I qubit stanno ai computer quan­ti­sti­ci come i bit stanno ai computer classici. A dif­fe­ren­za dei bit binari, al momento di una mi­su­ra­zio­ne dei dati i qubit possono trovarsi con­tem­po­ra­nea­men­te in stato 1 e 0. Questa proprietà di base della meccanica quan­ti­sti­ca è destinata a ri­vo­lu­zio­na­re le tec­no­lo­gie in­for­ma­ti­che, per­met­ten­do di costruire computer quan­ti­sti­ci con una potenza di un milione di volte superiore rispetto ai PC con­ven­zio­na­li.

Cosa sono i qubit?

Il futuro dell’in­for­ma­ti­ca ha un nome: qubit. Dietro questa parola criptica si cela la più piccola unità di calcolo ele­men­ta­re della com­pu­ta­zio­ne quan­ti­sti­ca|, il “bit quan­ti­sti­co”, che si dif­fe­ren­zia con­si­de­re­vol­men­te dai bit dei computer di oggi, che co­no­scia­mo tutti. I qubit sono definiti sistemi quan­ti­sti­ci a due stati, ovvero possono assumere due stati con­tem­po­ra­nea­men­te. Co­sti­tui­sco­no l’unità di base dei computer quan­ti­sti­ci.

Per com­pren­de­re come fun­zio­na­no i qubit occorre in­nan­zi­tut­to capire i tre principi fon­da­men­ta­li della meccanica quan­ti­sti­ca.

  • So­vrap­po­si­zio­ne: indica sistemi quan­ti­sti­ci che possono assumere due stati con­tem­po­ra­nea­men­te. Per spiegarlo facciamo un confronto con il sistema binario: anziché 1 oppure 0, i sistemi quan­ti­sti­ci possono assumere con­tem­po­ra­nea­men­te 1 e 0 e molti altri stati intermedi fino al momento della mi­su­ra­zio­ne dei dati.
  • Cor­re­la­zio­ne quan­ti­sti­ca (en­tan­gle­ment): indica un fenomeno della meccanica quan­ti­sti­ca che Albert Einstein definì “ter­ri­fi­can­te azione a distanza”. Si tratta di due o più par­ti­cel­le in­trec­cia­te fra loro che anziché avere stati singoli definiti generano un unico oggetto. I cam­bia­men­ti di una par­ti­cel­la dell’insieme si ri­flet­to­no au­to­ma­ti­ca­men­te su tutte le par­ti­cel­le correlate.
  • Collasso quan­ti­sti­co: è il momento in cui i sistemi che si trovavano in una so­vrap­po­si­zio­ne non definita “col­las­sa­no” con la mi­su­ra­zio­ne o l’os­ser­va­zio­ne, passando a uno stato definito: 1 oppure 0.

Ri­tro­via­mo tutti e tre i principi nei qubit e quindi nel calcolo quan­ti­sti­co. Sono anche il motivo per cui governi e società come IBM, Google e Microsoft ripongono grandi speranze nei computer quan­ti­sti­ci. Anche se questi sono ancora lontani dall’essere una realtà uti­liz­za­bi­le, i qubit fanno sperare in pos­si­bi­li­tà inattese sia per quanto riguarda la potenza sia dal punto di vista della nostra com­pren­sio­ne dei computer.

Qubit e bit: qual è la dif­fe­ren­za?

Il bit ha una cosa in comune con il bit quan­ti­sti­co: entrambi sono la più piccola unità di calcolo e memoria del ri­spet­ti­vo computer. Ma qui già terminano gli elementi in comune, poiché a dif­fe­ren­za dell’unità di misura binaria dei nostri computer classici, i bit quan­ti­sti­ci sono un’unità di misura della meccanica quan­ti­sti­ca. Ma questo, esat­ta­men­te, cosa significa?

Per prima cosa bisogna capire il fun­zio­na­men­to del bit. Da quando i film della serie “Matrix” hanno av­vi­ci­na­to il grande pubblico a temi complessi come l’in­tel­li­gen­za ar­ti­fi­cia­le e le si­mu­la­zio­ni al computer, molti conoscono anche gli uno e gli zeri binari. Un bit si basa su questo codice binario e rap­pre­sen­ta la più piccola unità di dati delle tec­no­lo­gie digitali. I bit possono assumere lo stato 1 (vero/attivo) o 0 (disattivo/falso).

Invece, i bit quan­ti­sti­ci non si basano sul codice binario, non devono quindi “decidere”. Secondo il concetto della so­vrap­po­si­zio­ne nella meccanica quan­ti­sti­ca, un qubit si trova quindi con­tem­po­ra­nea­men­te in stato 1 e 0. Può inoltre avere svariati stati intermedi come “un terzo di 0” oppure “due terzi di 1”. Solo nel momento della mi­su­ra­zio­ne, con il collasso quan­ti­sti­co, i qubit assumono uno stato binario definito.

Quanta potenza di calcolo in più offrono i qubit?

Le proprietà di meccanica quan­ti­sti­ca dei qubit mol­ti­pli­ca­no enor­me­men­te la potenza di calcolo dei computer quan­ti­sti­ci rispetto ai computer con­ven­zio­na­li. Anche con 2 alla potenza di 500 bit non è possibile elaborare le stesse quantità di dati gestibili senza fatica da 500 qubit. 31 qubit cor­ri­spon­do­no già a 32 GB; con ogni qubit in più, la di­men­sio­ne, quindi l’unità di misura in­for­ma­ti­ca, raddoppia.

Un altro esempio: per calcolare i fattori primi di un numero a 2050 bit, un computer che calcola solo in bit im­pie­ghe­reb­be alcuni milioni di anni. I computer quan­ti­sti­ci svolgono ope­ra­zio­ni di questo tipo in pochi minuti ri­sol­ven­do­le non in suc­ces­sio­ne, ma con­tem­po­ra­nea­men­te. Pro­ba­bil­men­te questi evidenti vantaggi in­ci­de­ran­no in modo ri­vo­lu­zio­na­rio sull’ela­bo­ra­zio­ne e l’analisi di grandi e complesse quantità di dati.

Come si creano i qubit?

Per poter rendere uti­liz­za­bi­li i qubit in un computer quan­ti­sti­co, occorre generarli. Mentre per creare i bit classici di solito si usano chip di silicio, per i computer quan­ti­sti­ci servono nuove tec­no­lo­gie e nuovi metodi. Ad esempio, gli ioni vengono “catturati” in campi elettrici, magnetici oppure si usano fotoni, quasi par­ti­cel­le e atomi ar­ti­fi­cia­li e veri e propri. Con le co­sid­det­te cadute di ioni la mi­su­ra­zio­ne dei qubit viene eseguita inoltre tramite ra­dia­zio­ni a microonde. Google utilizza chip quan­ti­sti­ci dove le correnti che fluiscono in circolo rap­pre­sen­ta­no un qubit. Anche qui la mi­su­ra­zio­ne dei qubit è eseguita tramite ra­dia­zio­ni a microonde.

L’impiego dei qubit nei computer quan­ti­sti­ci non offre soltanto molta più potenza. Per elaborare i qubit se­le­zio­na­ti e salvati in griglie quan­ti­sti­che sono necessari anche nuovi hardware e software e nuovi approcci di pro­gram­ma­zio­ne. Poiché si tratta di sistemi quan­ti­sti­ci molto volatili, servono computer in grado di collegare i bit quan­ti­sti­ci in modo af­fi­da­bi­le e in numeri nell’ordine di milioni.

Un altro aspetto es­sen­zia­le dell’attuale tec­no­lo­gia dei computer quan­ti­sti­ci è il raf­fred­da­men­to corretto. Generando i qubit si sviluppa calore, come del resto avviene in tutti i computer. Per essere ef­fi­cien­ti e sicuri, i computer quan­ti­sti­ci devono quindi essere raf­fred­da­ti molto vicino al punto zero di tem­pe­ra­tu­ra assoluto (-273,15 gradi Celsius).

I possibili campi di ap­pli­ca­zio­ne dei qubit

Ci vorranno ancora anni prima che i computer quan­ti­sti­ci diventino d’uso quo­ti­dia­no. Servono nuove tec­no­lo­gie e bisogna ripensare il modo in cui fun­zio­na­no i computer. Quando ci riu­sci­re­mo, i qubit of­fri­ran­no tan­tis­si­mi vantaggi per diversi scopi di utilizzo, tra cui:

Il futuro dei qubit: ostacoli tecnici e op­por­tu­ni­tà

Stando a quanto affermato da grandi società in­ter­na­zio­na­li come IBM, Google e Microsoft, l’arrivo dei primi computer quan­ti­sti­ci fun­zio­na­li è solo una questione di tempo. Gli in­ve­sti­men­ti milionari e la nascita di società dedicate come Google AI o D-Wave sono la prova che il calcolo quan­ti­sti­co è il futuro. A oggi uno dei computer quan­ti­sti­ci più potenti è “Eagle” di IBM con 127 qubit.

A sua volta, il 23 ottobre 2019 Google AI ha reso noto che il chip Sycamore è riuscito per la prima volta a risolvere ope­ra­zio­ni di fronte alle quali anche i migliori su­per­com­pu­ter avevano fallito. Un traguardo che è stato chiamato “su­pre­ma­zia quan­ti­sti­ca”. Tuttavia, per per­met­te­re ai computer quan­ti­sti­ci di rag­giun­ge­re una vera e propria su­pe­rio­ri­tà servono nuove tec­no­lo­gie, nuovi software e nuovi linguaggi di pro­gram­ma­zio­ne.

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