Che cos’è un social bot? Si tratta di un termine legato all’universo di Internet che ha spesso fatto capolino nella cronaca politica in­ter­na­zio­na­le: in par­ti­co­la­re in ri­fe­ri­men­to all’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti e al re­fe­ren­dum sulla Brexit nel Regno Unito. Questi social bot vengono chiamati anche “bot politici” e hanno lo scopo di in­fluen­za­re le di­scus­sio­ni sui social network. Voci simili hanno occupato le pagine dei giornali anche in occasione delle elezioni politiche tedesche e quelle italiane dello scorso 4 marzo. Ma sono veramente così de­ter­mi­nan­ti da influire su eventi di così ampia portata? Cosa si cela dietro un social bot e come funziona?

I social bot simulano di essere utenti umani sui social network; ma lo fanno talmente bene che sono difficili da sma­sche­ra­re. Gli altri utenti finiscono per con­fon­der­si e danno per scontato di trovarsi di fronte a utenti umani. Questo tipo di bot viene spesso uti­liz­za­to per dif­fon­de­re un’opinione o per fomentare una di­scus­sio­ne, con l’obiettivo di favorire una parte piuttosto che un’altra.

Anche le aziende uti­liz­za­no i social bot per fini pro­mo­zio­na­li, ad esempio per fingere una po­po­la­ri­tà per i propri prodotti maggiore di quella reale. Un modo per farlo è quello di fare creare ai social bot delle re­cen­sio­ni di prodotti fasulle e chia­ra­men­te positive. Tuttavia il nome di “bot politici” non è casuale, infatti è sempre più diffusa l’idea che i bot siano in grado in­fluen­za­re le di­scus­sio­ni pubbliche. La modalità è quella di scre­di­ta­re l’immagine del politico del partito op­po­si­to­re, spesso at­tra­ver­so la di­sin­for­ma­zio­ne. Non sorprende infatti che a questo tipo di te­co­no­lo­gia vengano associati termini e concetti come “fake news”, “discorsi d’odio” o “fil­ter­bub­ble”

L’effetto po­la­riz­zan­te dei social bot rende la vita difficile a gior­na­li­sti e aziende di co­mu­ni­ca­zio­ne, così come anche a umanisti e sociologi. D’altro canto però, vista l’im­por­tan­za che i social bot stanno ac­qui­sen­do, si è venuto a creare un settore com­ple­ta­men­te nuovo, to­tal­men­te basato sul loro sviluppo e utilizzo. Infatti l’impiego di social bot non solo è legale e garantito dalla legge, ma rap­pre­sen­ta anche un business molto lucrativo.

Fatto

Sulla base del fatto che sempre più persone si informano (spesso solo) sui social media, molti pro­no­sti­ca­no un influsso sempre maggiore dei bot politici sull’opinione pubblica.

Tuttavia si rac­co­man­da di fare at­ten­zio­ne a non de­mo­niz­za­re fret­to­lo­sa­men­te questa tec­no­lo­gia. Infatti in alcuni ambiti può essere di grande aiuto senza dover causare danni col­la­te­ra­li, ad esempio come programma di chat au­to­ma­tiz­za­ta sui siti delle aziende con il compito di ri­spon­de­re alle domande dei clienti.

Per capire quali sono i pericoli che si corrono con i social bot e come fare a ri­co­no­scer­li, è ne­ces­sa­rio sapere in­nan­zi­tut­to come funziona la tec­no­lo­gia su cui si basano i bot. Qui di seguito ap­pro­fon­dia­mo che cos’è realmente un bot e vi il­lu­stria­mo i vari tipi di bot che esistono.

Che cos’è un bot?

Un bot (derivante dalla parola inglese “robot”) è un programma au­to­ma­tiz­za­to, pro­gram­ma­to per svolgere de­ter­mi­na­te azioni in maniera regolare o reattiva. Tutto ciò senza dover far af­fi­da­men­to sull’in­ter­ven­to umano. Il bot analizza le cir­co­stan­ze e decide au­to­no­ma­men­te quale azione eseguire.

Fatto

Uno studio di Incapsula del 2016 mostra che più della metà del traffico Internet a livello mondiale è generato dai bot. Quasi il 30 % della totalità dei bot è stato eti­chet­ta­to come bad bot, ovvero bot cattivi o maligni.

I vari tipi di bot si di­stin­guo­no in base alla com­ples­si­tà tec­no­lo­gi­ca del loro sviluppo. La gamma va da semplici algoritmi fino a tec­no­lo­gie di IA (In­tel­li­gen­za ar­ti­fi­cia­le) con un elevato grado di com­ples­si­tà. I bot che sono dotati di in­tel­li­gen­za ar­ti­fi­cia­le sono capaci di ap­pren­de­re: scoprendo man mano l’ambiente che li circonda, si adattano a esso. In base alla propria funzione, un bot risulta dif­fi­cil­men­te ri­co­no­sci­bi­le come tale per gli utenti umani ed esegue il proprio lavoro senza essere notato o pre­sen­tan­do­si ad­di­rit­tu­ra come utente umano, imi­tan­do­ne il com­por­ta­men­to. Qui di seguito vi pre­sen­tia­mo alcune tipologie di bot:

  • Web­cra­w­ler: in qualsiasi categoria ci sono bot che lavorano sotto la su­per­fi­cie. La maggior parte di questi viene uti­liz­za­ta dai motori di ricerca per poter spulciare il web au­to­no­ma­men­te. Per lo più si tratta di bot che si attengono agli standard di com­por­ta­men­to. Tuttavia ci sono anche web­cra­w­ler che tra­scu­ra­no tali norme e rac­col­go­no dati senza permesso.
  • Chatbot: con­tra­ria­men­te ai web­cra­w­ler i chatbot fun­zio­na­no in maniera reattiva, reagendo agli impulsi forniti dall’attività umana e sono spe­cia­liz­za­ti nel ri­spon­de­re con criterio agli altri membri di una chat. Si è soliti im­bat­ter­si in questo tipo di bot quando ricoprono il ruolo di as­si­sten­ti digitali. Ad esempio un as­si­sten­te digitale può guidare un utente all’interno di un sito web o ri­spon­de­re a domande relative a un tema o a un’offerta. Anche as­si­sten­ti vocali come Siri od OK Google o ancora Amazon Echo o Google Home si basano su questa tec­no­lo­gia di chatbot.
  • Giocatori virtuali con­trol­la­ti dal computer: anche in molti giochi delle console o del computer sono necessari dei giocatori che agiscano reat­ti­va­men­te al com­por­ta­men­to del giocatore umano. Queste ope­ra­zio­ni vengono gestite dai bot. Si parla perciò di per­so­nag­gi non giocanti (nei giochi di ruolo), di aimbot (nei giochi d’azione), di pokerbot (nei giochi di poker) e di altri ancora. Come già accennato questi bot sono reattivi, ovvero operano in base agli stimoli dati dal giocatore umano, e uti­liz­za­no sempre più l’in­tel­li­gen­za ar­ti­fi­cia­le. Un esempio spet­ta­co­la­re è l’in­tel­li­gen­za ar­ti­fi­cia­le di Google che prende il nome di AlphaZero, davvero im­pres­sio­nan­te sia nel gioco degli scacchi che nel gioco da tavolo Go.
  • Social Bot: si tratta di qualsiasi bot che viene uti­liz­za­to di nascosto nei social network. Sono bot che lavorano sia in maniera ri­pe­ti­ti­va che reattiva: mettono “mi piace”, com­men­ta­no, rit­weet­ta­no e tentano di coin­vol­ge­re gli altri utenti nelle di­scus­sio­ni e di pro­vo­car­li. Per cercare di far reagire gli altri utenti dis­si­mu­la­no il loro essere ar­ti­fi­cia­li e si spacciano per utenti umani.
Fatto

I bot possono essere d’aiuto per l’utente in molti compiti quo­ti­dia­ni, ma anche essere uti­liz­za­ti per svolgere azioni criminali. Molti bot, essendo spe­cia­liz­za­ti nel lavorare nell’ombra e au­to­no­ma­men­te spesso, imitando il com­por­ta­men­to umano, risultano adatti per lo spio­nag­gio e per il furto di dati.

Il web­cra­w­ler e il chatbot sono i due tipi di bot fon­da­men­ta­li. Le attuali ge­ne­ra­zio­ni di bot combinano spesso le loro funzioni di base: l’analisi di dati ef­fet­tua­ta dietro le quinte, tipica dei web­cra­w­ler, e la si­mu­la­zio­ne di co­mu­ni­ca­zio­ne umana dei chatbot. Questo vale chia­ra­men­te anche per i social bot.

Che cos’è un social bot e che cosa lo distingue dagli altri bot?

Un social bot è un programma au­to­ma­ti­co che simula il com­por­ta­men­to umano nei social network. I social bot prendono parte a di­scus­sio­ni su Twitter o Facebook, pre­ten­den­do di essere degli utenti in carne e ossa. Sui social media con­di­vi­do­no contenuti relativi a un de­ter­mi­na­to tema, per lo più con lo scopo di in­fluen­za­re l’opinione pubblica.

I social bot vengono spesso uti­liz­za­ti nel settore del marketing o a fini politici. Non di rado dif­fon­do­no anche co­sid­det­te fake news, ovvero notizie false. In questo modo sono in gradi di in­fluen­za­re di­scus­sio­ni e il clima nel quale avvengono su Internet. Per in­di­riz­za­re l’opinione pubblica i social bot uti­liz­za­no tecniche spe­ci­fi­che, ap­par­te­nen­ti anche ad altri tipi di bot: cercare di­scus­sio­ni sui social network relative a un tema pre­ce­den­te­men­te in­di­ca­to­gli (analisi di dati come avviene con i web­cra­w­ler) e in­fluen­zan­do­le pren­den­do­vi parte (si­mu­la­zio­ne di con­ver­sa­zio­ne come avviene con i chatbot).

Per quel che riguarda le loro funzioni i social bot as­so­mi­glia­no de­ci­sa­men­te ai chatbot o più in generale agli as­si­sten­ti digitali, anche essi infatti sono votati alla co­mu­ni­ca­zio­ni tra utenti umani. Chia­ra­men­te c’è una dif­fe­ren­za decisiva: mentre nella maggior parte dei casi i chatbot rap­pre­sen­ta­no un servizio di con­su­len­za pensato per aiutare l’in­ter­lo­cu­to­re, i social bot hanno l’obiettivo di illuderlo e ma­ni­po­lar­lo. Mentre nel caso dei chatbot l’essere ri­co­no­sciu­ti come entità virtuale non rap­pre­sen­ta ne­ces­sa­ria­men­te uno svan­tag­gio, per i social bot la dis­si­mu­la­zio­ne votata all’inganno dell’in­ter­lo­cu­to­re è la base fon­da­men­ta­le del loro successo; i loro tentativi di in­fluen­za­re l’opinione pubblica non ver­reb­be­ro al­tri­men­ti presi in con­si­de­ra­zio­ne.

Esempi di utilizzo dei social bot

Di esempi sull’utilizzo ma­ni­po­la­ti­vo dei social bot ce ne sono molti. Solo negli ultimi anni il loro utilizzo è stato re­gi­stra­to in pra­ti­ca­men­te ogni grande elezione pubblica: in modo par­ti­co­la­re a essere finiti sotto l’occhio del ciclone sono stati il voto sulla Brexit, sulle elezioni pre­si­den­zia­li negli Stati Uniti e quelle par­la­men­ta­ri in Francia, Germania e più re­cen­te­men­te in Italia.

  • Brexit: nel giugno 2016 la mag­gio­ran­za dei votanti ha approvato l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Prima del voto hanno avuto luogo intense di­scus­sio­ni sui social network riguardo cosa fosse più o meno giusto fare, in seguito è stata portata alla luce la par­te­ci­pa­zio­ne di social bot o bot politici, come riportato da molti giornali, con numeri diversi, tra cui l’In­de­pen­dent.
  • Elezioni pre­si­den­zia­li negli Stati Uniti: Donald Trump è stato eletto 58esimo pre­si­den­te degli Stati Uniti d’America nel novembre del 2016. Anche qui sono spuntate fuori numerose in­for­ma­zio­ni su quanto i social bot abbiano in­fluen­za­to l’esito della sua risicata vittoria elet­to­ra­le. Secondo una ricerca di due studiosi italiani condotta su 20 milioni di tweet e riportata su Re­pub­bli­ca, la per­cen­tua­le di messaggi inviati da bot au­to­ma­ti­ci sarebbe stata ad­di­rit­tu­ra del 19%. Riguardo alle fake news, quella relativa al benestare del papa a Donald Trump, to­tal­men­te falsa, è stata condivisa quasi un milione di volte, da utenti in carne e ossa e da social bot. Anche l’elezione di Hillary Clinton è stata sup­por­ta­ta dall’utilizzo di social bot, seppur in maniera minore.
  • Elezioni politiche in Germania e Italia: proprio per via delle espe­rien­ze con le recenti elezioni nel Regno Unito e negli Stati Uniti, molti in Italia e Germania erano pre­oc­cu­pa­ti che i bot politici potessero in­fluen­za­re l’opinione pubblica anche a casa propria. In Germania i partiti politici, sol­le­ci­ta­ti dalla Merkel, hanno osteg­gia­to l’utilizzo dei social bot nelle elezioni politiche, no­no­stan­te siano permessi per legge. Per via del raggio d’azione re­la­ti­va­men­te limitato di Twitter sia in Italia che in Germania, sem­bre­reb­be che le elezioni politiche nei due paesi non siano state pe­san­te­men­te in­fluen­za­te e che il numero di social bot sia stato contenuto.

L’influsso reale che i social bot hanno sull’esito delle elezioni è difficile da stabilire. In modo par­ti­co­la­re la Brexit e l’ancora più sor­pren­den­te elezione di Trump a pre­si­den­te degli Stati Uniti hanno ca­rat­te­riz­za­to la cronaca italiana e in­ter­na­zio­na­le per mesi, spesso pre­sup­po­nen­do l’utilizzo di bot politici come sup­ple­men­to segreto per il buon esito delle elezioni. L’evidenza degli effetti dei social bot e delle loro fake news provocano una perdita di fiducia nei confronti della co­mu­ni­ca­zio­ne digitale.

Fatto

Un'altra con­tro­in­di­ca­zio­ne dei social bot è che fal­si­fi­ca­no i risultati delle analisi sui social media. Nell’ana­liz­za­re i “mi piace” e i retweet, agli analisti risulta difficile ri­co­no­sce­re quali sono di origine umana e quali di origine virtuale. L’effettiva rilevanza dei temi risulta perciò molto più complessa da de­ter­mi­na­re da un punto di vista sta­ti­sti­co. Questo rap­pre­sen­ta uno svan­tag­gio sia per le aziende che per la politica, poiché entrambe basano la propria strategia sui risultati derivanti da tali analisi.

Fun­zio­na­men­to dei social bot

Un social bot posta i propri contenuti per lo più tramite account fasulli dotati di una foto profilo, post pre­ce­den­ti e spesso ad­di­rit­tu­ra follower e amici. At­tra­ver­so questi account il bot diffonde i suoi messaggi, che siano di marketing o che abbiano finalità politiche. Questo non avviene solo sotto forma di post e commenti, ma anche con più semplici like e retweet. At­tra­ver­so un’in­ter­fac­cia di pro­gram­ma­zio­ne (API) il bot ottiene accesso ai social network e può sia ricevere che inviare dati.

I social bot agiscono per lo più durante il giorno, ovvero anche quando gli utenti umani sono me­dia­men­te più attivi. Tuttavia postano i propri contenuti a in­ter­val­li variabili, in questo modo viene camuffata la loro identità di macchina virtuale.

Inoltre un social bot può anche inviare richieste d’amicizia. Se una tale amicizia viene con­fer­ma­ta da utenti umani, i loro dati finiranno in mano ai bot che potranno rac­co­glier­li e ana­liz­zar­li. Già nel 2011 uno studio canadese ap­pro­fon­di­va la capacità dei social bot di rac­co­glie­re dati e ca­ta­lo­ga­re in­for­ma­zio­ni degli account delle persone con le quali stringono amicizia.

Fatto

Per via della brevità dei tweet, Twitter è una delle reti preferite dai social bot. I pochi caratteri a di­spo­si­zio­ne per­met­to­no ai bot di operare no­no­stan­te le loro co­no­scen­ze limitate della lingua, senza essere notati.

Molti social bot sono pro­gram­ma­ti con semplici algoritmi che si basano sull’im­pli­ca­zio­ne logica if-then (formula “se-allora”): se viene iden­ti­fi­ca­to un tema rilevante, allora il social bot posta i suoi contenuti pre­sta­bi­li­ti. Per scovare i temi giusti i social bot uti­liz­za­no delle ricerche di parole chiave semplici (short tail keyword) scan­da­glia­no la timeline di Twitter o i post di Facebook alla ricerca di de­ter­mi­na­te parole o hashtag. Dopodiché pub­bli­ca­no testi e messaggi già pronti o tentano di condurre le con­ver­sa­zio­ni in una certa direzione.

Tuttavia ci sono anche social bot tec­ni­ca­men­te più complessi. Grazie all’aiuto dell’in­tel­li­gen­za ar­ti­fi­cia­le, di ap­pro­fon­di­te analisi dati e della va­lu­ta­zio­ne dei testi, ai social bot riesce sempre di generare nuovi commenti dif­fe­ren­ti da quelli già postati. Tra l’altro sono in grado di fare ri­fe­ri­men­to anche agli av­ve­ni­men­ti della giornata o agli ultimi ag­gior­na­men­ti. Per lo più uti­liz­za­no testi presenti online per mettere insieme i propri in­ter­ven­ti, ri­for­mu­lan­do­li. Questi bot tec­ni­ca­men­te più complessi sono ancora più difficili da sma­sche­ra­re.

I bot politici danno il meglio quando lavorano in­ter­con­nes­si: se i bot cooperano l’uno con l’altro in una co­sid­det­ta botnet, ovvero una rete di bot, dif­fon­do­no in­for­ma­zio­ni in maniera ancora più efficace. In questo modo i social bot possono mettere “mi piace” e con­di­vi­de­re post che altri bot hanno creato e pub­bli­ca­to. La loro influenza aumenta di pari passo con il numero di account collegati tra loro.

La questione tec­no­lo­gi­ca: perché ci sono così tanti social bot?

Lo sviluppo di un social bot semplice richiede poche capacità tecniche: ci sono tool che per­met­to­no di creare i propri social bot senza grandi co­no­scen­ze di pro­gram­ma­zio­ne. Al­tret­tan­to facile è mettere le mani su account utente falsi: in rete sono di­spo­ni­bi­li dei ge­ne­ra­to­ri che per­met­to­no di crearne fa­cil­men­te dei nuovi, o, in al­ter­na­ti­va, è possibile comprarne di già esistenti. Lo stesso vale per il software per la loro gestione, anch’esso ac­qui­sta­bi­le online. At­tra­ver­so un’in­ter­fac­cia di pro­gram­ma­zio­ne si dotano i bot di accesso a Twitter o Facebook, dove potranno reagire agli hashtag e alle parole chiave pre­ce­den­te­men­te impostate. La sem­pli­ci­tà con la quale è possibile trovare la tec­no­lo­gia ne­ces­sa­ria per la creazione di social bot ne favorisce con­si­de­ra­bil­men­te la rapida dif­fu­sio­ne.

Il grande aumento di bot è favorito anche dai social media, poiché sia Facebook che Twitter man­ten­go­no la propria in­ter­fac­cia di pro­gram­ma­zio­ne fa­cil­men­te ac­ces­si­bi­le in­co­rag­gian­do gli svi­lup­pa­to­ri di ap­pli­ca­zio­ni a con­ti­nua­re a lavorare alla creazione di software uti­liz­za­bi­li all’interno della loro piat­ta­for­ma. In questo modo e in questo senso non pongono ostacoli ai social bot; questo vale in par­ti­co­lar modo per Twitter, che lascia libertà di movimento alla maggior parte dei bot.

Chia­ra­men­te non è tutto permesso ai social bot, ci sono anche delle li­mi­ta­zio­ni da tenere in conto. Vengono infatti stabilite barriere tec­no­lo­gi­che che im­pe­di­sco­no la creazione di account fasulli o quan­to­me­no tentano di renderla più dif­fi­col­to­sa. Se si entra in possesso dell’indirizzo IP di un bot, questo può essere bloccato così da non per­met­ter­gli più l’accesso alla rete.

Molte piat­ta­for­me si difendono dai social bot at­tra­ver­so i Captcha. I Captcha sono dei brevi testi che gli uomini sono in grado di superare so­li­ta­men­te senza dif­fi­col­tà, ma con i quali al contrario i bot hanno grandi problemi. Di norma il test consiste nel digitare una suc­ces­sio­ne di numeri che vi viene mostrata sot­to­for­ma di un’immagine spesso distorta, e che risulta di difficile lettura da parte di una macchina. Ma più so­fi­sti­ca­to è il bot, maggiori saranno le pro­ba­bi­li­tà che sarà in grado di risolvere il Captcha pre­sen­ta­to­gli.

I vari tipi di social bot

Le funzioni basilari di un social bot sono pressoché sempre le stesse, tuttavia è possibile di­stin­gue­re tra tre diverse tipologie secondo quelle che sono le sue funzioni:

  1. Lo spam­ma­to­re: lo spa­mat­to­re è un bot che si occupa di inondare re­go­lar­men­te un dibattito online con i suoi commenti sempre uguali, facendo invece passare in secondo piano altri, più validi, con­tri­bu­ti. Il bot spam­ma­to­re risulta davvero ef­fi­cien­te quando opera in coo­pe­ra­zio­ne con altri bot. Se un’intera rete di questo tipo di bot lavora in maniera congiunta, mettendo “mi piace” e com­men­tan­do, gli utenti umani perdono ve­lo­ce­men­te il controllo sulla di­scus­sio­ne. Uno scambio di contenuti diventa quindi pra­ti­ca­men­te im­pos­si­bi­le.
  2. Il trend-setter: anche i trend-setter danno il meglio in team. Se un grande numero di social bot coor­di­na­ti riesce a rendere proprio un de­ter­mi­na­to hashtag, allora possono rag­giun­ge­re un ampio raggio d’azione riguardo al tema in questione. Se la cosa cresce al punto tale da diventare un trend su Facebook o Twitter, allora con ogni pro­ba­bi­li­tà verrà pescato e af­fron­ta­to dalla stampa. Così facendo i social bot sono arrivati a essere re­spon­sa­bi­li dell’effettiva rilevanza dell’area tematica scelta. I bot di tipo trend-setter fanno sì che i fenomeni marginali si tra­sfor­mi­no in veri e propri trend e che un gruppo di limitate pro­pror­zio­ni cresca fino a diventare un movimento sociale.
  3. L’auto-troll: l’auto-troll, a dif­fe­ren­za delle altre tipologie, opera in solitaria tentando di fomentare gli utenti che si esprimono riguardo a un dato tema, spesso con commenti pro­vo­can­ti atti a far con­tro­bat­te­re l’utente. In questo modo la con­ver­sa­zio­ne finisce per al­lon­ta­nar­si dal tema ori­gi­na­rio e quello che ini­zial­men­te voleva essere un con­tri­bu­to co­strut­ti­vo finisce per diventare una di­scus­sio­ne polemica e accesa. Uno scambio con­te­nu­ti­sti­ca­men­te valido tra utenti può quindi essere fa­cil­men­te sabotato dai bot.

Chi trae profitto dai social bot?

Rimane comunque com­pli­ca­to capire chi realmente si nasconda dietro a un social bot, poiché non è ancora stato svi­lup­pa­to un metodo in­fal­li­bi­le per iden­ti­fi­ca­re un account fake. In con­si­de­ra­zio­ne di ciò, risulta chiaro come sia ancora più difficile sma­sche­ra­re chi muove i fili di queste ma­rio­net­te digitali. Ad ogni modo, volendo forzare la mano e ri­co­no­sce­re dei ma­cro­grup­pi, questi sono quelli che po­treb­be­ro trarre maggior vantaggio dai social bot:

  1. Gli in­fluen­cer e i marketer dei social network: le aziende, sia di piccole che di grandi di­men­sio­ni, possono uti­liz­za­re i social bot per favorire di nascosto le proprie misure di marketing. Come in­fluen­cer invece si ha interesse nell’in­fluen­za­re e lanciare nuovi trend per mezzo dei bot. Inoltre tramite i bot è possibile ottenere in­for­ma­zio­ni riguardo al proprio target. Infatti, come già accennato, basta che l’utente accetti la richiesta d’amicizia di un bot perché quest’ultimo abbia accesso a una grande quantità di dati dell’utente.
  2. Attori politici: altri indiziati prin­ci­pa­li sono le lobby e gli attori politici. Ad esempio una delle ipotesi che va per la maggiore è che dietro agli account fake e ai social bot che hanno avuto un ruolo nelle recenti elezioni pre­ce­den­te­men­te elencate si na­scon­da­no degli hacker russi. La questione rimane poco chiara, ma cer­ta­men­te ve­ro­si­mi­le.
  3. Altri attori con interessi nel con­di­zio­na­re l’opinione pubblica: possono essere privati, gruppi, or­ga­niz­za­zio­ni e criminali. Pra­ti­ca­men­te un bacino di attori di difficile iden­ti­fi­ca­zio­ne. La modalità è sempre e comunque quella di favorire un partito o di portare alla ribalta un tema specifico, o sem­pli­ce­men­te di creare scom­pi­glio. Molto spesso l’obiettivo è quello di dif­fon­de­re contenuti politici estremi. Essendo questi gruppi ete­ro­ge­nei è inutile tentare di ridurre le in­ten­zio­ni a qualcosa di specifico.
  4. Attori senza interessi ri­co­no­sci­bi­li: una buona parte di social bot è com­pa­ra­bil­men­te innocua, come può essere quella che, at­tra­ver­so i like e commenti, promuove di­scus­sio­ni a tema Star Wars. I bot di questo tipo non servono alcuno scopo im­me­dia­ta­men­te ri­co­no­sci­bi­le che abbia elementi politici o economici. Ve­ro­si­mil­men­te parte dei bot ri­con­du­ci­bi­li a questo gruppo sono nati per la curiosità tecnica/tec­no­lo­gi­ca e dalla voglia di fare dello svi­lup­pa­to­re di turno.

Rischi ed efficacia dei social bot

L’obiettivo prin­ci­pa­le dei social bot è quello di in­fluen­za­re le opinioni e i trend sui social network. Il grado di successo con il quale ci riescono o meno è tuttavia in forte di­scus­sio­ne. Certo è che i social bot, o almeno una parte di essi, rischiano di po­la­riz­za­re, ra­di­ca­liz­za­re e fram­men­ta­re la società civile at­tra­ver­so la pro­mo­zio­ne di notizie false, estre­miz­za­zio­ni e persino discorsi d’odio.

Per quel che riguarda invece le possibili con­se­guen­ze eco­no­mi­che: l’utilizzo di social bot può in­fluen­za­re i corsi delle borse, l’efficacia degli annunci pub­bli­ci­ta­ri e la dif­fu­sio­ne di malware. Con il loro alterare i numeri di in­te­ra­zio­ni sui social network, i social bot in­flui­sco­no pe­san­te­men­te, spesso in negativo, sul lavoro dei pub­bli­ci­ta­ri che fanno dif­fi­col­tà a in­ter­pre­ta­re i risultati ottenuti.

Tuttavia la ricerca riguardo l’effetto dei social bot dovrebbe fo­ca­liz­zar­si mag­gior­men­te sul consenso. La speranza e la pro­spet­ti­va è quella che nei prossimi anni la ricerca sociale fornirà dati più precisi a questo riguardo. Per motivi legati alla pre­ven­zio­ne è invece im­por­tan­te e sensato pro­muo­ve­re anche la ricerca tec­no­lo­gi­ca: mentre molti bot risultano per il momento ancora ab­ba­stan­za facili da sma­sche­ra­re, con il progresso tec­no­lo­gi­co e l’aumento della com­ples­si­tà dei bot potrebbe non essere più il caso. Inoltre la loro efficacia au­men­te­reb­be. Per questo motivo è ne­ces­sa­rio svi­lup­pa­re già da ora strategie per essere pronti a reagire al processo tec­no­lo­gi­co quando si pre­sen­te­rà l’occasione.

Con­clu­sio­ne

I social bot servono per lo più a scopi che vanno contro quelli della col­let­ti­vi­tà. Coloro che uti­liz­za­no i social bot hanno l’in­ten­zio­ne di cambiare l’opinione pubblica e per far ciò im­pe­di­sco­no il dibattito pubblico e lo scambio in­ter­per­so­na­le. In che misura i bot siano poi ef­fet­ti­va­men­te in grado di influire sull’opinione della gente è difficile da stabilire e non è stato ancora suf­fi­cien­te­men­te ricercato. Non ci sono prove scien­ti­fi­che della loro efficacia.

Come si possono ri­co­no­sce­re i social bot?

Come an­ti­ci­pa­to, la crescente com­ples­si­tà dei bot rende più difficile la loro iden­ti­fi­ca­zio­ne. Tuttavia ci sono delle domande che bi­so­gne­reb­be porsi in relazione agli account sui social media, per essere in grado di valutare se di fronte a voi ci sia una persona o un algoritmo:

  1. Quanto è credibile che un uomo abbia allestito in questo modo il proprio profilo? A fornire gli indizi sono spesso la foto profilo, quando è stato creato l’account e il com­por­ta­men­to dei follower e degli altri account seguiti dal profilo in questione: i bot sono soliti seguire un gran numero di account senza ricevere lo stesso trat­ta­men­to. Se un account ha solo un numero esiguo di amici è allora assai probabile che si tratti di un bot. Ancora, la foto profilo potrebbe essere uno scatto pa­ra­go­na­bi­le a quello di una modella pro­fes­sio­ni­sta di facile re­pe­ri­bi­li­tà sul web? Anche l’armonia con il quale è costruito il profilo può svelarvi se si tratta di un account vero o meno, o in altre parole: c’è qualcosa che non torna? Inoltre vale la pena ve­ri­fi­ca­re quanto tempo fa è stato creato l’account. Molti social bot vengono creati im­me­dia­ta­men­te prima di venire uti­liz­za­ti per i fini pre­fis­sa­ti.
  2. Che contenuti posta l’account? Se condivide o invia sempre gli stessi post costruiti magari con una scelta stra­na­men­te simile di parole o piuttosto link di articoli pub­bli­ca­ti sempre dagli stessi media; allora pro­ba­bil­men­te si tratta di un bot con l’obiettivo di aumentare l’interesse e le in­te­ra­zio­ni attorno a un dato tema. Un altro segnale è uno stile d’espres­sio­ne in­na­tu­ra­le o ina­bi­tua­le, magari con errori gram­ma­ti­ca­li. So­li­ta­men­te i bot postano più di quanto non com­men­ti­no i contenuti altrui.
  3. Quanto spesso l’account in questione condivide contenuti e mette “mi piace” a quelli altrui? Un ulteriore aiuto per de­ter­mi­na­re la natura di un account è la frequenza con la quale l’account è attivo sui social network. Un numero straor­di­na­rio di post, like, retweet e quant’altro è chia­ra­men­te un segnale di com­por­ta­men­to in­na­tu­ra­le come anche un certa ri­pe­ti­ti­vi­tà di post pub­bli­ca­ti giorno dopo giorno. Anche i tempi di reazione dell’account possono essere un in­di­ca­to­re: se dando un input in chat o com­men­tan­do un suo post, l’account risponde sempre nel giro di pochi secondi, c’è qualcosa che non torna.
  4. Come reagisce l’account a domande marginali? Uno dei metodi più af­fi­da­bi­li per lo sma­sche­ra­men­to di un bot è quello di sot­to­por­gli domande di contesto. Si tratta di domande magari più marginali e legate al contesto. Ad esempio qualcosa di superfluo come: “Come ti sembra l’immagine del profilo della persona che ha com­men­ta­to prima di te in questo post?” e state a vedere cosa risponde.

In generale è sempre buona cosa quella di tenere bene a mente il fun­zio­na­men­to dei vari social bot. Fate at­ten­zio­ne a com­por­ta­men­ti fa­sti­dio­si tipici dei bot del tipo spam­ma­to­re o auto-troll e ancora più im­por­tan­te è che non cediate alle pro­vo­ca­zio­ni né vi facciate distrarre. Ad ogni modo, che dietro a un account fa­sti­dio­so e pro­vo­ca­to­rio si nasconda un bot o una persona, fo­ca­liz­za­te­vi sul con­ti­nua­re a di­scor­re­re in maniera pacifica e so­prat­tut­to co­strut­ti­va con gli altri utenti, sgon­fian­do così l’influsso negativo che al­tri­men­ti po­treb­be­ro avere.

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