Sear­ch­me­trics fornisce an­nual­men­te un’analisi ap­pro­fon­di­ta dei ranking dei motori di ricerca sin dal 2012. Per quanto riguarda però i fattori di ranking fatti su misura per il leader del mercato, Google, il 2016 è stato l’ultimo anno che questi sono apparsi in questa forma. Google dichiara infatti che l’era delle SEO checklist generali è giunta al termine e che ha invece iniziato ad usare un approccio più so­fi­sti­ca­to riguardo all’ot­ti­miz­za­zio­ne per il motore di ricerca. In futuro il rapporto SEO annuale della compagnia includerà analisi spe­ci­fi­che per settore. Una delle ragioni per questo cam­bia­men­to è RankBrain, il nuovo sistema di AI (ar­ti­fi­cial in­tel­li­gen­ce, o in italiano in­tel­li­gen­za ar­ti­fi­cia­le) di Google, che, grazie al machine learning, ovvero ap­pren­di­men­to au­to­ma­ti­co in italiano, è molto più fles­si­bi­le degli algoritmi di ricerca tra­di­zio­na­li. A Giugno 2016 Jeff Dean, che fa parte del team di Google, ha rivelato al redattore tecnico Steven Levy che RankBrain sarebbe stato uti­liz­za­to per pro­ces­sa­re tutte le richieste del motore di ricerca. Stando a quanto di­chia­ra­to nel rapporto di Levy su Bac­k­chan­nel, il sistema AI è uno dei tre fattori più im­por­tan­ti per quanto riguarda il ranking dei motori di ricerca. Con l’ultimo studio Ranking factors – rebooting for relevance Sear­ch­me­trics presenta un catalogo di fattori che de­ter­mi­na­no il piaz­za­men­to di un sito web tra i risultati del motore di ricerca. I risultati dello studio sono intesi prin­ci­pal­men­te come linee guida per singole analisi dei settori specifici. Come negli anni pre­ce­den­ti, lo studio è basato su un campione di 10.000 parole chiave connesse al motore di ricerca. I risultati dello studio sono stati in­ter­pre­ta­ti in relazione agli studi pre­ce­den­ti. Qui di seguito vi pre­sen­tia­mo i risultati più im­por­tan­ti dello studio Sear­ch­me­trics in maniera rias­sun­ti­va.

Fattori legati al contenuto

Anche in relazione dei cam­bia­men­ti re­cen­te­men­te apportati all’algoritmo centrale di Google, per Sear­ch­me­trics una cosa è certa: il contenuto di un sito web deve essere il focus quando si lavora all’ot­ti­miz­za­zio­ne per il motore di ricerca. Uno dei fattori prin­ci­pa­li in questo caso è la rilevanza del contenuto, diventata un fattore di ranking solo a partire dal 2016. L’ot­ti­miz­za­zio­ne delle parole chiave sta invece perdendo di im­por­tan­za, in favore dell’im­po­sta­zio­ne olistica del testo.

La rilevanza del contenuto sta di­ven­tan­do il prin­ci­pa­le fattore di ranking

Ciò che rende un contenuto un buon contenuto è de­ter­mi­na­to da quanto esso cor­ri­spon­da a ciò che sta cercando l’utente. Ad ogni modo però questo varia da richiesta a richiesta. La sfida che si trovano ad af­fron­ta­re i content marketer è quella di riuscire a ri­spon­de­re a più domande possibili con un solo testo. Per rendere ciò possibile, il contenuto viene creato basandosi su testi olistici che prendono in con­si­de­ra­zio­ne diversi aspetti di un argomento e che sono ot­ti­miz­za­ti tramite diverse parole chiave di un campo tematico se­man­ti­ca­men­te attinente. Dunque il contenuto olistico mira ad ottenere buoni risultati di ricerca per diverse parole chiave rilevanti. La parola chiave singola perde quindi di im­por­tan­za, finendo in secondo piano. Questo studio della Sear­ch­me­trics analizza la rilevanza del contenuto dei testi in relazione al termine usato per la ricerca. Ciò è reso possibile grazie all’uso di un corpo dati lin­gui­sti­ci e al concetto di relazioni se­man­ti­che. Il risultato tuttavia non è sor­pren­den­te: ‘Gli URL con il più alto grado di rilevanza del contenuto sono quelli dalla posizione 3 alla 6’ Il grado di rilevanza di­mi­nui­sce gra­dual­men­te per i risultati suc­ces­si­vi. Le posizioni 1 e 2 invece devono essere valutate se­pa­ra­ta­men­te. Stando a quanto riportato da Sear­ch­me­trics, vi sono so­li­ta­men­te i siti web di famosi brand che, quando si tratta di ranking Google, be­ne­fi­cia­no di fattori come la ri­co­no­sci­bi­li­tà, la fiducia dell’utente, e l’immagine del brand. In questo modo la loro posizione non è ne­ces­sa­ria­men­te dovuta alla rilevanza del contenuto.

La media del numero di parole è in aumento

In media, il numero di parole in pagine con un buon grado di rilevanza è aumentato in maniera stabile per anni. Secondo Sear­ch­me­trics, questo riflette un confronto ancora maggiore con le relative aree tematiche di com­pe­ten­za, all’interno di una pro­du­zio­ne del contenuto più olistica.

                   'Il numero medio di parole è aumentato del 50 percento nel 2016’

Delle dif­fe­ren­ze si­gni­fi­ca­ti­ve nel conteggio delle parole sono riportate qui a seguito nella com­pa­ra­zio­ne tra il contenuto del desktop e le pagine caricate da cellulare. L’analisi mostra che le versioni desktop di un sito web sono in media 30 % più lunghe rispetto alla con­tro­par­te mobile.

La parola chiave nel titolo sta perdendo di im­por­tan­za

Il seguente credo è valido nel mondo SEO: la parola chiave deve essere presente nel titolo, e po­si­zio­na­ta il più possibile verso l’inizio. Ma la ve­ri­di­ci­tà o falsità di questa af­fer­ma­zio­ne è di­mo­stra­ta dai risultati di uno degli studi condotti da Sear­ch­me­trics:

                  'Nel 2016 solamente il 53 % dei top 20 URL includeva la parola chiave nel titolo’

Questo sviluppo trova spie­ga­zio­ne nell’approccio olistico della creazione del contenuto, secondo il quale i testi sono ot­ti­miz­za­ti in relazione ai temi piuttosto che alle parole chiave. Il sistema AI di Google è ora capace di ana­liz­za­re relazioni di carattere semantico anche senza parole chiave.

Si­mi­lar­men­te, questo sviluppo può essere notato os­ser­van­do i titoli e le de­scri­zio­ni. Secondo gli studi Sear­ch­me­trics, poco più di un terzo di tutte le top 20 pagine web caricate ha la parola chiave nel titolo di testa (H1).

La risposta degli utenti

Al fine di de­ter­mi­na­re se gli utenti di Google siano sod­di­sfat­ti con gli URL proposti dal motore di ricerca o meno, l’operatore web non deve affidarsi uni­ca­men­te a fattori indiretti come le analisi se­man­ti­che di un contenuto web. Prodotti Google come il web browser Chrome, il plug-in per le analisi del web Analytics, il sistema pub­bli­ci­ta­rio AdWords, e il sistema operativo per di­spo­si­ti­vi mobili Android, for­ni­sco­no ugual­men­te, in aggiunta al motore di ricerca stesso, in­for­ma­zio­ni det­ta­glia­te riguardo al com­por­ta­men­to online degli utenti.

Google può stabilire se un sito web offre ciò che promette tramite un’analisi det­ta­glia­ta dei segnali forniti dall’utente, quali la per­cen­tua­le di click e la frequenza di rimbalzo, così come il tempo di per­ma­nen­za, tutto ciò in com­bi­na­zio­ne con un database gi­gan­te­sco. Lo studio Sear­ch­me­trics fornisce un im­por­tan­te input per operatori web e con­su­len­ti SEO.

La media di per­cen­tua­le click delle posizioni tra 1 e 3 è del 36 %

Gli utenti confidano molto nell’analisi di rilevanza ef­fet­tua­ta dal motore di ricerca. Questo dato era già stato riportato nello studio Sear­ch­me­trics del 2014, quando era stata de­ter­mi­na­ta la CTR (per­cen­tua­le di click) dei top URL ana­liz­za­ti.

Pertanto, i siti web in posizione 1 ricevono il maggior numero di click. Per questa posizione, il team Sear­ch­me­trics ha calcolato una media del 44 % di CTR. La per­cen­tua­le di­mi­nui­sce in relazione alla posizione del sito web. Alla posizione numero 3 la CTR è del 30 %.

                  ´Le pagine tra le posizioni 1 e 3 hanno una CTR medio del 36 percento’

Vi è un chiaro aumento della CRT alla posizione 11. Il sito web alla prima posizione della seconda pagina dei risultati di ricerca riceve più click dei siti web po­si­zio­na­ti al fondo della prima pagina.

Pa­ra­go­na­to al 2015, la CTR media dei top 10 URL nel ranking di Google è aumentata si­gni­fi­ca­ti­va­men­te.

La frequenza di rimbalzo nella prima pagina di risultati è aumentata a circa 46 %

A fianco della CTR, anche la co­sid­det­ta frequenza di rimbalzo viene presa in esame quando si conduce una va­lu­ta­zio­ne della rilevanza di un sito web. Questo dato mostra come molti utenti facciano ritorno alla pagina iniziale di Google dopo aver cliccato su un risultato senza aver visionato altri URL all’interno del dominio da loro scelto.

Per gli URL cam­pio­na­ti, il team Sear­ch­me­trics ha rilevato un aumento nella frequenza di rimbalzo per i siti nelle top 10 posizioni rispetto al 2014, che si attesta dunque ad un 46 percento totale. C’è un chiaro sco­sta­men­to tra le prime due posizioni.

No­no­stan­te ciò, secondo gli analisti, la rilevanza di un sito web può essere stabilita solo par­zial­men­te tramite la frequenza di rimbalzo. Gli utenti hanno motivi diversi per lasciare un sito web ed inoltre potrebbe anche essere che lo ab­ban­do­ni­no ve­lo­ce­men­te dopo aver trovato ciò che stavano cercando. Questo è il caso ad esempio di richieste veloci che possono essere sod­di­sfat­te con­sul­tan­do un glossario o un di­zio­na­rio.

Sempre secondo il team Sear­ch­me­trics, una spie­ga­zio­ne per l’aumento medio della frequenza di rimbalzo rilevata potrebbe essere l’elevata qualità dell’algoritmo di Google. Grazie al nuovo sistema AI, il motore di ricerca è ora in grado di mostrare l’URL che meglio si confà alle necessità dell’utente. Ciò significa che è ne­ces­sa­rio cliccare su meno URL per trovare l’in­for­ma­zio­ne de­si­de­ra­ta.

Il tempo di per­ma­nen­za è in aumento

L’elemento più im­por­tan­te nella va­lu­ta­zio­ne riguardo alla rilevanza di un sito web è il tempo che trascorre tra quando si clicca sul sito e quando lo si abbandona. We­ba­na­ly­tics può calcolare pre­ci­sa­men­te il tempo che un utente spende su un de­ter­mi­na­to sito web (chiamato Time on Site). In questo caso, Sear­ch­me­trics fornisce un valore medio per il quale ci potrebbe essere più di una spie­ga­zio­ne.

                 'Il tempo di per­ma­nen­za per i 10 top URL è di 3 minuti e 10 secondi’

Com­pa­ran­do il valore di questo studio con quello del 2014 si può notare un aumento si­gni­fi­ca­ti­vo nel tempo di per­ma­nen­za sui 10 top URL. Questo sviluppo può essere at­tri­bui­to al fatto che gli operatori abbiano iniziato a fornire un contenuto di migliore qualità, al fine di ottenere un miglior po­si­zio­na­men­to con Google.

Sebbene un tempo di per­ma­nen­za può cor­ri­spon­de­re ad una qualità del contenuto elevata, ciò non significa che una per­ma­nen­za di breve durata sia da at­tri­bui­re ad una bassa qualità del sito web. Ad esempio, un utente che stia cercando le pre­vi­sio­ni del meteo o i risultati della partita di calcio dello scorso weekend, non tra­scor­re­rà molto tempo sul sito.

Frui­bi­li­tà e fattori tecnici

La creazione di contenuti di elevata qualità è solo una parte dell’ot­ti­miz­za­zio­ne del motore di ricerca. Anche il miglior contenuto non rag­giun­ge­rà le prime posizioni dei risultati di ricerca se mancano i pre­re­qui­si­ti tecnici. Anche i siti web con contenuti specifici devono essere ana­liz­za­ti secondo fattori quali per­for­man­ce, sicurezza e frui­bi­li­tà. Per quanto riguarda le di­spo­si­zio­ni tecniche in relazione al contenuto web, due prin­ci­pa­li trend SEO risaltano mag­gior­men­te. Oltre ai fattori generali quali il tempo di ca­ri­ca­men­to di una pagina e la di­men­sio­ne dei file, gli operatori web stanno facendo tutto il possibile per rendere di­spo­ni­bi­le il contenuto per di­spo­si­ti­vi mobili ai propri vi­si­ta­to­ri. Inoltre, Sear­ch­me­trics sot­to­li­nea l’im­por­tan­za della crit­to­gra­fia di tra­smis­sio­ne con pro­to­col­lo HTTPS per il ranking nel motore di ricerca.

HTTPS è un must nel 2017

I webmaster che hanno in­ten­zio­ne di ri­nun­cia­re alla crit­to­gra­fia di tra­smis­sio­ne HTTPS nel 2017, faranno fatica a mi­glio­ra­re il proprio po­si­zio­na­men­to tra i risultati di ricerca. Già a Settembre 2016 Google ha an­nun­cia­to la sua in­ten­zio­ne di clas­si­fi­ca­re i siti HTTP come “non sicuri” a partire proprio dal 2017, nei casi in cui su questi siti vengano pro­ces­sa­ti in­for­ma­zio­ni sensibili. Non è ne­ces­sa­rio essere un esperto SEO per capire come questo possa influire sulla volontà dell’utente nel cliccare su un sito web. Anche, ed in modo par­ti­co­la­re, per questo motivo, il numero di siti web con pro­to­col­lo di crit­to­gra­fia HTTPS è in stabile aumento. Mentre il numero dei top 10 siti web basati su HTTPS era ancora al 12 % l’anno pre­ce­den­te, Sear­ch­me­trics ha re­gi­stra­to un aumento al 45 % nel 2016. 'Circa la metà delle pagine web nei top 10 risultati utilizza un pro­to­col­lo di crit­to­gra­fia HTTPS’

Mobile-friendly: un pre­re­qui­si­to per un buon ranking

Le richieste da di­spo­si­ti­vi mobili sono in costante crescita. Stando ad un rapporto di Google del 2015, in America ed in Giappone il leader del mercato dei motori di ricerca riceve più richieste da cellulare di quante non ne riceva da computer. La Mobile First Strategy di Google mostra quale dif­fe­ren­za faccia avere un sito web mobile-friendly in termini di po­si­zio­na­men­to sul motore di ricerca. Ad Ottobre 2016, la compagnia ha an­nun­cia­to che in futuro l’indice per di­spo­si­ti­vi mobili sarà uti­liz­za­to come uno degli indici prin­ci­pa­li. È dunque lecito assumere che questo in­fluen­ze­rà il ranking per le ricerche da desktop. I webmaster che stanno tra­scu­ran­do i propri utenti mobili do­vreb­be­ro con­si­de­ra­re la pos­si­bi­li­tà di ri­di­se­gna­re il proprio sito web per l’anno 2017. I sot­to­do­mi­ni per di­spo­si­ti­vi mobili, design web reattivi, e contenuti dinamici sono tutti ottimi modi per rendere il vostro sito più mobile-friendly.

Il fattore social

Come nel 2014, lo studio Sear­ch­me­trics del 2016 ha con­ti­nua­to a mostrare una forte cor­re­la­zio­ne tra la clas­si­fi­ca­zio­ne nel motore di ricerca e i co­sid­det­ti fattori social. Questa fa ri­fe­ri­men­to ad in­te­ra­zio­ni co­mu­ni­ca­ti­ve quali la con­di­vi­sio­ne, i “mi piace”, ed i commenti nei social network come Facebook, Twitter, Pinterest, e Google+. Cio­no­no­stan­te gli analisti fanno ancora dif­fi­col­tà ad abbinare un buon ranking Google alla presenza sui social media.

Backlink

Il numero di backlink (tra­du­ci­bi­le in italiano come link entrante) presenti su un sito web è ancora in qualche modo legato al po­si­zio­na­men­to del sito tra i risultati di ricerca. Ad ogni modo il richiamo dei link sta passando in secondo piano a causa di nuovi sviluppi nell’ot­ti­miz­za­zio­ne del motore di ricerca. Stando a quanto riportato da Sear­ch­me­trics, il profilo dei link entranti non è più un fattore decisivo per im­pres­sio­na­re po­si­ti­va­men­te Google, ma sem­pli­ce­men­te uno tra tanti.

Og­gi­gior­no, Google è capace di ana­liz­za­re il valore di un sito web at­tra­ver­so il contesto semantico e le risposte degli utenti. Il profilo dei backlink è stato so­sti­tui­to dalla rilevanza del contenuto. Se ci sono molti col­le­ga­men­ti in entrata da siti web au­to­re­vo­li, allora il webmaster farebbe meglio a chiedersi se il contenuto offerto rispecchi le aspet­ta­ti­ve degli utenti.

Non c’è motivo di temere che i backlink scom­pa­ia­no com­ple­ta­men­te dall’algoritmo di Google in futuro. Anche questo è stato con­fer­ma­to nello studio Sear­ch­me­trics. Cio­no­no­stan­te, l’ot­ti­miz­za­zio­ne per il motore di ricerca orientata verso i backlink è oramai una fase superata.

'Le cor­re­la­zio­ni per i backlink rimangono elevate, ma la loro im­por­tan­za per una pagina, a livello di ranking, con­ti­nue­rà a diminuire’

Fattori di ranking in cor­re­la­zio­ni alla posizione nel motore di ricerca

Il seguente grafico mostra la cor­re­la­zio­ne tra i vari fattori di ranking per i top 20 URL ana­liz­za­ti da Sear­ch­me­trics, così come ogni altro sviluppo, in com­pa­ra­zio­ne all’anno pre­ce­den­te. I fattori di ranking, che come i fattori ri­cal­co­la­ti sono stati raccolti per la prima volta nel 2016, sono stati con­tras­se­gna­ti con un asterisco.

Cliccate qui per scaricare l’in­fo­gra­fi­ca sulla le top 20 cor­re­la­zio­ni di Google.com.

Con­clu­sio­ne: il futuro dell’ot­ti­miz­za­zio­ne per i motori di ricerca

Lo studio condotto da Sear­ch­me­trics “Ranking Factors – Rebooting for Relevance” mostra che ci sono ancora dei fattori che fanno la dif­fe­ren­za tra un buono ed un cattivo po­si­zio­na­men­to su Google. Cio­no­no­stan­te questi fattori non possono essere sem­pli­ce­men­te applicati ad ogni sito web. Le diverse richieste, poste da uomo e macchina a siti web di diversi settori, non possono essere rap­pre­sen­ta­te appieno con fattori di ranking generali.

Quando è stata pub­bli­ca­ta questa analisi, il team Sear­ch­me­trics ha an­nun­cia­to che lo studio sarebbe stato seguito da altre, più so­fi­sti­ca­te, pub­bli­ca­zio­ni, che esaminano se­pa­ra­ta­men­te le necessità dei singoli settori. Lo studio annuale sui fattori di ranking e le loro cor­re­la­zio­ni con il po­si­zio­na­men­to saranno basati su parole chiave spe­ci­fi­che per settore (come ad esempio: e-commerce, salute, finanza, ecc.). Lo studio Sear­ch­me­trics 2016 può essere uti­liz­za­to dai webmaster come una lista delle cose da fare in ambito SEO, e come un modo per in­ter­pre­ta­re i trend e le pre­vi­sio­ni relative al campo dell’ot­ti­miz­za­zio­ne per i motori di ricerca su base specifica per settore.

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