Stampare i colori si poteva già fare ai tempi di Gutenberg, ma il pro­ce­di­men­to per ri­pro­dur­re immagini colorate è diventato realtà solamente un paio di secoli più tardi con l’avvento dei mass media. Oggi, invece, è frequente avere stampanti a colore di­ret­ta­men­te a casa. Ma come ha fatto l’immagine in RGB a passare dal monitor alla carta stampata? E perché ha bisogno di quattro colori? In questo articolo ap­pro­fon­di­te i colori CMYK e le dif­fe­ren­ze con RGB e gli altri modelli di colore.

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Come funziona il modello CMYK?

L’uso dei colori per la ri­pro­du­zio­ne sugli schermi e per la stampa si basa sulle par­ti­co­la­ri­tà fisiche dell’occhio umano, par­ti­co­lar­men­te sensibile a tre lunghezze d’onda della luce, cor­ri­spon­den­ti ai colori rosso, verde e blu. Esat­ta­men­te quelli usati per lo spazio dei colori RGB. Così facendo si ottiene una ri­pro­du­zio­ne cro­ma­ti­ca­men­te equi­li­bra­ta sui monitor a colori.

Nei processi di stampa invece si imprime il colore su carta bianca. Però la carta non è tra­spa­ren­te e non lascia quindi passare la luce. Con la stampa offset in­du­stria­le e a colori, i quattro colori per la stampa ciano, magenta, giallo e nero – CMYK (Cyan, Magenta, Yellow, blacK) – vengono impressi uno dopo l’altro sulla carta. La stampa del colore non è su uno stesso piano, ma composta di molti piccoli punti estre­ma­men­te vicini gli uni agli altri (Dots), che l’occhio umano per­ce­pi­sce come un’immagine colorata, se guardata dalla giusta distanza.

Per ottenere una qualità ac­cet­ta­bi­le, la stampa offset in­du­stria­le ricorre fino a 300 Dots per pollice (dpi), ossia 11,8 punti per mil­li­me­tro. La di­men­sio­ne dei punti varia in base allo spessore de­si­de­ra­to per l’ap­pli­ca­zio­ne dell’in­chio­stro. Se la per­cen­tua­le di colore arriva a zero, significa che in quel punto non è presente alcun Dot e quindi risulta privo di colore.

Le stampanti a getto d’in­chio­stro colorato spruzzano sulla carta delle minuscole gocce di in­chio­stro in so­sti­tu­zio­ne dei punti di stampa, sempre una a fianco all’altra. La di­men­sio­ne è compresa tra 0,3 e 0,4 mil­li­me­tri. La somma delle singole gocce nei colori CMYK crea perciò l’“illusione” di un’immagine colorata.

Lo stesso risultato si ottiene con una stampante laser a colori, seppur con un metodo dif­fe­ren­te. Quattro tamburi caricati elet­tri­ca­men­te vengono scaricati da un laser nei punti in cui nessuno dei toner delle quattro cartucce CMYK deve aderire. Tutti gli altri punti vengono invece ricoperti da uno strato sottile con i colori dei toner. Questi co­sid­det­ti pixel di stampa ricoperti di colore vengono poi applicati sulla carta e fissati con il calore.

Questi tre esempi, offset, a getto d’in­chio­stro e laser, di­mo­stra­no la pre­ci­sio­ne ne­ces­sa­ria dei mac­chi­na­ri di stampa. Di seguito vi spie­ghia­mo invece come i colori vengono impiegati e di­stri­bui­ti.

Di quanti colori consiste lo spazio di colori CMYK?

Lo spazio di colori CMYK lavora con i colori primari ciano (un tipo di blu), magenta (rosa) e giallo. La lettera K significa invece “Key” e cor­ri­spon­de al nero. La “B”, infatti, non era più di­spo­ni­bi­le per il colore nero (dall’inglese “Black”) in quanto già assegnata a “Blue” all’interno dello spazio di colori RGB. I colori CMYK sono at­tual­men­te stan­dar­diz­za­ti dalla norma ISO 2846, che ha preso il posto della co­sid­det­ta Euroscale.

CMYK ap­par­tie­ne ai modelli di colore sot­trat­ti­vi. Spiegato in parole semplici ciò significa che se impiegati tutti i colori al 100 %, il colore ri­sul­tan­te è il nero, se invece i colori sono com­ple­ta­men­te assenti e quindi la per­cen­tua­le di colore coincide con lo zero, la carta rimane bianca. L’intensità delle sfumature di colore è com­pa­ra­bi­le alle me­sco­lan­ze dei colori materiali. Ad esempio: blu e giallo mescolati assieme danno verde e, in base alla per­cen­tua­le di acqua o del colore, si ottiene una sfumatura di verde dif­fe­ren­te.

La dif­fe­ren­za fon­da­men­ta­le rispetto al modello RGB: l’assenza di tutti e tre i colori (RGB = 0, 0, 0) nello spazio di colore RGB dà il colore nero. Se invece il rosso, il verde e il blu sono al valore massimo di 255, si ottiene il bianco. In qualità di modello di colore additivo, l’RGB è il contrario rispetto al CMYK.

Nella pratica, con un valore di 100 % di ciano, magenta e giallo si ottiene sulla stampa una tonalità di marrone molto scura. Nell’il­lu­stra­zio­ne pre­ce­den­te, questa tonalità cor­ri­spon­de gros­so­mo­do alla me­sco­lan­za CMYK = 90/90/90/0. Per poter stampare un vero nero è ne­ces­sa­ria un’ulteriore com­po­nen­te. È per questo motivo che il colore nero (K) è stato aggiungo allo spazio di colore. Inoltre, questo per­met­te­va di graduare meglio gli altri tre colori. Con i colori CMYK è teo­ri­ca­men­te possibile ri­pro­dur­re fino a quattro miliardi di tonalità di colore dif­fe­ren­ti.

CMYK e RGB: quando uti­liz­za­re l’uno o l’altro?

Il modello dei colori CMYK trova impiego nella ri­pro­du­zio­ne fisica di immagini su supporti stampati, dunque mac­chi­na­ri di stampa basati su diverse tec­no­lo­gie, così come le stampanti a colori dei computer, laser o a getto d’in­chio­stro. Questo significa che nelle stampanti laser a colori, oltre al toner del nero ci sono anche il ciano, il magenta e il giallo. Le stampanti a in­chio­stro si com­por­ta­no esat­ta­men­te allo stesso modo, no­no­stan­te già da molto tempo im­pie­ghi­no anche altri colori. Le richieste sempre più esigenti hanno fatto sì che i mac­chi­na­ri di stampa in­du­stria­li si dotassero di ulteriori colori. Nell’esacromia si tratta del verde e dell’arancio. Altre tecniche di stampa plu­ri­co­lo­re uti­liz­za­no colori dalle tinte piatte, chiamati anche colori speciali.

Consiglio

Quando è invece meglio adottare il modello di colori RGB? Per saperlo leggete la nostra guida sui colori RGB, che spiega i segreti della me­sco­lan­za cromatica additiva RGB e introduce anche altri spazi di colore.

RGB entra invece in gioco ogni­qual­vol­ta sia ne­ces­sa­rio ri­pro­dur­re immagini su schermi e monitor. Le macchine fo­to­gra­fi­che digitali creano, ad esempio, file RGB. Il modello RGB permette di ottenere 16,8 milioni di tonalità di colore dif­fe­ren­ti.

Quali altri spazi di colore esistono?

Gli stessi valori CMYK producono una stampa di colori diversa su ogni mezzo stam­pa­bi­le, così come su ogni tipologia di carta. Alcune im­bi­bi­sco­no il colore, altre portano a una su­per­fi­cie piatta e lucida, altre opache. Per ri­spon­de­re cor­ret­ta­men­te alla si­tua­zio­ne sono stati stabiliti dei profili di colore stan­dar­diz­za­ti, utili ad as­si­cu­ra­re l’ot­te­ni­men­to dello stesso risultato con de­ter­mi­na­ti tipi di carta e colori di stampa. Un esempio è il profilo di colore stan­dar­diz­za­to del settore della stampa in Europa “ISO Coated v2”.

Esistono profili di colore anche per scanner e monitor, dove servono a ri­pro­dur­re i colori sui supporti finali, con la maggiore fedeltà possibile. I dati per l’uni­for­ma­zio­ne dei sistemi di gestione dei colori sono coor­di­na­ti dall’In­ter­na­tio­nal Color Con­sor­tium (ICC).

I sistemi di colore vanno oltre e servono a definire dif­fe­ren­te­men­te la com­po­si­zio­ne dei colori e, a volte, ad ap­pro­fon­dir­la. Alcuni si basano anche su altri modelli teorici della per­ce­zio­ne cromatica dell’occhio umano.

CIELAB

Questo sistema di colore viene de­no­mi­na­to anche come CIEL*a*b* o come spazio di colore Lab. Si basa sulla per­ce­zio­ne umana del co­sid­det­to os­ser­va­to­re nor­ma­liz­za­to, com­pren­den­do perciò tutti i colori per­ce­pi­bi­li, ma non su un modello ma­te­ma­ti­co come fanno invece RGB o CMYK. La norma che ne sta alla base è la UNI EN ISO 11664-4 “Co­lo­ri­me­try – Part 4: CIE 1976 L*a*b* Colour space”. Nella let­te­ra­tu­ra spe­cia­liz­za­ta si parla spesso di “tri­sti­mo­lo”.

HKS

Il sistema cromatico HKS si compone at­tual­men­te di 88 colori di base e 3.520 tonalità di colore piene per la stampa su carta naturale e ar­ti­fi­cia­le. Rispetto a CMYK i suoi colori sono già pre­me­sco­la­ti. L’obiettivo è una com­pa­ra­zio­ne e ri­pro­du­zio­ne oggettiva delle sfumature di colore. È possibile simulare i colori HKS con il modello CMYK, ma solo dif­fi­cil­men­te si riesce a ottenere la giusta bril­lan­tez­za.

Pantone

Il Pantone Matching System è un sistema cromatico che trova impiego a livello in­ter­na­zio­na­le nell’ambito della grafica e della stampa, svi­lup­pa­to dalla società sta­tu­ni­ten­se Pantone. Al 2016 com­pren­de­va 1.867 colori speciali, dif­fi­cil­men­te ri­pro­du­ci­bi­li con la stampa in qua­dri­cro­mia classica.

RAL

Il sistema di colori RAL Classics del 1927 comprende 213 tonalità di colore. A partire dal 1993 esiste il RAL Design System con 1.625 colori stan­dar­diz­za­ti. Alcuni colori RAL sono colori re­gi­stra­ti da società o colori se­gna­le­ti­ci per de­ter­mi­na­ti oggetti. Per esempio: RAL 3024 cor­ri­spon­de al “Rosso brillante”, il colore uti­liz­za­to per la ver­ni­cia­tu­ra dei mezzi di soccorso, dei pompieri, delle ambulanze e delle barche di sal­va­tag­gio. La ri­pro­du­zio­ne fedele dei colori RAL sui monitor e nella stampa non è uni­for­me­men­te possibile, motivo per il quale si cerca di av­vi­ci­nar­ci­si uti­liz­zan­do i modelli CMYK o RGB.

Per saperne di più sull’impiego dei colori e dei formati d’immagine vi invitiamo a leggere i nostri articoli Cosa significa “pixel”? e Cos’è un file TIFF? Un’in­tro­du­zio­ne al formato d’immagine.

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