Con il termine generico ran­som­ware si indicano quei software dannosi tramite cui agli utenti viene bloccato l’accesso a file singoli o perfino all’intero sistema. Solo dopo aver pagato un riscatto, l’utente potrà riac­ce­der­vi.

Cos’è un ran­som­ware?

Il ran­som­ware è un malware par­ti­co­lar­men­te pe­ri­co­lo­so. Il termine “ran­som­ware” fa ri­fe­ri­men­to alla parola inglese “riscatto”, poiché tramite questo attacco si estorce una somma di denaro alla vittima. In questo caso il ruolo di “ostaggio” è svolto dai file dell’utente o ad­di­rit­tu­ra dal sistema operativo. I cy­ber­cri­mi­na­li in­stal­la­no nel computer della vittima un malware che cripta de­ter­mi­na­te aree, a cui non è più possibile accedere. Nel tentativo di re­cu­pe­ra­re i file, la vittima riceve una notifica con la richiesta del riscatto da pagare. Ha quindi due pos­si­bi­li­tà: pagare la somma di denaro o rimuovere il ran­som­ware.

I danni provocati dai ran­som­ware per le aziende e i privati sono enormi. Infatti, i dati sensibili possono essere criptati o ad­di­rit­tu­ra distrutti. Siccome solo i cy­ber­cri­mi­na­li hanno accesso alle aree com­pro­mes­se, i file possono andare persi anche durante i tentativi di sal­va­tag­gio. Tuttavia, non dovresti mai accettare tali ricatti sia perché non vi è alcuna certezza sull’integrità dei dati, anche a pagamento avvenuto, sia perché i file po­treb­be­ro essere distrutti o divulgati. In più, è possibile che al tuo computer vengano sferrati ulteriori attacchi, in quanto con­si­de­ra­to ormai un bersaglio ap­pe­ti­bi­le. Per fortuna però ci sono tanti metodi per pro­teg­ger­si da ran­som­ware, spyware o scareware.

Come ri­co­no­sce­re gli attacchi ran­som­ware

No­no­stan­te esistano diversi tipi di ran­som­ware, questi sono piuttosto facili da ri­co­no­sce­re. Dopotutto, è nell’interesse degli estorsori informare im­me­dia­ta­men­te le vittime della si­tua­zio­ne e, di con­se­guen­za, farle cedere alle loro richieste. Quasi sempre, la vittima riceve una notifica che informa dell’avvenuto attacco ran­som­ware, pre­sen­tan­do uno scenario mi­nac­cio­so. In molti casi, viene co­mu­ni­ca­to che i file sono stati criptati e che per ottenerli nuo­va­men­te, si deve pagare un de­ter­mi­na­to importo. Capita inoltre di frequente di vi­sua­liz­za­re un conto alla rovescia entro il quale è ne­ces­sa­rio sod­di­sfa­re le richieste. Per pagare il riscatto viene so­li­ta­men­te uti­liz­za­to il Bitcoin.

Quasi tutte le funzioni risultano di­sa­bi­li­ta­te, a parte l’accesso a una piat­ta­for­ma di Bitcoin. Potrebbe essere possibile vi­sua­liz­za­re i file infetti, ma senza potervi accedere. Se sono state infettate parti più estese del sistema, allora è probabile che non si possa accedere neanche al proprio PC e che sia abilitata solo la tran­sa­zio­ne richiesta. Se esegui il pagamento, potrai accedere ai file, o almeno questo è quanto viene promesso. Puoi ri­co­no­sce­re i dati infetti tramite una modifica al nome o una nuova esten­sio­ne. La presenza di un ran­som­ware è indicata anche da un ral­len­ta­men­to o da mal­fun­zio­na­men­ti continui del sistema.

Come pro­teg­ger­si dagli attacchi ran­som­ware

I ran­som­ware si evolvono di continuo, per cui non esiste una pro­te­zio­ne totale da tali attacchi. Tuttavia, ci sono varie pos­si­bi­li­tà per rendere più difficile un attacco al tuo sistema operativo. Le seguenti pre­cau­zio­ni sono le più im­por­tan­ti:

  • Backup regolari: esegui backup a cadenza regolare oppure fai af­fi­da­men­to su un sistema di sicurezza che se ne occupi au­to­ma­ti­ca­men­te. In questo modo è molto più semplice re­cu­pe­ra­re i tuoi file, anche dopo un attacco ran­som­ware.
  • Scansioni: utilizza un programma antivirus che si occupi di scan­sio­na­re la tua rete e il tuo sistema per ri­co­no­sce­re quanto prima la presenza di ran­som­ware e malware. In questo modo sarà possibile evitarne in anticipo la dif­fu­sio­ne o potrai anche rimuovere i malware.
  • Fai at­ten­zio­ne: apri solo i file inviati da mittenti af­fi­da­bi­li. Verifica sempre che le e-mail non con­ten­ga­no allegati di dubbia pro­ve­nien­za e controlla l’esten­sio­ne dei file. Collega al tuo computer solo supporti di me­mo­riz­za­zio­ne esterni, come chiavette USB, di cui conosci la pro­ve­nien­za.
Consiglio

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Esempi di ran­som­ware

In passato si sono già ve­ri­fi­ca­ti numerosi attacchi ran­som­ware. Qui di seguito ti pre­sen­tia­mo alcuni degli esempi più co­no­sciu­ti. Purtroppo, è noto che non soltanto i sistemi di sicurezza, ma anche i ran­som­ware siano in continua evo­lu­zio­ne. Forse ri­cor­de­rai ancora i seguenti casi:

  • WannaCry: nel 2017, il ran­som­ware WannaCry ha sfruttato una falla di sicurezza di Windows e ha colpito più di 230.000 computer in oltre 150 paesi. No­no­stan­te all’epoca Microsoft avesse già svi­lup­pa­to una patch per risolvere questa vul­ne­ra­bi­li­tà, alcuni sistemi obsoleti non erano protetti. Il ran­som­ware ha infettato numerosi enti go­ver­na­ti­vi, ospedali, aziende e perfino le ferrovie tedesche. I danni a livello mondiale si sono aggirati intorno ai 4 miliardi di dollari.
  • Ryuk: circa un anno dopo, il ran­som­ware Ryuk ha fatto parlare di sé so­prat­tut­to negli Stati Uniti. Il malware ha preso di mira alcuni computer Windows, ma so­prat­tut­to obiettivi di un certo calibro. In pochi mesi, infatti, ha estorto riscatti a sei cifre. Ryuk è stato poi ul­te­rior­men­te svi­lup­pa­to ed è rimasto attivo per diversi anni.
  • Trojan BKA: il trojan BKA è stato un noto ran­som­ware tedesco. In questo caso, il computer infettato risultava to­tal­men­te bloccato e la notifica segnalava la presenza di contenuti illegali. Dunque, l’utente doveva pagare una multa alla BKA (Bun­de­skri­mi­na­lamt, ossia l’ufficio federale di polizia criminale) per ef­fet­tua­re ulteriori indagini. Com’è ovvio, l’ufficio federale di polizia criminale non era coinvolto in questa frode che, no­no­stan­te gli evidenti errori di or­to­gra­fia nelle notifiche, ha comunque avuto grande dif­fu­sio­ne. Spesso, anche dopo il pagamento della quota di riscatto con carta prepagata, il sistema non veniva più sbloccato.
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