Il tema della “Bloc­k­chain” è molto di moda og­gi­gior­no anche nel dibattito pubblico. Ma cosa si nasconde in questa tec­no­lo­gia collegata alle crip­to­va­lu­te, le cui pos­si­bi­li­tà vanno ben oltre i Bitcoin e simili?

Le bloc­k­chain servono per la verifica delle tran­sa­zio­ni di dati. L’utilizzo della tec­no­lo­gia si estende a tutti i processi nei quali i dati debbono essere resi sicuri, au­ten­ti­ca­ti e suddivisi. Le ap­pli­ca­zio­ni basate sulla tec­no­lo­gia bloc­k­chain non hanno bisogno di stanze di com­pen­sa­zio­ne in­ter­me­dia­rie. Le ope­ra­zio­ni di pagamento, gli spo­sta­men­ti di capitale, i contratti, le au­ten­ti­fi­ca­zio­ni, i cer­ti­fi­ca­ti, i diritti d’autore, i brevetti e i register possono dunque essere gestiti, almeno teo­ri­ca­men­te, senza banche, notai, af­fi­da­ta­ri o isti­tu­zio­ni statali. Un crescente interesse nella tec­no­lo­gia bloc­k­chain non è una pre­ro­ga­ti­va del settore bancario: anche il campo im­mo­bi­lia­re, le as­si­cu­ra­zio­ni e l’as­si­sten­za sanitaria possono trarre vantaggio dalle ap­pli­ca­zio­ni bloc­k­chain. I promotori vedono inoltre del po­ten­zia­le nel sistema giuridico, nell’economia ener­ge­ti­ca, nonché nell’am­mi­ni­stra­zio­ne pubblica.

In questo articolo vi spie­ghia­mo come funziona la tec­no­lo­gia bloc­k­chain e perché i processi tec­no­lo­gi­ci come lo scambio di valore su Internet in futuro potrebbe essere impostato in maniera più veloce, fles­si­bi­le ed ef­fi­cien­te dal punto di vista dei costi.

Che cos’è una bloc­k­chain?

Per bloc­k­chain si intende una struttura di dati de­cen­tra­liz­za­ta sotto forma di una sequenza costante ed espan­di­bi­le di blocchi di dati, che re­gi­stra­no le tran­sa­zio­ni in sequenza temporale, in maniera com­pren­si­bi­le e im­mu­ta­bi­le.

Ci si può im­ma­gi­na­re i blocchi di dati di una bloc­k­chain come anelli di una catena che si in­trec­cia­no in una sequenza inal­te­ra­bi­le. Una simile con­ca­te­na­zio­ne viene rea­liz­za­ta at­tra­ver­so dei pro­ce­di­men­ti di crit­to­gra­fia, che as­si­cu­ra­no che i nuovi blocchi di dati possano essere aggiunti senza so­sti­tui­re o mo­di­fi­ca­re quelli vecchi. Una bloc­k­chain cresce dunque con il passare del tempo e non è possibile mo­di­fi­ca­re le in­for­ma­zio­ni già me­mo­riz­za­te.

Un settore di utilizzo centrale della tec­no­lo­gia bloc­k­chain è la do­cu­men­ta­zio­ne delle tran­sa­zio­ni. Il seguente esempio aiuta a rendere tutto più chiaro:

Luigi ha comprato un nuovo cappello e vorrebbe perciò vendere il proprio berretto su un sito di annunci su Internet. Jacopo, che necessita di un copricapo, si imbatte nell’annuncio di Luigi in rete e i due si accordano su un prezzo di 10 €. La tran­sa­zio­ne, che consiste nello scambio del berretto per i soldi, pone Jacopo e Luigi di fronte a un problema: Luigi vorrebbe spedire il berretto a Jacopo una volta che quest’ultimo ha ef­fet­tua­to il pagamento. Jacopo tuttavia è poco convinto della sicurezza del pagamento in anticipo. Luigi potrebbe poi ri­fiu­tar­si di inviare l’oggetto. È perciò ne­ces­sa­rio in­tro­dur­re un in­ter­me­dia­rio all’interno della tran­sa­zio­ne.

Per risolvere il problema, Luigi e Jacopo po­treb­be­ro ri­vol­ger­si a un servizio di pagamento online. Questo rende la tran­sa­zio­ne tra­spa­ren­te e sicura per entrambe le parti, documenta il suo sviluppo e richiede il pagamento di com­mis­sio­ni per i servizi prestati. Og­gi­gior­no un pro­ce­di­men­to di questo tipo è prassi.

La tec­no­lo­gia bloc­k­chain offre un’al­ter­na­ti­va ai co­sid­det­ti “trusted third party”. Le tran­sa­zio­ni nella rete bloc­k­chain non vengono ve­ri­fi­ca­te da terze parti, bensì eseguite at­tra­ver­so un sistema di con­ta­bi­li­tà co­mu­ne­men­te ren­di­con­ta­to e al riparo da ma­no­mis­sio­ni, il Di­stri­bu­ted Ledger.

Sono già di­spo­ni­bi­li ap­pli­ca­zio­ni bloc­k­chain come Bitcoin ed Ethereum, che sup­por­ta­no tran­sa­zio­ni come quelle tra Jacopo e Luigi. Per affidarsi a queste è però ne­ces­sa­rio che Jacopo e Luigi entrino a far parte della relativa community. So­li­ta­men­te è suf­fi­cien­te scaricare il software lato cliente e in­stal­lar­lo sul proprio computer. Il computer di Luigi, così come quello di Jacopo, di­ven­te­ran­no in questo modo dei nodi di una rete bloc­k­chain.

Storia della bloc­k­chain

Fino all’in­ven­zio­ne della tec­no­lo­gia bloc­k­chain le tran­sa­zio­ni su Internet facevano af­fi­da­men­to sulla serietà dell’in­ter­me­dia­rio. Se un cliente vuole comprare la merce di un venditore online, entrambe le parti devono ap­pog­giar­si a un in­ter­me­dia­rio centrale, come ad esempio un servizio di pagamenti online o una banca che porti cor­ret­ta­men­te a termine la tran­sa­zio­ne de­si­de­ra­ta.

Una simile struttura diventa pro­ble­ma­ti­ca quando l’in­ter­me­dia­rio ac­qui­si­sce una posizione di potere, cura i propri interessi e tenta di am­mi­ni­stra­re la tran­sa­zio­ne in maniera cor­ri­spon­den­te. Una si­tua­zio­ne simile si è ve­ri­fi­ca­ta nel 2010, quando PayPal bloccò il conto della piat­ta­for­ma WikiLeaks.

Per impostare Internet in maniera de­mo­cra­ti­ca, la comunità crit­to­gra­fi­ca lavora già da anni alle ap­pli­ca­zio­ni di rete secondo il principio Peer-to-Peer (P2P), che rende possibili le tran­sa­zio­ni senza un’istanza in­ter­me­dia­ria. A destare clamore ci ha pensato anche il pro­to­col­lo di file sharing Bit­Tor­rent, che funziona senza un server centrale e che permette uno scambio di dati a livello globale tra utenti anonimi.

La com­pren­si­bi­le mancanza di fiducia tra utenti anonimi rap­pre­sen­ta però un ostacolo per uno scambio di valori su Internet. Come proposta fi­na­liz­za­ta alla ri­so­lu­zio­ne di questo problema, lo scien­zia­to in­for­ma­ti­co ed ex pro­fes­so­re di diritto Nick Szabo, già nel 1997, ha proposto la tec­no­lo­gia bloc­k­chain. Dal suo punto di vista, i contratti fanno af­fi­da­men­to sia sulla fiducia reciproca delle due parti di un negozio sia sul bi­la­te­ra­le ri­co­no­sci­men­to di un quadro giuridico all’interno del quale avviene lo stesso.

Tuttavia si ve­ri­fi­che­reb­be­ro problemi nel caso in cui ci siano in­ter­pre­ta­zio­ni di­scor­dan­ti sui paragrafi o quando una parte incolpi l’altra di vio­la­zio­ne del contratto. Secondo Szabo, i contratti del futuro do­vreb­be­ro basarsi su software. Questi “smart contract” po­treb­be­ro stabilire grazie a un algoritmo se entrambe le parti ri­spet­ta­no i propri obblighi con­trat­tua­li o se ha avuto luogo un’ir­re­go­la­ri­tà.

Questo approccio è stato poi as­si­mi­la­to da un hacker sco­no­sciu­to, chiamato Satoshi Nakamoto, il quale ha combinato le tec­no­lo­gie già di sicura af­fi­da­bi­li­tà come P2P, Hashing e crit­to­gra­fia, pre­sen­tan­do un processo di crit­to­gra­fia che permette di in­ca­te­na­re uno all’altro i record di dati in maniera ir­re­ver­si­bi­le e in­fal­si­fi­ca­bi­le. Anche la prima ap­pli­ca­zio­ne della tec­no­lo­gia bloc­k­chain, la valuta Peer-to-Peer Bitcoin, è da ri­con­dur­re a lui. Alla crip­to­va­lu­ta sono seguite ulteriori ap­pli­ca­zio­ni come Ehtereum, Ripple, Tra­de­Block e Dash.

Come funziona la tec­no­lo­gia bloc­k­chain?

La tec­no­lo­gia bloc­k­chain si basa sul concetto Di­stri­bu­ted Ledger. La base tecnica è una rete di computer secondo il principio Peer-to-Peer. Le soluzioni per la creazione del consenso e dell’au­ten­ti­fi­ca­zio­ne si affidano a pro­ce­di­men­ti di crit­to­gra­fia e ad approcci della teoria dei giochi.

Di­stri­bu­ted Ledger

Per Di­stri­bu­ted Ledger si intende un registro mastro pubblico de­cen­tra­liz­za­to. Il contenuto del Ledger (so­li­ta­men­te una giu­stap­po­si­zio­ne di dati tran­sa­zio­na­li, che con­ten­go­no ad esempio i movimenti di un conto) viene creato all’interno di una rete di computer co­mu­ni­ta­ria. Una copia del record è contenuta in ogni nodo della rete.

Se Jacopo fa un bonifico a Luigi cor­ri­spon­den­te al costo del berretto per mezzo di un’ap­pli­ca­zio­ne bloc­k­chain, questa tran­sa­zio­ne viene ar­chi­via­ta nel Di­stri­bu­ted Ledger e da quel momento in poi è a di­spo­si­zio­ne per tutti i par­te­ci­pan­ti di quell’ap­pli­ca­zio­ne.

Al posto di una valuta reale, come euro o dollari, nelle reti bloc­k­chain vengono spesso uti­liz­za­te delle valute digitali equi­va­len­ti come Bitcoin, Ether, Litecoin o Dash.

Il concetto di Di­stri­bu­ted Ledger viene rea­liz­za­to basandosi su reti Peer-to-Peer, che per­met­to­no una co­mu­ni­ca­zio­ne tra computer di pari grado. Modifiche ai record di dati sono possibili solamente se i nodi facenti parti di una rete rag­giun­go­no un consenso.

I valori digitali non vengono trasmessi da A a B all’interno delle reti bloc­k­chain P2P. I par­te­ci­pan­ti man­ten­go­no una copia di tutti i dati di tran­sa­zio­ne resi anonimi, dalla quale si può risalire a chi possedeva un de­ter­mi­na­to valore digitale e quando, senza incappare in dubbi o im­pre­ci­sio­ni. Man mano che cambia il database, ogni replica su ciascun nodo par­te­ci­pan­te viene sin­cro­niz­za­ta, ag­gior­nan­do­la alla nuova versione. I par­te­ci­pan­ti in­te­ra­gi­sco­no con la bloc­k­chain at­tra­ver­so un software cliente, che regola sia il processo per dare il proprio consenso sia la copia dei record di dati.

Le modifiche al database saranno accettate solo se la mag­gio­ran­za di tutti i computer coinvolti dà il proprio consenso.

Una volta accettate, le modifiche vengono apportate ai dati di tutti i computer. Se in caso contrario la maggior parte dei par­te­ci­pan­ti si pronuncia contro la modifica, ad esempio perché sono state rilevate con­trad­di­zio­ni con le vecchie repliche della catena di blocchi, questa sarà rifiutata da tutti i computer par­te­ci­pan­ti. Un computer che vuole apportare modifiche alla catena di blocco deve quindi essere au­to­riz­za­to a farlo.

Reti Peer-to-Peer (P2P)

Una rete peer-to-peer è una struttura di rete in cui tutti i nodi in­for­ma­ti­ci in­ter­con­nes­si hanno gli stessi diritti e possono so­stan­zial­men­te svolgere le stesse funzioni. In questo modo, il principio peer-to-peer si dif­fe­ren­zia dal modello client-server, in cui un server centrale svolge compiti di gestione per più client. Mentre il server di un'ar­chi­tet­tu­ra client-server è so­li­ta­men­te gestito da un'au­to­ri­tà (ad esempio un fornitore di servizi), le reti peer-to-peer non hanno alcuna am­mi­ni­stra­zio­ne cen­tra­liz­za­ta.

Nelle ap­pli­ca­zio­ni bloc­k­chain, le con­nes­sio­ni P2P as­si­cu­ra­no che tutti i par­te­ci­pan­ti abbiano accesso e possano in­te­ra­gi­re con il database condiviso delle tran­sa­zio­ni sot­to­stan­do alle stesse regole. Il principio P2P è quindi la base per una gestione tra­spa­ren­te delle tran­sa­zio­ni di dati in una rete bloc­k­chain, ma presenta ine­vi­ta­bil­men­te due sfide: la ma­ni­po­la­zio­ne e l’in­coe­ren­za.

  • Ma­ni­po­la­zio­ne: se i par­te­ci­pan­ti di una rete Peer-to-Peer per­se­guo­no obiettivi diversi, po­treb­be­ro tentare di ma­ni­po­la­re il fun­zio­na­men­to della rete a proprio vantaggio.
  • Dati in­coe­ren­ti: all’interno di una rete P2P è ne­ces­sa­rio garantire che le tran­sa­zio­ni siano eseguite cor­ret­ta­men­te, com­ple­ta­men­te e (nella maggior parte dei casi) una volta sola, senza un’istanza am­mi­ni­stra­ti­va cen­tra­liz­za­ta.

In relazione all’esempio pre­ce­den­te, questo significa: se Jacopo vuole avviare la tran­sa­zio­ne di una valuta digitale per il valore di 10 euro per l’acquisto del berretto di Luigi, l'ap­pli­ca­zio­ne bloc­k­chain deve garantire che l'importo de­si­de­ra­to sia ef­fet­ti­va­men­te ac­cre­di­ta­to a Luigi soltanto una volta.

Per prevenire la ma­ni­po­la­zio­ne e garantire la coerenza dei dati cogestiti, le im­ple­men­ta­zio­ni che uti­liz­za­no il registro di­stri­bui­to, come Bitcoin o Ethereum, si basano su procedure di consenso e mec­ca­ni­smi di convalida. La tec­no­lo­gia bloc­k­chain si avvale di funzioni hash criptate sia per la for­ma­zio­ne del consenso che per la con­ca­te­na­zio­ne di blocchi di dati anonimi.

Hashing e ano­ni­miz­za­zio­ne

I dati di tran­sa­zio­ne vengono salvati nelle reti bloc­k­chain sotto forma di blocchi di dati e in­ca­te­na­ti tra loro per mezzo dei valori hash. Ogni blocco contiene dati su diverse tran­sa­zio­ni che sono re­gi­stra­te ano­ni­ma­men­te. Ogni par­te­ci­pan­te della rete bloc­k­chain può così vedere quali tran­sa­zio­ni sono state fatte, ma non da chi.

I singoli blocchi di dati sono con­ca­te­na­ti uti­liz­zan­do valori hash, che il software bloc­k­chain deriva dai dati della tran­sa­zio­ne uti­liz­zan­do le funzioni hash. Questo processo può essere il­lu­stra­to dal tutorial in­te­rat­ti­vo "How Bloc­k­chain Works" di Anders Bro­w­n­worth, di­spo­ni­bi­le gra­tui­ta­men­te all’indirizzo bloc­k­chain.mit.edu.

La demo web mostra vi­si­va­men­te come associare in modo univoco i dati tran­sa­zio­na­li uti­liz­zan­do funzioni hash crit­to­gra­fi­che. Si tratta di una sem­pli­fi­ca­zio­ne di un mec­ca­ni­smo di hashing che viene am­pia­men­te uti­liz­za­to, anche da Bitcoin.

Per l'esempio che segue, si assume che una bloc­k­chain fittizia debba essere estesa da un nuovo blocco dati con­te­nen­te dati di tre tran­sa­zio­ni.

1st tran­sac­tion: 10 coins from ABC to XYZ.

2nd tran­sac­tion: 100 coins from PQR to RST.

3rd tran­sac­tion: 2 coins from DEF to JKL.

Dai dati utente elencati è possibile ricavare un valore hash univoco uti­liz­zan­do una funzione hash (nota anche come algoritmo hash). Se, ad esempio, si utilizza l'algoritmo hash SHA-256 (una variante del­l'al­go­rit­mo SHA-2), per la stringa di caratteri si ottengono i seguenti risultati hash:

08b9a4cb34cbe7f19c196a5a9f98bb42cbb24e342c61b653cad1fba00af33980

Un valore hash è una sorta di impronta digitale dei dati originali. Una certa stringa produce sempre lo stesso valore hash, a con­di­zio­ne che anche la funzione hash uti­liz­za­ta sia sempre la stessa.

Il valore hash deriva dal numero e dal tipo di caratteri a cui viene applicata la funzione hash, ma ha sempre la stessa lunghezza, in­di­pen­den­te­men­te dalle di­men­sio­ni della quantità di dati da me­mo­riz­za­re. Questo è dovuto al ri­spet­ti­vo algoritmo hash e nel nostro esempio è di 256 caratteri.

I valori hash della stessa lunghezza possono essere calcolati anche per blocchi di dati senza contenuto.

I valori hash che vengono uti­liz­za­ti nelle ap­pli­ca­zio­ni a catena di blocchi, tuttavia, non rap­pre­sen­ta­no una mera de­ri­va­zio­ne dei dati utente (a dif­fe­ren­za di quanto mostrato finora). Oltre ai dati di tran­sa­zio­ne da me­mo­riz­za­re nel blocco dati, il calcolo del valore hash di un nuovo blocco dati include sia il valore hash del blocco pre­ce­den­te (Prev) che un co­sid­det­to valore nonce.

Un par­te­ci­pan­te che vuole ag­giun­ge­re un nuovo blocco di dati alla bloc­k­chain deve quindi conoscere il valore hash del blocco pre­ce­den­te. Lo stesso vale per il calcolo del valore hash del nuovo blocco che viene collegato alla bloc­k­chain. Il valore nonce funziona come una sorta di vite di re­go­la­zio­ne, che permette di mettere mano al risultato del calcolo del valore hash. Questo mec­ca­ni­smo è uti­liz­za­to nel contesto di una procedura di consenso nota come proof-of-work.

Processo di con­ser­va­zio­ne e au­ten­ti­fi­ca­zio­ne

Le bloc­k­chain sono gestite con­giun­ta­men­te in reti peer-to-peer da computer di pari grado senza un'i­stan­za di controllo centrale. Ciò richiede una procedura di consenso che regoli in quali cir­co­stan­ze vengano creati nuovi blocchi di dati, quali par­te­ci­pan­ti possano estendere la catena di blocco e quando un'e­sten­sio­ne sia con­si­de­ra­ta lecita. Tra i metodi di consenso di questo tipo più comuni vi sono il Proof-of-Work e il Proof-of-Stake.

Il pro­to­col­lo Proof-of-Work è di gran lunga il processo di consenso più uti­liz­za­to. Il metodo più noto per l'im­ple­men­ta­zio­ne del proof-of-work è Hashcash, un metodo ori­gi­na­ria­men­te svi­lup­pa­to per prevenire lo spam nel traffico e-mail. Oggi, la comunità Internet associa Hashcash prin­ci­pal­men­te con la crip­to­va­lu­ta Bitcoin, che utilizza il metodo del consenso per con­va­li­da­re la catena di blocco.

Ogni 10 minuti viene aggiunto un nuovo blocco dati alla Bloc­k­chain Bitcoin, con­te­nen­te in­for­ma­zio­ni su tutte le tran­sa­zio­ni ef­fet­tua­te dai par­te­ci­pan­ti alla rete negli ultimi 10 minuti. Bitcoin determina quale nodo può ag­giun­ge­re il nuovo blocco di dati at­tra­ver­so l'estra­zio­ne di bitcoin con­cor­ren­ti. La rete bloc­k­chain si basa su un sistema di incentivi economici. A tutti gli utenti par­te­ci­pan­ti viene assegnato lo stesso compito ma­te­ma­ti­co. Il par­te­ci­pan­te il cui computer risolve il compito più ra­pi­da­men­te riceve l’au­to­riz­za­zio­ne a creare il nuovo blocco di dati e dunque un compendio (nel caso di Bitcoin un numero pre­de­fi­ni­to di monete digitali).

In Hashcash, il compito ma­te­ma­ti­co è quello di trovare un valore nonce che, insieme ai valori di payload e hash del pre­ce­den­te blocco dati, produce un nuovo valore hash con un certo numero di zeri iniziali, quattro ad esempio.

Hashcash è quindi un processo di proof-of-work basato su CPU: maggiore è la potenza di calcolo che un par­te­ci­pan­te può fornire, maggiore è la pos­si­bi­li­tà che sia il primo a trovare il valore nonce che sta cercando. Nel caso di Bitcoin, questo porta ad una vera e propria corsa agli armamenti tra gli utenti. Per evitare che i blocchi di dati vengano creati in sequenze sempre più rapide, generando così sempre più Bitcoin, la dif­fi­col­tà di calcolare il valore nonce corretto viene adeguata dalla rete.

Se due o più utenti trovano il valore nonce corretto allo stesso tempo, la catena di blocco viene estesa dal blocco dati che contiene la maggior parte delle tran­sa­zio­ni. I blocchi di dati degli altri utenti scadono e le tran­sa­zio­ni in essi contenute, se non sono contenute nel blocco appena aggiunto, sono nuo­va­men­te incluse nel pool di tran­sa­zio­ni da elaborare.

La con­ca­te­na­zio­ne con valori di hash assicura che la ma­ni­po­la­zio­ne a po­ste­rio­ri della catena a blocchi sia pra­ti­ca­men­te im­pos­si­bi­le. Se un par­te­ci­pan­te fa circolare una copia falsa della bloc­k­chain in cui uno o più blocchi sono stati suc­ces­si­va­men­te mo­di­fi­ca­ti, ciò si noterebbe dall’in­com­pa­ti­bi­li­tà dei valori hash. In questo caso, il fal­si­fi­ca­to­re dovrebbe anche ri­cal­co­la­re i valori hash di tutti i blocchi suc­ces­si­vi con il valore iniziale con­traf­fat­to. Non solo questo richiede un'im­men­sa potenza di calcolo, ma la frode verrebbe presto scoperta non appena gli altri par­te­ci­pan­ti della rete con­fron­ti­no la falsa bloc­k­chain con la propria copia. In questo caso, se la mag­gio­ran­za degli utenti trova con­trad­di­zio­ni, la falsa catena di blocchi viene au­to­ma­ti­ca­men­te respinta.

N.B.

Se un singolo utente o un gruppo di utenti amici tra loro possiede più del 50 % dei nodi di una rete è teo­ri­ca­men­te possibile ap­pro­priar­si di una rete proof-of-work grazie alla capacità di calcolo messa a di­spo­si­zio­ne. Si parla di un attacco del 51 %. La sicurezza di una rete bloc­k­chain che utilizza questo processo di consenso aumenta dunque pro­por­zio­nal­men­te al numero dei par­te­ci­pan­ti.

Un metodo al­ter­na­ti­vo uti­liz­za­to nella for­ma­zio­ne del consenso è la proof-of-stake. Nelle reti a bloc­k­chain che vi si basano, viene uti­liz­za­ta una calcolata procedura casuale per decidere quale par­te­ci­pan­te può generare il nuovo blocco di dati. La pon­de­ra­zio­ne dei singoli par­te­ci­pan­ti dipende ad esempio dalla durata del­l'i­scri­zio­ne o dalla quota della ri­spet­ti­va valuta digitale.

È anche possibile combinare i due processi proof-of-work e proof-of-stake.

Settori di utilizzo per la tec­no­lo­gia bloc­k­chain

L'e­co­no­mia sta os­ser­van­do con crescente interesse il progresso della tec­no­lo­gia bloc­k­chain. Le soluzioni bloc­k­chain sono par­ti­co­lar­men­te adatte per i processi aziendali che devono essere de­cen­tra­liz­za­ti perché sono coinvolti diversi attori in­di­pen­den­ti (ad esempio, nella fab­bri­ca­zio­ne di prodotti o nella logistica). Se beni materiali o im­ma­te­ria­li come i diritti di proprietà passano at­tra­ver­so diverse mani, le ap­pli­ca­zio­ni bloc­k­chain offrono la pos­si­bi­li­tà di re­gi­stra­re in modo tra­spa­ren­te i processi e i cam­bia­men­ti di stato per tutte le parti coinvolte.

Inoltre, la tec­no­lo­gia bloc­k­chain tiene conto del rapido sviluppo del settore del­l'In­ter­net delle cose. L'Internet delle cose sta crescendo e con esso il numero di di­spo­si­ti­vi collegati in rete. Anche lo scambio di dati nel­l'In­ter­net delle cose potrebbe essere basato sulla tec­no­lo­gia bloc­k­chain in futuro, così come il pagamento per i servizi ad esso legato.

L’economia italiana in merito alla tec­no­lo­gia bloc­k­chain è indietro rispetto a quella dei prin­ci­pa­li attori. Si tratta prin­ci­pal­men­te di progetti pilota e a uso privato. Questi si di­stin­guo­no dalle reti bloc­k­chain pubbliche come Ethereum o Bitcoin già dal fatto di essere di­spo­ni­bi­li esclu­si­va­men­te per un gruppo di persone ristretto e se­le­zio­na­to, quale può essere un gruppo di lavoro o di attori all’interno di una catena di di­stri­bu­zio­ne.

Bloc­k­chain pubblica Bloc­k­chain privata
Accesso Accesso aperto a tutti Solo previa au­to­riz­za­zio­ne
Velocità Lenta Veloce
Identità Anonima/pseu­do­ni­mo Identità co­no­sciu­te
Sicurezza Proof-of-Work/-Stake Am­mi­ni­stra­to­re pre­se­le­zio­na­to
Fatto

Solo re­cen­te­men­te, in data 27 settembre 2018, l’Italia è entrata a far parte della European Bloc­k­chain Part­ner­ship. L’obiettivo è quello di pro­muo­ve­re lo scambio di espe­rien­ze e com­pe­ten­ze in campo tecnico e normativo, raf­for­zan­do la fiducia degli utenti e la pro­te­zio­ne dei dati personali, dando così nuovo slancio all’utilizzo della tec­no­lo­gia bloc­k­chain da parte delle aziende nella rete economico-in­du­stria­le europea.

La tec­no­lo­gia bloc­k­chain offre processi au­to­ma­tiz­za­ti con un elevato grado di tra­spa­ren­za e non crea quindi problemi legati al consenso. Tuttavia sono ancora poche le aziende che danno fiducia a questa tec­no­lo­gia dal punto di vista giuridico. Tra le maggiori pro­ble­ma­ti­che si an­no­ve­ra­no il rischio di perdita del controllo, mancanze in materia di pro­te­zio­ne dei dati e appunto l'in­cer­tez­za della si­tua­zio­ne giuridica.

Le ap­pli­ca­zio­ni bloc­k­chain de­cen­tra­liz­za­te non ri­chie­do­no un'i­stan­za di controllo. Il software bloc­k­chain coinvolge vari attori e regola i suoi processi, come le tran­sa­zio­ni e i cam­bia­men­ti di stato, senza avere bisogno dell’in­ter­ven­to umano. Da un punto di vista giuridico, ciò solleva la questione di chi debba essere ritenuto re­spon­sa­bi­le in caso di errori o conflitti.

Le bloc­k­chain pubbliche mettono le imprese di fronte a un problema di pro­te­zio­ne dei dati. Tutte le tran­sa­zio­ni in una rete bloc­k­chain sono do­cu­men­ta­te in forma anonima. Tuttavia, il tipo e la portata di ogni singola tran­sa­zio­ne può essere vi­sua­liz­za­to da tutti i par­te­ci­pan­ti della rete; in­for­ma­zio­ni che le aziende spesso e vo­len­tie­ri hanno interesse a mantenere segrete. La maggior parte delle aziende inizia quindi con il testare la tec­no­lo­gia bloc­k­chain sotto forma di ap­pli­ca­zio­ni limitate ed esclu­si­va­men­te per uso interno.

Pa­ral­le­la­men­te, nel­l'am­bi­to dei consorzi viene promosso lo sviluppo di bloc­k­chain open source. Un esempio è il progetto ca­ta­liz­za­to­re Hy­per­led­ger della Linux Foun­da­tion in col­la­bo­ra­zio­ne con SAP, Daimler, IBM e Intel. Le ap­pli­ca­zio­ni aziendali aperte basate sulla bloc­k­chain Ethereum sono svi­lup­pa­te anche nella En­ter­pri­se Ethereum Alliance. Nel settore as­si­cu­ra­ti­vo, as­si­cu­ra­to­ri leader di mercato come Generali, Allianz e AXA hanno aderito al consorzio Bloc­k­chain B3i (Bloc­k­chain Insurance Industry Ini­tia­ti­ve).

L'in­te­res­se per la ricerca va ben oltre le ap­pli­ca­zio­ni de­cen­tra­liz­za­te (le co­sid­det­te dApps). La tec­no­lo­gia bloc­k­chain offre anche sug­ge­ri­men­ti per l'or­ga­niz­za­zio­ne de­cen­tra­liz­za­ta di contratti (contratti in­tel­li­gen­ti) e or­ga­niz­za­zio­ni (DAOs). Anche intere società possono essere gestite in teoria basandosi su bloc­k­chain.

Smart Contracts

La mo­ti­va­zio­ne prin­ci­pa­le dietro lo sviluppo di tec­no­lo­gie bloc­k­chain è l'in­sod­di­sfa­zio­ne per la crescente cen­tra­liz­za­zio­ne della rete: poche aziende de­ter­mi­na­no le pos­si­bi­li­tà per tutti. La bloc­k­chain è destinata a so­sti­tui­re i fornitori di servizi centrali, gli in­ter­me­dia­ri e gli organismi di controllo con sistemi de­cen­tra­liz­za­ti.

Un esempio per una simile de­cen­tra­liz­za­zio­ne sono gli Smart Contracts, che per­met­to­no la stipula di un contratto su Internet senza dover ricorrere a in­ter­me­dia­ri, quali notai, avvocati, istituti bancari o di borsa. I contratti vengono elaborati all’interno di una rete bloc­k­chain e la suc­ces­sio­ne delle tran­sa­zio­ni viene mappata. Gli Smart Contracts sono adatti a diversi utilizzi:

  • Accesso a proprietà o veicoli no­leg­gia­ti at­tra­ver­so l’utilizzo di chiavi (ad esempio per auto a noleggio, ap­par­ta­men­ti, camere d'albergo, cassette di sicurezza).
  • Prova del diritto d'autore, dei diritti sul marchio, diritti su domini e licenze.
  • Do­cu­men­ta­zio­ne dei dati (ad esempio documenti com­mer­cia­li, dati GPS, dati sul genoma, cartelle cliniche, dati di pro­du­zio­ne).
  • Con­clu­sio­ne ed ese­cu­zio­ne di contratti fiduciari.
  • Atti notarili senza notaio (ad esempio per la proprietà fondiaria, diritti d'uso).
  • Strumenti fi­nan­zia­ri, quali carte di ne­go­zia­zio­ne, ob­bli­ga­zio­ni e derivati.
  • La con­ces­sio­ne diretta di prestiti, la locazione di ap­par­ta­men­ti, l’ero­ga­zio­ne di servizi.

Se la tec­no­lo­gia bloc­k­chain abbia il po­ten­zia­le per ri­vo­lu­zio­na­re la gestione dei contratti dipende, tra l'altro, dalla pos­si­bi­li­tà di rimuovere due grandi ostacoli: in primo luogo, occorre chiarire come i dati possano essere trattati in modo con­fi­den­zia­le nelle reti bloc­k­chain. In secondo luogo, non esiste ancora una modalità per punire le vio­la­zio­ni dei contratti e i mancati pagamenti.

DAOs

Anche strutture giu­ri­di­che par­ti­co­lar­men­te complesse e intere strutture or­ga­niz­za­ti­ve possono essere mappate at­tra­ver­so l’utilizzo di bloc­k­chain. Si parla delle co­sid­det­te DAOs (De­cen­tra­li­zed Au­to­no­mous Or­ga­ni­sa­tions). Il termine deriva dal progetto di cro­w­d­fun­ding "The DAO", lanciato nel maggio 2016 sulla rete bloc­k­chain Ethereum: un modello di business per l'or­ga­niz­za­zio­ne de­cen­tra­ta e autonoma di imprese com­mer­cia­li e non profit.

Con un volume di fi­nan­zia­men­to di 168 milioni di dollari USA, il DAO è uno dei più grandi progetti di cro­w­d­fun­ding di tutti i tempi. A seconda del­l'im­por­to investito, i membri del progetto hanno ricevuto il diritto di voto per decisioni quali l'ag­giu­di­ca­zio­ne di contratti e in­ve­sti­men­ti sulla base di contratti in­tel­li­gen­ti. Le votazioni sono state condotte tramite voto elet­tro­ni­co e sono state gestite anche at­tra­ver­so la bloc­k­chain. Gli in­ve­sti­men­ti sono stati ef­fet­tua­ti nella crip­to­va­lu­ta Ether. Il progetto è fallito quando gli hacker sono riusciti a deviare circa 50 milioni di dollari.

Bitnation

Altri progetti bloc­k­chain fanno un ulteriore passo avanti nella ricerca del de­cen­tra­men­to. Dal 2015 la Bitnation è di­spo­ni­bi­le per gli utenti di Internet, uno stato su Internet senza confini nazionali e governo centrale. Tutte le esigenze di base sono sod­di­sfat­te da fornitori privati e sono or­ga­niz­za­te in un'e­co­no­mia di mercato. Nel lungo periodo, Bitnation vuole af­fer­mar­si come al­ter­na­ti­va alle nazioni tra­di­zio­na­li.

Ogni cittadino della Bitnation ha il diritto di voto, di con­tri­bui­re con idee e di pro­muo­ver­le. L'a­de­sio­ne è in­di­pen­den­te dal ri­spet­ti­vo luogo di residenza. Il progetto Bloc­k­chain fornisce pas­sa­por­ti e consente l'i­scri­zio­ne nel catasto. I matrimoni do­vreb­be­ro essere possibili anche in futuro. Al­l'in­ter­no della Bitnation, i cittadini hanno la pos­si­bi­li­tà di unirsi in diverse forme di governo, ognuna con le proprie leggi. Le azioni dei cittadini sono me­mo­riz­za­te in file di testo criptati. Ogni cittadino può essere iden­ti­fi­ca­to da un codice in­di­vi­dua­le. I contratti e le altre ap­pli­ca­zio­ni sono regolati da Smart Contracts e si paga con i Bitcoin. La bloc­k­chain funge da mec­ca­ni­smo di controllo.

Gli op­po­si­to­ri della Bitnation, tuttavia, criticano l'orien­ta­men­to puramente economico di mercato del progetto. Il diritto e l'ordine pubblico nello stato virtuale sarebbero regolati da fornitori privati. Gli standard am­bien­ta­li e sociali non sono un problema. Le minoranze nella Bitnation non sarebbero tutelate.

Aziende che uti­liz­za­no la tec­no­lo­gia bloc­k­chain

A parte i sistemi valutari P2P, la tec­no­lo­gia bloc­k­chain ha poche altre ap­pli­ca­zio­ni pratiche. La maggior parte dei progetti bloc­k­chain sono ancora in fase pilota o in pro­get­ta­zio­ne. Tuttavia, gli approcci per le ap­pli­ca­zio­ni bloc­k­chain si possono trovare in quasi tutti i settori in­du­stria­li. Il focus è so­prat­tut­to sul­l'a­spet­to economico.

Industria artistica e musicale

Nel­l'in­du­stria artistica e musicale, la tec­no­lo­gia bloc­k­chain ha un grande po­ten­zia­le, so­prat­tut­to nel settore del diritto d'autore. Una rete bloc­k­chain che permetta agli artisti di re­gi­stra­re pub­bli­ca­men­te proprietà in­tel­let­tua­li, come opere d'arte o in­ven­zio­ni tecniche, e di definire le con­di­zio­ni d'uso ren­de­reb­be obsoleti organismi intermedi come etichette, agenzie e società nazionali di gestione.

Negli ultimi anni la di­gi­ta­liz­za­zio­ne ha en­tu­sia­sma­to a più riprese l'in­du­stria musicale. La start-up canadese Peer­tracks vuole ri­vo­lu­zio­na­re nuo­va­men­te il mercato musicale e porre fine al caos diffuso su diritti e licenze.

Il problema: un brano musicale, dalla re­gi­stra­zio­ne alla vendita, prevede una fitta e complessa rete di attori secondari. Spesso persone o gruppi diversi hanno interessi o pos­sie­do­no parte dei diritti di una canzone. I com­po­si­to­ri creano opere musicali scritte da autori e in­ter­pre­ta­te da artisti. Le etichette or­ga­niz­za­no la pro­du­zio­ne e si assumono la re­spon­sa­bi­li­tà della ri­pro­du­zio­ne com­mer­cia­le, compresi il marketing, la pro­mo­zio­ne e le vendite. Tutti questi servizi sono coperti da copyright. Tutti i par­te­ci­pan­ti ricevono una parte delle entrate derivanti dalla vendita di CD, dal download o dai servizi di streaming. Peer­tracks vuole ripartire in modo tra­spa­ren­te le ri­ven­di­ca­zio­ni di tutte le parti coinvolte e gestire tutte i pagamenti e le loro modalità at­tra­ver­so una catena di blocco.

Un concetto simile è offerto dalla start-up berlinese Ascribe, che si rivolge ad artisti, fotografi e designer che vogliono as­si­cu­rar­si i diritti d'autore per le opere digitali. La piat­ta­for­ma online offre ai creativi la pos­si­bi­li­tà di re­gi­stra­re le opere e con­ce­der­ne i diritti d'uso. L'u­ti­liz­zo di un'opera re­gi­stra­ta può essere tracciato con l'aiuto della cro­no­lo­gia utente.

Settore mediatico

Se le tec­no­lo­gie bloc­k­chain si affermano nel settore dei media, le imprese che vi operano devono pre­pa­rar­si a un fon­da­men­ta­le cam­bia­men­to strut­tu­ra­le. Ciò riguarda in primo luogo il ruolo delle società me­dia­ti­che in qualità di di­stri­bu­to­ri centrali di contenuti.

Vengono in mente piat­ta­for­me basate su bloc­k­chain dove avviene un incontro diretto tra creatori e con­su­ma­to­ri di contenuti. Un esempio di tale in­fra­strut­tu­ra è Civil, un mercato de­cen­tra­liz­za­to per i contenuti mediatici. Gli utenti della piat­ta­for­ma scelgono dalla gamma di contenuti gior­na­li­sti­ci di loro interesse e pagano l'autore di­ret­ta­men­te at­tra­ver­so la bloc­k­chain con i co­sid­det­ti "CVL tokens", la crip­to­va­lu­ta del mercato dei contenuti.

Anche sul mercato pub­bli­ci­ta­rio le bloc­k­chain si offrono come al­ter­na­ti­va alle istanze di me­dia­zio­ne. La tec­no­lo­gia bloc­k­chain risulta par­ti­co­lar­men­te in­te­res­san­te so­prat­tut­to nel settore della pub­bli­ci­tà online. Le reti pub­bli­ci­ta­rie basate su bloc­k­chain che con­sen­to­no la pre­no­ta­zio­ne diretta di spazi pub­bli­ci­ta­ri con gli editori po­treb­be­ro ridurre al minimo la necessità di in­ter­me­dia­ri e rendere più tra­spa­ren­te il mercato pub­bli­ci­ta­rio.

Un altro campo di ap­pli­ca­zio­ne delle tec­no­lo­gie bloc­k­chain è il commercio di licenze tra pro­dut­to­re e utente. Ci sono aziende che già uti­liz­za­no una soluzione bloc­k­chain per entrare in contatto con stazioni te­le­vi­si­ve, portali web o fornitori di video on demand. La tedesca Welt der Wunder, con l'aiuto del­l'a­zien­da svizzera di te­le­co­mu­ni­ca­zio­ni Swisscom, sta pro­get­tan­do una piat­ta­for­ma basata su bloc­k­chain at­tra­ver­so la quale le licenze dei media possono essere scambiate a livello in­ter­na­zio­na­le uti­liz­zan­do una crip­to­va­lu­ta.

Industria della moda e del design

Anche nella moda si tratta della tutela dei propri diritti su un marchio. Lo svi­lup­pa­to­re tedesco di Ethereum Fabian Vo­gel­stel­ler e la sua azienda Lukso ne sono stati i pre­cur­so­ri.

La prima ap­pli­ca­zio­ne a catena di blocchi della start-up è un chip che fornisce ai prodotti di lusso un ID unico. I prodotti che devono essere protetti contro la con­traf­fa­zio­ne possono essere re­gi­stra­ti in una bloc­k­chain usando ap­po­si­ta­men­te questo chip. At­tual­men­te, la maggior parte dei marchi di lusso uti­liz­za­no codici QR per iden­ti­fi­ca­re i prodotti di marca.

Settore sanitario

Ogni anno vengono spesi miliardi a causa di sistemi di am­mi­ni­stra­zio­ne sanitaria in­com­pa­ti­bi­li, e, ancora più grave, migliaia di pazienti morti a causa di cure ina­de­gua­te. La tec­no­lo­gia bloc­k­chain potrebbe dare un im­por­tan­te con­tri­bu­to alla sem­pli­fi­ca­zio­ne della gestione dei dati sanitari. Philips, in col­la­bo­ra­zio­ne con l'azienda di catene a blocchi Tierion, ha svi­lup­pa­to un concetto per la futura me­mo­riz­za­zio­ne dei dati dei pazienti in una bloc­k­chain. Anche il gruppo di lavoro di Hy­per­led­ger Heal­th­ca­re Working Group (HLHC Working Group) sta lavorando a una soluzione del Consorzio bloc­k­chain Hy­per­led­ger per rendere più facile per i pazienti mettere i propri dati a di­spo­si­zio­ne di terzi.

La start-up Beat si occupa di un aspetto com­ple­ta­men­te diverso del settore sanitario. Beat vuole rag­grup­pa­re i dati fram­men­ta­ti dei settori dello sport e della salute per fa­ci­li­ta­re agli atleti la mi­su­ra­zio­ne dei propri successi. Come pool di dati viene uti­liz­za­ta una soluzione bloc­k­chain.

Settore as­si­cu­ra­ti­vo

La compagnia di as­si­cu­ra­zio­ni francese Axa ha re­cen­te­men­te lanciato una polizza chiamata Fizzy at­tra­ver­so la bloc­k­chain Ethereum. L'as­si­cu­ra­zio­ne di viaggio ha lo scopo di as­si­cu­ra­re i pas­seg­ge­ri contro i ritardi. Un pas­seg­ge­ro che desidera uti­liz­za­re il servizio non deve fare altro che re­gi­strar­si. L'o­biet­ti­vo è quello di rendere più tra­spa­ren­te la con­clu­sio­ne del contratto e la li­qui­da­zio­ne dei sinistri sulla base della bloc­k­chain.

Settore fi­nan­zia­rio

Nel settore fi­nan­zia­rio, in­ter­me­dia­ri come banche, pre­sta­to­ri di servizi di pagamento e borse rea­gi­sco­no alla minaccia rap­pre­sen­ta­ta dalla tec­no­lo­gia bloc­k­chain adat­tan­do­si a essa. L'in­du­stria è par­ti­co­lar­men­te in­te­res­sa­ta alle soluzioni bloc­k­chain, che con­sen­to­no di rendere le tran­sa­zio­ni più ef­fi­cien­ti e quindi di ridurre i costi.

Una società che ha ri­co­no­sciu­to il po­ten­zia­le della tec­no­lo­gia bloc­k­chain per il mercato fi­nan­zia­rio è Visa. Con la piat­ta­for­ma online a catena di blocchi Visa B2B Connect, l'i­sti­tu­to di credito mira a rendere più ef­fi­cien­ti, sicuri e tra­spa­ren­ti i pagamenti diretti tra imprese al di là dei confini nazionali. Anche Ma­ster­Card, sua con­cor­ren­te, in futuro uti­liz­ze­rà la tec­no­lo­gia bloc­k­chain. Al­l'i­ni­zio del 2018, l'azienda ha pub­bli­ca­to una domanda di brevetto per una catena di blocchi che consente ai clienti delle carte di credito di ricevere e me­mo­riz­za­re in modo sicuro le in­for­ma­zio­ni sulla loro identità. Ma­ster­Card spera che l'uso della tec­no­lo­gia bloc­k­chain mi­glio­re­rà la pro­te­zio­ne dei dati dei clienti.

Raccolta fondi

Bloc­k­chain e crip­to­va­lu­te per­met­to­no anche di gestire la raccolta fondi per le start-up. Lo di­mo­stra­no i Zoe Adamovicz e Marcin Rudolf con la loro start-up Neufund fondata nel 2017. La piat­ta­for­ma ha lo scopo di sem­pli­fi­ca­re e ac­ce­le­ra­re la classica raccolta fondi di venture capital. La loro speranza è quella di far sì che anche start-up che non uti­liz­za­no bloc­k­chain o crip­to­va­lu­te siano comunque in grado di ottenere fi­nan­zia­men­ti at­tra­ver­so la tec­no­lo­gia.

Progetti sociali

Un progetto sociale basato sulla tec­no­lo­gia bloc­k­chain è il Programma Ali­men­ta­re Mondiale (PAM) dell'ONU. La bloc­k­chain privata svi­lup­pa­ta da Datarella dovrebbe ridurre i costi sostenuti per la di­stri­bu­zio­ne delle donazioni ai migranti e prevenire le frodi.

Ogni emigrante riceve un budget per il cibo e si iden­ti­fi­ca nel su­per­mer­ca­to all’interno del campo profughi at­tra­ver­so una scansione del­l'i­ri­de. L'ac­qui­sto viene elaborato tramite un conto bloc­k­chain, senza costi ag­giun­ti­vi, nella crip­to­va­lu­ta Ethereum.

Consiglio

Per ulteriori in­for­ma­zio­ni si rimanda a questo articolo di Tech Economy sulle bloc­k­chain italiane.

Sfide nell’im­ple­men­ta­zio­ne della tec­no­lo­gia bloc­k­chain

La tec­no­lo­gia bloc­k­chain de­cen­tra­liz­za i sistemi, con­tri­buen­do così a con­tra­sta­re l’ac­cen­tra­men­to del potere e a rendere più tra­spa­ren­ti le tran­sa­zio­ni su Internet. L'aspetto negativo di un sistema di­stri­bui­to è la ri­don­dan­za. In una rete bloc­k­chain ogni nodo fornisce una copia della cro­no­lo­gia delle tran­sa­zio­ni. Ogni par­te­ci­pan­te che partecipa a una procedura di consenso come la proof-of-work esegue fon­da­men­tal­men­te lo stesso calcolo. Inoltre, le ap­pli­ca­zio­ni bloc­k­chain generano un'immensa quantità di dati che ogni utente deve scaricare come parte del processo di au­ten­ti­fi­ca­zio­ne. Ridurre l'enorme consumo di energia e di altre risorse at­tra­ver­so ap­pli­ca­zio­ni bloc­k­chain con le stesse fun­zio­na­li­tà è una delle sfide centrali nello sviluppo di ap­pli­ca­zio­ni a catena di blocchi.

Un'altra sfida è quella di aumentare la velocità di tran­sa­zio­ne. Bitcoin, la soluzione bloc­k­chain con la più alta ca­pi­ta­liz­za­zio­ne di mercato e il più alto numero di tran­sa­zio­ni, elabora in media solo sette tran­sa­zio­ni al secondo, grazie al­l'in­ten­sa procedura di consenso. Un valore che non può tenere il passo con la velocità di ela­bo­ra­zio­ne di fornitori di servizi di pagamento leader di mercato. Solo PayPal elabora circa 450 tran­sa­zio­ni nello stesso tempo, Visa teo­ri­ca­men­te anche 56.000. Il sistema di pagamento online più veloce, Alipay del gruppo cinese Alibaba Group, elabora fino a 256.000 tran­sa­zio­ni al secondo. Il Lighting Network offre un’idea su come fare per ve­lo­ciz­za­re le tran­sa­zio­ni Bitcoin. Un progetto simile per Ethereum è di­spo­ni­bi­le con Raiden Network.

Le bloc­k­chain fun­zio­na­no senza un trusted third party, ossia una terza parte che faccia da garante. La sicurezza della tran­sa­zio­ne è teo­ri­ca­men­te garantita dal­l'am­mi­ni­stra­zio­ne de­cen­tra­liz­za­ta dello storico della tran­sa­zio­ne. Tuttavia, questo funziona solo in reti a catena di blocchi suf­fi­cien­te­men­te grandi. Per un gruppo di sta­ke­hol­der che tiene sotto controllo più del 50% dei nodi di rete sarebbe facile ignorare la va­li­da­zio­ne col­let­ti­va e mettere in cir­co­la­zio­ne un flusso di tran­sa­zio­ni al­ter­na­ti­ve. Esiste anche un po­ten­zia­le rischio di ma­ni­po­la­zio­ne, se gran parte della potenza di calcolo di una rete in­ter­na­zio­na­le a catena di blocchi è fornita da utenti dello stesso paese.

Fatto

A fine 2017 due terzi della capacità di calcolo totale della catena di blocchi Bitcoin derivava da “miners” residenti in Cina. Per porre fine all’immenso consumo di energia, il governo cinese ha imposto l’uscita da qualunque tran­sa­zio­ne Bitcoin nel gennaio 2018.

I requisiti in materia di pro­te­zio­ne dei dati rap­pre­sen­ta­no una sfida anche per gli svi­lup­pa­to­ri di ap­pli­ca­zio­ni bloc­k­chain. Le soluzioni per il trat­ta­men­to sicuro dei dati delle tran­sa­zio­ni sono par­ti­co­lar­men­te carenti nelle bloc­k­chain pubbliche. Anche se questi do­cu­men­ta­no il processo di tran­sa­zio­ne in forma anonima, il contenuto della tran­sa­zio­ne può essere vi­sua­liz­za­to dai par­te­ci­pan­ti alla rete, con­sen­ten­do con­clu­sio­ni sui singoli attori at­tra­ver­so strumenti di analisi li­be­ra­men­te ac­ces­si­bi­li.

Con­clu­sio­ne: la bloc­k­chain è il futuro, ma un futuro ancora incerto

Una cosa è certa: la bloc­k­chain rap­pre­sen­ta il futuro (e in parte il presente). Mentre le ap­pli­ca­zio­ni bloc­k­chain pubbliche come la crip­to­va­lu­ta Bitcoin sono prin­ci­pal­men­te rivolte agli utenti privati, la maggior parte delle aziende che si av­ven­tu­ra­no nell’utilizzo della nuova tec­no­lo­gia si affidano ini­zial­men­te a soluzioni bloc­k­chain private.

Se in futuro le ar­chi­tet­tu­re bloc­k­chain pre­var­ran­no sui sistemi cen­tra­liz­za­ti dipende so­prat­tut­to dal fatto che la comunità di ricerca riesca a superare gli ostacoli per quanto riguarda la sicurezza dei dati e le risorse ne­ces­sa­rie. Entrambi i casi di utilizzo della tec­no­lo­gia bloc­k­chain offrono il po­ten­zia­le per rendere i processi più veloci, più tra­spa­ren­ti e più economici per quasi tutti i settori in­du­stria­li.

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