Quando si parla della sicurezza dei servizi cloud, di solito si tratta di argomenti come la pro­te­zio­ne dei dati e la difesa dagli attacchi hacker. Un grande incendio presso un provider di cloud francese all’inizio di marzo ha sollevato domande su quanto i data center di Internet siano ben protetti dalle minacce fisiche come un incendio. A cosa do­vreb­be­ro prestare at­ten­zio­ne gli utenti di un cloud quando scelgono il proprio fornitore e quali misure possono prendere per garantire la sicurezza dei propri dati?

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Sicurezza dell’edificio

La sicurezza di un data center inizia con la selezione del luogo. I data center moderni sono di solito pia­ni­fi­ca­ti lontano dalle aree re­si­den­zia­li. Ma anche nelle aree com­mer­cia­li, do­vreb­be­ro mantenere una distanza minima dagli altri edifici in modo che il rischio di incendio sia davvero minimo.

Nei limiti del possibile, nessun materiale com­bu­sti­bi­le dovrebbe essere in­stal­la­to all’interno dell’edificio. Inoltre, gli uffici do­vreb­be­ro essere separati dall’area operativa del data center. Le sale operative elet­tri­che, dove il rischio di incendio è par­ti­co­lar­men­te alto, do­vreb­be­ro essere collocate in zone di pro­te­zio­ne an­tin­cen­dio separate.

Per far sì che un incendio sia in­di­vi­dua­to ra­pi­da­men­te, oltre ai classici ri­ve­la­to­ri d’incendio, è con­si­glia­bi­le l’uso di un sistema di ri­le­va­to­re precoce degli incendi, come il ri­le­va­to­re di fumo ad aspi­ra­zio­ne (ASD). In questo modo, l’aria della stanza viene per­ma­nen­te­men­te aspirata ed esaminata da un sistema ottico che rileva anche le più piccole par­ti­cel­le di fumo. Spesso è possibile scoprire così un focolaio, prima che scoppi un incendio. Inoltre, in molte località è possibile collegare in rete i sistemi di allarme an­tin­cen­dio con le stazioni dei vigili del fuoco o della polizia, in modo che, in caso di emergenza, l’allarme manuale non sia più ne­ces­sa­rio.

An­tin­cen­dio

Con­si­de­ran­do che non ci sono quantità si­gni­fi­ca­ti­ve di materiale com­bu­sti­bi­le in un data center pro­fes­sio­na­le, se dovesse tuttavia capitare davvero che qualcosa “bruci” al suo interno, ci sono diversi modi per com­bat­te­re un incendio. A causa dell’elevato flusso di corrente generato nelle sale server e nei locali di ri­for­ni­men­to, l’estin­zio­ne dell’incendio con l’acqua non risulta un’opzione per­cor­ri­bi­le, esclu­den­do però i sistemi di spe­gni­men­to ad acqua ne­bu­liz­za­ta; si punta piuttosto a togliere l’afflusso di ossigeno al com­bu­sti­bi­le.

Per la pre­ven­zio­ne si possono usare sistemi di riduzione dell’ossigeno, che abbassano il contenuto di ossigeno nell’aria della stanza ben al di sotto del 20%, in modo che nessun incendio possa svi­lup­par­si.

In al­ter­na­ti­va, si possono usare sistemi di estin­zio­ne a gas, che ri­la­scia­no in caso di incendio una sostanza inerte (di solito gas nobili, azoto o CO2) nelle sale colpite ad alta pressione, spostando così gran parte dell’ossigeno nella stanza e sof­fo­can­do le fiamme.

Ri­don­dan­za

Ov­via­men­te, non sempre è possibile evitare incendi o altri tipi di incidenti gravi. Per questo motivo, tutti i sistemi rilevanti do­vreb­be­ro essere pro­get­ta­ti in modo ri­don­dan­te, ga­ran­ten­do così una di­spo­ni­bi­li­tà multipla. Ciò riguarda in par­ti­co­la­re i sistemi critici come i ge­ne­ra­to­ri di emergenza, i gruppi di con­ti­nui­tà (UPS) e le ap­pa­rec­chia­tu­re di rete. Il caso standard è la co­sid­det­ta ri­don­dan­za n+1, in cui almeno un com­po­nen­te in più è di­spo­ni­bi­le rispetto a quello ne­ces­sa­rio per il fun­zio­na­men­to regolare, mentre con la ri­don­dan­za 2n, tutti i com­po­nen­ti sono di­spo­ni­bi­li due volte.

La ri­don­dan­za ricopre ge­ne­ral­men­te un ruolo centrale anche nei data center. Qui di norma vengono uti­liz­za­ti i co­sid­det­ti sistemi RAID, in cui i dati sono me­mo­riz­za­ti su diversi dischi rigidi pa­ral­le­la­men­te. Tuttavia, se un server viene distrutto da un incendio, questa soluzione risulta meno efficace, poiché tutti i dati vanno perduti. Per questo motivo, il provider di hosting dovrebbe in ogni caso ef­fet­tua­re un backup di tutti i dati critici, che si trova in una sala separata e rimane il più ag­gior­na­to possibile, in modo da poter essere ri­pri­sti­na­to in caso di emergenza.

La maggiore efficacia in questo frangente è data dalla geo­ri­don­dan­za. In questo caso i dati sono me­mo­riz­za­ti in modo sincrono (se possibile) in un secondo data center con una diversa posizione geo­gra­fi­ca. Per esempio, IONOS utilizza due data center che distano circa 60 chi­lo­me­tri l’uno dall’altro per me­mo­riz­za­re siti web, e-mail o database. In caso di emergenza, è possibile passare au­to­ma­ti­ca­men­te da un data center all’altro senza dover ri­ca­ri­ca­re i dati. Se, come nel caso di IONOS, i dati vengono poi ul­te­rior­men­te salvati tramite backup in un terzo data center, si ha una pro­te­zio­ne maggiore contro la perdita di dati. Quest’ultima soluzione protegge in par­ti­co­la­re dalla modifica o can­cel­la­zio­ne ac­ci­den­ta­le dei dati, im­ple­men­ta­ta allo stesso modo in entrambi i data center anche in presenza di geo­ri­don­dan­za.

Cosa do­vreb­be­ro tenere a mente gli utenti di cloud e hosting?

La pro­te­zio­ne dei dati varia a seconda dei provider e dei prodotti offerti. In generale, un provider di hosting dovrebbe fare il backup di tutti i sistemi che gestisce, come i sistemi di hosting condiviso, server di posta elet­tro­ni­ca o database.

Tuttavia, nei sistemi di server su cui un cliente ha accesso root e re­spon­sa­bi­li­tà operativa non è possibile mettere in sicurezza tutti i dati, in quanto il provider non dispone delle cre­den­zia­li di accesso per eseguire i backup. In questo caso, molti provider offrono soluzioni di backup opzionali con cui i clienti dei server possono anche eseguire il backup dei loro dati in modo de­cen­tra­liz­za­to. Lo stesso vale per le vere offerte di cloud, in cui i clienti possono so­li­ta­men­te se­le­zio­na­re espli­ci­ta­men­te diversi data center.

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