Nonostante tutte le proteste, il 26 marzo 2019 il Parlamento Europeo ha deciso di introdurre la riforma del diritto d'autore. Poco prima, gli oppositori della riforma avevano cercato di cambiare l'opinione del parlamento con proteste pubbliche: il fine settimana precedente si sono svolte manifestazioni in tutta Europa, per le quali sono scese in strada centinaia di migliaia di persone. Gli autori italiani di Wikipedia avevano fatto scalpore con la loro protesta: la versione italiana dell'enciclopedia online è rimasta oscurata per 24 ore. Al posto dei soliti contenuti appariva una pagina informativa con indicazioni riguardo alla protesta. Alla fine, però, è stato tutto inutile: 384 delegati hanno votato a favore, 274 contro e 36 si sono astenuti.
L'articolo 17, che si chiamava in precedenza articolo 13 ed è ancora noto con questo nome, riguarda il filtraggio dei contenuti. La direttiva non prevede esplicitamente filtri per l'upload, tuttavia la formulazione non lascia quasi intendere altre possibilità. Essa richiede che gli operatori delle piattaforme controllino i contenuti verificando la presenza di violazioni del diritto d'autore già prima di pubblicare video, musica o immagini. In caso contrario d'ora in poi anche gli operatori saranno responsabili delle infrazioni. In teoria sarebbe anche ipotizzabile controllare ciascun contributo a mano, ma i critici lo considerano utopico, soprattutto con provider più grandi come YouTube.
Fanno eccezione le enciclopedie online (in particolare Wikipedia) e altre offerte educative, le piattaforme per lo sviluppo di software open source, nonché i servizi disponibili da meno di tre anni o che generano meno di dieci milioni di euro di fatturato annuo.
Solo il tempo dirà come decideranno di procedere servizi come Google e Facebook. Innanzitutto il Consiglio europeo deve ancora approvare la riforma, all'inizio di aprile. Ma nessuno si aspetta più sorprese, perché in realtà si tratta solo di una formalità. La direttiva dovrà poi essere recepita nel diritto nazionale. Gli Stati membri dell'UE hanno due anni di tempo per integrare la riforma nelle rispettive legislazioni nazionali.