Le campagne Per­for­man­ce Max (PMax) di Google Ads sono campagne com­ple­ta­men­te au­to­ma­tiz­za­te che coprono tutti i canali Google. Combinano l’ap­pren­di­men­to au­to­ma­ti­co con un’ampia gamma di segnali per mas­si­miz­za­re le con­ver­sio­ni. Per fare in modo che una campagna PMax abbia successo, è in­di­spen­sa­bi­le un’ot­ti­miz­za­zio­ne mirata.

Primo passaggio: imposta i giusti obiettivi di con­ver­sio­ne

Il successo di una campagna PMax inizia dalla corretta de­fi­ni­zio­ne dei tuoi obiettivi di con­ver­sio­ne e da una cor­ri­spon­den­te ot­ti­miz­za­zio­ne delle con­ver­sio­ni. Distingui tra obiettivi primari e secondari:

  • Gli obiettivi primari sono le azioni che con­tri­bui­sco­no di­ret­ta­men­te al successo del business, come gli acquisti negli e-commerce o i moduli di contatto nell’ambito B2B.
  • Gli obiettivi secondari servono per scopi di analisi e ot­ti­miz­za­zio­ne. Tra questi rientrano, ad esempio, le iscri­zio­ni alla new­slet­ter o le visite alle pagine.

A seconda del settore, per rag­giun­ge­re gli obiettivi sono adatte azioni di con­ver­sio­ne molto diverse. I ri­ven­di­to­ri do­vreb­be­ro con­cen­trar­si in via prio­ri­ta­ria su acquisti o conferme di quanto inserito nel carrello, poiché aumentano di­ret­ta­men­te il fatturato, mentre i fornitori di servizi do­vreb­be­ro invece dare priorità a lead, richieste di contatto o pre­no­ta­zio­ni di ap­pun­ta­men­ti, per acquisire po­ten­zia­li clienti qua­li­fi­ca­ti.

As­si­cu­ra­ti che ogni azione di con­ver­sio­ne sia chia­ra­men­te mi­su­ra­bi­le e generi dati suf­fi­cien­ti affinché l’ap­pren­di­men­to au­to­ma­ti­co della campagna PMax possa lavorare in modo af­fi­da­bi­le. Definire troppi micro-obiettivi o azioni meno rilevanti come obiettivi prin­ci­pa­li può con­fon­de­re l’IA e ral­len­ta­re l’ot­ti­miz­za­zio­ne. Inoltre, è con­si­glia­bi­le assegnare valori di con­ver­sio­ne, per tenere conto del valore relativo delle diverse azioni e orientare così la campagna sui risultati più im­por­tan­ti.

Una leva spesso sot­to­va­lu­ta­ta in PMax è l’obiettivo “solo nuovi clienti” (New Customer Ac­qui­si­tion). Nelle im­po­sta­zio­ni della campagna puoi stabilire se fare offerte più alte per i nuovi clienti oppure puntare esclu­si­va­men­te su di loro. Questo è par­ti­co­lar­men­te prezioso quando il tuo obiettivo primario sono la crescita e la pe­ne­tra­zio­ne del mercato, invece di ri­vol­ger­ti nuo­va­men­te solo ai clienti esistenti.

ran­kin­g­Coach
Vendi di più con il marketing online e l'IA
  • Migliore po­si­zio­na­men­to su Google senza agenzie esterne
  • Risposte veloci a commenti o re­cen­sio­ni sui social media
  • Nessuna co­no­scen­za SEO o di marketing online richiesta

Secondo passaggio: ottimizza i gruppi di asset

I gruppi di asset co­sti­tui­sco­no il cuore creativo della tua campagna. Rag­grup­pa­no diversi materiali pub­bli­ci­ta­ri (testi, immagini, loghi, video) in un’unità te­ma­ti­ca­men­te coerente. Google utilizza sempre più spesso l’IA ge­ne­ra­ti­va per creare o variare au­to­ma­ti­ca­men­te gli asset. Puoi fornire all’IA l’URL della tua pagina di de­sti­na­zio­ne, che verrà usato per generare proposte di testo e persino materiale visivo. Sfrutta questa funzione per ri­spar­mia­re tempo, ma verifica sempre ma­nual­men­te i risultati per garantire la coerenza con il tuo brand.

Ogni gruppo di asset dovrebbe ri­flet­te­re un tema, un prodotto o un target chia­ra­men­te definito. Google combina poi au­to­ma­ti­ca­men­te gli asset nei formati di annuncio più adatti per YouTube, Gmail, Ricerca o Maps.

Usa titoli vari e ot­ti­miz­za­ti per la SEO, immagini ac­cat­ti­van­ti e brevi video per sfruttare al meglio i diversi canali. I titoli do­vreb­be­ro essere chiari, concisi e adattati al target, mentre le immagini do­vreb­be­ro mostrare soggetti di alta qualità in grado di attirare l’at­ten­zio­ne degli utenti. Anche i video sono im­por­tan­ti per una campagna PMax di successo: aumentano la copertura so­prat­tut­to su YouTube e, senza di essi, la campagna sfrutta meno ef­fi­ca­ce­men­te i vari canali.

Consiglio

Controlla re­go­lar­men­te le pre­sta­zio­ni dei tuoi asset e so­sti­tui­sci quelli poco per­for­man­ti con nuove varianti. As­si­cu­ra­ti che i tuoi asset siano coerenti con il messaggio del brand e con l’obiettivo della campagna, in modo da generare rilevanza.

Terzo passaggio: utilizza i segnali del pubblico

Anche se una campagna PMax è for­te­men­te au­to­ma­tiz­za­ta, puoi trarre vantaggio da segnali del pubblico definiti con cura. Si tratta di in­di­ca­zio­ni che fornisci a Google Ads per fa­ci­li­ta­re all’IA l’avvio dell’ot­ti­miz­za­zio­ne della tua campagna PMax. Mostrano quale target è po­ten­zial­men­te più rilevante per i tuoi prodotti o servizi e aiutano l’IA a prendere decisioni più precise. Aggiungi quindi ca­rat­te­ri­sti­che de­mo­gra­fi­che, interessi o target per­so­na­liz­za­ti per dare priorità ai gruppi di utenti più per­ti­nen­ti.

Quando imposti i segnali del pubblico ci sono alcune pratiche che aiutano a mi­glio­ra­re in modo mirato le pre­sta­zio­ni della tua campagna PMax. In questo modo puoi fornire a Google in­di­ca­zio­ni il più possibile precise, senza limitare l’au­to­ma­zio­ne:

  • Segnali in gruppi di asset separati da testare: usa segnali del pubblico diversi per ogni gruppo di asset, per ana­liz­zar­ne l’impatto specifico su con­ver­sio­ni e copertura. In questo modo puoi capire quali com­bi­na­zio­ni fun­zio­na­no meglio.
  • Uti­liz­za­re i propri dati (Customer Match, liste di re­mar­ke­ting): i dati dei tuoi clienti for­ni­sco­no segnali di qualità par­ti­co­lar­men­te elevata, perché rag­giun­go­no utenti che hanno già mostrato interesse o hanno già ef­fet­tua­to una con­ver­sio­ne.
  • Ag­giun­ge­re segmenti basati su interessi e intento: combina pubblici basati su interessi, in­ten­zio­ne di acquisto o com­por­ta­men­to di ricerca, per rag­giun­ge­re po­ten­zia­li clienti.
  • Ag­gior­na­re re­go­lar­men­te i segnali: controlla pe­rio­di­ca­men­te le pre­sta­zio­ni dei tuoi segnali di pubblico e adeguali alle tendenze sta­gio­na­li o ai nuovi obiettivi di campagna.
  • Usare i segnali come supporto, non come limite: i segnali del pubblico aiutano l’IA a orien­tar­si. Devono guidare il processo di ap­pren­di­men­to, ma non ridurre il margine di azione dell’au­to­ma­zio­ne.
  • Uti­liz­za­re temi di ricerca precisi: inserisci esclu­si­va­men­te temi di ricerca specifici, che cor­ri­spon­da­no esat­ta­men­te al tuo prodotto o alla tua offerta. Evita termini generici.

Quarto passaggio: verifica la qualità del feed di dati

Per i negozi online, un feed di dati di prodotto ben strut­tu­ra­to in Google Merchant Center è la base di ogni campagna PMax di successo. In questo feed trasmetti tutte le in­for­ma­zio­ni im­por­tan­ti sui tuoi prodotti. Google utilizza questi dati per pub­bli­ca­re cor­ret­ta­men­te gli annunci e rag­giun­ge­re utenti per­ti­nen­ti. As­si­cu­ra­ti che tutti gli attributi del tuo prodotto siano completi, ag­gior­na­ti e compilati cor­ret­ta­men­te. Anche piccoli errori, come prezzi non ag­gior­na­ti, di­spo­ni­bi­li­tà errate o de­scri­zio­ni poco chiare, possono fare sì che gli annunci vengano pub­bli­ca­ti più raramente (o non pub­bli­ca­ti affatto). Usa inoltre titoli e de­scri­zio­ni si­gni­fi­ca­ti­vi, che con­ten­ga­no keyword rilevanti, così che Google possa clas­si­fi­ca­re meglio i tuoi prodotti.

Un altro aspetto im­por­tan­te sono le etichette per­so­na­liz­za­te (custom labels). Si tratta di attributi ag­giun­ti­vi li­be­ra­men­te de­fi­ni­bi­li in Google Merchant Center, che ti per­met­to­no di rag­grup­pa­re i prodotti del tuo feed di dati secondo criteri per­so­na­liz­za­ti come margine, sta­gio­na­li­tà, status di bestsel­ler o priorità di campagna. In questo modo puoi gestire i budget in modo più mirato e mettere in evidenza gli articoli più redditizi.

Effettua inoltre controlli regolari del feed per as­si­cu­rar­ti che tutti i dati siano ag­gior­na­ti e privi di errori. Gli strumenti come la dia­gno­sti­ca di Merchant Center ti aiutano a in­di­vi­dua­re e risolvere i problemi in anticipo. Un’elevata qualità del feed di dati fa sì che i tuoi prodotti siano più visibili, abbiano pre­sta­zio­ni migliori e generino così più fatturato.

Quinto passaggio: per­fe­zio­na il bidding

La scelta delle giuste strategie di offerta, il co­sid­det­to bidding, è decisiva per il successo della tua campagna PMax. Nel bidding, Google sta­bi­li­sce au­to­ma­ti­ca­men­te quanto offrire per un annuncio per ottenere il miglior risultato possibile nel rispetto del tuo budget. Non imposti quindi più ma­nual­men­te un’offerta per ogni keyword o prodotto, ma lasci questa decisione all’IA in base ai tuoi obiettivi specifici.

Google offre diverse strategie di smart bidding basate su algoritmi di ap­pren­di­men­to au­to­ma­ti­co:

  • tROAS (Target Return on Ad Spend): tROAS significa che Google ottimizza le tue offerte in modo da ottenere un de­ter­mi­na­to fatturato in rapporto ai costi pub­bli­ci­ta­ri. A tal fine Google adegua in modo mirato le offerte CPC (cost per click) per rag­giun­ge­re il ren­di­men­to de­si­de­ra­to. Un esempio: con un obiettivo di ROAS del 400%, Google punta a generare quattro euro di fatturato per ogni euro investito.
  • tCPA (Target Cost per Ac­qui­si­tion): il tCPA definisce quanto desideri spendere in media per una con­ver­sio­ne, ad esempio un acquisto o un lead. Google cerca quindi di ottenere il maggior numero possibile di con­ver­sio­ni senza superare questo valore obiettivo.
N.B.

È im­por­tan­te disporre di dati di con­ver­sio­ne suf­fi­cien­ti. Hai quindi bisogno di un numero adeguato di azioni concluse con successo da cui il sistema possa ap­pren­de­re. Senza una solida base di dati, l’IA non può prendere decisioni di offerta precise.

Se utilizzi più campagne con­tem­po­ra­nea­men­te, dovresti procedere a una chiara ri­par­ti­zio­ne del budget. Le campagne PMax hanno bisogno di budget suf­fi­cien­te per rac­co­glie­re dati e superare con successo la fase di ap­pren­di­men­to, ma non devono sottrarre tutte le risorse a campagne di ricerca o shopping già per­for­man­ti. Monitora re­go­lar­men­te i risultati e adatta obiettivi come tROAS o tCPA alle tendenze sta­gio­na­li, ai cam­bia­men­ti di mercato o ai nuovi obiettivi di business.

Sesto passaggio: ottimizza e testa in modo continuo

Anche se le campagne PMax sono for­te­men­te au­to­ma­tiz­za­te, ciò non significa che fun­zio­ni­no in modo ottimale da sole. Un mo­ni­to­rag­gio e un adat­ta­men­to continui sono quindi fon­da­men­ta­li per mi­glio­ra­re le pre­sta­zio­ni. È im­por­tan­te tenere re­go­lar­men­te sotto controllo i giusti KPI. Tra questi rientrano in­di­ca­to­ri di per­for­man­ce come le con­ver­sio­ni (numero di azioni ottenute), il ROAS (rapporto tra fatturato e costi pub­bli­ci­ta­ri), l’im­pres­sion share (la quota di im­pres­sio­ni rispetto alla con­cor­ren­za) e il costo per con­ver­sio­ne.

Google impara con­ti­nua­men­te dai dati generati dalla tua campagna PMax. Tramite test mirati puoi sup­por­ta­re at­ti­va­men­te questo processo di ap­pren­di­men­to. Le modifiche do­vreb­be­ro essere apportate sempre in modo graduale, così da poter ri­co­no­sce­re chia­ra­men­te quale adat­ta­men­to ha prodotto un de­ter­mi­na­to effetto. I test possono ad esempio essere strut­tu­ra­ti nel modo seguente:

  • Test sugli asset: prova diversi titoli, de­scri­zio­ni, immagini o video. As­si­cu­ra­ti che le nuove varianti siano chia­ra­men­te di­stin­gui­bi­li; adotta quindi una tonalità diversa, uno stile di immagine dif­fe­ren­te o una nuova call to action. In questo modo puoi scoprire quale messaggio funziona meglio sul tuo target.
  • Test sul pubblico: testa diversi segnali del pubblico per scoprire quali gruppi di utenti ti porta maggiori con­ver­sio­ni.
  • Test su offerte o prezzi: se possibile, varia offerte o sconti per capire quale strategia di prezzo influenza mag­gior­men­te il tasso di con­ver­sio­ne.
  • Test sulle pagine di de­sti­na­zio­ne: verifica se piccole modifiche sulla pagina di de­sti­na­zio­ne, come una struttura più chiara, immagini di prodotto diverse o un pulsante di acquisto più evidente, mi­glio­ra­no l’espe­rien­za utente e quindi il tasso di con­ver­sio­ne.

Esegui una va­lu­ta­zio­ne dopo ogni test e documenta con cura i risultati. In questo modo, nel tempo si crea un pa­tri­mo­nio di espe­rien­za prezioso che ti aiuta a gestire le future campagne in modo ancora più mirato.

Settimo passaggio: individua ed elimina le fonti di errore

Anche con una campagna PMax au­to­ma­tiz­za­ta può capitare che i risultati non siano quelli attesi. Spesso le cause risiedono in insidie tipiche che com­pro­met­to­no le pre­sta­zio­ni:

  • Troppi pochi dati di con­ver­sio­ne: se la campagna non raccoglie un numero suf­fi­cien­te di azioni concluse con successo, l’IA non può ap­pren­de­re in modo af­fi­da­bi­le quali utenti hanno maggiori pro­ba­bi­li­tà di portare a una con­ver­sio­ne.
  • Asset ri­pe­ti­ti­vi: se utilizzi sempre le stesse immagini, gli stessi video o gli stessi titoli, le pre­sta­zio­ni possono ri­sen­tir­ne, perché gli annunci offrono meno varietà e risultano meno coin­vol­gen­ti per gli utenti.
  • Feed dei dati gestiti in modo in­suf­fi­cien­te: in­for­ma­zio­ni di prodotto errate o in­com­ple­te nel Merchant Center possono far sì che gli annunci non vengano pub­bli­ca­ti cor­ret­ta­men­te o che i prodotti non siano visibili.

Se la tua campagna PMax non porta i risultati de­si­de­ra­ti, vale la pena procedere in modo si­ste­ma­ti­co. In questo modo puoi in­di­vi­dua­re e cor­reg­ge­re in modo mirato i punti deboli e aumentare le pre­sta­zio­ni. In linea di massima, un’ot­ti­miz­za­zio­ne continua porta nel lungo periodo risultati migliori rispetto a grandi modifiche una tantum. Per questo motivo, documenta le modifiche che hai apportato e i relativi effetti. Controlla passo dopo passo le aree più im­por­tan­ti.

  1. Verifica la base di dati: sono presenti ab­ba­stan­za con­ver­sio­ni? Gli asset sono vari e ag­gior­na­ti? I segmenti di pubblico sono corretti?
  2. Integra i dati mancanti: raccogli ulteriori dati di con­ver­sio­ne, aggiungi nuovi segmenti di pubblico o prodotti rilevanti.
  3. Testa com­bi­na­zio­ni di asset: prova diversi titoli, immagini o video per aumentare la per­ti­nen­za e l’at­trat­ti­va dei tuoi annunci.
  4. Analizza i report delle campagne: esamina i prin­ci­pa­li KPI, come con­ver­sio­ni, ROAS o im­pres­sion share, e individua tendenze o punti deboli.
  5. Adegua budget e offerte: piccoli ag­giu­sta­men­ti possono spesso avere più effetto di modifiche estese, perché l’IA ha bisogno di tempo per adattarsi alle nuove im­po­sta­zio­ni.

Con­clu­sio­ne: la campagna PMax non va da sé

Per­for­man­ce Max offre un enorme po­ten­zia­le grazie all’au­to­ma­zio­ne, ma richiede una guida stra­te­gi­ca. La chiave del successo non sta più nell’impostare ma­nual­men­te le offerte, bensì nel nutrire l’IA con dati di alta qualità:

  1. Obiettivi: definisci valori di con­ver­sio­ne chiari e utilizza, se ne­ces­sa­rio, le regole per i nuovi clienti.
  2. Asset: fornisci all’IA immagini, video e testi di qualità (anche sup­por­ta­ti dall’IA, se lo desideri).
  3. Controllo: utilizza esclu­sio­ni di brand e regole URL per ridurre al minimo la di­sper­sio­ne.
  4. Pazienza: dopo le modifiche, lascia all’algoritmo 2–3 settimane di tempo per imparare prima di in­ter­ve­ni­re di nuovo.

Attivando queste leve tra­sfor­me­rai PMax in un motore di crescita tra­spa­ren­te.

Vai al menu prin­ci­pa­le