Come risolvere i problemi derivati dai nuovi domini di primo livello

Da marzo 2013 è iniziata la più grande riorganizzazione di internet di tutta la storia. Da tempo lo spazio digitale era suddiviso in un numero limitato di domini di primo livello generici (Top Level Domain in inglese, abbreviato in TLD), come .com o .info, oppure in domini geografici specifici per un paese come .it o .de. Con l’introduzione di centinaia di nuove estensioni di dominio, la situazione è cambiata radicalmente. Già alla fine del secolo scorso è risultato chiaro che il sistema esistente non poteva far fronte alla rapida crescita di internet. Alla fine, dopo anni di incertezze, la Internet Corporation for Assigned Names and Numbers ha deciso di rilasciare nuovi indirizzi. L’ICANN è un’organizzazione no-profit californiana con sede a Los Angeles che si occupa sin dagli anni novanta della gestione del sistema dei nomi dei domini.

La decisione di un ampiamento dello spazio dei nomi dei TLD è stata presa già nell’estate del 2001. L’introduzione graduale di nuovi domini di primo livello generici (gTLD) dovrebbe contribuire ad una distensione del mercato dei domini e permettere agli utenti finali di far fronte alla domanda crescente e in futuro di continuare a registrare indirizzi internet corti e concisi. Dopo una fase di preventiva, in cui sono state ricevute proposte per le estensioni degli indirizzi internet. Teoricamente sarebbe stato possibile utilizzare ogni termine che rispetti le direttive ICANN. Ma questa libertà ha portato non solo ad una molteplicità di proposte di dubbio gusto come .sucks o .wtf, ma in alcuni casi anche a contese lunghe e complicate.

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Restrizioni nella registrazione

La decisione dell’ICANN di rilasciare nuove estensioni ha trovato grande approvazione. Solo pochi mesi dopo la divulgazione della decisione si sono costituiti i primi progetti, che avanzavano proposte all’autorità di gestione, tra cui aziende, città, comuni e organizzazioni no-profit. Le proposte passano da domini con riferimento a marchi come .apple o .bmw, alle estensioni regionali come .berlin o .london fino a termini che esprimono concetti generali come .love, .blog o .shop. Ma oltre alla gioia per la nuova libertà conquistata, si affianca velocemente una certa paura: cosa succederebbe se un concorrente o un detrattore occupasse un’estensione adatta al nome di un marchio, ad un suo prodotto o alla sua sfera di affari? Alla fine dei conti a decidere circa la disponibilità di un’estensione di dominio e le sue modalità di utilizzo è l’organizzazione, che si candida con successo come Domain name registry all’ICANN.

Di conseguenza può capitare che si verifichino una serie di lunghi e difficili contrasti in cui diversi gruppi interessati ai nuovi domini di primo livello li rivendicano per sé e cercano di escluderli dall’uso libero, in alcuni casi con successo. Tra i nuovi TLD sono numerose le estensioni di dominio che sono a disposizione solo limitatamente o ad uso esclusivo di privati, tra queste ci sono ad esempio i nuovi TLD corrispondenti a marchi. Altre se le aggiudicano specifici gruppi di interessati o organizzazioni no-profit grazie alle cosiddette domande comunitarie. Altre ancora sono a disposizione solo dei siti che hanno un’offerta rivolta al luogo corrispondente all’estensione.

  • Nuovi TLD con riferimento a marchi: i nuovi TLD corrispondenti ad un marchio sono ad uso esclusivo del proprietario legale del marchio. Molte aziende prendono in considerazione la possibilità di usare lo spazio dei nomi di dominio per acquisire una licenza per l’utilizzo di un’estensione aziendale. Circa un terzo delle richieste elaborate dall’ICANN si possono far risalire ad aziende o organizzazioni, che vogliono farsi registrare come gestori dell’estensione del dominio con il nome del proprio marchio. Tra le parti in causa famose a livello internazionale ci sono aziende come Apple, Google o BMW. Nella domanda per un dominio con il nome del marchio le imprese non hanno però in mente solo esclusivamente i vantaggi che avere un TLD personalizzato comporta; ma a spingerle in questa direzione c’è anche la paura del cybersquatting, cioè l’occupazione dell’estensione di dominio da parte di un altro candidato. Poiché i nuovi TLD legati ad un marchio non saranno offerti da provider comuni, non c’è alcun pericolo per l’utente privato di registrare inavvertitamente un’estensione di dominio protetta dalla tutela del marchio.
  • Estensioni di dominio con status CPE: la “Community Priority Evaluation” (CPE) è stata istituita dall’ICANN per dare la possibilità alle parti interessate di far sentire la loro voce nella domanda per l’estensione preferita, anche contro gruppi industriali finanziariamente forti. Se si presenta una domanda di marchio comunitario all’ICANN, questa deve essere trattata in via preferenziale, a patto che il richiedente dimostri che una grande parte della rispettiva community lo sostenga nella richiesta. Questo non avviene per tutte le domande. La lista aggiornata delle domande concluse con successo o rifiutate si trova sul sito web dell’ICANN. Come già detto, di solito i gestori dei siti mettono a disposizione i domini con lo stato CPE solo se sostenuti da una parte della community o del rispettivo settore commerciale. Per esempio l’estensione .hotel si rivolge esclusivamente agli hotel, alle catene di alberghi, o ad eventuali altre organizzazioni relative al settore alberghiero. Per evitare una sospensione del proprio dominio o contenziosi legali, gli utenti dovrebbero verificare precedentemente se il loro dominio fa parte di quella community e se soddisfa tutti i requisiti necessari.  
  • Nuovi TLD regionali: nell’ultimo anno hanno avuto un grande successo su internet i domini con riferimento regionale. Nuove estensioni come .berlin, .london o .miami offrono il vantaggio di associare un’offerta internet in un contesto regionale preciso e con questo di rivolgersi direttamente al pubblico desiderato. Per registrare un nuovo TLD regionale di solito il gestore del sito deve dimostrare che vive o lavora in quella regione. Così si dovrebbe garantire che i nuovi TLD non vengano usati in maniera impropria. Spesso però è possibile una registrazione del dominio tramite un fiduciario locale, che si presenta come colui che lo registra al posto del proprietario effettivo.

Contese nell’assegnazione dei nuovi TLD

Gli utenti finali pagano un canone per la registrazione di un dominio. Quindi per gli amministratori di nuovi TLD l’applicazione delle sigle come domini è un affare lucrativo. Di conseguenza c’è stata una corsa alle estensioni di dominio, per le quali ci si aspettava un elevato numero di registrazioni. Per questo imprese finanziariamente forti sono pronte a pagare somme da milioni di euro per aggiudicarsi le licenze di assegnazione. Ma anche le organizzazioni no-profit vogliono assicurarsi una parte dei nuovi domini. Ulteriore motivo di potenziali conflitti sono poi le aspirazioni delle singole aziende per occupare nuovi TLD generici come domini relativi al marchio. Anche se le direttive dell’ICANN non prevedono l’uso esclusivo di concetti di uso comune. In passato le decisioni delle autorità competenti hanno suscitato sempre più attriti.

Ferrero blocca il dominio .kinder

Silenziosamente e quasi di nascosto, Ferrero ha bloccato l’estensione .kinder per la sua linea di dolciumi. Questo passo è stato criticato aspramente non solo dalle associazioni a favore dei diritti dei bambini, ma anche dalla commissione tedesca del Bundestag che si occupa della tutela dei bambini. Ma le obiezioni sono arrivate troppo tardi perché l’ICANN ha accolto le ragioni della Ferrero: il termine “kinder” è di uso comune solo in Germania, mentre il marchio possiede una notorietà internazionale. L’azienda può quindi usare il dominio in via esclusiva per pubblicizzare i suoi dolciumi. Per le offerte su internet dedicate ai bambini nei paesi germanofoni, l’uso del nuovo TLD è vietato dall’ICANN.

Ad Amazon viene negato il nuovo TLD relativo al suo marchio

Minore fortuna ha avuto Amazon, l’azienda di commercio elettronico, che ha dovuto arrendersi di fronte alle proteste dei paesi amazzonici confinanti (Brasile e Perù), rinunciando alla sua domanda per l’estensione .amazon. Questi paesi progettano di usare il dominio, sulla base della sua somiglianza linguistica con il Rio delle Amazzoni (in inglese Amazon River), per informare sulla protezione dell’ambiente e i diritti degli aborigeni. Infine il consiglio ha ribadito una massima dell’ICANN secondo la quale le aree geografiche godono di una particolare protezione.

Nuovi TLD problematici

Anche tra i nuovi TLD disponibili liberamente si trovano delle estensioni, nelle quali esiste il rischio di controversie legali. Ad essere criticate sono soprattutto le estensioni di dominio che potrebbero potenzialmente diffamare aziende, marchi o singole persone. Grande attenzione nella cronaca mediale trovano soprattutto estensioni come .sucks, .porn e .wtf. Per evitare lamentele o querele, i gestori dei siti web dovrebbero stare attenti all’uso di queste estensioni di dominio.

.sucks: un dominio seccante

L’espressione inglese “this sucks” si può tradurre liberamente come “(che) schifo” e viene usata di solito per esprimere indignazione verso una persona o una circostanza. Il gestore di Vox Populi vede nel dominio .sucks la possibilità per le aziende di instaurare un dialogo con i clienti e i fruitori. Al contrario i proprietari del marchio temono che questi domini vengano usati prevalentemente per diffamazione e cercano di contrastare il rilascio tramite una registrazione difensiva. Un comportamento simile si osserva anche tra le celebrità: così la cantante Taylor Swift avrebbe bloccato per precauzione sia il dominio .sucks sia quello .porn con il suo nome. I critici accusano perfino di estorsione i fornitori di queste estensioni di dominio, a causa dell’alto prezzo per la registrazione.

Perché le registrazioni di dominio difensive sono inutili

Le estensioni di dominio come .sucks, .wtf e .porn sono problematiche solo se vengono registrate in combinazione con marchi o nomi propri. Mentre il gestore di un sito web registra senza problemi un dominio come www.monday.sucks, di regola un indirizzo internet come www.nomedeltuomarchio.sucks è una violazione del diritto al marchio, a meno che a gestirlo non sia il proprietario del marchio stesso. Ma non deve necessariamente registrare l’indirizzo personalmente per proteggere il suo marchio. L’ICANN mette a disposizione con la Trademark Clearinghouse e la Uniform Rapid Suspension (URS) due metodi efficaci per agire contro la registrazione non consentita di un dominio. La Trademark Clearinghouse vale come registro centrale nel quale possono essere depositati i marchi. Non appena viene richiesto un nuovo dominio di primo o secondo livello, che ripete dati già memorizzati, viene informato il rispettivo proprietario del marchio. Per mezzo della Uniform Rapid Suspension i proprietari del marchio possono ottenere una sospensione dell’indirizzo internet in simili domini verificabili o nel caso di registrazioni abusive.


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