Il deep learning è una branca dell’ap­pren­di­men­to au­to­ma­ti­co, che permette ai computer di elaborare grandi quantità di dati per mezzo di reti neurali, le quali imitano il cervello umano.

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La ca­rat­te­ri­sti­ca prin­ci­pa­le del deep learning è il processo di ap­pren­di­men­to autonomo di queste reti neurali. Queste reti sono composte da uno strato di input, da uno o più strati intermedi e da uno di output. Le in­for­ma­zio­ni rag­giun­go­no il livello di input sotto forma di vettore di input, vengono ponderate dai neuroni ar­ti­fi­cia­li negli strati intermedi e, infine, un de­ter­mi­na­to modello viene emesso sul livello di output. Maggiore è il numero di livelli presenti in una rete neurale ar­ti­fi­cia­le, maggiore è la com­ples­si­tà dei compiti che possono essere svolti dall’in­tel­li­gen­za ar­ti­fi­cia­le.

Come funziona il deep learning? Un esempio di ri­co­no­sci­men­to delle immagini

La clas­si­fi­ca­zio­ne delle immagini, a seconda che rap­pre­sen­ti­no cani, gatti o persone, è un compito im­pe­gna­ti­vo per i computer. Ciò che può essere im­me­dia­ta­men­te chiaro per una persona quando osserva un’immagine, non lo è per il computer che deve prima di tutto fare un’analisi delle ca­rat­te­ri­sti­che delle singole immagini.

Nel deep learning l’input di dati grezzi, in questo caso l’immagine, viene ana­liz­za­to strato per strato. Nel primo strato di una rete neurale ar­ti­fi­cia­le, ad esempio, il sistema verifica i colori di ogni singolo pixel dell’immagine. Ogni pixel viene elaborato da un proprio neurone. Nel livello suc­ces­si­vo vengono iden­ti­fi­ca­ti i bordi e le forme e, a seguire, vengono con­trol­la­te le ca­rat­te­ri­sti­che più complesse.

Le in­for­ma­zio­ni raccolte sono mappate in un algoritmo fles­si­bi­le. I risultati di uno strato vengono tra­spor­ta­ti allo strato suc­ces­si­vo e cambiano l’algoritmo, in modo tale che il computer sia in grado di decidere con una serie di ope­ra­zio­ni se un’immagine possa essere assegnata a una categoria piuttosto che a un’altra (ad esempio “cane” o “gatto”).

Ini­zial­men­te c’è una fase di ad­de­stra­men­to in cui gli errori di as­se­gna­zio­ne sono corretti dall’uomo per ot­ti­miz­za­re l’algoritmo, che in poco tempo saprà ri­co­no­sce­re in autonomia le immagini. Cambiando il col­le­ga­men­to tra i neuroni della rete e regolando la pon­de­ra­zio­ne delle variabili all’interno dell’algoritmo, alcuni modelli di ingresso (immagini di gatti in varie versioni) portano a modelli di uscita (ri­co­no­sci­men­to del gatto) sempre più precisi. Più materiale ha a di­spo­si­zio­ne il sistema, meglio è.

Non sempre si possono com­pren­de­re i processi che portano il computer a fare una certa as­se­gna­zio­ne, so­prat­tut­to perché il sistema ottimizza con­ti­nua­men­te da sé le proprie regole de­ci­sio­na­li.

Storia del deep learning

Il termine deep learning è re­la­ti­va­men­te recente poiché è stato men­zio­na­to per la prima volta intorno al 2000; l’utilizzo di reti neurali ar­ti­fi­cia­li per con­sen­ti­re ai computer di prendere decisioni in­tel­li­gen­ti risale invece a molti decenni pre­ce­den­ti.

La ricerca di base in questo campo risale agli anni ‘40. Le prime reti neurali ar­ti­fi­cia­li sono state svi­lup­pa­te negli anni ‘80, ma la qualità delle decisioni era all’epoca piuttosto deludente. Il deep learning, ovvero l’ap­pren­di­men­to autonomo delle macchine, richiede grandi quantità di dati e questi in origine non erano ancora di­spo­ni­bi­li in formato digitale. Fu solo all’inizio del millennio con l’avvento dei Big Data che l’interesse della scienza e dell’economia per il deep learning si ri­pre­sen­tò.

Punti di forza e punti di debolezza

L’ap­pren­di­men­to profondo è de­ci­sa­men­te più potente delle tec­no­lo­gie IA pre­ce­den­ti. Restano, tuttavia, ancora dei punti deboli da risolvere, prima che la tec­no­lo­gia possa di­spie­ga­re tutto il suo po­ten­zia­le.

Punti di forza del deep learning

Uno degli aspetti più im­por­tan­ti è la qualità dei risultati. So­prat­tut­to nel ri­co­no­sci­men­to delle immagini e nel lin­guag­gio, la tec­no­lo­gia è chia­ra­men­te superiore a tutte le altre. A con­di­zio­ne che si parta da dati di ad­de­stra­men­to di alta qualità, il deep learning è in grado di svolgere il lavoro di routine in modo molto più ef­fi­cien­te e rapido di qualsiasi persona, senza alcuno sforzo e man­te­nen­do un livello di qualità costante.

In altre forme di ap­pren­di­men­to au­to­ma­ti­co gli svi­lup­pa­to­ri e le svi­lup­pa­tri­ci ana­liz­za­no i dati grezzi e de­fi­ni­sco­no re­go­lar­men­te le ca­rat­te­ri­sti­che ag­giun­ti­ve di cui l’algoritmo dovrebbe tenere conto durante l’ap­pren­di­men­to, per ot­ti­miz­za­re la capacità pre­dit­ti­va dell’IA. Nell’ap­pren­di­men­to profondo è il sistema stesso a iden­ti­fi­ca­re le variabili utili e a in­te­grar­le nel suo processo di ap­pren­di­men­to. Il computer è quindi in grado di imparare da solo, senza istru­zio­ni umane, dopo una fase di ad­de­stra­men­to iniziale. In questo modo si risparmia tempo e denaro, dal momento che non serve del personale qua­li­fi­ca­to.

In pre­ce­den­za, invece, bisognava con­tras­se­gna­re ma­nual­men­te grandi quantità di dati per con­sen­ti­re l’ap­pren­di­men­to della macchina. Per il ri­co­no­sci­men­to delle immagini, ad esempio, erano necessari di­pen­den­ti che as­se­gnas­se­ro l’etichetta del cane o del gatto alle immagini. Con il deep learning l’ad­de­stra­men­to manuale è molto più breve. Ciò è par­ti­co­lar­men­te im­por­tan­te perché nella realtà com­mer­cia­le vengono raccolte grandi quantità di dati, ma solo in po­chis­si­mi casi essi sono di­spo­ni­bi­li come dati strut­tu­ra­ti (numeri di telefono, indirizzi, carte di credito, ecc.), perché so­li­ta­men­te sono me­mo­riz­za­ti come dati non strut­tu­ra­ti (immagini, documenti, e-mail, ecc.). A dif­fe­ren­za degli altri metodi di ap­pren­di­men­to au­to­ma­ti­co, il deep learning può valutare diverse fonti di dati non strut­tu­ra­ti in relazione al compito da svolgere.

La questione per cui la tec­no­lo­gia sarebbe troppo costosa per ri­spon­de­re alla pro­du­zio­ne di massa non è così rilevante. Sempre più spesso stanno emergendo servizi come Vision AI di Google o IBM Watson, che per­met­to­no alle aziende di basarsi su reti neurali già di­spo­ni­bi­li, invece di svi­lup­par­le da zero. Questo per­met­te­rà all’ap­pren­di­men­to profondo di in­tro­dur­si pie­na­men­te nelle realtà aziendali.

I punti di forza in sintesi

  • Risultati migliori rispetto ad altri metodi di ap­pren­di­men­to au­to­ma­ti­co
  • Sviluppo di funzioni ed eti­chet­ta­tu­ra dei dati non necessari
  • Ese­cu­zio­ne ef­fi­cien­te delle attività di routine senza va­ria­zio­ni di qualità
  • Facile gestione di dati non strut­tu­ra­ti
  • Sempre più servizi per sem­pli­fi­ca­re l’uso di reti neurali ar­ti­fi­cia­li

Punti di debolezza del deep learning

L’ap­pren­di­men­to profondo richiede un’elevata potenza di calcolo. Essa dipende in larga misura dalla com­ples­si­tà e dalla dif­fi­col­tà del compito da risolvere e dalla di­men­sio­ne del set di dati uti­liz­za­to. Questo ha reso finora la tec­no­lo­gia costosa e uti­liz­za­ta solo nella ricerca e in poche mul­ti­na­zio­na­li.

In questo settore sono stati compiuti passi da gigante. Ciò che non cambierà neanche in futuro, tuttavia, è il fatto che le decisioni prese nell’ambito del deep learning non sono com­ple­ta­men­te com­pren­si­bi­li dal punto di vista umano. La rete neurale è (finora) una scatola nera. Per alcune ap­pli­ca­zio­ni in cui la trac­cia­bi­li­tà è fon­da­men­ta­le, la tec­no­lo­gia è quindi ir­ri­le­van­te.

Affinché l’ap­pren­di­men­to profondo funzioni in modo efficace, sono ne­ces­sa­rie grandi quantità di dati di ad­de­stra­men­to. Se questi set di dati non sono di­spo­ni­bi­li, i computer non potranno dare buoni risultati. Sono state pub­bli­ca­te le prime librerie per le reti neurali, al fine di sem­pli­fi­ca­re l’uso del deep learning a un pubblico più ampio. Tuttavia, i servizi non sono adatti a tutte le ap­pli­ca­zio­ni, quindi lo sviluppo di algoritmi di ap­pren­di­men­to continua a ri­chie­de­re un elevato in­ve­sti­men­to di tempo e richiede po­ten­zial­men­te più tempo rispetto ai metodi al­ter­na­ti­vi.

I punti di debolezza in sintesi

  • Richiede un’elevata potenza di calcolo
  • Lo sviluppo di algoritmi di ap­pren­di­men­to richiede tempi re­la­ti­va­men­te lunghi
  • Database di grandi di­men­sio­ni
  • Necessità di più dati di ad­de­stra­men­to rispetto ad altri metodi
  • Decisioni poco o per niente com­pren­si­bi­li (scatola nera)

Ambiti di ap­pli­ca­zio­ne dell’ap­pren­di­men­to profondo

Il deep learning è at­tual­men­te applicato in vari settori in­du­stria­li e con­ti­nue­rà a esserlo in molti altri settori della nostra vita quo­ti­dia­na in futuro.

  • User Ex­pe­rien­ce: alcuni chatbot sono già ot­ti­miz­za­ti per l’ap­pren­di­men­to profondo e sfruttano l’ela­bo­ra­zio­ne del lin­guag­gio naturale per poter ri­spon­de­re al meglio alle richieste dei clienti e al­leg­ge­ri­re il lavoro di supporto umano.
  • As­si­sten­ti vocali: il deep learning è usato in vari as­si­sten­ti vocali come Alexa, l’as­si­sten­te Google o Siri sotto forma di sintesi vocale. Questi ampliano il loro vo­ca­bo­la­rio e la com­pren­sio­ne del lin­guag­gio in modo in­di­pen­den­te.
  • Tra­du­zio­ni: con i sistemi di tra­du­zio­ne basati sul deep learning come DeepL è possibile rea­liz­za­re tra­du­zio­ni di alta qualità. Grazie alla tec­no­lo­gia, anche i dialetti e i testi sulle immagini possono essere tradotti au­to­ma­ti­ca­men­te in altre lingue.
  • Creazione di testi: i modelli lin­gui­sti­ci di grandi di­men­sio­ni (LLM) come ChatGPT possono uti­liz­za­re il deep learning per creare testi non solo gram­ma­ti­cal­men­te e or­to­gra­fi­ca­men­te corretti, ma anche per imitare lo stile di un autore, a con­di­zio­ne che ricevano suf­fi­cien­te materiale didattico. In questo modo sono stati creati articoli per Wikipedia e testi sha­ke­spea­ria­ni sor­pren­den­te­men­te autentici.
  • Sicurezza in­for­ma­ti­ca: i sistemi IA con l’ap­pren­di­men­to profondo sono par­ti­co­lar­men­te adatti a in­di­vi­dua­re ir­re­go­la­ri­tà nelle attività di sistema. Possono quindi rilevare possibili attacchi in­for­ma­ti­ci.
  • Finanze: la capacità di rilevare anomalie è par­ti­co­lar­men­te utile anche nel sensibile ambito delle ope­ra­zio­ni fi­nan­zia­rie. Se l’algoritmo viene ad­de­stra­to ade­gua­ta­men­te, gli attacchi alle reti bancarie e le frodi con le carte di credito possono essere difese più ef­fi­ca­ce­men­te di prima.
  • Marketing e vendite: i sistemi IA possono usare il deep learning per eseguire le analisi del sentiment e adottare misure definite in modo in­di­pen­den­te per ri­sta­bi­li­re la sod­di­sfa­zio­ne del cliente.
  • Guida autonoma: un’au­to­mo­bi­le senza con­du­cen­ti umani che circola in sicurezza nel traffico stradale è ancora una visione del futuro. La tec­no­lo­gia, però, esiste e combina vari algoritmi dell’ap­pren­di­men­to profondo: un algoritmo, ad esempio, riconosce i segnali stradali, mentre un altro è spe­cia­liz­za­to nella lo­ca­liz­za­zio­ne dei pedoni.
  • Robot in­du­stria­li: robot dotati di IA basate sul deep learning po­treb­be­ro essere uti­liz­za­ti in molti settori in­du­stria­li. Sem­pli­ce­men­te os­ser­van­do un essere umano, i sistemi po­treb­be­ro imparare a far fun­zio­na­re le macchine e poi ot­ti­miz­zar­si.
  • Ma­nu­ten­zio­ne: so­prat­tut­to nel campo della ma­nu­ten­zio­ne in­du­stria­le ci sono im­por­tan­ti pos­si­bi­li­tà di ap­pli­ca­zio­ne. Nei sistemi complessi è ne­ces­sa­rio mo­ni­to­ra­re co­stan­te­men­te un gran numero di parametri. L’ap­pren­di­men­to profondo potrebbe inoltre prevedere quali unità di un sistema ri­chie­de­ran­no presto una ma­nu­ten­zio­ne (ma­nu­ten­zio­ne pre­dit­ti­va). -Medicina: grazie all’IA deep learning si possono scan­sio­na­re le immagini per in­di­vi­dua­re eventuali anomalie, in modo più accurato rispetto a un os­ser­va­to­re umano, anche se spe­cia­liz­za­to. Con l’aiuto di sistemi in­tel­li­gen­ti, le TAC o i raggi X possono essere uti­liz­za­ti per rilevare le malattie prima ancora che si svi­lup­pi­no.

Ap­pren­di­men­to profondo: un grande po­ten­zia­le, ma nessuna soluzione uni­ver­sa­le

Nel dibattito pubblico spesso il deep learning emerge come l’unica tec­no­lo­gia futura di IA. Ef­fet­ti­va­men­te, l’ap­pren­di­men­to profondo permette di ottenere risultati si­gni­fi­ca­ti­va­men­te migliori rispetto ai metodi pre­ce­den­ti in molti ambiti.

Il deep learning non è la soluzione tec­no­lo­gi­ca migliore per ogni problema. Esistono, infatti, anche altri approcci per rendere i computer “in­tel­li­gen­ti”, soluzioni che fun­zio­na­no anche con insiemi di dati più piccoli e dove le persone possono com­pren­de­re i percorsi de­ci­sio­na­li.

Alcuni ri­cer­ca­to­ri nel campo IA vedono l’ap­pren­di­men­to profondo come un fenomeno tem­po­ra­neo e sono convinti che si tro­ve­ran­no approcci migliori non ispirati al modello del cervello umano. La strategia aziendale di Google dimostra che le criticità di questa tec­no­lo­gia non possono essere tra­scu­ra­te: il deep learning è solo una delle tec­no­lo­gie IA. Si pensi agli altri metodi di ap­pren­di­men­to au­to­ma­ti­co, come anche allo sviluppo dei computer quan­ti­sti­ci.

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