile: non prevede la proprietà del bene e consente la deduzione integrale e immediata dei canoni come spesa d’esercizio, una misura adatta per strumenti tecnologici soggetti a rapida obsolescenza.

Queste due formule sono particolarmente vantaggiose per chi opera in regime ordinario, perché permettono di abbattere rapidamente il reddito imponibile e di gestire meglio il flusso di cassa. Chi è in regime forfettario, invece, non può dedurre le spese effettive e quindi non trae benefici fiscali diretti da leasing o noleggio, anche se può comunque utilizzarli per motivi di gestione e praticità.

Consiglio 6: se hai un fatturato alto considera di costituire una società

Quando un libero professionista raggiunge un fatturato elevato, costituire una società di capitali, come una SRL o SRLS, può diventare una scelta vantaggiosa. Rispetto alla partita IVA individuale, la società consente una tassazione più bassa e pianificabile, una protezione del patrimonio personale grazie alla responsabilità limitata e una maggiore credibilità professionale, utile nei rapporti con clienti e partner.

Sebbene comporti costi di gestione più alti e obblighi amministrativi maggiori, la SRL permette di ottimizzare la distribuzione degli utili, sfruttare il welfare aziendale e gestire in modo più strutturato collaboratori o soci.

Consiglio 7: investi nella formazione e in corsi di specializzazione

Investire nella formazione professionale è fondamentale: in questo modo hai l’opportunità di migliorare le tue competenze e restare competitivo sul mercato, ma ottieni anche vantaggi fiscali. Nel regime ordinario, le spese per corsi, master, workshop, libri e abbonamenti educativi sono interamente deducibili, riducendo il reddito imponibile e quindi le tasse da pagare.

Anche se nel regime forfettario tali spese non sono deducibili, la formazione resta una leva strategica per aumentare il valore dei propri servizi, attrarre clienti migliori e incrementare il fatturato. Formarsi, quindi, è un investimento che ripaga sia in termini di crescita professionale che di ritorno economico.

Consiglio 8: apri una polizza assicurativa

Una polizza assicurativa serve a proteggere te e la tua attività, oltre a trasformarsi in un’opportunità di risparmio per chi rientra nel regime ordinario. Le polizze come la RC professionale, quelle contro infortuni, malattie o i piani di previdenza complementare possono essere dedotte dal reddito imponibile, riducendo così le tasse da pagare.

Consiglio 9: gestisci l’IVA correttamente

Gestire correttamente l’IVA significa evitare errori e ottimizzare la fiscalità, soprattutto nel regime ordinario. L’IVA è un’imposta che si incassa per conto dello Stato: si addebita ai clienti (IVA a debito) e si versa periodicamente all’erario, al netto di quella pagata sui propri acquisti (IVA a credito). La differenza tra IVA a debito e IVA a credito determina l’importo da versare allo Stato. Se si acquista molto e si vende poco in un determinato periodo, si può addirittura generare un credito IVA da compensare nei periodi successivi o da chiedere a rimborso. Per questo motivo, è fondamentale registrare correttamente tutte le fatture di acquisto e valutare le tempistiche degli investimenti in beni o servizi per ottimizzare il saldo IVA.

Consiglio 10: pianifica il tuo reddito e le tasse in anticipo

Nel regime ordinario, pianificare in anticipo il reddito e le imposte è fondamentale per evitare errori nei versamenti di acconti e saldi IRPEF, che possono comportare sanzioni o blocchi di liquidità. Stimare correttamente il reddito annuo consente di calcolare con precisione gli acconti fiscali e di decidere se conviene rateizzare i pagamenti per alleggerire il carico sul flusso di cassa. Una buona pianificazione permette anche di scegliere il momento migliore per sostenere spese deducibili, come corsi di formazione, investimenti o consulenze, riducendo l’imponibile proprio quando il reddito è più alto.

Oltre a una gestione fiscale più efficiente, la pianificazione consente di prendere decisioni strategiche con consapevolezza, come versare contributi previdenziali volontari, attivare strumenti di previdenza integrativa o valutare cambiamenti strutturali dell’attività (come la costituzione di una società).

Per chi opera nel regime forfettario, la pianificazione è altrettanto utile, soprattutto in vista del superamento della soglia degli 85.000 euro, che implica il passaggio al regime ordinario. Se ti avvicini a quel limite, monitorare attentamente il fatturato può aiutarti a posticipare o anticipare fatture, evitando di cambiare regime fiscale in un momento sfavorevole.

Quali sono le tasse per il libero professionista?

A seconda del regime fiscale adottato e della natura dell’attività variano le tasse che un libero professionista deve pagare. Di seguito trovi un riepilogo delle principali tasse e contributi da tenere in considerazione.

IRPEF: imposta sul reddito delle persone fisiche

Nel regime ordinario, il libero professionista paga l’IRPEF secondo scaglioni progressivi:

  • 23% fino a 28.000 €
  • 35% da 28.001 a 50.000 €
  • 43% oltre 50.000 €

Nel regime forfettario, l’IRPEF è sostituita da un’imposta sostitutiva:

  • 15% sul reddito forfettario
  • 5% per i primi 5 anni di attività se si rispettano alcuni requisiti agevolati

Addizionali regionali e comunali

Solo nel regime ordinario, il professionista paga anche:

  • Addizionale regionale IRPEF (circa 1%–2%, varia in base alla regione)
  • Addizionale comunale IRPEF (fino allo 0,8%, varia in base al comune)

INPS: contributi previdenziali

I liberi professionisti devono versare i contributi obbligatori alla previdenza, che variano in base alla categoria:

  • Se senza cassa professionale (ad esempio, freelance e consulenti): si versa all’INPS Gestione Separata, attualmente al 26,07% del reddito imponibile
  • Se iscritti a casse professionali di categoria (ad esempio, avvocati, medici, architetti): si seguono le regole e aliquote previste dalla singola cassa

I contributi sono interamente deducibili dal reddito, riducendo così l’imponibile su cui si calcolano le imposte.

IVA: imposta sul valore aggiunto

Nel regime ordinario, si applica l’IVA sulle fatture emesse (22% o aliquota specifica) e si detrae l’IVA sugli acquisti. Si versano periodicamente i saldi all’erario.

Nel regime forfettario, l’IVA non si applica: le fatture sono emesse senza IVA (con apposita dicitura), pertanto non si può detrarre l’IVA sugli acquisti.

IRAP: imposta regionale sulle attività produttive

L’IRAP è un tributo gestito dalle Regioni che si applica sul valore della produzione netta e, in alcuni casi, può riguardare anche i liberi professionisti. Tuttavia, non tutti sono soggetti a IRAP. Di norma, i liberi professionisti che lavorano in modo autonomo, senza dipendenti né una struttura organizzata, non sono tenuti a pagare l’IRAP. In pratica, se svolgi la tua attività da solo, magari da casa o in coworking, senza collaboratori fissi e senza beni strumentali rilevanti, l’IRAP non si applica.

Al contrario, se hai una struttura organizzata (come un ufficio proprio, dipendenti, collaboratori continuativi, strumenti professionali importanti), l’Agenzia delle Entrate può considerare la tua attività equiparabile a un’attività d’impresa e quindi soggetta a IRAP. In tal caso, l’imposta si calcola su una base imponibile simile al reddito operativo, applicando un’aliquota regionale generalmente intorno al 3,9%, ma che può variare in base alla Regione.

Altre imposte e oneri

Oltre alle imposte principali, un libero professionista può essere soggetto ad altri oneri fiscali come il diritto annuale alla Camera di Commercio (se svolge attività commerciale), quote e contributi agli ordini professionali o casse di categoria, imposte di bollo sulle fatture e, in casi specifici, canoni SIAE, diritti d’autore o tasse per le licenze. Anche eventuali attività secondarie (come e-commerce o affiliazioni) possono generare ulteriori obblighi fiscali o contributivi. Sebbene spesso di importo contenuto, è fondamentale considerarli nella pianificazione fiscale per evitare sanzioni e garantire una gestione corretta dell’attività.

Ti preghiamo di osservare la nota legale relativa a questo articolo.

Chi sceglie di lavorare come libero professionista, deve informarsi a fondo sulla corretta burocrazia da seguire. Con le mosse giuste il libero professionista riuscirà sia a risparmiare sulle proprie spese, che a capire come fare per ottenere qualche piccola agevolazione. In primo luogo è bene capire se la propria professione rientra nella categoria del libero professionista o in quella del lavoratore autonomo; è necessario comprendere come aprire una partita IVA, se e quando conviene, e quali agevolazioni fiscali è possibile ottenere.

Nel nostro articolo chiariremo i dubbi riguardo le tasse per il libero professionista.

Differenze tra libero professionista e lavoratore autonomo

Libero professionista o lavoratore autonomo? Esistono delle differenze tra queste due categorie? Prima di tutto è bene chiarire che tra le condizioni lavorative dei liberi professionisti e quelle dei lavoratori autonomi non esistono differenze abissali e inoltre, che i due termini vengono spesso utilizzati come sinonimi. Ad ogni modo la distinzione tra le due parti è piuttosto di tipo concettuale:

  • il libero professionista svolge, in linea di massima, prestazioni ad alto contenuto intellettuale ed è solitamente iscritto a un albo o a un ordine. In questa categoria rientrano, ad esempio, i medici, gli avvocati, gli psicologi, i veterinari, gli architetti e i giornalisti;

  • il lavoratore autonomo di contro, non appartiene a un albo o a un ordine specifico e svolge un lavoro indipendente, senza subordinazione. In questa categoria rientrano, fra gli altri, i meccanici, i parrucchieri e gli elettricisti.

Il codice civile parla della regolamentazione del lavoro autonomo nel Libro V, Titolo III.

Qual è la forma giuridica giusta per la propria attività? Ditta individuale o libero professionista?

Prima di definire cosa si intende per ditta o impresa individuale, è importante chiarire che, rispetto a una ditta individuale o a un’impresa, i lavoratori autonomi possono offrire servizi e non beni. Inoltre l’unico responsabile della gestione di una ditta individuale è l’imprenditore che sceglie di avviarla.

Quali sono, dunque, le differenze tra una ditta individuale e un libero professionista?

La ditta individuale è un’attività di impresa che consiste nell’esercizio professionale di un’attività economica finalizzata alla produzione o allo scambio di servizi. Sebbene il titolare di una ditta individuale resti il primo responsabile della sua attività, può scegliere di avvalersi di collaboratori o dipendenti. L’attività di impresa individuale deve essere svolta abitualmente o periodicamente e non saltuariamente o occasionalmente. Dal punto di vista pratico i lavoratori autonomi come gli artigiani o i commercianti costituiscono già di per sé una ditta individuale; invece poiché il libero professionista che offre dei beni al pubblico non esercita un’attività economica con finalità di produzione, non può assumere la forma giuridica della ditta individuale.

La scelta tra le diverse forme giuridiche ha molta rilevanza dal punto di vista amministrativo, fiscale e previdenziale. In primo luogo per avviare la propria attività, le ditte individuali sono tenute, oltre ad aprire la partita IVA, anche a iscriversi al Registro delle Imprese tramite la presentazione della Comunicazione Unica e alla camera di commercio. Inoltre la contabilità delle ditte individuali segue il principio di competenza e non il principio di cassa, attuabile invece ai liberi professionisti.

Altra differenza che sussiste tra i due tipi di forma giuridica è la seguente: le ditte individuali sono tenute a iscriversi alla Gestione IVS per Artigiani e Commercianti dell’INPS; i liberi professionisti sono invece tenuti a iscriversi alla propria cassa di appartenenza oppure alla Gestione Separata INPS.

La prassi per avviare una ditta individuale in quanto lavoratore autonomo o un’attività da libero professionista non è complicata, ma bisogna seguire e rispettare alcune regole. Per questo è sempre bene consultare un commercialista al fine di non commettere errori.

Tasse e partita IVA per il libero professionista

Come anticipato poco sopra, il primo passo da compiere nel mondo del lavoro autonomo è capire il tipo di inquadramento contributivo della propria attività, ossia se questa si può classificare come ditta individuale o come libero professionista e in secondo luogo, individuare a quale settore questa appartiene. Qui di seguito, verranno trattate in breve le procedure che dovrà seguire un libero professionista che si appresta ad esercitare la sua professione nel 2018.

Il primo dubbio che generalmente assale il libero professionista riguarda l’apertura della partita IVA: spesso, infatti, viene considerato più comodo l’utilizzo della ritenuta d’acconto. Tuttavia viene frequentemente tralasciato il fatto che si può ricorrere alla ritenuta d’acconto soltanto nel caso di prestazione occasionale, ossia solamente nel momento in cui il libero professionista non svolge in modo continuato la propria attività.

Per questo motivo, al fine di non limitare la propria professione, è consigliabile aprire una partita IVA. Nonostante la procedura di apertura della partita IVA per un libero professionista non sia particolarmente difficile, consigliamo di rivolgersi a un commercialista fin dal primo momento poiché sarà in grado di capire quale regime fiscale sia più adatto all’attività del libero professionista, se converrà aderire o meno al regime forfettario e, non da meno, in futuro sarà in grado di gestire la contabilità e di aiutare durante la dichiarazione dei redditi.

Modello AA9/12 e codice ATECO

Così come valeva per gli anni precedenti, l’apertura della partita IVA è gratuita anche per il 2018: per aprirla basta recarsi in un ufficio dell’Agenzia delle Entrate e compilare il modello AA9/12 o in alternativa, è possibile effettuare la procedura online. Il numero di partita IVA verrà rilasciato immediatamente. Il modello AA9\12 è composto da 4 pagine e deve essere compilato con la massima scrupolosità dato che persino un piccolo errore potrebbe causare l’annullamento della pratica o un calcolo spropositato delle tasse da pagare. È bene ricordare che in sede di compilazione del modello AA9\12 per l'apertura della partita IVA è necessario spuntare l'opzione regime forfettario, se si intende aderirvi. La compilazione del modello AA9\12 prevede la scelta del codice ATECO, il quale determinerà il campo di attività della nuova partita IVA. Questo codice, in uso dal 2008, è una tipologia di classificazione delle attività economiche adottata dall’ISTAT, su base di quella già esistente creata dall’Eurostat. Scegliere il giusto codice attività è di importanza fondamentale a causa delle sue conseguenze sul calcolo delle tasse che il libero professionista dovrà versare. Dunque il codice ATECO ha un importante ruolo per fini fiscali: dalla scelta e dall’accesso a determinati regimi speciali per singole attività, all’applicazione degli studi di settore, dalla contribuzione INPS e INAIL, agli adempimenti fiscali e così via.

N.B.

Qualora si possiedano tutti i requisiti, esiste la possibilità di accedere al nuovo regime forfettario 2018.

Di seguito, a scopo esemplificativo, la classificazione dei codici attività:

  • sezione C: attività manifatturiere;
  • divisione 14: confezioni di articoli di abbigliamento;
  • gruppo 14.1: confezioni di articoli di abbigliamento esclusi gli articoli in pelliccia;
  • classe 14.19: confezioni di articoli ed accessori diversi da abbigliamento in pelle, indumenti da lavoro, altro abbigliamento esterno e biancheria intima;
  • categoria 14.19.2: abbigliamento sportivo e indumenti particolari;
  • sottocategoria 14.19.29: produzione di indumenti per neonati, tute sportive, completi da sci, costumi da bagno e simili.

All’atto di apertura della partita IVA sarà necessario scegliere anche il regime contabile e fiscale a cui sottoporsi. La scelta è ormai limitata a due modalità: o si sceglie il regime forfettario o un regime fiscale tradizionale.

Procedure successive all’apertura della partita IVA

Dopo aver aperto una partita IVA si necessita dell’iscrizione alla cassa provvidenziale o alla Gestione Separata INPS, dopodiché è possibile iniziare a svolgere la propria attività da libero professionista, naturalmente senza dimenticare i costi di gestione e di tenuta annuali. I costi di una partita IVA si dividono in costi fissi e costi variabili: fa parte dei primi il diritto camerale, i contributi INPS e INAIL, le spese per il commercialista, quelle per la tenuta contabile e le competenze bolli; con i secondi si intendono i costi che dipendono dalle aliquote fissate per legge in base al regime fiscale di appartenenza.

Durante lo svolgimento della propria professione non bisogna mai dimenticare di conservare tutte le fatture emesse e ricevute poiché in base a queste verranno calcolate le imposte e i contributi da pagare.

Consigli sulle tasse per il libero professionista: come risparmiare

Per un libero professionista è fondamentale riuscire a tenere una gestione oculata delle proprie spese, tenendo sempre sotto controllo i costi e i ricavi. Per fare sì che il libero professionista possa risparmiare sulle spese, e dunque sulle tasse da pagare, abbiamo qualche suggerimento da proporre:

  • conoscere quali spese sono detraibili o deducibili: le spese mediche, alcuni contratti di assicurazione, le spese per i corsi di istruzione o di aggiornamento e simili sono spese detraibili per il libero professionista;

  • scegliere una forma giuridica adeguata: come già accennato, questo è un aspetto fondamentale. Di fatto la forma societaria adeguata può far risparmiare sulle tasse che il libro professionista deve versare annualmente e velocizzare così le pratiche burocratiche;

  • auto aziendale e spese telefoniche: è possibile dedurre i costi di acquisto e di utilizzo dell’auto aziendale fino al 100%. Se, invece, si tratta di veicoli utilizzati dagli agenti di commercio o dai rappresentati è possibile detrarre le spese per l’80%. Anche le spese telefoniche per il cellulare ad esclusivo uso aziendale possono essere detratte fino al 100%;

  • sfruttare la pianificazione fiscale: in questo caso si tratta di informarsi bene su tutte le regole e le normative fiscali che consentono di ottenere risparmi in termini di tasse per il libero professionista, a partire dalla forma giuridica della propria attività, fino a considerare la partita IVA forfettaria, il tipo di regime fiscale e così via;

  • beni immobili: se il libero professionista usufruisce di un locale in affitto per svolgere la propria attività, tale costo sarà deducibile al 100%;

  • scegliere un buon commercialista: la scelta del commercialista, infine, è fondamentale poiché potrà aiutare a gestire la propria attività nel migliore dei modi, senza tralasciare alcun dettaglio burocratico.

Vi preghiamo di osservare la nota legale relativa a questo articolo.

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