L’“Analysis of strengths, wea­k­nes­ses, op­por­tu­ni­ties and threats”, ab­bre­via­to in SWOT, è uno strumento di ma­na­ge­ment stra­te­gi­co. Le aziende uti­liz­za­no la SWOT per de­ter­mi­na­re la propria posizione in un ambiente com­pe­ti­ti­vo e per svi­lup­pa­re una strategia aziendale. Per questo motivo si parla di un’analisi di posizione.

Nell’ambito dell’analisi SWOT le pos­si­bi­li­tà e i rischi esterni collegati al mercato vengono rap­por­ta­ti ai punti di forza e debolezza interni. Il fine è di ricavare consigli stra­te­gi­ci per il business plan.

Un’analisi SWOT consta di tre passi:

  1. Creazione di un catalogo pos­si­bi­li­tà/rischi (analisi am­bien­ta­le)
  2. Creazione di un profilo punti di forza/punti di debolezza (analisi aziendale)
  3. Com­bi­na­zio­ne delle analisi am­bien­ta­li e aziendali (matrice SWOT)

Ognuno dei passi dell’analisi SWOT si basa su diverse ricerche per le quali gli esperti di marketing hanno svi­lup­pa­to approcci diversi. Nei suc­ces­si­vi paragrafi vi pre­sen­tia­mo i modelli e i metodi più co­no­sciu­ti per l’analisi aziendale interna ed esterna. Inoltre vi mostriamo come creare una matrice SWOT basandovi sulle co­no­scen­ze così ottenute, ponendo in questo modo le basi per gli orien­ta­men­ti stra­te­gi­ci per la vostra azienda o per de­ter­mi­na­ti ambiti.

Passo 1: analisi am­bien­ta­le

L’analisi SWOT inizia con un’analisi am­bien­ta­le: l’ambiente dell’or­ga­niz­za­zio­ne viene esaminato da un punto di vista stra­te­gi­co.

Ogni azienda è parte di un preciso settore o ramo com­mer­cia­le. Il settore a propria volta è in­ca­sto­na­to in un ambiente che agisce di­ret­ta­men­te sull’azienda at­tra­ver­so sviluppi politici, economici, tec­no­lo­gi­ci, sociali ed ecologici. Il fine dell’analisi am­bien­ta­le è quello di indagare tutte le pos­si­bi­li­tà e i rischi rilevanti che emergono dai fattori am­bien­ta­li e che po­treb­be­ro avere un influsso sul successo aziendale.

Per rendere più com­pren­si­bi­le il complesso ambiente di un’azienda a fini di analisi, gli eco­no­mi­sti hanno svi­lup­pa­to diversi modelli grazie ai quali le im­pli­ca­zio­ni am­bien­ta­li si possono clas­si­fi­ca­re in categorie più semplici da afferrare. Tra i modelli am­bien­ta­li più co­no­sciu­ti troviamo il modello a tre ambienti di Tony Stapleton e quello dei quattro piani am­bien­ta­li di Philip Kotler.

Tony Stapleton suddivide l’ambiente di un’azienda in tre ambiti, una clas­si­fi­ca­zio­ne che si basa sulla seguente domanda: fino a che punto le aziende possono con­trol­la­re o influire sui fattori am­bien­ta­li?

Modello a tre ambienti (secondo Stapleton)  
Ambiente interno Rientrano nell’ambiente interno di un’azienda tutti i fattori che sono con­trol­la­ti di­ret­ta­men­te dalla direzione dell’azienda: ad esempio di­pen­den­ti, risorse, edifici, mac­chi­na­ri, impianti.
Ambiente vicino L’ambiente vicino di un’azienda comprende i clienti, i fornitori e i con­cor­ren­ti diretti di un’azienda: fattori perciò che non possono essere con­trol­la­ti di­ret­ta­men­te, ma che si possono in­fluen­za­re con­si­sten­te­men­te.
Ambiente lontano Qui si con­si­de­ra­no i fattori che non possono né essere con­trol­la­ti né in­fluen­za­ti dall’azienda, quali sono i fattori am­bien­ta­li so­cio­cul­tu­ra­li, tec­no­lo­gi­ci, economici e politici.

Il modello di Philip Kotler comprende quattro piani e clas­si­fi­ca i fattori di influenza dal punto di vista del marketing.

Quattro livelli am­bien­ta­li (secondo Kotler)  
Ambiente dei compiti L’ambiente relativo alle attività comprende tutte le funzioni di­ret­ta­men­te correlate alle pre­sta­zio­ni dell’azienda. Esse includono sta­ke­hol­der chiave dell’azienda come pro­prie­ta­ri, fi­nan­zia­to­ri, di­pen­den­ti, clienti e fornitori.
Ambiente della con­cor­ren­za Nell’ambiente della con­cor­ren­za si con­si­de­ra­no tutti i fattori relativi al con­cor­ren­te sui mercati di ap­prov­vi­gio­na­men­to e vendita.
Pubblico Il terzo livello am­bien­ta­le secondo Kotler riguarda le or­ga­niz­za­zio­ni di vigilanza, la stampa, nonché il pubblico in generale.
Ambiente macro L’ambiente macro di Kolter cor­ri­spon­de all’“ambiente lontano” del modello a tre ambienti.

Sta agli analisti decidere di volta in volta quale modello ha senso uti­liz­za­re per l’analisi am­bien­ta­le, a seconda delle esigenze e dei fini dell’analisi.

No­no­stan­te le dif­fe­ren­ze strut­tu­ra­li, entrambi i modelli pre­sen­ta­ti hanno alcuni aspetti es­sen­zia­li in comune: entrambi gli approcci di­stin­guo­no i fattori am­bien­ta­li che hanno una relazione diretta con le attività aziendali da fattori esterni, che non possono essere in­fluen­za­ti dall’azienda. Una dif­fe­ren­za es­sen­zia­le per il marketing stra­te­gi­co è quella tra mi­croam­bien­te e ma­croam­bien­te. Spesso le analisi am­bien­ta­li si limitano a questi livelli.

Il mi­croam­bien­te riguarda il settore di un’azienda nonché tutti gli sta­ke­hol­der (gruppi di ri­fe­ri­men­to e in­te­res­sa­ti). La dif­fe­ren­za prin­ci­pa­le tra ma­croam­bien­te e mi­croam­bien­te è che quest’ultimo può essere in­fluen­za­to da una gestione delle relazioni con gli sta­ke­hol­der rilevanti e quindi in una certa misura può essere con­trol­la­to.

Gli strumenti più im­por­tan­ti per l’analisi del mi­croam­bien­te includono:

  • L’analisi degli sta­ke­hol­der
  • L’analisi strut­tu­ra­le di settore

Per l’analisi del ma­croam­bien­te di un’azienda si è affermata in par­ti­co­la­re l’analisi PESTEL, che ana­liz­ze­re­mo più ap­pro­fon­di­ta­men­te in seguito. I risultati dell’analisi am­bien­ta­le inclusi nell’analisi SWOT nor­mal­men­te si esplicano nella forma di una lista di op­por­tu­ni­tà/rischi.

N.B.

Gli strumenti di marketing ana­liz­za­ti fanno parte di una selezione tra gli schemi di analisi più rilevanti. Per avere ulteriori input per l’analisi SWOT sono utili un’analisi di por­ta­fo­glio, il concetto di curva di espe­rien­za, l’analisi GAP, il programma PIMS (Profit Impact of Marketing Strategy) o una matrice di mercato del prodotto.

L’analisi degli sta­ke­hol­der

L’analisi degli sta­ke­hol­der è una forma di analisi am­bien­ta­le che prende in con­si­de­ra­zio­ne il mi­croam­bien­te di un’azienda e si concentra inoltre sugli sta­ke­hol­der e sulle loro relazioni con l’azienda. Nel primo passo dell’analisi degli sta­ke­hol­der si indagano tutti i gruppi di ri­fe­ri­men­to rilevanti e si de­scri­vo­no i loro interessi. Viene fatta una di­stin­zio­ne tra sta­ke­hol­der interni ed esterni.

La seguente tabella mostra una selezione di gruppi di ri­fe­ri­men­to e di sta­ke­hol­der rilevanti nel settore delle PMI, nonché le loro ri­ven­di­ca­zio­ni sulla società e i possibili con­tri­bu­ti al successo dell’azienda.

Sta­ke­hol­der interni: Ri­ven­di­ca­zio­ni verso l’azienda Con­tri­bu­ti al successo aziendale
Pro­prie­ta­rio Aumento di valore del capitale Capitale proprio
Manager Buona re­tri­bu­zio­ne Prestigio Influenza Lavoro di pia­ni­fi­ca­zio­ne, or­ga­niz­za­zio­ne, decisione e controllo
Di­pen­den­ti Re­tri­bu­zio­ne adeguata Buone con­di­zio­ni la­vo­ra­ti­ve Sicurezza nell’ambiente la­vo­ra­ti­vo Pos­si­bi­li­tà di carriera Lavoro di ese­cu­zio­ne
Sta­ke­hol­der esterni Ri­ven­di­ca­zio­ni verso l’azienda Con­tri­bu­ti al successo aziendale
Fornitori Sicurezza di vendita Modalità di pagamento af­fi­da­bi­le Contratti a lungo termine Fornitura delle materie prime  
Clienti Buon rapporto qualità/prezzo Servizio sod­di­sfa­cen­te Acquisto dei beni
Fornitori di capitali esterni   Sol­vi­bi­li­tà Capacità di pagare gli interessi In­ve­sti­men­to sicuro di capitali Tassi di interesse adeguati Estin­zio­ne pia­ni­fi­ca­ta del debito Capitale esterno
Con­cor­ren­ti Rispetto delle regole della con­cor­ren­za Aumento di profitto da ambe le parti Coo­pe­ra­zio­ne Scambio di co­no­scen­ze
Stato e società   Pagamento delle tasse Luoghi di lavoro sicuri Con­tri­bu­ti sociali Rispetto delle regole giu­ri­di­che Impegno nella sal­va­guar­dia e nel rispetto dell’ambiente Or­di­na­men­to giuridico In­fra­strut­tu­re Sov­ven­zio­ni

In alcuni casi può essere ne­ces­sa­rio dividere i gruppi di influenza in sot­to­grup­pi per meglio indagare i relativi interessi, necessità e po­ten­zia­le. Nel gruppo “di­pen­den­ti”, ad esempio, si possono filtrare gli “High Po­ten­tials”, ovvero di­pen­den­ti che co­sti­tui­sco­no un par­ti­co­la­re valore per l’azienda. Il gruppo “Stato e società” nor­mal­men­te viene suddiviso in gruppi e organismi come autorità pubbliche, uffici, as­so­cia­zio­ni pro­fes­sio­na­li, sindacati, lobby, ONG, stampa e pubblico.

Una volta stabiliti tutti i gruppi di influenza rilevanti, è ne­ces­sa­rio ana­liz­za­re in quale misura gli sta­ke­hol­der iden­ti­fi­ca­ti in­fluen­zi­no o vengano in­fluen­za­ti dalla società. L’analisi SWOT si concentra sulle op­por­tu­ni­tà e sui rischi derivanti da queste influenze.

Domande per valutare le op­por­tu­ni­tà derivanti dagli sta­ke­hol­der:

  • Quali risorse, contatti o pos­si­bi­li­tà di influenza offre lo sta­ke­hol­der?
  • Come si possono uti­liz­za­re questi elementi in modo da favorire il successo aziendale?

Domande per valutare i rischi derivanti dagli sta­ke­hol­der:

  • Le richieste dello sta­ke­hol­der sono in conflitto con i fini aziendali?
  • Quali rischi sono connessi ai conflitti di interessi?
  • Come si possono ridurre questi rischi?

Per estra­po­la­re opportune va­lu­ta­zio­ni e consigli di gestione occorre valutare le di­men­sio­ni dell’influsso del singolo sta­ke­hol­der sull’azienda.

Il seguente esempio mostra una rap­pre­sen­ta­zio­ne molto sem­pli­fi­ca­ta di un’analisi di uno sta­ke­hol­der.

Inoltre si consiglia la creazione di una matrice di analisi per gli sta­ke­hol­der, che illustra l’influenza e la pro­ba­bi­li­tà di conflitto degli sta­ke­hol­der in un diagramma.

Se l’analisi degli sta­ke­hol­der rimanda a op­por­tu­ni­tà e rischi che dipendono da gruppi di ri­fe­ri­men­to e sta­ke­hol­der rilevanti, essi verranno inseriti in un catalogo che confluirà nell’analisi SWOT.

L’analisi strut­tu­ra­le di settore

Un altro strumento di ma­na­ge­ment stra­te­gi­co in grado di elaborare il mi­croam­bien­te di un’azienda è l’analisi strut­tu­ra­le di settore.

Gli im­pren­di­to­ri usano diversi modelli di analisi per studiare la struttura del settore e quindi la si­tua­zio­ne con­cor­ren­zia­le: lo schema di analisi più noto è il modello delle cinque forze di Michael E. Porter. La base del modello è l’as­sun­zio­ne che l’at­trat­ti­vi­tà di un mercato derivi prin­ci­pal­men­te dalla struttura del mercato, che ha perciò un impatto diretto sul successo di mercato di un’azienda.

Secondo Porter l’at­trat­ti­vi­tà di un settore si può ri­con­dur­re a cinque forze com­pe­ti­ti­ve:

  • Con­cor­ren­za interna al settore
  • Minaccia da parte di nuovi con­cor­ren­ti
  • Potere di con­trat­ta­zio­ne del fornitore
  • Potere di con­trat­ta­zio­ne del cliente
  • Minaccia da parte di prodotti so­sti­tu­ti­vi

Ognuna delle cinque forze com­pe­ti­ti­ve co­sti­tui­sce un pericolo per gli interessi aziendali. Più queste minacce sono con­si­sten­ti, più l’azienda perderà interesse per il relativo mercato.

La seguente grafica dà una rap­pre­sen­ta­zio­ne sche­ma­ti­ca del modello delle cinque forze.

Se la struttura del mercato varia in modo che la minaccia rap­pre­sen­ta­ta da una o più forze com­pe­ti­ti­ve aumenta, ciò viene in­ter­pre­ta­to come un rischio nel contesto dell’analisi am­bien­ta­le. Allo stesso modo i cam­bia­men­ti nella struttura del mercato possono aprire op­por­tu­ni­tà per l’attività aziendale, che do­vreb­be­ro essere indagate e incluse nel catalogo delle op­por­tu­ni­tà e rischi dell’analisi am­bien­ta­le.

L’analisi PESTEL

Quando viene ana­liz­za­to il ma­croam­bien­te di un’azienda gli im­pren­di­to­ri so­li­ta­men­te uti­liz­za­no una forma di analisi STEP per iden­ti­fi­ca­re quei fattori am­bien­ta­li che non possono essere di­ret­ta­men­te in­fluen­za­ti dalle attività com­mer­cia­li.

L’acronimo STEP (a volte scritto PEST) sta per so­cio­lo­gi­cal, tech­no­lo­gi­cal, economic and political change. Secondo il modello, il ma­croam­bien­te di un’azienda è es­sen­zial­men­te in­fluen­za­to da fattori che si possono dividere in quattro aree:

  • Fattori sociali
  • Fattori tec­no­lo­gi­ci
  • Fattori economici
  • Fattori politici

Il concetto di STEP è stato adattato e ampliato in diversi modelli. Tra le varianti più note c’è STEEP, un modello che amplia l’analisi STEP a fattori ecologici (eco­lo­gi­cal). Se inoltre vengono con­si­de­ra­ti anche fattori am­bien­ta­li legali (legal), si parla di analisi PESTEL.

La seguente tabella mostra una selezione dei fattori am­bien­ta­li da indagare nell’ambito dell’analisi PESTEL. Ciò serve ad accertare tutte le op­por­tu­ni­tà e i rischi per il successo aziendale che po­treb­be­ro insorgere a seguito di cam­bia­men­ti del ma­croam­bien­te (la lista non è esaustiva).

Fattori politici Fattori economici Fattori sociali Fattori tec­no­lo­gi­ci Fattori am­bien­ta­li Fattori giuridici
Or­di­na­men­to economico del paese Crescita economica Struttura della po­po­la­zio­ne Spese statali di ricerca Locazione Le­gi­sla­zio­ne generale
Politica estera Numero degli abitanti Istru­zio­ne Sviluppo tec­no­lo­gi­co In­fra­strut­tu­re Con­sa­pe­vo­lez­za in materia giuridica
Stabilità del sistema politico Tassi di interesse in vigore Lingua Ciclo vitale dei prodotti Di­spo­ni­bi­li­tà di risorse naturali Le­gi­sla­zio­ne in materia di con­cor­ren­za
  Tasso di in­fla­zio­ne Valori   Emissione Diritto am­bien­ta­le
  In­ve­sti­men­ti Mentalità      
  Andamento del cambio Religione      
  Di­soc­cu­pa­zio­ne Modelli sociali      
  Import/Export        

L’analisi PESTEL si nutre sia di dati primari, ottenuti at­tra­ver­so sondaggi, in­ter­vi­ste a esperti e os­ser­va­zio­ni, che di fonti se­con­da­rie esterne all’azienda, come:

  • Sta­ti­sti­che ufficiali
  • Pub­bli­ca­zio­ni da parte dei ministeri
  • Pub­bli­ca­zio­ni di as­so­cia­zio­ni di categoria
  • Rapporti da istituti di ricerca economica
  • Report di settore
  • Pub­bli­ca­zio­ni da istituti di ricerca di mercato
  • Studi scien­ti­fi­ci
  • Ren­di­con­ti di gestione
  • In­for­ma­zio­ni da or­ga­niz­za­zio­ni in­ter­na­zio­na­li

Le in­for­ma­zio­ni ottenute da un’analisi PESTEL sono anche incluse nel catalogo op­por­tu­ni­tà/rischi dell’analisi am­bien­ta­le e sono quindi di­spo­ni­bi­li per la va­lu­ta­zio­ne nell’ambito dell’analisi SWOT.

Passo 2: analisi aziendale

Il secondo passo dell’analisi SWOT riguarda l’analisi aziendale, che aiuta i re­spon­sa­bi­li a valutare la per­for­man­ce dell’or­ga­niz­za­zio­ne. L’analisi aziendale nor­mal­men­te viene ef­fet­tua­ta sotto forma di analisi in tre frasi dei punti di forza e di debolezza. Ciò include:

  • La creazione di un profilo delle risorse
  • L’analisi dei con­cor­ren­ti rilevanti (analisi della con­cor­ren­za)
  • La redazione di un profilo punti di forza/punti di debolezza
N.B.

Le analisi dei punti di forza e debolezza vengono so­li­ta­men­te create non per l’azienda nella sua totalità, ma per la pia­ni­fi­ca­zio­ne di singole unità. Perciò i prodotti e i servizi vengono rag­grup­pa­ti stra­te­gi­ca­men­te in settori dell’azienda. Decisivi per la clas­si­fi­ca­zio­ne sono le di­stin­zio­ni nell’orien­ta­men­to del target, nella com­pe­ti­zio­ne o nella pro­du­zio­ne.

Il profilo delle risorse

Per con­fron­ta­re i punti di forza e di debolezza con quelli dei con­cor­ren­ti, occorre in­nan­zi­tut­to ana­liz­za­re tutte le risorse rilevanti dell’azienda, tra cui figurano accanto a valori materiali come il capitale, i terreni, gli edifici, i mac­chi­na­ri, la forza lavoro e le materie prime, anche valori im­ma­te­ria­li come il know-how tec­no­lo­gi­co, le qua­li­fi­ca­zio­ni e l’immagine del marchio.

Di solito le risorse aziendali vengono divise in cinque settori:

  • Risorse fisiche (edifici, mac­chi­na­ri, ecc.)
  • Risorse umane (dirigenti, la­vo­ra­to­ri qua­li­fi­ca­ti, ecc.)
  • Risorse or­ga­niz­za­ti­ve (sistemi di in­for­ma­zio­ne, ecc.)
  • Risorse tec­no­lo­gi­che (know-how per la ricerca, marchi, ecc.)

So­li­ta­men­te le in­for­ma­zio­ni riguardo alle risorse aziendali sono già di­spo­ni­bi­li e devono solamente essere pre­di­spo­ste per l’analisi dei punti di forza e di debolezza. Ciò si basa sul pre­sup­po­sto che si possano iden­ti­fi­ca­re per ciascuna unità di pia­ni­fi­ca­zio­ne (ad esempio un prodotto, una parte del prodotto o l’intera azienda) dei fattori che in­fluen­za­no in modo decisivo il successo dell’unità stessa (i co­sid­det­ti criteri di successo).

Le risorse di­spo­ni­bi­li danno il metro per valutare un’azienda in termini di criteri di successo rilevanti. Un confronto tra i criteri di successo e le risorse aziendali consente di iden­ti­fi­ca­re po­ten­zia­li e sinergie. I punti di forza e di debolezza com­pe­ti­ti­va, tuttavia, si possono con­si­de­ra­re soltanto rispetto alla con­cor­ren­za. L’analisi aziendale pre­sup­po­ne quindi sempre un’analisi della con­cor­ren­za.

L’analisi della con­cor­ren­za

L’analisi della con­cor­ren­za è un’indagine sui con­cor­ren­ti più rilevanti in un mercato di vendita. L’analisi della con­cor­ren­za fa parte della Com­pe­ti­ti­ve In­tel­li­gen­ce, che prevede la raccolta e l’analisi di in­for­ma­zio­ni sui con­cor­ren­ti, sui prodotti con­cor­ren­zia­li, sugli sviluppi del mercato, sulle industrie, sui brevetti, sugli sviluppi tec­no­lo­gi­ci e sulle aspet­ta­ti­ve dei clienti.

Anche le analisi della con­cor­ren­za nor­mal­men­te vengono condotte se­pa­ra­ta­men­te per diverse unità di pia­ni­fi­ca­zio­ne. Alla fine la maggior parte delle volte un’azienda compete con aziende diverse a seconda dei mercati di vendita dei diversi prodotti o servizi che offre. Di vitale im­por­tan­za sono in par­ti­co­la­re i dati sul leader di mercato e sui fattori del suo successo. L’analisi dei con­cor­ren­ti indaga:

  • Con­di­zio­ni eco­no­mi­che
  • Attuale posizione di mercato
  • Struttura or­ga­niz­za­ti­va
  • Struttura dell’as­sor­ti­men­to
  • Rapporti con fornitori e ac­qui­ren­ti

Le in­for­ma­zio­ni sulle aziende con­cor­ren­ti non si possono tuttavia esaminare con la stessa facilità dei dati interni alla propria azienda e sono di­spo­ni­bi­li soltanto in modo limitato.

Gli analisti basano la propria ricerca su fonti primarie come in­ter­vi­ste con esperti del settore, sondaggi di (ex) impiegati, clienti, fornitori, agenti di vendita della con­cor­ren­za, nonché fiere e congressi. Le fonti se­con­da­rie com­pren­do­no i ren­di­con­ti di gestione, le pub­bli­ca­zio­ni delle camere di commercio e degli istituti di ricerca di mercato, ma anche le riviste di settore, le richieste di brevetti e database spe­cia­liz­za­ti.

Il profilo dei punti di forza/debolezza

Il profilo dei punti di forza e di debolezza rap­pre­sen­ta appunto i punti saldi e i talloni d’Achille dell’azienda in relazione alla con­cor­ren­za e consente di iden­ti­fi­ca­re com­pe­ten­ze spe­ci­fi­che. Lo scopo è quello di iden­ti­fi­ca­re vantaggi e svantaggi della con­cor­ren­za. Il grafico seguente mostra un esempio di profilo di punti di forza e di debolezza sem­pli­fi­ca­to per un’unità di pia­ni­fi­ca­zio­ne stra­te­gi­ca.

Il profilo dei punti di forza e debolezza del nostro esempio di analisi SWOT mostra che i punti di forza dell’azienda con­si­de­ra­ta sono:

  • Pre­sta­zio­ne e qualità del prodotto
  • Servizio
  • Ricerca e Sviluppo

È anche possibile iden­ti­fi­ca­re i deficit rispetto al leader di mercato nei seguenti fattori di successo:

  • Quota di mercato
  • Prezzo
  • Logistica
  • Pro­du­zio­ne
  • Costi

Questo profilo dei punti di forza e di debolezza dell’analisi aziendale si unisce poi al catalogo dei rischi e delle op­por­tu­ni­tà dell’analisi am­bien­ta­le nella matrice SWOT.

Passo 3: com­bi­na­zio­ne dell’analisi am­bien­ta­le e aziendale

La terza fase dell’analisi SWOT prevede un confronto tra op­por­tu­ni­tà e rischi esterni all’azienda, nonché dei punti di forza e di debolezza interni. In questa fase di analisi ci si concentra sulle pos­si­bi­li­tà di com­bi­na­zio­ne che per­met­to­no di derivare misure di gestione stra­te­gi­ca. Ci sono quattro di­men­sio­ni.

  • SO (Strenghts – Op­por­tu­ni­ties): la com­bi­na­zio­ne dei punti di forza interni all’azienda con le op­por­tu­ni­tà esterne aiuta l’azienda a com­pren­de­re con quali punti di forza si possono uti­liz­za­re le op­por­tu­ni­tà legate all’ambiente per il successo dell’azienda. Nella di­men­sio­ne SO vengono svi­lup­pa­te strategie di matching con le quali si possono sfruttare i punti di forza.
  • ST (Strength – Threats): una com­bi­na­zio­ne dei punti di forza dell’azienda con i rischi esterni serve a mettere a fuoco quali dei punti di forza presenti possono mi­ni­miz­za­re la minaccia del rischio pro­ve­nien­te dai fattori am­bien­ta­li. Il fine della di­men­sio­ne ST è quello di svi­lup­pa­re strategie di neu­tra­liz­za­zio­ne con le quali l’azienda si può pro­teg­ge­re dai rischi.
  • WO (Wea­k­nes­ses – Op­por­tu­ni­ties): il confronto tra le debolezze interne e le op­por­tu­ni­tà esterne all’azienda consente alle aziende di iden­ti­fi­ca­re quelle debolezze dalle quali si potrebbe svi­lup­pa­re un’op­por­tu­ni­tà. Il fine della di­men­sio­ne WO è quello di svi­lup­pa­re strategie di tra­sfor­ma­zio­ne che possono essere uti­liz­za­te per po­ten­zia­re i settori fino a quel momento deboli.
  • WT (Wea­k­nes­ses – Threats): at­tra­ver­so la com­bi­na­zio­ne delle debolezze interne all’azienda con i rischi esterni si possono iden­ti­fi­ca­re i settori nei quali c’è un par­ti­co­la­re bisogno di pro­teg­ger­si da po­ten­zia­li danni. L’obiettivo della di­men­sio­ne WT è quello di svi­lup­pa­re strategie di difesa che riducano al minimo i rischi e al­lon­ta­ni­no le minacce.

I risultati dell’analisi SWOT so­li­ta­men­te vengono rap­pre­sen­ta­ti in una matrice SWOT. L’esempio seguente si basa sul profilo dei punti di forza/debolezza pre­ce­den­te­men­te il­lu­stra­to, nonché sull’ipotesi che l’analisi am­bien­ta­le abbia iden­ti­fi­ca­to come op­por­tu­ni­tà la forte crescita di mercato e la presenza di settori pro­dut­ti­vi non sfruttati, come rischi le nuove tec­no­lo­gie di so­sti­tu­zio­ne e forti con­cor­ren­ti.

Nel nostro esempio di analisi SWOT come parte dell’analisi aziendale vengono iden­ti­fi­ca­te le carenze nella pro­du­zio­ne, nella logistica e nella politica dei prezzi. D’altra parte l’analisi am­bien­ta­le ha mostrato che il mercato del prodotto con­ti­nue­rà a crescere in futuro. Inoltre sono state iden­ti­fi­ca­te aree di prodotto ancora ine­splo­ra­te. Una possibile strategia, che si evince anche dalla com­bi­na­zio­ne WO della matrice SWOT, è la seguente:

Il mercato promette bene e giu­sti­fi­ca spese negli ambiti della pro­du­zio­ne e della logistica. Il mi­glio­ra­men­to dell’ef­fi­cien­za che ne consegue consente di abbassare i costi per l’ac­qui­ren­te e perciò di ridurre la dif­fe­ren­za di prezzo nei confronti dei prodotti del leader di mercato. Il fine di questa strategia di tra­sfor­ma­zio­ne sarebbe quindi quello di po­si­zio­na­re in modo migliore i propri prodotti sul mercato.

Si possono svi­lup­pa­re strategie simili grazie all’analisi SWOT per tutte e quattro le di­men­sio­ni.

Aspetti critici dell’analisi SWOT

L’analisi SWOT è uno strumento com­pro­va­to del marketing stra­te­gi­co. Le aziende do­vreb­be­ro tuttavia ri­flet­te­re sul fatto che questo tipo di analisi po­si­zio­na­le ha un approccio sog­get­ti­vo. Infatti sia la scelta dei criteri di successo che la loro va­lu­ta­zio­ne nel contesto dell’analisi interna aziendale si basano su punti di vista sog­get­ti­vi. Inoltre il valore dell’analisi aziendale dipende in gran parte dall’ac­ces­si­bi­li­tà e dalla qualità delle in­for­ma­zio­ni su clienti, con­cor­ren­ti e sviluppi del mercato. La stessa cosa vale per le fonti che portano a ipotesi sulla modifica dell’ambiente aziendale e alle con­se­guen­ti op­por­tu­ni­tà e rischi.

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