Realizzare un logo professionale: i consigli utili per il design del logo

Il logo rientra tra i componenti più importanti delCorporate Design, ossia l’immagine di un’azienda o di un’organizzazione. È un punto di riferimento verso il quale orientarsi per l’impostazione di tutti i tipi di pubblicazione. Infatti, che si tratti di generica pubblicità, opuscoli, offerte sul web, prodotti o confezioni, oppure invece di mezzi di comunicazione come la firma nelle e-mail o nelle lettere: tutti questi lo contengono e si ispirano al suo design per le linee guida da seguire durante la realizzazione della grafica. Un logo ben disegnato è molto importante per le aziende poiché porta con sé un valore di riconoscimento per cui i clienti soddisfatti lo connotano positivamente.

Se intendete realizzare un logo con le vostre mani, sappiate che non potrete fare affidamento su un disegno a mano. Certamente una bozza illustrata può risultare utile come modello di riferimento, ma le idee di un logo vengono sviluppate concretamente con l’aiuto di programmi di disegno appositi che alla fine vi permettono di ottenere un formato digitale. Del resto solamente in questo modo sarete anche in grado di adoperarlo nei più diversi campi di applicazione: siti web, video, social media, documenti PDF, e così via. Nel seguente articolo vi presentiamo esaustivamente tutti i fattori da tenere a mente durante la progettazione e lo sviluppo di un logo.

Progettare un logo: nozioni base ed esempi

A prescindere che stiate progettando un logo per un brand, per un prodotto, per un evento o per un sito web, in ogni caso, di base, dovreste essere coscienti del fatto che un logo definisce a tutti gli effetti il modo in cuiun brand viene percepito. Molte persone che hanno avuto una buona esperienza con una marca assoceranno di conseguenza un’opinione positiva anche al suo logo, cosa che inoltre facilita la vendita di prodotti del medesimo brand.

Il termine “marchio”, equivalente nell’uso all’inglese “brand”, non fa riferimento solamente a prodotti o a servizi, bensì può anche rimandare a un’azienda oppure a un’associazione; addirittura esiste anche la possibilità di registrare delle persone come marchi tramite un processo di personal branding. Principalmente comunque il logo deve servire a creare un effetto di riconoscimento così che per il target sia più facile imprimersi il brand nella mente. È dunque raccomandabile chiarire quali caratteristiche siano identificative del vostro marchio di fabbrica e quale aspetto vogliate che assuma. Se avete poco tempo per prepararlo, fate almeno in modo di rispettare la scadenza massima, ovvero al più tardi al momento del lancio del nuovo brand.

La premessa per disegnare un logo è molto semplice: un logo deve poter esprimere al meglio ciò che rappresenta una marca. Non importa che si stia lavorando al marchio di fabbrica di una grande azienda, di una piccola impresa o di una collezione di prodotti, in ogni caso esistono sempre dei tratti distintivi che possono essere presi come ispirazione per essere poi applicati graficamente al logo. Ciò avviene di frequente tramite una combinazione di lettere e di elementi visivi; perciò si può comporre un logo a partire da uno o più caratteri dell’alfabeto e/o da diversi elementi visivi, tenendo in considerazione la scelta cromatica, altrettanto significativa per il valore di riconoscimento. Nei seguenti paragrafi vi spieghiamo i singoli passaggi inerenti alla creazione di un logo sull’esempio di marchi di successo.

Elementi visivi (simboli, forme e modelli)

Spessofanno parte di un logo simboli e oggetti stilizzati: la finestra di Microsoft Windows, il panda del WWF e il cavallino rampante della Ferrari ne sono noti esempi. Alcuni loghi rinunciano addirittura completamente all’uso di caratteri o al nome del marchio, come ad esempio la Apple, il cui logo è da sempre rappresentato dalla famosa mela che dà il nome all’azienda.

Tuttavia c’è un’ampia maggioranza di loghi che non ricorre a degli elementi visivi associabili al brand e nonostante tutto a partire da essi è comunque possibile risalire immediatamente o al nome della marca, come è ad esempio il caso per Medici Senza Frontiere, oppure a quello del settore, come per le Olimpiadi. Il “baffo” Nike, cosiddetto “swoosh” (in italiano: fruscio), simbolo dell’azienda di abbigliamento e accessori sportivi, sta ad indicare dinamismo e velocità; a prima vista non è propriamente un simbolo che si assocerebbe a prodotti sportivi, ma con il passare del tempo il logo è diventato talmente popolare che è finito per affermarsi, diventando riconoscibile in tutto il mondo. Un altro caso analogo è l’associazione della nota stella diventata simbolo della casa automobilistica Mercedes-Benz, logo ormai comune per chiunque.

Ma queste associazioni di successo non sono certamente arrivate dal cielo, bensì si sono diffuse di pari passo con il processo di affermazione delle marche a cui fanno riferimento. Con il successo dell’azienda un logo diventa automaticamente più conosciuto, e viceversa un design riuscito è in grado di agevolare la scalata verso il successo di un brand.

Ulteriori esempi rendono più chiare le libertà che si possono avere nella creazione di un logo. Infatti, ad esempio, una compagnia aerea non è per forza obbligata a richiamare il proprio settore inserendo un aereo stilizzato nel proprio logo. Come pure la maggior parte delle banche non contiene alcun riferimento diretto ai soldi all’interno del proprio logo. Per cui anche per loghi astratti è assolutamente possibile rappresentare un brand tramite l’integrazione di motivi o di figure geometriche: esempi lampanti sono, oltre ai già citati Nike e Mercedes-Benz, anche Woolmark e Adidas. È però importante che il design abbia a che fare con l’immagine della marca e con il Corporate Design con cui ci si vuole presentare.

Tipografia: tipo e dimensione del font, posizionamento dei caratteri

Non sono solo gli elementi grafici a caratterizzare un logo, ma anche usando la tipografia si possono creare design inconfondibili. È infatti fondamentale la scelta del font, ossia la versione digitale delle varie tipologie di caratteri, come anche la configurazione delle impostazioni grafiche di scrittura: dimensione del font, distanza tra i caratteri e tra le righe, disposizione dei caratteri. I caratteri possono inoltre anche essere combinati con elementi visivi di struttura come cornici e ombreggiature, tramite i quali si possono mettere in evidenza determinati aspetti.

In più in questo modo il design diventa molto più personalizzabile: dei validi esempi in merito sono il logo della Samsung utilizzato sin dal 1993, in cui il nome del brand è circondato da un’ellisse, e il marchio di fabbrica di Volkswagen, in cui un cerchio incornicia l’abbreviazione del nome aziendale “VW”. Nello specifico per quanto riguarda le marche di prodotti alimentari si può riconoscere che questi spesso non illustrano il prodotto in sé, anche perché solitamente la varietà dell’offerta è troppo ampia, bensì si concentrano principalmente sulla rappresentazione grafica del nome del brand, come succede per Barilla, Granarolo, Findus, Valfrutta.

Ma anche la scritta da sola senza alcun elemento grafico può riuscire a rappresentare le caratteristiche di un brand e a trasmetterne l’immagine aziendale. Un esempio molto conosciuto è rappresentato dal logo di Walt Disney Pictures, costituito dalla firma dello stesso animatore americano, che per via della sua caratteristica scritta in un font molto elaborato e giocoso fa sì che gli osservatori pensino immediatamente ai film di animazione della casa di produzione cinematografica.

Altri esempi di tratti tipografici conosciuti e caratteristici sono quelli di Google e della Coca-Cola, e, addirittura, uno dei loghi più famosi al mondo è composto da una singola lettera: la “m” gialla di McDonald’s. Ma non è solo l’arte tipografica a donare un valore di unicità al logo: spesso, infatti, le scritte o le singole lettere acquistano un valore di riconoscimento in base al colore che hanno.

Scelta cromatica

Attraverso i colori, si sa,si richiamano associazioni emotive. Alcune aziende hanno sfruttato questo aspetto determinante riuscendo a fare in modo che il target di riferimento pensi direttamente al proprio marchio o ai propri prodotti vedendo una determinata combinazione cromatica.

Il logo dei taxi è composto dalla combinazione di giallo e nero (font nero su sfondo giallo o viceversa) ed è riconosciuto a livello internazionale. Ma non rimane certo l’unico con questa combinazione cromatica: si ricorda anche la rivista National Geographic, l’organizzazione non governativa per la difesa dei diritti umani Amnesty International, e infine, l’abbreviazione CAT per l’azienda di veicoli pesanti per la costruzione Caterpillar. Molte persone associano alla combinazione cromatica di giallo e nero direttamente una di queste realtà, a seconda degli interessi individuali e delle proprie simpatie. Questo fenomeno si viene a formare soprattutto perché l’intero Corporate Design di questi brand si orienta cromaticamente alla composizione dei colori del relativo logo.

In generale la maggior parte delle marche fa affidamento ai colori classici. Il logo di Facebook è dominato dal colore blu, mentre quello di YouTube dal rosso; anche i siti web e le direttive di marketing di questi due servizi online vanno a riprendere le tonalità del logo. Tuttavia, a prima vista, la scelta cromatica di alcuni loghi sembra essere piuttosto casuale, infatti non sempre è così immediata come può essere l’associazione del rosso ai vigili del fuoco e del verde a Greenpeace. Difatti accade spesso che non sia possibile associare così direttamente uno specifico mestiere a un colore, e in fin dei conti non è nemmeno indispensabile. Tendenzialmente per la scelta cromatica si ha quindi una certa varietà di opzioni a disposizione, anche se vale comunque il discorso di fare attenzione che la combinazione di colori finale corrisponda poi all’immagine del brand.

Colorazione tradizionale

Storicamente alcuni settori e campi specializzati sono strettamente connessi a specifiche tonalità di colore. Oltre ai già citati vigili del fuoco che fanno parte in generale dei servizi di soccorso, anch’essi rappresentati dal colore rosso, si ricorda che in quasi tutto il mondo il colore simbolo della polizia è il blu mentre nell’ambito medico e ospedaliero, invece, il colore più utilizzato è il bianco.

Come già detto, i servizi di taxi si affidano al giallo, perciò, ad esempio, risulterebbe inusuale progettare un logo o un Corporate Design di un’impresa di taxi con il colore verde. Di per sé non sarebbe problematico ma sarebbe opportuno agire con la consapevolezza che si stanno violando delle convenzioni sociali difficili da ribaltare. Se si ha l’intenzione di catturare l’attenzione portando una ventata di novità nel mondo dei tassisti, allora forse la scelta di utilizzare un colore inconsueto per le abitudini del settore è addirittura quella giusta.

Poniamo infatti il caso che si tratti di un’impresa di taxi sostenibile ed ecologica con un parco macchine formato solamente da vetture elettriche, in questo caso un design verde sarebbe più che appropriato: del resto il verde è il colore che più si associa all’ecologica.

Pertanto non siete tenuti necessariamente ad attenervi alle norme sociali a cui la società è stata abituata finora, perché potrebbero minare la vostra creatività e magari anche il vostro successo. È però fondamentale che sappiate che se optate per un colore del design che va contro le convenzioni cromatiche predominanti del settore, dovete anche avere una valida motivazione per farlo.

Scelta cromatica sostenibile

Innanzitutto si raccomanda di fare una scelta a lungo termine per il colore del logo: sono infatti pochi e assolutamente eccezionali i casi in cui è necessario cambiare la colorazione di un marchio. Avviare un processo di cosiddetto “rebranding”, ovvero reimmettere un prodotto o un servizio nel mercato sotto un altro nome o design, è rischioso innanzitutto perché può avere ripercussioni sul target, il quale idealmente ha connesso un marchio a un colore specifico e vedendolo con nuove vesti potrebbe sentirsi disorientato e non riconoscere il brand. Infine il processo può rivelarsi costoso e impegnativo.

Solitamente il logo si trova su ogni veicolo di comunicazione, e in particolare per quanto riguarda il mezzo stampa risulta complicato e dispendioso dover sostituire il logo sui prodotti come flyer, cartelloni, biglietti da visita, e via dicendo. Ma se un’azienda decide addirittura di rinnovare l’intero design introducendo colori nuovi, e di conseguenza sarà costretta a prendersi carico di cambiare i prodotti, gli imballaggi, l’abbigliamento da lavoro e chissà magari anche le vetture, allora in quel caso i cambiamenti e le novità comporteranno un livello di costi veramente considerevole.

Un esempio famoso è stata la variazione cromatica del logo di McDonald’s sul mercato europeo. A partire dall’introduzione della “m” gialla la catena di fast food l’ha sempre adoperata in tutti i suoi loghi. Solitamente i loghi variano un po’ a seconda delle epoche storiche e del mercato, ma il design basilare di McDonald’s è rimasto invariato per decenni: la “m” gialla su sfondo rosso costituiva ormai una tradizione. In Europa verso la fine del 2009 la variazione di colore è stata effettuata con il cambio dello sfondo da rosso a verde. Per un global player come McDonald’s non è certo una questione di costi, e sicuramente può permetterselo più di una piccola o media impresa, ma anche per queste enormi multinazionali un’azione di rebranding comporta una serie di sforzi e rischi.

Come si crea un logo in linea con una marca?

Di sicuro è una lunga strada prima che un logo raggiunga una popolarità simile a quella degli esempi appena citati. Chi vuole realizzare un logo che si imprima facilmente nella memoria delle persone dovrà confrontarsi con il design dei loghi classici delle icone di stile e soprattutto con quelli dei concorrenti del proprio settore, un po’ per trarre ispirazione e un po’ per evitare un’eccessiva somiglianza con i loghi della concorrenza.

Per quanto sia attraente l’idea di copiare un design efficace adattandolo alle proprie esigenze per poi usarlo per i propri scopi, non solo ne verrebbe fuori un pessimo stile, ma più che altro in primis è proibito dalla legge. Al contrario, cercare ispirazione è del tutto permesso finché si riesca a dimostrare autonomia nella realizzazione del proprio logo.

Quando create un logo non dovete concentrarvi solamente su un’impostazione grafica attraente, perché oltre al puro aspetto estetico si dovrebbero tenere conto anche degli altri aspetti inerenti al design del logo. Ad esempio un logo non deve apparire sovraccarico di elementi. Naturalmente quei dettagli che si riconoscono solamente con uno sguardo più approfondito sono permessi, ma entro i limiti. Il classico “less is more” vale anche nella progettazione del logo: dovreste impostare il design in un modo tale che di primo acchito sia riconoscibile anche in un formato ridotto. Troppi dettagli e componenti rischiano invece di ostacolare questo principio fondamentale.

Idealmente un logo è:

  • comprensibile: si può facilmente ricostruire la connessione al prodotto, alla marca o all’azienda;
  • inconfondibile: ad esso si associa immediatamente una marca specifica;
  • facilmente ricordabile: avere come base un design minimalista spesso è meglio di averne uno ricco di dettagli;
  • riproducibile: un logo digitale ad alta risoluzione può venire utilizzato per gli ambiti più disparati e la sua dimensione può venire adattata senza problemi.

Se volete saperne di più sulle caratteristiche che deve avere un logo, l’impostazione dei colori e il Corporate Design in generale, troverete tutte le informazioni nel nostro articolo sul design e sull’effetto dei colori nel web design.

Realizzare il proprio logo: quale formato di file deve avere e quale software utilizzare?

Chi non ha intenzione di chiedere l’aiuto di un esperto per creare il design del proprio logo, può riuscire a realizzarlo autonomamente grazie all’uso di un software adatto e alle conoscenze di elaborazione di immagini. Il dilemma primario è se si intende creare il logo come grafica vettoriale oppure come grafica raster.

La maggior parte degli utenti ha esperienza soprattutto con l’uso di programmi di grafica raster come ad esempio il tanto diffuso Photoshop. Questo potrebbe essere interpretato come un punto a favore della grafica raster, se non fosse che questo formato non è scalabile senza che vengano persi dei dati; inoltre i futuri processi di rielaborazione sono solitamente molto più impegnativi rispetto a quanto accade per le grafiche vettoriali. La differenza sostanziale tra i due formati consiste nel fatto che una grafica raster compone l’immagine utilizzando singoli pixel, per cui se l’immagine viene ingrandita con essa si ingrandiranno anche i pixel, facendola sembrare sfocata. Affinché un logo appaia perfettamente nitido anche su un cartellone, è necessaria una risoluzione molto elevata.

Per quanto riguarda le grafiche vettoriali l’immagine non viene salvata in pixel bensì tramite formule matematiche che descrivono il percorso delle linee che compongono la grafica. Grazie a ciò l’immagine rimane sempre nitida anche quando viene ingrandita. È vero che le grafiche vettoriali, al contrario di quelle raster, non si prestano molto per la rappresentazione di contenuti particolarmente complessi, ma è anche vero che i loghi vanno realizzati nella maniera più semplice e sobria possibile. Proprio per questo motivo di norma è auspicabile utilizzare una grafica vettoriale per creare un logo. Nel caso però sapeste in anticipo che necessitate di formati più ridotti, potete adoperare anche una grafica raster.

I classici programmi per lo sviluppo di un logo sono Illustrator, disponibile per Windows e Mac, e CorelDraw, solo per Windows, i quali permettono la realizzazione di grafiche vettoriali. Per le grafiche raster conviene invece utilizzare Photoshop della Adobe. Tuttavia questi programmi di elaborazione di immagini sono abbastanza complessi, per cui non sono alla portata di chiunque: non tutti, infatti, sono in grado di sfruttare un simile strumento per disegnare il logo della propria azienda. Per i principianti sono solitamente troppo difficili da usare. Senza contare poi che i tre programmi citati hanno un costo non indifferente e che va quindi valutato.

Ciò nonostante esistono anche diverse alternative gratuite a programmi come Adobe Illustrator con le quali è ugualmente possibile creare grafiche vettoriali, come ad esempio Inkscape. Allo stesso modo anche il programma di grafica raster Adobe Photoshop possiede molteplici soluzioni alternative che non richiedono alcun pagamento, come GIMP o Pixlr.

Anche per questi programmi vale comunque lo stesso discorso accennato già precedentemente: sono necessarie conoscenze più approfondite per realizzare un logo professionale. Ma con una giusta combinazione di tempo e impegno e seguendo adeguati tutorial e guide che si trovano su Internet riuscirete certamente ad apprendere come impostare al meglio la progettazione di un logo, anche senza possedere un background tecnico e ottenendo infine risultati del tutto professionali.

Chi però intendesse creare il proprio logo autonomamente senza i classici software di elaborazione di immagini può anche ricorrere a servizi web come gli editor di loghi online. Le applicazioni web come Logaster, Online Logo Maker oppure il servizio Free Logo Services non necessitano né di installazione, poiché si utilizzano direttamente dal browser, né di conoscenze pregresse nel campo dell’elaborazione digitale di immagini.

La maggior parte delle applicazioni web permette di scaricare gratuitamente il logo disegnato in bassa qualità; invece per avere la versione ad alta risoluzione, un formato che è ormai praticamente inevitabile per un utilizzo professionale, è necessario acquistarla. Con i suddetti tool anche gli aspiranti designer hanno la possibilità di progettare un proprio logo che soddisfi anche esigenze più elevate.

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Conclusione: la creazione di un logo non è un compito solo per professionisti

Ogni marca necessita di un simbolo che la rappresenti. Questo simbolo non solo contribuisce ad aumentare il valore di riconoscimento, ma può anche trasmettere l’immagine del brand. Se il target è convinto della qualità del brand, di conseguenza anche il logo riceverà queste impressioni positive. In più l’impostazione e i colori del logo sono fondamentali per stabilire il relativoCorporate Design.

Chi vuole prendere in mano personalmente la progettazione del proprio logo dovrebbe innanzitutto valutare realisticamente le proprie capacità in termini di programmi di elaborazione di immagini. Gli utenti con esperienza nell’uso di software di editing di immagini si troveranno sicuramente in vantaggio nel creare autonomamente un logo professionale. Se quindi pensate di possedere le conoscenze tecniche indispensabili ma al contempo non disponete di alcuna delle costose licenze per Adobe Illustrator o Photoshop, potete comunque ricorrere a programmi gratuiti di elaborazione di immagini come Inskcape o anche GIMP (entrambi compatibili con Windows, Mac e Linux), con i quali è possibile riuscire a ottenere un logo a livello professionale.

I principianti, invece, possono sfruttare le soluzioni gratuite proposte dagli editor online di loghi, molto semplici da utilizzare. Tuttavia per ottenere la versione in alta risoluzione del vostro progetto personale sarete costretti a pagarla. Comunque, considerando le soluzioni che comportano un’approfondita conoscenza tecnica e che quindi richiedono impegno e dispendio di tempo, gli editor di loghi online rappresentano un’alternativa valida e conveniente per i principianti del mondo del web design.

Infine, è buono a sapersi che se intendete tutelarvi da un uso illecito del vostro logo o da tentativi di plagio dello stesso, avete la possibilità di proteggere legalmente il vostro design registrato. L’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM), infatti, permette di registrare il vostro design assicurando la massima protezione alla vostra creazione.


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