Che dipenda da fornitori inaf­fi­da­bi­li o da una guerra com­mer­cia­le in­ter­na­zio­na­le, nessuna azienda è al sicuro da una crisi. Eventi im­pre­ve­di­bi­li a volte mi­nac­cia­no l’esistenza di aziende in buona salute. Se lo sviluppo si arresta, è solo adottando una nuova strategia che l’azienda potrà ri­met­ter­si in car­reg­gia­ta. La si­tua­zio­ne è più grave quando le vendite crollano bru­sca­men­te e l’azienda è sull’orlo dell’in­sol­ven­za. Anche nelle crisi più piccole, le start-up si mettono nei guai più ve­lo­ce­men­te di quanto non facciano le medie imprese.

Ma non è ne­ces­sa­rio che si arrivi all’in­sol­ven­za. Con le giuste misure, i pro­prie­ta­ri di un’azienda e gli im­pren­di­to­ri possono ri­pren­der­si e superare i momenti difficili. Grazie a un team di crisi capace, le giuste strategie e una co­mu­ni­ca­zio­ne equi­li­bra­ta, è possibile gestire la si­tua­zio­ne. Ancora più veloci sono le aziende che in­tra­pren­do­no il crisis ma­na­ge­ment pre­ven­ti­va­men­te. Sono in grado di ri­co­no­sce­re i sintomi tipici della crisi in tempo e sanno cosa fare grazie a un piano basato su possibili scenari. Chi sa quali fasi at­tra­ver­sa­no le crisi aziendali e quali misure si sono affermate in de­ter­mi­na­te cir­co­stan­ze, scongiura pericoli maggiori per sé e per i propri di­pen­den­ti.

Cos’è una crisi aziendale?

Consegne can­cel­la­te, lavoro perso a causa della stagione in­fluen­za­le o un server rotto: nessuna azienda è immune da problemi e im­pre­vi­sti. Le cause possono essere legate a disparità interne, o causate da cir­co­stan­ze esterne. La mancanza di spirito in­no­va­ti­vo o la cattiva gestione del di­par­ti­men­to fi­nan­zia­rio, ad esempio, sono fattori interni. Un crollo del mercato azionario, ca­ta­stro­fi naturali o una stroz­za­tu­ra dell’offerta indotta po­li­ti­ca­men­te sono tra i motivi esterni che scatenano una crisi.

Ma quando un’azienda si trova in crisi? Si parla di crisi aziendale quando la gestione quo­ti­dia­na dell’azienda è per­ma­nen­te­men­te in dif­fi­col­tà. I problemi si aggravano e possono essere riportati sotto controllo solo con cam­bia­men­ti di vasta portata. A seconda del tipo e dello stadio della crisi, la si­tua­zio­ne che minaccia l’esistenza o la so­prav­vi­ven­za dell’azienda può essere più o meno grave. Tuttavia, se non vengono adottate misure di gestione delle crisi, l’azienda dovrà comunque prima o poi di­chia­ra­re il fal­li­men­to. Per scon­giu­ra­re una crisi del genere, sono ne­ces­sa­rie misure che pongono il ma­na­ge­ment e i col­la­bo­ra­to­ri di fronte a grandi sfide. Inoltre, una crisi non può essere risolta con la stessa rapidità di un problema.

Una crisi aziendale segue un de­ter­mi­na­to corso. C’è un inizio - spesso ri­co­no­sciu­to solo in seguito -, un punto di svolta che determina il risultato e una fine. Quest’ultimo coincide con il ritorno alla normale ope­ra­ti­vi­tà o con l’in­sol­ven­za. Se un im­pren­di­to­re è in­sol­ven­te, di solito è già troppo tardi per la gestione della crisi e per attivare quindi il processo di crisis ma­na­ge­ment. Tuttavia, ogni crisi è ac­com­pa­gna­ta da sintomi. È perciò im­por­tan­te ri­co­no­sce­re tutti i segni di una crisi ed ac­cor­ger­se­ne tem­pe­sti­va­men­te, in­di­vi­duan­do­ne le cause e l’entità degli sviluppi sfa­vo­re­vo­li.

Consiglio

Il marketing in tempo di crisi: consigli su fi­de­liz­za­zio­ne del cliente, messaggi pub­bli­ci­ta­ri, nuovi canali di vendita e molto altro per aiutare le aziende in dif­fi­col­tà nel nostro articolo.

Tipi di crisi aziendali: come ri­co­no­scer­ne i segnali mi­nac­cio­si

Una crisi aziendale at­tra­ver­sa diverse fasi. Se gli im­pren­di­to­ri sono a co­no­scen­za di queste fasi, possono in­di­vi­dua­re gli indizi, de­ter­mi­na­re le cause dello squi­li­brio attuale e, con i mezzi giusti, tirare il freno di emergenza in tempo utile. Ogni fase richiede un diverso crisis ma­na­ge­ment.

Crisi stra­te­gi­ca: po­ten­zia­le pericolo di una grave crisi

La prima fase di una crisi aziendale è difficile da in­di­vi­dua­re, in quanto non può essere de­ter­mi­na­ta dai dati di vendita e gli obiettivi di profitto sembrano essere stati raggiunti. Dal punto di vista fi­nan­zia­rio, l’azienda poggia ancora su una base stabile. Chi per­ce­pi­sce i segnali di pre­al­lar­me ha il massimo margine di manovra per fermare un peg­gio­ra­men­to della crisi. In questa fase, tuttavia, diventa evidente che gli obiettivi di per­for­man­ce a lungo termine non sono rag­giun­gi­bi­li e che c’è una generale mancanza di po­ten­zia­le. L’azienda è sulla strada sbagliata e il suo sviluppo è stagnante. Nella maggior parte dei casi, l’impresa non è suf­fi­cien­te­men­te allineata con gli attuali sviluppi del mercato. Le idee in­no­va­ti­ve sono ormai esaurite e i punti di forza unici non fun­zio­na­no più.

Spesso i prodotti e i servizi offerti non sono adatti al mutevole com­por­ta­men­to dei con­su­ma­to­ri e l’azienda non è più al passo con le novità tec­no­lo­gi­che. Tra i fattori sca­te­nan­ti ci sono:

  • Mancanza di una direzione stra­te­gi­ca pro­met­ten­te e guidata dal mercato.
  • I processi di pro­du­zio­ne e la gamma di prodotti o le qua­li­fi­che dei di­pen­den­ti sono obsoleti.
  • Mancano l’ac­cet­ta­zio­ne e gli in­ve­sti­men­ti in nuovi canali di di­stri­bu­zio­ne.
  • Non vi è alcuna reazione a fattori esterni quali brevetti in scadenza o nuove leggi.
  • I clienti si stanno gra­dual­men­te ri­vol­gen­do alla con­cor­ren­za e gli ordini sono in calo.
  • Le quote di mercato si riducono.

Successo e crisi degli utili

In questa fase la crisi è chia­ra­men­te evidente. I con­su­len­ti fi­nan­zia­ri e di controllo sono i primi ad ac­cor­ger­si che i dati non sono corretti. Gli obiettivi non vengono raggiunti, le vendite sono in calo, i costi mi­nac­cia­no di tradire i budget. La debolezza dei prodotti e dei servizi offerti diventa aper­ta­men­te evidente. La posizione di mercato è no­te­vol­men­te peg­gio­ra­ta e i con­cor­ren­ti diventano una minaccia. Nel frattempo, i clienti abituali si rivolgono sempre più alla con­cor­ren­za e quasi nessun nuovo cliente viene acquisito.

Anche i di­pen­den­ti vengono a co­no­scen­za dei problemi. Questo di solito va di pari passo con la pro­gres­si­va perdita della mo­ti­va­zio­ne e con un’atmosfera di lavoro peg­gio­ra­ta. In genere, alcuni sintomi scom­pa­io­no nel frattempo e la si­tua­zio­ne sembra mi­glio­ra­re. Tuttavia, i pro­prie­ta­ri delle aziende do­vreb­be­ro ri­co­no­sce­re i segni dei tempi e non ignorare i problemi. Raramente la crisi è tem­po­ra­nea. Più tardi si in­ter­vie­ne e si cercano risorse fi­nan­zia­rie, più difficile sarà af­fron­ta­re la si­tua­zio­ne. Le spese superano presto le entrate e la montagna di debiti cresce sempre di più. Per tornare in pista, non sono più suf­fi­cien­ti piccole cor­re­zio­ni di rotta. Ecco i segnali che ri­chie­do­no un’adeguata gestione della crisi:

  • Perdite ac­cu­mu­la­te e calo delle vendite, riduzione delle riserve, aumento dei costi, aumento dell’in­de­bi­ta­men­to
  • Perdita di clienti abituali e quasi nessun nuovo ordine
  • I di­pen­den­ti e le capacità di pro­du­zio­ne spesso non sono pie­na­men­te uti­liz­za­ti
  • Di­pen­den­ti de­mo­ti­va­ti, più di­pen­den­ti che danno le di­mis­sio­ni e un’atmosfera di lavoro peggiore
  • La qualità del servizio e dei prodotti e il rispetto dei tempi di consegna di­mi­nui­sco­no
  • La banca e i partner con­trat­tua­li segnalano di­mi­nu­zio­ni di pagamento, di­mi­nu­zio­ne della sol­vi­bi­li­tà
  • La liquidità è comunque as­si­cu­ra­ta

Crisi di liquidità: lo squi­li­brio latente

I sintomi di una crisi aziendale non possono essere tra­scu­ra­ti né in­ter­na­men­te né ester­na­men­te. Molte aziende com­met­to­no l’errore di parlare di una crisi al ma­na­ge­ment e ai di­pen­den­ti solo quando ormai è già in corso o si rendono conto della gravità della si­tua­zio­ne troppo tardi. In questa fase avanzata, tuttavia, è spesso estre­ma­men­te difficile con­ti­nua­re a mandare avanti la baracca.

Solo un crisis ma­na­ge­ment molto ag­gres­si­vo, che richiede un completo rio­rien­ta­men­to dell’azienda e un laborioso re­pe­ri­men­to di capitali, anche se comporta con­se­guen­ze dolorose per tutte le parti coinvolte, può diventare un’ancora di salvezza. L’azienda è ancora solvibile, ma le riserve sono com­ple­ta­men­te esaurite. In questa fase, i re­spon­sa­bi­li sono alla disperata ricerca di in­ve­sti­to­ri e fi­nan­zia­to­ri. Se si dovesse giungere al peggio, l’im­por­tan­te è pia­ni­fi­ca­re in anticipo l’in­sol­ven­za per poter superare la fine dell’azienda in modo ra­gio­ne­vol­men­te ac­cet­ta­bi­le.

  • Rapido calo delle vendite (oltre il 25%)
  • Obblighi di pagamento non più adempiuti, conti scoperti
  • La crisi ha ora un impatto esterno
  • Le banche rifiutano di concedere prestiti o rendono più difficile la con­ces­sio­ne di crediti
  • I fornitori insistono per il pagamento an­ti­ci­pa­to
  • I partner com­mer­cia­li saltano
  • In­tro­du­zio­ne della cassa in­te­gra­zio­ne o nessuna pos­si­bi­li­tà di pagamento dello stipendio
  • Pos­si­bi­li­tà di azione limitata in tutti i settori
  • Dif­fi­col­tà nella liquidità e in­sol­ven­za imminente

Cos’è il crisis ma­na­ge­ment?

La gestione delle crisi (meglio co­no­sciu­ta con il termine inglese “crisis ma­na­ge­ment”) ha molte sfac­cet­ta­tu­re e ha un aspetto diverso a seconda della sua fase. Alcuni compiti iniziano prima di una si­tua­zio­ne di crisi. Si tratta prin­ci­pal­men­te di in­di­vi­dua­re i punti deboli, de­ter­mi­na­re i segnali di av­ver­ti­men­to e redigere rac­co­man­da­zio­ni per l’in­ter­ven­to in caso di emergenza. Il compito della gestione delle crisi è quello di in­di­vi­dua­re tem­pe­sti­va­men­te le fasi critiche e di avviare misure adeguate. Se la crisi si è già ve­ri­fi­ca­ta, subentra l’incarico di definire, coor­di­na­re e mo­ni­to­ra­re le misure at­tual­men­te ne­ces­sa­rie.

Non appena la crisi sarà superata, si procederà a una va­lu­ta­zio­ne. I re­spon­sa­bi­li della gestione della crisi (crisis manager) valutano tutte le azioni per separare quelle utili da quelle non utili per il futuro. Per per­met­te­re all’azienda di sta­bi­liz­zar­si o, se ne­ces­sa­rio, di procedere a un’ap­pro­fon­di­ta ri­strut­tu­ra­zio­ne, si uti­liz­za­no le co­no­scen­ze acquisite dalla va­lu­ta­zio­ne per evitare futuri squilibri.

De­fi­ni­zio­ne: Crisis Ma­na­ge­ment

L’obiettivo del crisis ma­na­ge­ment è quello di prevenire una crisi aziendale o di superarla e darle un seguito. Definisce e controlla tutte le misure che servono a prevenire o con­trol­la­re una crisi. Serve a mantenere l’ope­ra­ti­vi­tà di un’azienda e a trarre con­clu­sio­ni per la pre­ven­zio­ne di crisi future dopo il su­pe­ra­men­to della crisi.

I crisis manager hanno il compito di creare tutte le con­di­zio­ni ne­ces­sa­rie per per­met­te­re a un’azienda di superare gli eventi critici nel miglior modo possibile. Queste figure for­ni­sco­no perciò un supporto con­cet­tua­le e or­ga­niz­za­ti­vo per questo scopo. Elaborano un piano di crisi e creano nuove strutture di personale, ad esempio con una task force. Di norma, un team di crisi composto da col­la­bo­ra­to­ri se­le­zio­na­ti con poteri speciali si occupa del crisis ma­na­ge­ment. Di solito questa funzione è affidata a un team di col­la­bo­ra­to­ri leader ed esperti esterni che lavora a stretto contatto con la direzione e i di­pen­den­ti di diversi reparti.

I pro­prie­ta­ri e i su­per­vi­so­ri dell’azienda farebbero bene a limitare la cerchia degli addetti ai lavori e a scegliere con cura i di­pen­den­ti adatti. Infatti, un team di gestione delle crisi dovrebbe portare ordine nel caos e prendere decisioni serie, operando allo stesso tempo in con­di­zio­ni difficili. Il crisis ma­na­ge­ment è infatti ca­rat­te­riz­za­to dalle seguenti sfide:

  • La pia­ni­fi­ca­zio­ne e la va­lu­ta­zio­ne delle misure di gestione delle crisi ri­chie­do­no una profonda co­no­scen­za della struttura aziendale e un’ampia co­no­scen­za del settore.
  • No­no­stan­te le risorse limitate, le misure so­ste­ni­bi­li devono essere attuate in modo coerente ed ef­fi­cien­te.
  • Le decisioni im­por­tan­ti devono essere prese anche sotto pressione, no­no­stan­te la mancanza di in­for­ma­zio­ni e l’in­cer­tez­za generale.
  • Spesso si deve presumere che le decisioni in­ter­fe­ri­sca­no con le strutture pre­ce­den­ti e possano anche in­con­tra­re l’in­com­pren­sio­ne di di­pen­den­ti, clienti e partner com­mer­cia­li.

Consigli per una buona gestione delle crisi aziendali

Prima di entrare nel merito delle misure concrete e delle possibili soluzioni per ogni singola fase della crisi, vorremmo darvi alcuni consigli di base che siano efficaci in tutte le fasi.

Un’adeguata pre­pa­ra­zio­ne

La pre­ven­zio­ne delle crisi ha un costo sul piano temporale e su quello del personale. Tuttavia è un buon in­ve­sti­men­to. Raramente è un fulmine a ciel sereno. Un sistema di allarme pre­ven­ti­vo suona l’allarme non appena una tempesta è imminente. Le misure adottate nell’ambito della pre­ven­zio­ne delle crisi aiutano a superare si­tua­zio­ni critiche senza grandi perdite o ad­di­rit­tu­ra minacce all’esistenza della vostra azienda. Se la crisi arriva, gli im­pren­di­to­ri e i pro­prie­ta­ri dell’azienda sono ben preparati in termini di personale e im­me­dia­ta­men­te pronti ad agire.

Ov­via­men­te le capacità di una start-up rag­giun­go­no i limiti più ra­pi­da­men­te rispetto a quelle di una PMI affermata. Raramente sono di­spo­ni­bi­li riserve per superare dif­fi­col­tà fi­nan­zia­rie nel lungo periodo. Poiché le start-up non si sono ancora affermate sul mercato, è ancora più im­por­tan­te che siano preparate ad af­fron­ta­re il peggiore dei casi. Come minimo, le start-up do­vreb­be­ro definire chia­ra­men­te le re­spon­sa­bi­li­tà per le emergenze e tenere sotto controllo i bilanci. Invece di un so­fi­sti­ca­to sistema di allarme rapido, possono almeno ve­ri­fi­ca­re i punti di forza e di debolezza della loro strategia aziendale e della loro posizione di mercato at­tra­ver­so una semplice analisi SWOT.

Evitare di girarsi i pollici

Nessuno dovrebbe ignorare una crisi. Anche se questo si tramuta in decisioni spia­ce­vo­li e con­trat­tem­pi, non è mai utile stare fermi a guardare. Non è nemmeno con­si­glia­bi­le dare im­me­dia­ta­men­te l’allarme e agire in modo avventato. Le reazioni rapide sono par­ti­co­lar­men­te im­por­tan­ti quando le vendite sono in calo. Cio­no­no­stan­te, i CEOs do­vreb­be­ro prima di tutto indagarne le cause e non far pre­oc­cu­pa­re tutti i di­pen­den­ti. Un’azione prudente è al­tret­tan­to decisiva per il suo successo. Le decisioni im­por­tan­ti non do­vreb­be­ro essere prese da una sola persona. Se si dispone di un crisis ma­na­ge­ment plan e di col­la­bo­ra­to­ri con espe­rien­za nelle crisi, si è ben preparati.

Un team di crisi com­pe­ten­te

Il successo dell’unità di crisi dipende in gran parte anche dalla selezione del personale. Per rimanere in grado di agire, il team dovrebbe essere il più piccolo possibile, do­vreb­be­ro essere nominati dei re­spon­sa­bi­li delle decisioni e le com­pe­ten­ze do­vreb­be­ro essere ben di­stri­bui­te. Le com­pe­ten­ze sociali della task force com­pren­do­no l’as­ser­ti­vi­tà, la fles­si­bi­li­tà, la tol­le­ran­za all’in­cer­tez­za, la capacità di lavorare in modo ef­fi­cien­te anche sotto pressione, la ri­so­lu­tez­za e il giudizio oggettivo.

Co­mu­ni­ca­re con calma

Il ma­na­ge­ment dovrebbe dare grande im­por­tan­za al successo di una co­mu­ni­ca­zio­ne di crisi. Dopotutto, le decisioni si­gni­fi­ca­no ri­pen­sa­men­ti e nuovi processi di lavoro per col­la­bo­ra­to­ri e di­pen­den­ti. Le spie­ga­zio­ni per questo ri­chie­do­no molto tatto e sen­si­bi­li­tà. Da un lato, i di­pen­den­ti devono essere informati in modo tra­spa­ren­te, dall’altro devono rimanere motivati e non essere inu­til­men­te in­ti­mo­ri­ti. Per evitare di dan­neg­gia­re la propria immagine, le in­for­ma­zio­ni non do­vreb­be­ro ini­zial­men­te essere divulgate all’esterno, così da mantenere il maggior numero possibile di clienti e partner com­mer­cia­li. La co­mu­ni­ca­zio­ne fa parte del crisis ma­na­ge­ment. A questo scopo in tempi non di crisi dovrebbe essere preparato un crisis com­mu­ni­ca­tion plan, che prende a cuore i seguenti punti:

  • Informare ra­pi­da­men­te: ancora prima che comincino a circolare le prime voci di corridoio, i di­pen­den­ti devono conoscere i problemi e le misure da adottare.
  • Rimanere oggettivi: i crisis manager sono poco prudenti quando danno la colpa a singoli reparti o alla si­tua­zio­ne economica generale. Finché nessuna delle cause esatte è certa, devono essere espresse solo con riserva.
  • Essere chiari e ine­qui­vo­ca­bi­li: il team di gestione delle crisi farebbe bene a dare un nome ai problemi in modo chiaro e a non perdersi in frasi vuote. In caso contrario, si rischia di creare in­sta­bi­li­tà e di de­mo­ti­va­re i di­pen­den­ti e i col­la­bo­ra­to­ri.
  • Separare i fatti e le ipotesi: in tempi di crisi, le decisioni devono essere prese senza garantire il successo as­si­cu­ra­to e in mancanza di in­for­ma­zio­ni. I nuovi sviluppi possono scon­vol­ge­re nuo­va­men­te i piani di sal­va­tag­gio. Per preparare la forza lavoro a ciò che verrà, è comunque utile dare una pro­spet­ti­va e fare appello alla loro fles­si­bi­li­tà. Per evitare mal­con­ten­to e con­fu­sio­ne, è utile di­stin­gue­re tra fatti e ipotesi.
  • Rendere tutto il più semplice possibile: per una migliore com­pren­sio­ne e per ri­spet­ta­re il segreto pro­fes­sio­na­le, aiuta essere concisi e co­mu­ni­ca­re solo ciò che è ne­ces­sa­rio.

Chiedere il parere di un esperto

Un buon consiglio vale oro. Le start-up e le giovani PMI in par­ti­co­la­re sono inesperte nelle crisi e spesso hanno troppo poco know-how. C’è molto da dire sul crisis ma­na­ge­ment all’interno dell’azienda, ma c’è anche molto da dire a suo sfavore.

Un im­por­tan­te vantaggio dei crisis manager esterni: gli esterni guardano ai problemi da un nuovo punto di vista e in maniera oggettiva. Inoltre, non sono coinvolti in conflitti di interesse, poiché non sono in­te­res­sa­ti a con­ser­va­re il proprio reparto o ad adagiarsi sugli allori, non essendo parte in­te­gran­te dell’azienda. Tuttavia, non hanno ancora fa­mi­lia­ri­tà con la cultura aziendale e devono prima essere in­tro­dot­ti nel sistema. Questo svan­tag­gio può essere con­tra­sta­to se il crisis manager fornisce all’azienda un sostegno a lungo termine, ovvero è già impegnato nella pre­ven­zio­ne delle crisi. Inoltre, lo spe­cia­li­sta in­ca­ri­ca­to deve avere espe­rien­za e buone referenze nello stesso settore.

Allo stesso tempo, ogni azienda dovrebbe tenere presente che gli esperti spesso lavorano con­tem­po­ra­nea­men­te per diversi con­cor­ren­ti o po­treb­be­ro farlo in futuro. Assumendo un crisis manager esterno l’azienda dà accesso alla sua attività e gli consente quindi di conoscere in pro­fon­di­tà le proprie carte. Non è senza motivo che i pro­prie­ta­ri delle aziende temono lo spio­nag­gio in­du­stria­le. A volte è possibile escludere con­trat­tual­men­te almeno la col­la­bo­ra­zio­ne dell’esperto con i con­cor­ren­ti diretti. In più, gli onorari elevati sono un ostacolo im­por­tan­te per le aziende più piccole. In questo caso è con­si­glia­bi­le cercare delle al­ter­na­ti­ve. Per le PMI in crisi, è possibile ri­chie­de­re con­sul­ta­zio­ni a prezzi ac­ces­si­bi­li o persino gratuite.

Consiglio

Le camere di commercio mettono spesso a di­spo­si­zio­ne degli sportelli che offrono con­su­len­ze per le aziende in crisi. Anche l’as­so­cia­zio­ne As­soim­pre­se aiuta le PMI in molte questioni, comprese quelle relative a periodi di crisi. Le start-up possono anche fare af­fi­da­men­to su im­pren­di­to­ri amici, business angels o sulla comunità delle start-up, sempre pronti a fornire consigli.

In caso di con­tro­ver­sie legali, tuttavia, è quasi sempre ine­vi­ta­bi­le ri­vol­ger­si ad avvocati e mediatori.

Guida per gestire la crisi

Le crisi at­tra­ver­sa­no diverse fasi e ogni fase richiede soluzioni diverse.

Pre­ven­zio­ne delle crisi

Anche le aziende sane do­vreb­be­ro svi­lup­pa­re un concetto che aiuti a iden­ti­fi­ca­re le fasi critiche nel tempo. È anche positivo avere a portata di mano un piano di crisis ma­na­ge­ment pronto per essere impiegato. Il primo passo è quello di iden­ti­fi­ca­re i rischi e di indicare le possibili soluzioni. I piani di emergenza sono elaborati sulla base di diversi scenari che tengono conto dell’intero ciclo di una crisi. Per quanto riguarda la liquidità, è im­por­tan­te de­ter­mi­na­re il valore della perdita attesa per diverse si­tua­zio­ni di rischio. In questo modo è più facile co­sti­tui­re riserve si­gni­fi­ca­ti­ve. Sono inoltre definiti in­di­ca­to­ri specifici per l’azienda per un sistema di allarme rapido fun­zio­nan­te.

Un piano di crisi regola la struttura e la procedura di gestione delle crisi aziendali. Dà un orien­ta­men­to in caso di emergenza, previene si­tua­zio­ni caotiche e consente un’azione rapida. Il piano regola le strutture or­ga­niz­za­ti­ve ed elenca le misure im­por­tan­ti. L’obiettivo è quello di avere sempre a di­spo­si­zio­ne un team di gestione delle crisi. In questo modo si ga­ran­ti­sce che non sia una sola persona a prendere le decisioni, ma che un team di esperti si accordi su un’unica procedura. A tal fine, il piano nomina i di­pen­den­ti e le loro aree di re­spon­sa­bi­li­tà e crea la base legale per un’azione mirata in tempi critici. Ad esempio, il capo di un reparto di PR potrebbe essere incluso nel team di crisi e potrebbe essere dotato di poteri ag­giun­ti­vi per con­sen­tir­gli di svolgere meglio il suo compito, cioè quello di evitare danni all’immagine dell’azienda at­tra­ver­so una buona co­mu­ni­ca­zio­ne esterna.

Ideal­men­te, la task force dovrebbe pre­sen­tar­si così:

  • un team di base composto da una o tre persone con poteri de­ci­sio­na­li estesi;
  • un crisis manager che ha l’ultima parola;
  • un gruppo di lavoro speciale esteso per includere i capi reparto e altri reparti;
  • con­su­len­ti esterni, se ne­ces­sa­rio.

Le start-up senza ma­no­do­pe­ra suf­fi­cien­te hanno già gua­da­gna­to molto rilevando i segnali di crisi. Anche le regolari va­lu­ta­zio­ni del personale sono degli in­di­ca­to­ri preziosi. Una cultura aziendale aperta impedisce di na­scon­de­re i problemi. Na­tu­ral­men­te, anche un controllo af­fi­da­bi­le è molto im­por­tan­te.

Oltre al personale, la pre­ven­zio­ne so­ste­ni­bi­le delle crisi dovrebbe anche fornire rac­co­man­da­zio­ni per i processi la­vo­ra­ti­vi:

  • Chi è la persona di ri­fe­ri­men­to quando la si­tua­zio­ne si aggrava?
  • Chi viene informato per primo? Chi è au­to­riz­za­to ad avviare le misure?
  • Chi valuta e controlla il successo delle misure?

A tutte queste domande risponde l’or­ga­niz­za­zio­ne del processo. È im­por­tan­te che ci sia una catena di reporting, in modo che in seguito tutti i di­pen­den­ti coinvolti siano ag­gior­na­ti. Almeno un di­pen­den­te dovrebbe con­trol­la­re re­go­lar­men­te quali misure stanno avendo effetto.

La gestione della crisi inizia con un bilancio

È successo: la catena di ap­prov­vi­gio­na­men­to crolla, le cifre in rosso affollano le entrate del commercio sta­zio­na­rio, le tempeste o i furti lasciano dietro di sé un ufficio desolato... Per agire con prudenza, la gestione delle crisi aziendali (in­di­pen­den­te­men­te dal tipo di crisi) inizia con una breve indagine delle cause e l’avvio delle misure iniziali.

Se è di­spo­ni­bi­le un piano di crisi, il primo passo dovrebbe essere quello di attivare il team di crisi au­to­riz­za­to. In caso contrario, deve essere im­me­dia­ta­men­te formato un team com­pe­ten­te secondo i criteri sopra descritti. A volte i problemi possono essere af­fron­ta­ti im­me­dia­ta­men­te prima che l’azienda entri in una crisi acuta. Se, ad esempio, l’ufficio non può essere uti­liz­za­to, l’azienda può con­ti­nua­re a lavorare in smart working.

Consiglio

Nel nostro articolo sull’al­le­sti­men­to di una po­sta­zio­ne di smart working scoprite l’at­trez­za­tu­ra ne­ces­sa­ria per riuscire a lavorare in maniera con­cen­tra­ta anche da casa. Il datore di lavoro deve chiarire pre­ven­ti­va­men­te anche aspetti legati al diritto del lavoro e alla privacy durante lo smart working. Infine, per co­mu­ni­ca­re con i colleghi ci sono una serie di strumenti per il project ma­na­ge­ment utili e spesso gratuiti.

Per problemi più complessi, le cui cause ed effetti non sono evidenti a prima vista, il crisis ma­na­ge­ment deve fare un bilancio e valutare la si­tua­zio­ne. Chiunque abbia un quadro della si­tua­zio­ne sa in quale fase della crisi si trova l’azienda e quali ricette possono ora essere d’aiuto. Se, ad esempio, il commercio sta­zio­na­rio non genera più il fatturato de­si­de­ra­to, un in­ven­ta­rio dei negozi e delle merci meno red­di­ti­zie in offerta sarà d’aiuto. A volte si scopre che l’errore non è l’as­sor­ti­men­to, ma la di­stri­bu­zio­ne esclusiva at­tra­ver­so la vendita al dettaglio.

In una seconda fase, i re­spon­sa­bi­li esa­mi­ne­ran­no la si­tua­zio­ne da vicino. Le opinioni dei clienti po­treb­be­ro essere valutate per il caso studio e il personale di vendita e i re­spon­sa­bi­li marketing po­treb­be­ro essere con­sul­ta­ti. Se questi con­fer­ma­no l’ipotesi ori­gi­na­ria, tutto indica una crisi stra­te­gi­ca. Ora la task force può se­le­zio­na­re e avviare le misure. Ad esempio, un negozio online o la vendita tramite altre piat­ta­for­me potrebbe essere con­si­de­ra­ta una soluzione. Prima dell’im­ple­men­ta­zio­ne, è ne­ces­sa­rio ve­ri­fi­ca­re le capacità tecniche e del personale. È già di­spo­ni­bi­le un sito web per il futuro negozio online? Ci sono di­pen­den­ti con co­no­scen­ze nell’online marketing? Solo quando questi punti saranno stati chiariti, inizierà l’in­tro­du­zio­ne dei canali di di­stri­bu­zio­ne digitali.

Superare una crisi stra­te­gi­ca

Una crisi stra­te­gi­ca richiede la cor­re­zio­ne del proprio modello di business. Prima che un numero ancora maggiore di clienti se ne vada e le vendite crollino, bisogna adattarsi alla si­tua­zio­ne del mercato. I nuovi mercati e i nuovi canali di vendita sono più redditizi? La gamma di prodotti non è più richiesta? L’attuale processo di pro­du­zio­ne non ga­ran­ti­sce la qualità de­si­de­ra­ta?

In­nan­zi­tut­to, i pro­prie­ta­ri delle aziende devono in­ter­pre­ta­re cor­ret­ta­men­te i segnali di crisi per conoscere le cause esatte delle dif­fi­col­tà e per af­fron­ta­re cor­ret­ta­men­te la gestione della crisi aziendale. A questo scopo sarà im­por­tan­te ana­liz­za­re i seguenti punti:

  • esaminare in modo critico le aree di attività attuali;
  • in­di­vi­dua­re e ab­ban­do­na­re le aree che osta­co­la­no gli sviluppi (ad esempio, i beni obsoleti);
  • iden­ti­fi­ca­re le com­pe­ten­ze chiave e con­cen­trar­si su di esse, se ne­ces­sa­rio;
  • valutare e ria­de­gua­re le at­trez­za­tu­re di lavoro e le risorse di personale;
  • definire nuovi obiettivi stra­te­gi­ci;
  • uti­liz­za­re effetti di sinergia con altri partner com­mer­cia­li e mercati;
  • svi­lup­pa­re nuove aree di vendita (pos­si­bil­men­te all’estero) e canali di di­stri­bu­zio­ne;
  • in­ten­si­fi­ca­re la con­cor­ren­za e l’os­ser­va­zio­ne del mercato;
  • di­mo­stra­re in­no­va­zio­ne e com­pe­ten­za at­tra­ver­so nuovi prodotti.

Per rimanere con l’esempio riportato sopra: se il solo commercio sta­zio­na­rio non è più suf­fi­cien­te, un negozio online potrebbe essere un canale di di­stri­bu­zio­ne pro­met­ten­te.

Consiglio

Il budget per un negozio online non è suf­fi­cien­te? Per il commercio digitale non è ne­ces­sa­rio inventare la ruota e investire un’enorme somma di denaro. Le aziende possono ricorrere a sistemi di e-commerce con­so­li­da­ti o provare la soluzione offerta da IONOS per l’e-commerce.

Come uscire dalla crisi e ritornare ad avere lo stesso successo e gli stessi guadagni

Durante la fase avanzata, i cam­bia­men­ti stra­te­gi­ci da soli non sono suf­fi­cien­ti. Inoltre, le risorse fi­nan­zia­rie si riducono sempre più. Spesso il denaro non basta per un in­ve­sti­men­to costoso in nuove aree di vendita. Al fine di mantenere l’azienda operativa, i CEO do­vreb­be­ro con­cen­trar­si sulla mi­ni­miz­za­zio­ne dei costi e sull’aumento dell’ef­fi­cien­za e dei guadagni. Ciò richiede un cam­bia­men­to radicale.

Queste misure sono ne­ces­sa­rie per ri­strut­tu­ra­re l’azienda:

  • Un ade­gua­men­to dei prezzi di vendita, lo sviluppo di fonti di acquisto più fa­vo­re­vo­li, l’ot­ti­miz­za­zio­ne della pro­du­zio­ne o l’aumento delle ope­ra­zio­ni di marketing.
  • Valutare le spese e in­di­vi­dua­re le voci evitabili.
  • Ridurre le spese (ad esempio, trovare un fornitore più con­ve­nien­te, liquidare le scorte, separare i clienti ina­dem­pien­ti).
  • In­di­vi­dua­re gli ostacoli che im­pe­di­sco­no un lavoro più ef­fi­cien­te con i di­pen­den­ti (ad esempio, percorsi de­ci­sio­na­li troppo lunghi).
  • Ou­tsour­cing di aree di business meno red­di­ti­zie.
  • Marketing più ag­gres­si­vo in aree di business col­lau­da­te.
  • Con­si­de­ra­re la guerra dei prezzi e la radicale con­cor­ren­za di qualità.
  • Adattare mag­gior­men­te la gamma di prodotti alla domanda.
  • Im­ple­men­ta­re processi di pro­du­zio­ne a basso costo.

Evitare l’in­sol­ven­za durante la crisi di liquidità

In questa fase, la gestione della crisi aziendale si concentra esclu­si­va­men­te nel prevenire l’in­sol­ven­za per salvare l’azienda. Si ottiene questo risultato solo se i crisis manager parlano aper­ta­men­te dei problemi fi­nan­zia­ri con il di­par­ti­men­to fi­nan­zia­rio, la banca, l’Agenzia delle Entrate, i partner com­mer­cia­li e le altre parti in attesa del pagamento. Na­tu­ral­men­te, un evento del genere danneggia for­te­men­te l’immagine dell’azienda, riduce per­ma­nen­te­men­te la sua af­fi­da­bi­li­tà cre­di­ti­zia e comporta una perdita di fiducia degli in­ve­sti­to­ri. Ora si tratta solo di una questione di “mera so­prav­vi­ven­za”.

  • Un controllo di cassa fornisce una pa­no­ra­mi­ca delle spese, dei ricavi e delle riserve correnti.
  • Quali sono i rimborsi più im­por­tan­ti? Aiuta stilare un elenco delle priorità.
  • Ci sono il pa­tri­mo­nio netto e le riserve dell’am­mi­ni­stra­to­re delegato?
  • Con­si­de­ra­re la vendita di quote di attività e vendite speciali.
  • Incassare i crediti verso altri fornitori di servizi o clienti.
  • Gua­da­gna­re la fiducia dei con­su­len­ti bancari e dei partner com­mer­cia­li e chiedere un’eventuale dilazione di pagamento.
  • Prendere contatto con l’Agenzia delle Entrate per ridurre al minimo gli anticipi.
  • Aumentare il volume dei crediti.

Anche in questa fase è con­si­glia­bi­le con­sul­ta­re con­su­len­ti esterni. Alcuni enti locali e le camere di commercio offrono anche sportelli gratuiti con con­su­len­ti che vi aiu­te­ran­no con le pratiche per l’in­sol­ven­za.

Ritornare alla normalità

Dopo aver superato una crisi, raramente l’azienda ritorna a pieno regime da sola. Per molti di­pen­den­ti, lo shock permane ancora per un po’, a maggior ragione se vi sono stati dei tagli ai posti di lavoro e ulteriori ri­strut­tu­ra­zio­ni del personale. Anche i fornitori e i partner com­mer­cia­li non sono cer­ta­men­te sfuggiti ai problemi. So­prat­tut­to dopo una crisi di liquidità au­toin­flit­ta, è ne­ces­sa­rio un certo sforzo per ri­con­qui­sta­re la fiducia. La si­tua­zio­ne è però diversa quando la crisi è stata scatenata da cause di forza maggiore. Il crisis ma­na­ge­ment è quindi ancora richiesto nella co­mu­ni­ca­zio­ne interna ed esterna. Per mantenere il know-how in azienda e per trovare nuovi talenti, è ne­ces­sa­rio con­si­de­ra­re bene le strategie da im­ple­men­ta­re. Anche il reparto PR e quello marketing do­vreb­be­ro occuparsi di ri­sta­bi­li­re la re­pu­ta­zio­ne dell’azienda sul mercato.

In alcuni casi, le misure di rior­ga­niz­za­zio­ne con­ti­nua­no a garantire la stabilità dell’azienda. È im­por­tan­te con­si­de­ra­re se questo dovrebbe ri­guar­da­re tutte le aree o solo alcune. Occorre valutare se si possono ri­spar­mia­re costi se si cedono altre aree di attività. Un piano di riavvio assicura che tutto sia fatto con at­ten­zio­ne per rendere l’azienda com­pe­ti­ti­va a lungo termine. Le con­si­de­ra­zio­ni relative alla riduzione dei costi fissi e all’aumento dell’ef­fi­cien­za con­ti­nua­no a occupare la gestione delle crisi aziendali, anche molto tempo dopo il su­pe­ra­men­to della crisi di liquidità.

Dagli errori si impara. Il crisis ma­na­ge­ment si avvale di questo principio nel suo lavoro suc­ces­si­vo. È un in­ve­sti­men­to per il futuro quando i membri del team di crisi guardano indietro e valutano le misure e le procedure adottate. Le co­no­scen­ze acquisite do­vreb­be­ro essere in­cor­po­ra­te in un piano di crisi riveduto per pre­pa­rar­si ad altre po­ten­zia­li crisi.

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